Elegia in onore di Madonna Cassetta

Reading Time: 3 minutes

L’audiocassetta è arrivata a compiere 50 anni. E infatti l’hanno messa fuori produzione. Capirete, una tecnologia che riesce a superare indenne il tempo diventa pericolosa.

Io ho 49 anni e aspetto la rottamazione, renziana o no che sia.

Chi non ha vissuto l’audiocassetta non si può dire che abbia vissuto a pieno, considerata la variabilità e l’estensione dei suoi significati affettivi.

L’audiocassetta, prima di tutto, si girava. Sissignori, c’era un “Lato A” e un “Lato B”. Si ascoltava la musica che vi era incisa ma con respiro. Dopo un certo tempo il nastro finiva e uno si doveva alzare, qualunque cosa stesse facendo, per girare la cassetta e continuare ad ascoltare. Magari in quel frattempo poteva anche decidere che si era rotto i coglioni di ascoltare musica o che il gioco non valeva la candela.
Se compravi la versione in cassetta di un LP, il “Lato A” e il “Lato B” corrispondevano esattamente a quelli del disco. La cassetta costava di meno del vinile, e potevi andartene soddisfatto del tuo acquisto in negozio, senza la sensazione di aver fatto una figura barbina da poveraccio.
Oggi il “Lato B” è una espressione truce e volgare per indicare il culo delle donne. Che farci? L’indisponibilità di una tecnologia ci ha appiattiti.
Continua a leggere

La musicassetta

Reading Time: 2 minutes

La musicassetta era un oggetto di culto.

Eppure l’hanno messa fuori produzione solo due o tre anni fa e ci sembra già  preistoria.

La musicassetta era, soprattutto, la C-60 (mai capito cosa ci stesse a fare quel "C-" e credo lo abbiano capito in pochissimi) o, per quelli che volevano concedersi l’extra lusso, la C-90: ben un’ora o un’ora e mezzo di registrazione, con possibilità  di cancellare e sovrascrivere quello che non ti interessava, praticamente la manna, che ci facevi con i DVD-RW??

Esistevano anche le C-120, ma venivano regolarmente sconsigliate perché "sforzavano troppo il motorino" e siccome il nastro era più sottile rischiavi che si strappasse nel migliore dei casi o che andasse a creare in instricabile aggrovigliamento con le testine.

Testine che si sporcavano periodicamente e andavano pulite. E anche lì c’erano diverse scuole di pensiero, chi diceva che bisognasse utilizzare i Cotton Fioc a secco, chi usava l’alcool, chi uno straccetto, ma capitava sempre che una cassetta sputasse un po’ troppo ossido e rendesse poco "fedele" l’ascolto.

Poi c’erano quelli che compravano sempre e solo quella marca, come se appartenessero a partiti politici o fosserop tesserati di squadre di calcio di serie A. La TDK era una fede, e poi c’erano quelli che amavano le Maxell (le Sony vennero un po’ dopo).

La cassetta era considerata universalmente ed erroneamente un mezzo per cuccare.

Più economica ma sensibilmente meno efficace di un mazzo di fiori, una C-60 poteva avere un potenziale seduttivo notevolissimo, a patto di azzeccare la successione dei primi tre o quattro brani della compilation personale da dare all’amata, ché tanto l’avrebbe stoppata a quel punto, fregandosene di andare avanti nell’ascolto.

E le etichette erano generalmente variopinte, ogni compilation amorosa su cassetta costituiva un pezzo unico ed irripetibile (sì, si poteva fare la copia di una cassetta, ma la qualità era assai scarsa, a meno che l’originale non fosse eccellente).

In breve, la cassetta era una metafora del due di picche, tutte te la chiedevano ma nessuna alla fine te la dava.