Lettera aperta a William Di Marco per i lettori di Eidos

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Caro William,

seguo spesso i tuoi interventi su “Eidos”. Mi ripropongo altrettanto sovente di intervenire, ma i propositi restano tali grazie alla mia proverbiale pigrizia. Oggi mi sento più diligente.

Mi pare che il tuo paragone del governo Renzi con il teatro popolare pregoldoniano di fine ‘600 sia ingeneroso nei confronti di questa forma d’arte (il Barocco è soprattutto caricatura!). Mi sembra, piuttosto, che per modalità espressive, pose e vacuità di contenuti ci si possa più appropriatamente riferire alle televendite urlate da imbonitori pronti a vendere un set di pentole o una termocoperta con bicicletta in omaggio ai primi cinquanta che telefonano.

Renzi non è stato eletto, è stato imposto a tavolino come sostituto  di Enrico Letta. Non ha alcuna forma di legittimazione elettorale se non, probabilmente, quella che gli deriva dalla sua ex carica di sindaco di Firenze (e solo quella). E’ un signore che si vanta del fatto che il suo partito abbia conquistato il 41% alle europee, dimentico che in Italia si governa con le politiche. Ha chiamato “riforma” quella che è una vera e propria amputazione democratica, l’abolizione del Senato della Repubblica per come lo conosciamo, allo scopo di “risparmiare”. Ma sulla democrazia, così come sull’istruzione e sulla sanità, non si risparmia. Il bicameralismo perfetto è uno strumento vitale per garantire la legittimazione degli atti parlamentari, e come tale lo vollero i nostri padri costituenti.
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L’affare Vivaldi e Sacred Music di Federico Maria Sardelli

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Dunque è arrivato! “Sacred Music” è l’ultimo lavoro discografico di Federico Maria Sardelli, dell’Ensemble Modo Antiquo e dell’Accademia dei Dissennati (circostanza sulla quale, peraltro, non nutrivamo dubbio alcuno).

Tutta musica sacra, tutta musica barocca, tutta roba scritta nel XXI secolo. Perché Federico Maria Sardelli si incazza assai se gli chiedete come sia possibile scrivere musica barocca ai nostri giorni. E ha ragione, benché mi dia parecchia noja essere costretto a dargliene. La musica barocca è un corpus vivo e filologicamente di estrema attualità. Per dirla in termini di nobile informatica, è “open source“, se ne conoscono le specifiche, gli stilemi, le strumentazioni, le modalità operative e di messa a testo. Chiunque può riprenderli e farci quel che gli pare. Ed è esattamente quello che fa Federico Maria Sardelli. Né più né meno. Sicché smettetela di rompergli i coglioni, chè sarebbe anche capace di tirarvi un raudo fischione a’ pie’.

E c’è di bello, in questo disco, che è stato completamente finanziato col sistema del crowdfounding, o come cazzo si chiama. Ci sono persone che hanno profondamente creduto nel progetto del Sardelli di incidere la sua produzione sacra su CD (per l’etichetta di quegli zuzzurelloni della Brilliant) tanto da mettere le mani al portafoglio ed autotassarsi affinché questa maraviglia potesse esistere e andare nelle mani di que’ gagaroni che lo avrebbero comprato. Ci sono anch’io nella lista. Sono più o meno a metà della terza colonna. Guardate:
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Sonetto per Federico Maria Sardelli

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Facesti il mondo di Barocco intriso
dacché nascesti e allor tu’ padre
cercò, meschin, di farti all’arte aduso
ma fìe preferivi, e pur leggiadre.

Quando voltasti il pur sprezzante muso
al pubblico plaudente a più non posso
già t’eri dato, in un spregior soffuso,
ad essere tutt’un col Prete Rosso.

Le danze, le ciaccone e le gavotte,
pavane, minuetti e rimalmezzo,
di stéccoli, micini e Lancillòtte,

furiosi Orlandi e Angeliche mignotte,
Bach che lo guardi con regal disprezzo
son tutte al tuo sapere scienze esatte.

 

(ora però basta Sardelli!)

Federico Maria Sardelli e il fantasma di Pierre Ménard

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Ascoltare Federico Maria Sardelli che dirige se stesso, in un barocco cerchio lietamente autoreferenziale, mi ricorda il personaggio di Pierre Ménard in uno dei racconti più famosi di Jorge Luis Borges.

Ménard, scrittore, decide di riscrivere il “Chisciotte” di Cervantes. Non di copiarlo, no, ma proprio di riscriverlo, ex novo, come se si trattasse di un romanzo originale. Il risultato sarà che il “Chisciotte” di Ménard risulterà in tutto e per tutto identico a quello di Cervantes, anche se Borges annota che alcuni passi di Ménard sono, paradossalmente, più avvincenti e convincenti di quelli corrispondenti del monco di Lepanto.

Dunque, Federico Maria Sardelli compone musica barocca. E la Brilliant pubblica il primo CD delle sue composizioni, eseguite dallo storico ensemble “Modo Antiquo“.

Il disco convince fin dalle prime note del “Domine, ad adjuvandum me“. Un “allegro” sardelliano è sempre un allegro un po’ incazzato. E così, quello che in superficie sembra un calco maldestro del “Presto” da “L’Estate” di Vivaldi, assume vita propria proprio perché Sardelli non scrive musica barocca, ma E’ barocco, nel sentire, nell’operare, nel lavorare, nel comporre. E’ uno dei massimi esperti di Vivaldi sul Pianeta, lo conosce talmente bene che non scrive “alla maniera di Vivaldi”, ma è perfino più vivaldiano del Prete Rosso.
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I 50 anni di Federico Maria Sardelli

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Fedrico Maria Sardelli accanto al padre Marc

E con gioia ed emozione e perfino cor un filino di prosciutto in mezzo ai denti che mi appresto a festeggiare il cinquantesimo genetliaco di Federico Maria Sardelli.
La circostanza m’ingenera un gocciolino di giramento di coglioni, giacché, se Egli è 50enne, a me mi ci manca uno sputo, e quindi seddercaso mi tasto parecchio i succitati giranti.
Massì, dà gusto, gioia e cartelle esattoriali del gàsse. E’ come miele che scende sulla barba di Aronne, è come il mignolino che sbatte contro lo spigolo, come il gomito che picchia sul bracciòlo della poltrona (sòcera) degnare il Nostro dell’augurio più fervido e dell’auspicio più sussiegoso e pieno di invidia.
Perché lui è bravo e ineguagliabile. Sia che si dedichi a cazzate immonde, sia che si occupi del catalogo delle opere vivaldiane. Perché lui guarda tutti con supponenza (specialmente le mezze seghe cui può affibbiare due stiaffi dati bene), sia che si trovi nell’adottiva Firenze, sia che vada in giro per l’Europa assieme all’Ensemble Modo Stytiquo da lui fondato, a spifferare musica barocca. Perché se dice che lui Bach non se lo fila nemmeno di mezza pezza, niuno osa replicargli (macché, tutti zitti, chéti e vigliacchi!!), mentre se lo dico io mi piglian tutti per le terga? E come mai se lui prende un foglino di carta e una pennina fa un mezzo capo di lavoro, sia che dipinga, che componga o che faccia gli schizzi propedeutici ai tatuaggi sul torace smerigliato, mentre se lo faccio io mi vien fuori un gran troiaio? Perché lui è l’unico che è riuscito a trombarsi Luana la Bebisitter mentre io no??
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