Quanto si paga per pagare il canone RAI?

Ho pagato il canone. Ho compiuto il mio dovere di ligio cittadino. L’obolo sul possesso di un televisore è salvo, ora posso anche permettermi di spaccarlo quando trasmettono la fiction sul Commissario Calabresi.

Quanto costa l’abbonamento? 113,50 euro. Non fate finta di fare la bocca schifata perché è il più basso d’Europa.

Solo che per pagarlo, fatte salve alcune rare eccezioni, bisogna pagare. E allora andiamo un po’ su www.abbonamenti.rai.it. O cosa ci sarà scritto? Ecco:

“ATTENZIONE: Vi consigliamo di effettuare il pagamento del canone TV utilizzando esclusivamente le modalita’ sotto elencate per evitare disguidi nell’accredito dei versamenti.”

Non ho capito. E se io utilizzo una modalità non prevista cosa succede? Se mando un assegno in una raccomandata, se faccio un vaglia postale, se vengo di persona a portarli all’URAR qual è la pena massima edittale prevista?

Ma vediamo intanto quali sono i canali tradizionalmente accreditati.

– Poste Italiane
– Tabaccherie
– Telefonicamente con carte di credito
– Internet con carte di credito
– Internet con addebito bancario
– Smart Phone o Tablet
– Bancomat presso gli sportelli automatici

“Sembra che ci sia tutto e invece non c’è nulla”, come avrebbe detto il Conte Mascetti in “Amici miei”.

Se vado alle Poste mi prendono il corrispettivo di una operazione allo sportello su bollettino di conto corrente postale. Che non so esattamente quanto è ma esiste. Se sono un correntista postale posso pagare anche via Internet (non so se gratuitamente), se non lo sono posso comunque usufruire del comodissimo pagamento con carta di credito. Per i costi di commissione mi scrivono “clicca qui”, ci clicco e “Ooops, spiacente, non è possibile trovare la pagina web”. Comunque qualcosa si paga, questo è certo.

No, via, alle Poste no, allora andiamo in TABACCHERIA.
In tabaccheria si possono usare LOTTOMATICA, SISAL-EQUITALIA SUD e Banca ITB S.p.A. Al prezzo di 1,55 euro a operazione.
Su una commissione di 113,50 euro è l’1,365%. Un botto. Da pagare subito, naturalmente. E c’è gente che quella cifra lì in interessi li riceve dalla propria banca in UN ANNO.

Ok, niente Poste e niente tabaccheria. Proviamo l’opzione TELEFONICAMENTE CON CARTE DI CREDITO. Posso chiamare comodamente un numero verde, ma solo da rete fissa. Se ho un cellulare devo chiamare un altro numero e pagare la tariffa del mjio gestore, così imparo a volere l’Android. Il servizio è attivo h 24 (è automatizzato). Il costo del servizio e’ pari ad euro 2,10 per operazione. Che è pari, stavolta, all’1,850% della transazione.

Massì, allora scegliamo l’opzione INTERNET CON CARTE DI CREDITO. Qui si può scegliere se pagare con Equitalia Nord, che applica lo stesso 2,10 euro di commissione, o con PASCHIRISCOSSIONE, che, però, di euro ne vuole 2,30. E si passa al 2,026%. Insomma, almeno c’è un po’ di democrazia nella scelta.

Se scegliete di pagare con la formula INTERNET CON ADDEBITO BANCARIO, dovete essere clienti di una serie di banche (elencate!) del Gruppo Intesa Sanpaolo. In quel caso l’operazione vi costa 1 euro. Va di straculo ai clienti della Banca Fideuram S.p.A. che il canone lo pagano gratis. I correntisti del Gruppo UBI Banca afferenti a una delle banche elencate pagano anche loro 1 euro, ma se si usa il servizio di banca telefonica si arriva a 1,25. 1 euro anche per i clienti di alcune banche di Cariparma S.p.A. Credit Agricole. Alla Banca Popolare di Sondrio e’ possibile rinnovare il Canone tv via Internet al costo di 1 euro, a se si desidera una “eventuale” quietanza (che domande, e certo che voglio la quietanza!) se ne paga uno in più, non c’è problema.
A 1 euro anche la Banca di Credito Cooperativo di Fornacette, Banca Federico del Vecchio S.p.A, Banca Popolare Lecchese, Cassa di Risparmio di Cento S.p.A.
La Banca di Credito Cooperativo di Masiano fa pagare 0,50 euro, mentre è tutto gratis per Home Banking Mediolanum e Home Banking IW Bank.
Gratis anche per Banca di Credito Cooperativo di Caravaggio, Banca di Credito Cooperativo di Calcio e di Covo, Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane, Banca Generali S.p.A.
Molte altre banche applicano costi variabili da 1,10 a 2 euro per operazione.
Ma Credito emiliano SpA applica una commissione di 2,50 euro mentre la Banca di Credito Cooperativo di Canosa-Loconia li batte tutti con 3 euro di commissione. E’ il 2,63% sull’importo.

Non ci sono dati certi per il costo dell’opzione SMART PHONE O TABLET. Si sa solo che ci si deve registrare sul sito di Poste Italiane. Che applicherà le sue tariffe.

Non rimane che il BANCOMAT PRESSO GLI SPORTELLI AUTOMATICI. E’ gratis presso gli sportelli automatici dell’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane. Ma per una serie di banche elencate i costi variano da 1 euro a 1,70 euro. Ancora 3 euro per la Banca di Credito Cooperativo di Canosa-Loconia, ma solo se operate via bancomat. Se andate allo sportello pagate 5 euro. E questa è di gran lunga la tariffazione più cara. Vi chiedono il 4,40%.

Domanda cretina: non esiste un metodo a disposizione di TUTTI gli utenti per pagare il canone GRATIS? Poi, se uno è disposto a pagare qualcosa in più perché ha la banca giusta o il tabaccaio sotto casa lo può fare, ma intanto un poverocristo non è costretto a pagare il dazio a questi intermediari.

La mia banca è differente per forza, perché se no poi le chiudo il conto!

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La mia banca è indifferente. Per forza!

Stamattina ho ricevuto una letterina dalla mia banca.

Mi dicono che c’è una normativa antiriciclaggio che impone all’istituto di recedere dal contratto di conto corrente se IO non adempio a una serie di dati da fornire (ma non mi dicono quali).

Il tutto, ovviamente, “nostro malgrado”, che si direbbe anche “a nostro mal grado”, ma non stiamo lì a sottilizzare. Fatto sta che se entro il 31/12 non fornisco quello che loro non mi dicono mi chiudono il conto.

Mi avvertono anche che il tutto si risolve con una firmetta (“firmi qui, qui e qui”) e che in caso di dichiarazione falsa io rischio il penale e loro no, ma non si preoccupi, è una formalità (come sarebbe a dire che è una formalità?? La gente va in galera per formalità???).

Ho scritto loro una PEC (meglio tenere tutto agli atti!) con questo testo:

“Gentili Signori, in relazione al rapporto di conto corrente di corrispondenza in essere, e facendo seguito alla Vostra del 12/11/2013 (Ref. 1921/3091) inerente “Obblighi di adeguata verifica” sono lieto di rassicurarvi che non sono un mafioso e che non riciclo denaro. Per il resto fate un po’ voi. Cordialmente. Valerio Di Stefano”

Stay tuned!

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Gli interessi di Wikipedia

Uno dice, ma qual è il “ritorno” che una iniziativa culturale può avere da Wikipedia?

Prendiamo, ad esempio, classicistranieri.com, la biblioteca multimediale che gestisco da 10 anni. Una biblioteca è una biblioteca, offre risorse, non c’è nulla di “politico”, si può (e si deve) discutere sui criteri con cui è organizzata (ma delle vostre discussioni, a dire il vero, me ne cale assai) ma se si deve scaricare un file QUELLO è il contenuto e lì si trova.

La Wikipedia italiana ha collegamenti a classicistranieri.com su circa 82 “voci”. Di queste 82 voci, dal 1 gennaio 2013 gli accessi che hanno cliccato su uno di questi link sono stati lo 0,82% del totale degli accessi. Questo vuol dire che la Wikipedia italiana “rende” lo 0.01% degli accessi per ogni voce.

Seguono (con numero di voci sensibilmente inferiore) la Wikipedia spagnola (0,59% degli accessi), quella inglese (0,59%), quella portoghese (0,43%), quella francese (0,30%) e quella tedesca (0,18%). Ovviamente in queste il numero delle voci che riportano un link a classicistranieri.com è sensibilmente minore.

Per carità, avere un link su una pagina di Wikipedia è una sorta di garanzia sugli interessi. Ma, appunto, QUALE banca ti dà lo 0,82% di interessi? Nessuna, nemmeno la più scalcinata. E, ovviamente, lo stabiliscono loro se puoi starci o no.

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La mi’ nonna Angiolina e la banconota falsa

La mi’ nonna Angiolina, Dio l’abbia in gloria, ma ci credo poco, è forse quella che mi ha insegnato che nella vita farsi mettere i piedi in testa non conviene.

Eccola qui, la mi’ nonna Angiolina, quando era ancora verde, preparare un caffè sul fornello della cucina di casa mia. La mi’ nonna Angiolina era, lo devo dire, una pessima cuoca. Oddio, non che al mi’ nonno Armando, suo marito e perfetto opposto (calmo, pacifico, retto, onesto, dritto come un fuso e di poche parole) la cosa fosse poi di tanto disturbo. A lui andava bene un piede d’insalata che condiva per conto suo con molto aceto, molto sale (il mi’ nonno Armando era di pressione alta e si curava così, e non c’eran versi…) e poco olio, lo mangiava con un tocco di pane che faceva paura e lo accompagnava da mezzo bicchiere di vino. Nei giorni grassi riusciva anche a tirare una gozzata di marsala o a fumarsi mezza sigaretta senza filtro. Poi nient’altro. Della cucina della mi’ nonna Angiolina rammento solo i crostini ai ventrigli di pollo, e certe polpettine di patate che io e mio padre che odiamo le polpette più di ogni altra cosa al mondo (sì, penso di avere in astio le polpette quasi come il caldo, i carciofi e Carmen Consoli) divoravamo famelici.

Vabbene, dicevo, una volta alla mi’ nonna Angiolina fu rifilata una banconota falsa. La depositò in banca senza saperlo e àpriti cielo e spalàncati terra.
Il giorno dopo si mise il vestito buono, prese la borsetta puzzolente di carborina dall’armadio e andò dal direttore dell’istituto di credito mangiandoselo coi panni e tutto. Dopodiché ritirò tutti i suoi risparmi, aprì un nuovo conto corrente in una banca e al direttore esterrefatto che le balbettava "Ma le conviene?" rispose ferma e impassibile: "Mi conviene sempre levarmi dai coglioni gente come voi!"

Ah, la mi’ nonna Angiolina!!!
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Zopa e la soluzione ai provvedimenti della Banca d’Italia

Ricevo da Zopa e volentieri (come dicono le persone ammodino) pubblico:

E’ passato ormai un mese dal decreto di cancellazione di Zopa. Nonostante ci sia agosto di mezzo, ci stiamo impegnando al massimo affinché Zopa possa riprendere la sua attività, la community sia tutelata nei suoi interessi e possa tornare a praticare il social lending con l’entusiasmo di prima e ancor maggior fiducia.

Come vi è ormai ben chiaro, le contestazioni di Banca d’Italia sono relative alla titolarità del Conto Prestatori Zopa. La soluzione a questo problema, da noi già prospettata a Banca d’Italia, è l’apertura di un conto di moneta elettronica intestato a ogni singolo Prestatore. Si tratta di un’operazione semplice e senza costi per il Prestatore che richiede però un breve periodo di messa a punto della piattaforma tecnologica e dei processi operativi di Zopa. Abbiamo già iniziato a lavorare con il partner prescelto  e contiamo di essere pronti in settembre.

Infine una nota operativa: quest’anno il team di Zopa si merita una settimana di tregua, i nostri uffici resteranno chiusi dal 17 al 23 agosto. Tutte le procedure di ripagamento rate restano però attive, così come richieste urgenti inviate via mail saranno evase.

Vi manderemo un aggiornamento entro metà settembre, quando saranno maturati una serie di fatti importanti per Zopa e la community.

Maurizio Sella
Amministratore Delegato Zopa Italia SpA
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Unicredit fa patapunfete, Nostra Signora dell’Ipocrisia e’ salva!

Alle 11,48 di oggi il titolo Unicredit era sotto dell’11,15%, tra poco non avranno più nemmeno le braghe per tirarsele su.

E’ la fine di tutto, Berlusconi che sente franarsi il terreno sotto i piedi dice che non bisogna cedere alla tentazione di farsi prendere dal panico.

Sì, lo vada a dire ai clienti di Unicredit, quelli che si sono fatti abbindolare da proposte su misura e che ora stanno perdendo in picchiata, firmi qui, qui e qui, stretta di mano, pacca sulla spalla, e vai che ho venduto un altro future…

Piazza Affari, al momento in cui scrivo, è al -4,9%.

E’ l’implosione del sistema, dell’illusione dei guadagni facili che non esistono, del mercato azionario che precipita come il dirigibile Hindenburg.

E la gente comincia ad avere paura davvero. Non si vede, non si nota, ma forse ci si sta cominciando a rendere conto che i nostri prodotti "sicuri" (millantati da nomi grossi, tra cui le stesse Poste Italiane) tanto "sicuri" non lo sono affatto.

L’Euribor, il tasso a cui sono legati i mutui variabili, è a livelli record (lo chiamano "fixing", non sanno più cosa inventarsi per dirci che la gente è indebitata fino al collo!) e adesso anche in Italia la gente comincerà a vendersi la casa che aveva comprato col mutuo per pagarsi il mutuo stesso.

Perché ormai le banche non si presteranno più i soldi a vicenda.

E’ la cultura del sospetto e della paura che sta prendendo il sopravvento, nel Regno Unito la Corona sta entrando nel capitale delle otto principali banche nazionali.

In Italia, naturalmente neanche a parlarne. Sarebbe la sconfitta morale di Berlusconi: come se dovesse ammettere che lui senza lo Stato non è nessuno.

Il che è anche vero.

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Bancomat

Ci sono momenti in cui il tempo e la vita sembrano rimanere lì sospesi a non fare un accidente di niente e a rimandare la vita a qualche istante dopo.

Uno di questi momenti è certamente il pagamento tramite bancomat.

La cassiera o il venditore (tipologia assai più diffusa la prima, più imbarazzante la seconda, soprattutto tra i benzinai) guardano la tessera e chiedono “Bancomat o carta di credito?”, e tu li guardi rincoglionito specificando “Bancomat!” e cercando di dire che la carta di credito effettivamente ce l’hai ma l’hai lasciata a casa assieme a quella valigetta contenente un paio di milioncini di euro in contanti per cui se non le dispiace per ora pago così poi dalla prossima La servo in moneta ballante e sonante.

La cassiera striscia il bancomat come se se stesse sfregiando le putenda di un amante che l’ha respinta, la tesserina si piega nel lettore e a volte ti senti dire “Mi dispiace, non me lo prende…” (prova a farlo passare perbene, cretina…).

Poi è la volta dell’immissione del prezzo, a cui devi stare attentissimo perche’ alcuni POS non hanno la virgola automatica, per cui se spendi 20,64 euro ti puoi trovare un addebito di 2064 senza nemmeno passare dal via e ti ritrovi a mangiare alla mensa della Caritas.

E alla fine il codice PIN. Che lo hai ripassato a memoria fra il banco della frutta e quello della macelleria, lo sapevi perfettamente ma ora arrivi lì e te lo sei dimenticato. “Credo sia giusto“, fai, con la faccia da pirla, mentre quella ti guarda come se ti volesse incenerire perche’ ha la fila e con una operazione annullata si perde tempo e il tempo è denaro.

Infine l’attesa. Quella per la risposta. “Ci saranno le linee congestionate”, dici specificando bene ogni sillaba, e sperando che arrivi il sospirato “OK” alla transazione, che regolarmente non arriva, regalandoti attimi di panico in cui pensi di tutto, compreso che la banca ti ha tolto il conto corrente e che sei diventato un nulla tenente in tre secondi netti.

E poi il sollievo, il “trìcchete trìcchete” della macchinetta che consegna gli scontrini e che ci dice che sì, il nostro bancomat è stato accettato.

E allora ripensi a quanto è bella la vita e a quanto la tecnologia ce la renda così semplice, nonche’ a quanto siamo pirla noi a essere così malfidati e a non riporre fiducia in questi mezzi di pagamento elettronici.

Saluti la cassiera stronza con un sorriso disteso, porti via quello che hai comprato ed esci finalmente dal negozio.

La cassiera nel frattempo si è dimenticata di ridarti il bancomat.

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I libretti di risparmio dormienti dello Stato che non dorme mai

Il nuovo latrocinio di Stato è quello di “conti dormienti“.

Conti correnti bancari, ma anche postali e libretti di risparmio su cui siano depositati almeno 100 euro, e che non presentino movimenti da almeno 10 anni saranno requisiti dallo stato e andranno a rimpinguare le casse di un fondo di solidarietà sociale (probabilmente un fantomatico comitato per la riabilitazione di Cesare Previti…) se non verrà effettuato entro il 16 agosto almeno un versamento (ma va bene anche un prelievo).

Poi ci saranno altri 10 anni per poter riscattare le cifre requisite, ma intanto la macchina si è messa in moto, con tanto apparenti di garanzie per i risparmiatori (pubblicazione su Internet degli elenchi degli aventi diritto al latrocinio etc… etc…).

Ora, chi lascia 100 euro da 10 anni su un libretto di risparmio (10 anni fa non c’era nemmeno l’euro…), intanto dovrebbe vedersi accreditare annualmente gli interessi e le relative ritenute fiscali (quindi il libretto è in realtà movimentato, ma evitano accuratamente di dirlo o di prenderlo in considerazione) e poi chi può mai essere? Il pensionato che lascia qualche spicciolo sul libretto dopo essere stato torlupinato dalla banca nell’acquisto dei Bot con relative spese spropositate di gestione (firmi qui, qui e qui) o uno che se li è dimenticati lì e amen.

In ogni caso i soldi sono suoi e restano suoi finché è vivo o finché qualcuno che ne ha diritto non viene a reclamarli.

Si fanno il tesoretto con le briciole. Il prossimo passo sarà il fallimento.

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