Stupide cretinerie e deficienze imbecilli

Certo che bisogna veramente essere dei cretini patentati e aver studiato su Facebook per realizzare dei “meme” (parola orrenda che viene usata ad ogni pie’ sospinto sui social media, dove circola di tutto e di più, soprattutto per quanto riguarda l’uso di un linguaggio arbitrario che fa rabbrividire e scendere i gomiti all’altezza dei coglioni) di questo genere. Quindi, qui i casi sono due, o chi l’ha realizzato e diffuso (“condividendolo”, come si usa dire, usando una bella parola per una brutta cosa) è veramente un cretino che ha creduto per un momento che Cesare Battisti, il terrorista arrestato due giorni fa in Bolivia, fosse la stessa persona di quel Cesare Battisti, patriota, giornalista, geografo, politico socialista e irredentista italiano, come recita la Benemerita, oppure chiunque sia stato a diffondere queste bestialità antistoriche lo ha fatto sapendo che si trattava di una evidente forzatura della realtà, e allora non è un cretino ma un imbecille di primissima categoria. Fare della propaganda politica (oltretutto su un partito come il PD che è già morto per conto suo) su queste cose è fuori dal mondo, non è una cazzata falsa, è una cazzata vera, senza contare che non è affatto vero che è stato il governo Conte ad arrestare Cesare Battisti, ma la polizia boliviana (un paio di esponenti del Governo Conte hanno, tutt’al più, fatto le belle statuine all’aeroporto di Ciampino, per attendere l’arrivo del pluriomicida, indossando le divise delle forze dell’ordine alla prima occasione disponibile). Sono i social network, bellezze, non ci sarebbe da stupirsi di nulla, e allora mi spiegate perché io mi ci incazzo ancora? Su, via, ditemelo…

2 Views

Cherchez le wi-fi

Certo che deve volercene di stomaco per sentirsi un tutt’uno con i ministri della repubblica che sono andati all’aeroporto di Ciampino a ricevere l’arrivo di un terrorista e pluriergastolano, senza tuttavia avere nessun merito sia nelle operazioni di cattura sia in quelle che ne hanno permesso una estradizione lampo.

Ma c’era chi festeggiava il rientro di quella che ormai è solo la salma di un latitante ultratrentennale che entra in galera oggi per uscirne, probabilmente, quando sarà morto, che si è fatto beccare grazie a un wi-fi. Festeggiava perché “NOI” siamo riusciti a catturarlo, “noi” e non altri, non i governi di destra né quelli di sinistra, ma il governo gialloverde, con il ministro dell’interno in prima linea a brindare, “noi” che siamo i migliori, i più bravi, “noi” che abbiamo dimostrato che il celodurismo alla lunga (ma molto alla lunga) paga, “noi” che abbiamo realizzato un patto scellerato, “noi”, inutilmente convinti che gli ignoranti e i fascisti siano sempre e comunque gli altri.

Gli altri che Battisti lo hanno perfino difeso. Intellettuali del calibro di Gabriel Garcia Marquez (eh, sì, c’è cascato anche lui!), Bernard Henry-Lévy, e l’onnipresente Daniel Pennac, quello che dice che se gli studenti non leggono la colpa è degli insegnanti. E poi gli italiani che firmarono l’appello di Carmilla on Line per la revisione del processo a Battisti, come se non abbia avuto tutto il diritto a difendersi, pur se contumace. Tra di loro Vauro, Loredana Lipperini (quella che presenta, con vocina suadente e ammiccante “Fahrenheit” su Radio Tre), Tiziano Scarpa, MAssimo Carlotto (si sa, tra condannati…), Valerio Evangelisti, il collettivo Wu Ming, Pino Cacucci e Carla Benedetti. Tra i firmatari, ricordo anche un giovanissimo e semisconosciuto Roberto Saviano, che a seguito di quel gesto scrisse: «Mi segnalano la mia firma in un appello per Battisti, finita lì per chissà quali strade del Web e alla fine di chissà quali discussioni di quel periodo. Qualcuno mi mostra quel testo, lo leggo, vedo la mia firma e dico: non so abbastanza di questa vicenda. Chiedo quindi a Carmilla di togliere il mio nome, per rispetto a tutte le vittime»
Evidentemente, dunque, qualcuno deve aver firmato quell’appello a sua insaputa, ma Saviano è riuscito appena in tempo a sfangarla in parte (a Livorno si direbbe “col rumore l’hai rimediata, ma col puzzo no!”).

Restano comunque “loro”, a vegliare su di noi. E noi dovremmo anche essergliene grati, mentre tanti mafiosi latitano indisturbati senza che nessuno metta loro le mani addosso e mentre l’intelligenza del paese firma per la revisione del processo a un terrorista, pluriergastolano, criminale, riconosciuto colpevole da sentenze definitive passate in giudicato e che si è sottratto per 30 anni all’esecuzione della pena (complici i governi compiacenti di Francia e Brasile). Il paese è questo, muto ormai per la sofferenza della gente veramente intelligente e onesta che non si vuole far rappresentare da questi personaggi politici o della cultura.

2 Views

Cesare Battisti si faccia arrestare ed estradare in Italia

“Cesare Battisti è stato condannato a due ergastoli per i delitti Santoro e Campagna e svariati anni di carcere, principalmente per concorso morale nell’omicidio Torregiani (13 anni e cinque mesi), concorso nell’omicidio Sabbadin, e per insurrezione armata (12 anni), possesso illegale di armi, banda armata, associazione sovversiva, rapina, furto a cui si aggiunse poi evasione; per quanto riguarda i quattro omicidi eseguiti dal gruppo dei PAC, in tre venne giudicato come concorrente nell’esecuzione (in due avrebbe sparato di persona i colpi mortali), in uno co-ideatore, anche se eseguito da altri; durante il processo ai PAC vennero stilati in totale 68 capi d’accusa, di cui 34 anche contro Battisti. Per alcuni capi d’accusa minori venne assolto. In primo grado ebbe solo una condanna a 6 anni per possesso di armi e banda armata, raddoppiati però a 12 per l’aggravante di finalità terroristica (associazione sovversiva), come previsto della legislazione speciale; ormai contumace, in appello (1986) e in via definitiva (1991, 1993 per il delitto Torregiani), subì l’ergastolo.”

Quanto sopra è quello che riferisce l’implacabile Wikipedia circa le condanne subite nel nostro paese da Cesare Battisti, in una pagina che non dovrebbe neanche esserci perché non vedo come un “terrorista” (per seguire ancora Wikipedia) possa essere anche “enciclopedico”.

E mi dispiace per: Bernard-Henri Lévy, Serge Quadruppani, Philippe Sollers, Tahar Ben Jelloun e Daniel Pennac, per Fred Vargas, Gabriel García Márquez (soprattutto lui, Gabo), Wu Ming, Vauro Senesi, Giuseppe Genna, Davide Ferrario, Guido Chiesa, Paolo Cento, Giovanni Russo Spena, Luca Conti, Nanni Balestrini, Gianfranco Manfredi, Mauro Bulgarelli, Sante Notarnicola, Sandrone Dazieri, Alex Cremonesi del gruppo La Crus, Sandro Provvisionato, Graziella Mascia, Marco Rovelli, Paola Staccioli, Pino Cacucci, Gianni Biondillo, Tiziano Scarpa, Yves Pagès, Massimo Carlotto e tutti i firmatari del documento di solidarietà di Carmilla on Line (Roberto Saviano ha ritirato la sua firma per rispetto delle vittime, così come Marco Müller e Laura Grimaldi); me ne dispiace ma Cesare Battisti deve assolutamente farsi arrestare, estradare in Italia, scontare la pena e da qui combattere la sua battaglia se ritiene di essere stato processato ingiustamente. Senza se e senza ma.

Il resto è solo fuffa, polemica sterile, argomentazioni che non hanno retto davanti a tre gradi di giudizio.

3 Views

Brasile: Cesare Battisti e’ libero. Respinta la richiesta di estradizione

Sostiene mia moglie che la notizia della liberazione di Cesare Battisti e del respingimento da parte del Brasile della richiesta della sua estradizione in Italia sia l’ennesima arma di distrazione di massa.

Mia moglie ha ragione.

Napolitano afferma che sono stati lesi gli accordi (quali accordi? Ci sono degli accordi che permettono all’Italia di non osservare le decisioni di uno stato estero, sovrano e indipendente?), Berlusconi che dice di provare “Grande rammarico” (è rammaricato per le decisioni degli altri e non prova nemmeno un tantinello di vergogna per le sue), Calderoli che vuole boicottare i Mondiali di Calcio del 2014 quando dovremmo solo boicottare il nostro di campionato avvelenato dal Minias e dai Signori sotto inchiesta.

Le uniche parole sensate sono state quelle della presidente del Brasile Rousseff: “Le decisioni della Corte non si discutono”.

Quando si dice una lezione di stile…
6 Views

Alberto Torregiani a Milano alla manifestazione pro-Berlusconi davanti al Palazzo di Giustizia

Il signor Alberto Torregiani è figlio di Pierluigi Torregiani, il gioielliere ucciso nel 1979  dai PAC (Proletari Armati per il Comunismo) di Cesare Battisti, il terrorista per il quale le autorità brasiliane hanno negato l’estradizione in Italia. Nella giornata in cui il padre venne ucciso, il signor Alberto Torregiani è rimasto colpito alla schiena, condannato alla sedia a rotelle per tutta la vita.

Il signor Alberto Torregiani ha sempre riferito che la sua lotta per l’estradizione di Cesare Battisti non corrisponde a un senso di vendetta, ma di mera e pragmatica giustizia.

Il signor Alberto Torregiani poche ore fa era a Milano a manifestare la sua solidarietà al Presidente del Consiglio, assieme a varie altre decine di persone, tra cui Daniela Santanché. Una foto lo ritrae in mezzo a due signori che portano cartelli recanti la scritta "Silvio, devi resistere, resistere, resistere".



Il signor Alberto Torregiani in questa occasione ha avuto modo di dichiarare: «Sono qui perchè parte della magistratura continua ad alzare la voce, mentre dovrebbe lavorare in silenzio, come la maggior parte dei magistrati.»

Io credo che si possa, anzi, si debba rilevare che il signor Alberto Torregiani manifesti un atteggiamento molto contraddittorio e che, ancorché vittima del terrorismo e paralizzato, i suoi discorsi e i suoi atteggiamenti pubblici (considerato che si tratta di persona nota alla pubblica opinione) e che le sue dichiarazioni (pubblicate sul "Corriere della Sera")  possano essere criticati come quelli di chiunque altro. Me compreso. Anzi, no, perché io non sono mai andato a una manifestazione pro-Berlusconi e non ho mai rilasciato dichiarazioni al maggior quotidiano nazionale.

1 Views

L’estradizione di Cesare Battisti e gli atteggiamenti del governo italiano

Premetto che della vicenda dell’estradizione di Cesare Battisti non mi interessa gran che.

Ma c’è qualcosa di inutilmente morboso negli atteggiamenti dei politici (e fin lì non mi stupisce affatto che abbiano comportamenti morbosi), dell’opinione pubblica e perfino nelle dichiarazioni delle stesse vittime sulla decisione dell’ex Presidente Lula da Silva di non concedere l’estradizione di questo bel naccherino in Italia.

L’iter giudiziario competente al Brasile è stato completato. E’ stato sentito il Tribunale Supremo che ha dato parere favorevole all’estradizione, il Presidente, sia pure in zona Cesarini e a poche ore dallo scadere naturale del suo mandato, ha deciso di concedere a Battisti l’asilo politico appoggiandosi sulla normativa, quella che prevede che il Presidente (a cui, come in Italia, spetta il potere di Grazia) possa non seguire le indicazioni del Supremo se ci sono elementi per ritenere che nel paese in cui sarà estradato, il condannato possa temere per la sua incolumità.

Lula ha pensato e sottoscritto questo. E allora?

E allora polemiche senza fine, si vedono ragazzini brufolosi che inneggiano slogan vagamente fascistoidi e sicuramente destrorsi e che scrivono striscioni con concetti aberranti tipo tenetevi i transessuali e ridateci Battisti, Gasparri ha tirato fuori la solita solfa sul fatto che chi ha ragione è l’Italia, ma bisogna anche dire (altra banalità aberrante) che le buone relazioni con il Brasile non vengono minimamente messe in discussione. E vorrei anche vedere che per un pirla condannato all’ergastolo uno metta sul piatto le relazioni diplomatiche con un paese democratico.

Insomma, per noi Lula da Silva ha pisciato fuori dal vaso e glielo dobbiamo fare vedere noi ai brasiliani di che cosa siamo capaci, come ai mondiali di calcio dell”82 in cui avemmo ragione della nazionale capitanata da Socrates, basta con questi carioca che giocano meglio di noi.

E invece di pensare che Lula da Silva possa anche avere ragione, magari in astratto, che non si sa che fine facciano i cittadini consegnati nelle mani dello stato italiano (forse ci siamo dimenticati i casi di Stefano Cucchi o di Federico Aldrovandi), richiamiamo l’ambasciatore italiano in Brasile a Roma, ce la prendiamo con Daniel Pennac che ha espresso solidarietà a Battisti (ce la dovremmo prendere con Pennac per quello che scrive, non per le opinioni che esprime a titolo personale!) e non pensiamo minimamente che si tratta della decisione presa da uno stato sovrano, riconosciuto e democratico.

Ci si può appellare al Tribunale Internazionale dell’Aja? Si hanno ottime possibilità di veder ribaltata la decisione di Lula da silva? Benissimo, lo si faccia, e si eviti di tirare in ballo i transessuali brasiliani che con la miopia internazionale dei nostri politici non c’entrano niente.

E, per favore, quei giovani che manifestavano per riavere in Italia un terrorista della cui storia, che è soprattutto storia del loro paese, mandiamoli a studiare.
0 Views

Necropedia

Ieri è morto Mino Retano.

E va beh, muore tanta gente, e la gente muore tutti i giorni.

Uno ci pensa non tanto per il valore artistico di Reitano (che non mi è mai piaciuto gran che, a parte quel capolavoro che fu "Una ragione di più" della Vanoni), ma per il fatto che sono quei nomi che uno ha sempre sentito nominare e cantare fin da piccolo, figlio com’ero di una cultura nazional-popolare che aveva un cuore che t’amava tanto, e che si faceva cento illusoni con una chitarra.

Wikipedia, dunque, doveva per forza aver dedicato a Mino Reitano una voce aggiornata con i dati della sua morte. C’è scritto:

"Nel 2007 gli viene diagnosticato un cancro all’intestino: egli affronta serenamente la malattia anche grazie al conforto della fede cattolica. Per tale motivo subirà anche due interventi chirurgici, l’ultimo nel novembre 2008."


C’è da chiedersi prima di tutto come un fatto così personale e intimo come la fede possa assurgere a dato biografico e artistico. Non è Oscar Wilde che, convertitosi in articulo mortis, ci dà la possibilità di rileggere la sua opera sotto una nuova prospettiva, no, Mino Reitano era un cattolico ed erano e continuano a rimanere personalissime posizioni personali.
A dir poco imbarazzante il passaggio per cui sembra quasi che per il conforto della fede cattolica, Reitano abbia subìto due interventi chirurgici.

Ecco, Wikipedia ha il gusto del pianto, delle emozioni che si smuovono e commuovono, ho pensato che chi ha aggiornato la voce doveva essere un ammiratore sfegatato del ragazzo di Calabria e che quindi non fosse poi troppo oggettivo (non lo sarei nemmeno io se dovessi scrivere qualcosa sulla morte di uno dei miei artisti preferiti).

Per curiosità mi sono permesso il lusso di fare una minicarrellata di cantanti morti di tumore, per vedere come sono stati trattati e come il senso wikipediano della disgrazia e del defungimento prematuro venga messo a testo in voci che si presume siano "enciclopediche".

Ecco cosa scrivono su Lucio Battisti, alla voce "Biografia":

"Lucio Battisti nacque il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone, secondo figlio di Alfiero (1913-2008) e Dea Battisti (1918-1983). Il loro primogenito, anch’egli di nome Lucio, morì nel 1942 a soli 2 anni di età. L’atto di nascita del cantautore non esiste perché, durante la seconda guerra mondiale, un bombardamento colpì il palazzo comunale, distruggendo anche i registri dello stato civile, ma venne ricostruito nel 1976. La sorella Albarita nacque nel 1946 e morì nel 2003, a causa di un tumore."

E’ il massimo, neanche De Amicis avrebbe potuto fare di meglio. Il genitori di Battisti (tutti e due, va detto, rigorosamente morti) hanno avuto un primogeto, morto, neanche a dirlo, all’età di due anni. Lucio, si apprende, aveva anche una sorella, morta per tumore, e via di disgrazie. Colmo della sfiga, l’atto di nascita di Battisti va perduto durante un bombardamento, ma, ci rassicura Wikipedia, il municipio è stato ricostruito (la speranza trionfa sempre!!)

Ma cosa c’entrano questi dati con la biografia di Battisti (caso mai avranno a che fare con quella dei suoi genitori, di sua sorella, del suo fratello morto a due anni)?

Non ci dice Wikipedia, che so, che percorso di studi abbia fatto Battisti, quali siano state le sue esperienze personali artistiche e preartistiche, no, è un senzafine di sciagure, bombardamenti, disgrazie e tumori in pochissime righe.

Termino la mia minicarrellata con la povera Giuni Russo, artista di ben altro calibro. Ecco la trascrizione del brano che riguarda la sua scomparsa:

"Nella notte tra il 13 e il 14 settembre 2004 Giuni Russo morì, all’età di 53 anni, a causa del cancro che l’aveva colpita cinque anni prima.

I suoi funerali si tennero alle 14.45 di mercoledì 15 settembre 2004, presso il monastero delle Carmelitane Scalze, in via Marcantonio Colonna. Il suo amico Franco Battiato non vi prese parte: si trovava all’estero per una tournée. La sera precedente le aveva dedicato il concerto. Tra gli amici famosi al suo funerale c’erano: Mario Lavezzi, Christian, Ivan Cattaneo, Shel Shapiro, Iva Zanicchi, Franco Simone, Aida Cooper. Caterina Caselli, forse per il rimorso per quanto osteggiò la carriera di Giuni, non si presentò alle esequie ma inviò delle corone di fiori, lo stesso dicasi per Franco Battiato.

Il padre di Giuni, Pietro Romeo, la madre, ed il fratello più grande erano scomparsi già da anni. Al suo funerale erano presenti solo 7 fratelli, poiché l’artista non aveva buoni rapporti con uno di essi, mentre l’altro era morto tempo prima.

Oggi Giuni Russo riposa tra le Carmelitane Scalze, per suo espresso desiderio in punto di morte."

Notate anche qui il senso dell’insistenza ostinata su certi particolari.

Come se fosse importante per inquadrare bene una personalità come Giuni Russo, sapere con precisione quale fosse l’ora del suo funerale e dove si fosse svolto. Il culmine viene raggiunto quando si descrive il senso di solitudine della salma della povera cantante che nel suo ultimo viaggio si è ritrovata accompagnata da Christian e da Iva Zanicchi perché Battiato non c’era e Caterina Caselli era in preda ad un atto di costrizione e di pentimento per averne osteggiato la carriera.
I genitori, naturalmente, erano già morti. Un fratello pure. E colmo della sfiga, con un altro non erano in buoni rapporti. Chissà cosa hanno a che vedere le relazioni interfamiliari di Giuni Russo con la sua attività artistica.

Mi sono fermato perché a un certo punto uno non ne può più di morti, di litigi, di sciagure e di pietismi.

Ma Wikipedia è anche e soprattutto questo, il privilegiare l’aspetto emotivo ed emozionale al dato scientificamente utile.

La cultura, quella vera, gemente e morente in questa valle di rinnovato senso dell’enciclopedismo, ringrazia quanti vorranno partecipare alle sue esequie.

65 Views

La canzone del sole di Lucio Battisti

La maggiore-mi maggiore-re maggiore-la maggiore.

Tre accordi in croce costituiscono il primo reale cimento del chitarrista in erba.

Ideale per essere cantata sulla spiaggia e davanti a un fuoco, mette il neo-strimpellatore nelle condizioni di seguire il ritmo del brano, senza curarsi troppo delle ragazzine che lo guardano con gli occhioni languidi, che seguono “tu eri chiaro e trasparente come me” con un filo di voce poi vanno a infrattarsi con gli altri.

Poi qualcuno per favore mi spiega come fa il mare nero ad essere chiaro e trasparente?

Misteri Mogol-Battistiani.

(da: http://whiskypedia.valeriodistefano.com/doku.php?id=canzoni:la_canzone_del_sole)

2 Views