…le stesse parole, gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto sotto il banco

Reading Time: < 1 minute

Il vero problema della scuola italiana non sono gli insegnanti che somministrano come compito per casa, la lettura della descrizione di una relazione omosessuale. Saffo e Catullo sono morti da millenni, di omosessualità (in termini di condanna, ça va sans dire) si parlava nella Bibbia.

Il vero problema della scuola italiana è che vi si legga un romanzo di Melania Mazzucco trovandovi, magari, spunti di problematiche generazionali interessanti. Per carità, non è una questione che attiene personalmente alla Mazzucco, non ce l’ho con lei. A scuola si fa lo stesso anche con Federico Moccia, con Margaret Mazzantini, con Alessandro Baricco, Andrea De Carlo, con Susanna Tamaro, Nicolò Ammanniti che, per carità, si possono anche leggere, ma, signori, la letteratura è ben altro.

E il mio non è benaltrismo spicciolo, la letteratura, quella vera, non si legge più (e, conseguentemente, non si fa leggere ai ragazzi) e ce la siamo dimenticata. Natalia Ginzburg, Rigoni-Stern, Bassani, Silone, Viganò, Cassola, Gadda, lo stesso Calvino, quel brav’uomo di Sciascia (cribbio, sarà pure un tema importante la mafia, no?), e mettiamoci pure quel grandissimo antipatico di Pasolini. Tutti dimenticati.

E le giovani leve vengono educate da queste franceschebosco a leggere nella chiusura dei lucchetti su un ponte sul Tevere, chissà quale allusione metaforica, o allenate a riconoscere nel testo letto la figura retorica predominante: la noia!

Noi siamo i giovani, i giovani più giovani

Reading Time: 2 minutes

Quando questo blog era pressappoco neonato e io ero più scemo e giovane, mi venne l’idea di lanciare una sorta di sondaggio d’opinione per la nomina di Umberto Eco a senatore a vita.

Nelle sue pochissime ore di vita fu un’iniziativa che riscosse anche un certo successo. Solo che alla fine mi scrisse Umberto Eco, quello vero (ci rimasi malissimo!) dicendomi che non ne aveva nessuna voglia. Tolsi la pagina dal blog e mi tricerai dietro un rassegnato ma intellettualmente vivacissimo broncio.

Oggi, nel giochino delle bisvalide, delle trisvalide e delle pentavalide dell’album delle figurine del Governo, si parla della visita dello scrittore Alessandro Baricco a Renzi per vedere la lista (Renzi la prima cosa che ha imparato è che “la lista è vita”). Baricco dovrebbe essere il nuovo Ministro della Cultura, se Franceschini non gli mette i bastoni fra le ruote. E’ per questo che mi è venuto in mente Umberto Eco senatore a vita, per antinomia.

Ridi e scherza, Baricco ha 56 anni, Emma Bonino (proposta -per usare un termine gentile e delicato- dal Quirinale) ne ha 68, Roberta Pinotti (caldeggiata alla Difesa), ne ha 53, Luca Cordero di Montezemolo (che si vocifera essere il prossimo titolare del dicastero dello Sviluppo Economico) naviga per i 66, Lupi, con 56 anni di età sarebbe uno dei ministri di Letta che, alla faccia delle rottamazioni, resterebbe attaccato alla cadrèga, Dario Franceschini, se non si accaparrerà la cultura potrebbe andare all’interno. E’ coetaneo di Baricco. Lucrezia Reichlin sfoggia 60 invidiabilissimi e leggiadri anni, guarda caso gli stessi di Michele Vietti che è praticamente sicuro alla Giustizia. 56 anni anche per Tito Boeri che forse va al Lavoro, mentre Graziano Delrio, quotatissimo per i rapporti con il Parlamento, ha 55 anni.

Alla faccia della carica dei 40enni e del “nuovo” che avanza!

Il “pregiudizio positivo” e altri incidenti di Jovanotti

Reading Time: 5 minutes
Jovanotti nel 2008 (da www.wikipedia.org)

Io il mare dentro una conchiglia non l’ho mai sentito.
Quand’ero piccino il mi’ zio Piero e la mi’ zia Iolanda mi portavano al mare, pigliavano le conchiglie a riva e mi dicevano di metterle all’orecchio, ché “si sente il mare”. Io lo facevo, ma non sentivo niente. Ci guardavo dentro per vedere se ci fosse qualche onda che faceva ciaff ciaff. Macché! Poi mi sono reso conto che il rumore che si sente è l’effetto fisico delle conchiglie che si chiudono all’orecchio. Nulla di prodigioso.

Da quando faccio fisioterapia per curare i miei gravi acciacchi ho capito che la frase per cui “la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare” non è vera. Se hai problemi di deambulazione la paura di cadere ti viene e come! Con o senza stampelle.

Per questo non mi piace Jovanotti. Ed è per questo che mi preoccupa la gente che lo va a sentire e che considera il suo verbo come oro colato.

Jovanotti ha rilasciato delle dichiarazioni a dir poco criticabili a Massimo Gramellini de “La Stampa” in una fortunata intervista pubblicata ieri.

“A me piacciono cose che non stanno insieme nella stessa compilation, Elton John e De André, il pop e Miles Davis. Ricordi quel film dove Nanni Moretti diceva ironicamente: “Ve lo meritate Alberto Sordi”? Il guaio è che a me piacciono sia Moretti sia Sordi.”

Il film di Moretti in cui è contenuta quella frase storica è “Ecce Bombo”, per la cronaca.
E il guaio non è che a Cherubini piacciano sia Sordi che Moretti, sia De André che Elton John, sia Miles Davis che il pop, ma che non dica che Miles Davis NON è Elton John, e che Alberto Sordi NON è Nanni Moretti.
Poi possono piacere tutti.
Il mondo non è una grande chiesa che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, non sono tutti buoni allo stesso modo.
La gente è diversa. E così i prodotti cinematografici o musicali.
Bombolo e Thomas Millian possono far ridere. Ma non sono “La Famiglia” di Scola. E nemmeno Buster Keaton o Stan Laurel e Oliver Hardy. La differenza non la fa la compilation, ma l’approccio con cui si guarda l’opera.

“Non ho sovrastrutture ideologiche. Avevo un babbo anticomunista e una zia del Pci. Sotto casa c’erano un ritrovo di fasci e uno di comunisti. A me piacevano le moto dei comunisti e le scarpe dei fascisti. Nella mia testa di bambino non esistevano pregiudizi.”

La prima sovrastruttura ideologica è il non tener conto che essere del PCI era l’espressione di un convincimento personale. E che il fascismo non ha nulla a che vedere con l’ideologia, il fascismo è un crimine.
Dice che nella sua testa di bambino non esistevano pregiudizi. Male assai, perché a me è sempre stato insegnato, fin da bambino, che il fascismo è male. Avevo dei pregiudizi, sì. Anzi, no. Perché aborrire il fascismo non è un pregiudizio. Grazie a un bisnonno socialista, un nonno (suo genero) democristiano, uno zio velatamente comunista e suo fratello che era repubblicano.
Poi, magari, anche sotto il fascismo saranno state fatte delle cose utili. Che so, Mussolini avrà fatto costruire dei ponti, delle strade, delle scuole. Ma smettiamola con la retorica del gucciniano “anche chi è di destra ha i suoi pregi ed è simpatico”, perché non fa ridere nessuno.

“Ah, se riuscissimo a cambiare le persone nei centri di potere! Il segnale sarebbe talmente forte… Gente nuova nella cultura, nella scuola, nella tv, nell’economia. Pensa: (…), un Baricco alla Cultura, solo per parlare dei settori che conosco.”

E qui si resta veramente senza parole.

(Sul Governo) “non credo che riuscirà a fare grandi cose. Anche se Letta è il primo presidente del consiglio che ha due mesi meno di me…”

E allora? L’autorevolezza si misura forse per imperativo anagrafico? Qual è il valore aggiunto che dà una informazione di questo genere? Si può essere più giovani di Jovanotti ed essere vecchi, come si può essere più vecchi ed essere più giovani. Non è un gioco di parole. Letta non riuscirà a fare grandi cose non già perché sia, come è, più vecchio di un cantante, ma perché ilgoverno di larghe intese non ha nessuna ragion d’essere, perché è esponente di un partito che si sta dando la zappa sui piedi da solo e perché ha come principale alleato un condannato in via definitiva per gravi reati di tipo fiscale.
Quanto al resto, appunto, non è questione di anagrafe. Sono convintissimo che esistano persone molto più giovani di Jovanotti, Nelson Mandela, per esempio.

“Berlusconi ha confermato il pregiudizio positivo: lo guardano come una cosa impensabile, inspiegabile, come il festival di Sanremo o la commedia all’italiana.”

Jovanotti parla per ossimori. Il “pregiudizio positivo” non ha alcuna ragion d’essere, essendo connaturata nel termine “pregiudizio” un’accezione negativa. Che Berlusconi venga visto, all’estero, come una cosa impensabile non dovrebbe destare meraviglia. Un uomo che ha avuto il potere esecutivo per quasi 20 anni, che ha manipolato la RAI a suo piacimento, si è fatto costruire leggi secondo il suo personale uso e consumo, che ha monopolizzato l’informazione e continua a monopolizzarla certo che può essere guardato con pregiudizio. Il pregiudizio del “com’è stato possibile che gli italiani abbiano potuto eleggerlo?”. Questo sì che è un pregiudizio positivo. Invece, secondo Jovanotti, la positività del pregiudizio starebbe addirittura nel fatto che il fenomeno Berlusconi verrebbe visto come qualcosa di piacevolmente anomalo, come Elio e le Storie Tese che partecipano a Sanremo con la canzone mononota o Gigliola Cinquetti che non ha l’età. O Alberto Sordi che si è reinventato gli italiani come una macchietta. Non è una macchietta, Berlusconi non ha niente di positivo.

(Berlusconi ti è simpatico?) “Umanamente sì. Ma lo combatto perché in tutti questi anni non ha fatto nulla per l’Italia. In lui vedo il prodotto di un Paese di individui e non di cittadini.”

Un altro scivolone jovanottiano di grossa portata è proprio quello di voler separare l’aspetto umano di Berlusoni (quello simpatico) da quello politico (da combattere). E il punto che non va è proprio quello che l’aspetto personale e umano di Berlusconi si è mescolato a quello pubblico fino a contaminarlo con gli esiti che abbiamo visto. Toh, uno dice, “Sì, il caso Ruby, ti hanno condannato a quattro anni, la decadenza dalla carica di senatore, hai altri processi in corso, hai rimbambito gli italiani a suon di tette e culi alla TV, però sai, umanamente mi stai simpatico!” All’anima…

(La grazia a Berlusconi) “Se la chiedesse e gliela concedessero, non mi scandalizzerei. Perché per me è un avversario politico, non antropologico. Ma adesso ci serve Renzi. Serve cambiare il simbolo. Il racconto del nostro Paese langue. Bisogna inserire personaggi nuovi per renderlo affascinante. Dopo Berlusconi e Grillo c’è bisogno di energia nuova!”

Quindi, la grazia a Berlusconi, se non è auspicabile, quanto meno non sarebbe tale e grave da poter destare scandalo.
Indubbiamente, si tratta di un provvedimento del Presidente della Repubblica, che lo concede se e quando ricorrono determinate condizioni. Da questo punto di vista no, non c’è da scandalizzarsi. Magari noi italiani siamo più abituati a scandalizzarci se una persona che ha scontato per intero la sua pena torna (come è prevedibile) in libertà.
Ma c’è da scandalizzarsi se questa grazia dovesse rappresentare l’ennesimo salvacondotto, dopo le amnistie e le prescrizioni. Lì non ci sarebbe più nulla di antropologico da salvare.
Quanto a Renzi, Jovanotti usa due volte l’aggettivo “nuovo”. Ora, ci dovrebbe dimostrare che uno che ha cominciato nel 1999 come segretario provinciale del Partito Popolare Italiano, coordinatore e segretario provinciale de La Margherita, Presidente della Provincia di Firenze (2004-2009), poi sindaco di Firenze, uno sulla cui reggenza alla provincia la Corte dei Conti ha aperto un’indagine per le spese di rappresentanza, uno che va ad Arcore nella Villa privata di Berlusconi, tutto questo sia il nuovo che avanza.

(Grillo) “Sono un fan dell’uomo di spettacolo. Mi conferma nella mia rabbia, ma questa rabbia non si trasforma in entusiasmo. Non voglio offendere chi l’ha votato, sono sicuro che l’ha fatto in buona fede, ma quando ascolti un comizio di Grillo non ti viene mai voglia di rimetterti in gioco, di cambiare la tua vita.”

Eh sì, aspetteremo un concerto di Jovanotti per avere tutta l’energia di votare Renzi! Se poi vuole anche darci una cassa di Maalox contro il mal di stomaco gliene saremmo grati.

Federico Moccia sindaco di Rosello

Reading Time: < 1 minute

Federico Moccia è stato eletto Sindaco di Rosello.

Adesso vogliamoo Alessandro Baricco alla Presidenza della Repubblica, Susanna Tamaro Presidente del Senato, Fabio Volo alla Presidenza della Camera, Giorgio Faletti Capo del Governo, Margaret Mazzantini alle Pari Opportunità e Fabio Volo agli esteri!

[Ovviamente gli assessori si chiameranno Sissi, Peppi, Mucci, Pucci, Cicci…]

 

Screenshot da: http://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Moccia

Civilta’ Cattolica distrugge ‘Emmaus’ di Alessandro Baricco

Reading Time: < 1 minute

"Sconclusionato, zeppo di stereotipi"

"Una vera e propria caduta di stile e di ispirazione… Baricco scrive in maniera oracolare tentando di essere mestamente solenne"

"(…) una narrazione zeppa di cliché"

("Civiltà Cattolica" su Emmaus di Alessandro Baricco)


Una volta a dire male di Baricco si faceva peccato. Baricco è uno di quegli scrittori che ha dalla sua un codazzo di ammiratrici che non solo lo considerano veramente un grande scrittore, ma credono fermamente in tutto quello che, vergato dalla sua penna, abbia più o meno a che fare con la narrativa.

Provate a criticare Baricco davanti a una delle sue ammiratrici più sfegatate, sarebbe capace di piantarvi un tacco a spillo del 12 direttamente sulla fronte.

Ora se ne sta accorgendo anche la rivista dei Gesuiti che il nulla è un materiale molto prezioso e, per questo, la gente ne riempe i romanzi. O li compra.

Alessandro Baricco, Robin Hood della TV -per tacer del teatro-

Reading Time: 2 minutes


Alessandro Baricco è uno scrittore da annoverarsi nella categoria che mia moglie definisce degli "ingiustamente sopravvalutati".


Dotato di scarse capacità inventive e narrative, scrve romanzi intorno al niente e, proprio per questo, il pubblico lo osanna, quando non si autoosanna da solo.

Logica vuole che uno come lui faccia assurgere la sua figura a quella di "vate", che profetizza ora su questo, ora su quest’altro argomento, con la solita mancanza di argomenti, ma per il puro gusto (incomprensibile alle persone di buon senso) di esserci.

Ultima in ordine di tempo la sua sparata per cui non si può pensare che la cultura sia finanziata interamente con i fondi statali (ma Baricco non ha ancora capito che se la cultura non appartiene allo stato, inteso in senso di collettività, non può appartenere a nessuno, perché Internet stessa ci insegna che là dove ci si illude di concentrare la cultura sotto un’unica denominazione, si ha il controllo totale delle informazioni), per cui, la soluzione di Baricco non può essere che quella di togliere al teatro e dare alla TV. Come dire, togliamo ai poveri e diamo ai ricchi.

In puro stile berlusconisca, Baricco pensa che il teatro non serve a nulla, meglio quei soldi darli alla TV pubblica che li userà sapientemente per ammannire tette e culi a volontà tra veline e pacchi, la prosa, la lirica, la rivista vadano pure in pensione.

Meglio Bonolis che la Mandragora, dunque, meglio la Hunzicker di Mirandolina, meglio Greggio e Iachetti di Garinei e Giovannini.

L’intelligenza dell’Italietta filo fascistoide non riesce a produrre nulla di meglio, evidentemente.

A parte la profezia apocalittica di Baricco, secondo cui, con la crisi economica prenderà fuoco tutto più facilmente. Speriamo anche i suoi libri.

(screenshot da repubblica.it)