Il Foglio chiude? Il Foglio vada avanti anche senza finanziamento pubblico

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C’è una gran preoccupazione in rete e sui social circa la possibile chiusura de “il Foglio”. Stando a un redazionale pubblicato on line sul sito dello stesso quotidiano, un giornalista (già consulente di Vito Crimi) avrebbe pubblicato sul suo blog la notizia della decisione di un non ben meglio identificato “Dipartimento” di escludere “il Foglio” dai contributi per l’editoria per l’anno 2018. Questo porterebbe a una serie di conseguenze anche molto gravi per la testata, tra cui quella estrema della chiusura.

Per carità, ci mancherebbe altro, lungi da me il gioire per una simile prospettiva. Libertà di stampa e di informazione prima di tutto, e una voce in meno significa certamente una mancanza incolmabile nel dibattito democratico.

Ma i finanziamenti al “Foglio”, dalle mie fonti, ammontano alla non trascurabile cifra di 337598,11 euro. Che se venissero a mancare sarebbe una bòtta clamorosa per la società cooperativa che gestisce il quotidiano, ma potrebbe non rappresentare necessariamente un problema. “il Foglio” potrebbe diventare uno dei quotidiani che non percepiscono alcun finanziamento pubblico (come “Il Fatto Quotidiano”). Si tratterebbe di vivere delle vendite del giornale e delle pubblicità, non trovo nulla di male o di disdicevole in questo. Il finanziamento pubblico dovrebbe servire per il servizio pubblico, se uno vuol fare (ed è giusto che lo faccia) un giornale di parte o indipendente si paghi i costi con i suoi introiti (per fare un esempio un quotidiano come “Avvenire” riceve 2.519.173,47 euro, stando a quello che riferisce la testata on line “Today”). Non dipenderebbe più dalle decisioni istrioniche di governicchi giallo-verdi o giallo-rossi, non dipenderebbe più da nessuno se non dalla coscienza e dal rigore morale del proprio giornalismo e di quello potrebbe vivere.
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“Avvenire” nel 2007 percepì più di 6 milioni di euro di finanziamento pubblico

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Quello di Celentano e della chiusura di “Avvenire” e “Famiglia Cristiana” è un falso problema.

Nel 2007 “Avvenire” ha percepito oltre sei milioni di euro di finanziamento pubblico, non so quanti ne abbia percepiti negli anni successivi, ma questo è solo il dato di cinque anni fa.

Basta solo togliere la canna del gas, non andare a pontificare in TV.

 

Celentano, “Avvenire”, “Famiglia Cristiana” e il nulla

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Celentano non ha detto nulla di che, è inutile che al risveglio ce la vengano a menare con questi falsi scandalismi, per cui avrebbe offeso “Avvenire” e “Famiglia Cristiana”, dicendo che andrebbero chiusi, il primo dei quali gli risponde pure che con quei soldi che prende Celentano si manterrebbero le sedi RAI nei Paesi africani e del Sud America per un anno, e c’è solo di che meravigliarsene.

Oddio, “Famiglia Cristiana” è stato il primo giornale dell’opposizione a Berlusconi, e bisogna dargliene atto.

Ma l’intervento di Celentano non sarebbe degno nemmeno di essere enumerato tra le cose vagamente discutibili. Il guaio è che ci stiamo svegliando in piena settimana Sanremo -speriamo che finisca presto!!- e allora qualunque cosettina da nulla assurge agli onori delle cronache, perfino il ricoverso in ospedale di una valletta dal nome che sembra un codice fiscale e che nessuno conosceva prima, e di cui, con ogni probabilità, nessuno parlerà dopo, come succede ed è successo a tante cose di Sanremo (vi ricordate Mino Vergnaghi? Gilda Giuliani?? Tiziana Rivale??? Che fine hanno fatto?).

Celentano non ha offeso nessuno. Non ha detto nulla di che, la qual cosa, a vederla bene, è anche peggiore. Non trovo nel suo intervento un soffio di originalità. Dio. La fede. La fede e Dio…
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Avvenire: Boffo si dimette

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E ora, dopo quelle del pregiudicato Boffo, aspettiamo le dimissioni del pregiudicato Feltri.

Da sette giorni la mia persona è al centro di una bufera di proporzioni gigantesche che ha invaso giornali, televisioni, radio, web, e che non accenna a smorzarsi, anzi. La mia vita e quella della mia famiglia, le mie redazioni, sono state violentate con una volontà dissacratoria che non immaginavo potesse esistere. L’attacco smisurato, capzioso, irritualmente feroce che è stato sferrato contro di me dal quotidiano ‘Il Giornale’ guidato da Feltri e Sallusti, e subito spalleggiato da ‘Libero’ e dal ‘Tempo’, non ha alcuna plausibile, ragionevole, civile motivazione: un opaco blocco di potere laicista si è mosso contro chi il potere, come loro lo intendono, non ce l’ha oggi e non l’avrà domani.
Qualcuno, un giorno, dovrà pur spiegare perchè ad un quotidiano, ‘Avvenire’, che ha fatto dell’autonomia culturale e politica la propria divisa, che ha sempre riservato alle istituzioni civili l’atteggiamento di dialogo e di attenta verifica che è loro dovuto, che ha doverosamente cercato di onorare i diritti di tutti e sempre rispettato il responso elettorale espresso dai cittadini, non mettendo in campo mai pregiudizi negativi, neppure nei confronti dei governi presieduti dall’onorevole Berlusconi, dovrà spiegare, dicevo, perchè a un libero cronista, è stato riservato questo inaudito trattamento.

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Marco Travaglio – L’informazione delle denunce anonime

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Buongiorno a tutti.
Io penso che quando si assume un picchiatore poi non ci si può meravigliare se quello picchia e domandarsi se il picchiatore assunto ha avuto un mandato diretto sugli obiettivi da picchiare, oppure se se li sceglie lui pensando di compiacere il padrone, penso sia abbastanza indifferente.
Vittorio Feltri è stato riassunto da Silvio Berlusconi, non da Paolo Berlusconi che è l’editore finto, l’editore pro forma per aggirare la legge Mammì: voi sapete che se dovesse essere vero che Silvio è il vero… il mero proprietario, come direbbe la legge Frattini, del Giornale dovrebbe perdere tutte le concessioni televisive perché la legge Mammì punisce ogni violazione di sé medesima con la revoca e lo spegnimento delle televisioni. Ecco perché l’escamotage di Paolo Berlusconi, ma ancora una volta come già ai tempi della cacciata di Montanelli e dell’assunzione di Feltri pure stavolta il direttore del Giornale è stato deciso da Silvio e non da Paolo, come lo stesso Feltri ha confessato bellamente

Intervista a Luigi Crespi sul caso Feltri – Boffo

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Intervista di Radio Radicale a Luigi Crespi sul caso Feltri – Boffo (30 agosto 2009)

Registrazione tratta da:
http://www.radioradicale.it
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/it/

Berlusconi sul caso Feltri-Avvenire: “Io sono un liberale autentico”

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«Certo che mi dispiace l’assalto del Giornale al direttore di Avvenire. Ma io, posso giurarlo, non ne sapevo niente di niente. E comunque sono un liberale autentico, mai che mi sia intromesso nelle scelte editoriali dei direttori Mediaset per dare la linea o suggerire servizi, figurarsi se l’avrei fatto con Feltri su una cosa del genere. Mi offende la sola idea che qualcuno possa pensarlo…»

Silvio Berlusconi, La Stampa, 30 agosto 2009

Per Marco Tarquini di “Avvenire” Beppino Englaro e’ giudice e boia

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Riporto di seguito, senza commenti, ma con qualche senso di malessere a livello gastroenterico, un brano dal commento di Marco Tarquini sull’edizione odierna di "Avvenire":

"Eluana è stata uccisa. E noi vogliamo chiedere perdono ai nostri figli e alle nostre figlie. Ci perdonino, se possono, per questo Paese che oggi ci sembra pieno di frasi vuote e di un unico gesto terribile, che li scuote e nessuno saprà  mai dire quanto. Con che occhi ci guarderanno? Misurando come le loro parole, le esclamazioni? Rinunceranno, forse per paura e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi gli è padre e madre e maestro e amico e gli potrebbe diventare testimone d’accusa e pubblico ministero e giudice e boia? Chi insegnerà , chi dimostrerà , loro che certe parole, che le benedette, apodittiche certezze dei vent’anni non sono necessariamente e sempre pietre che gli saranno fardello, che forse un giorno potrebbero silenziosamente lapidarli. Ci perdonino, se possono. Perché Eluana è stata uccisa."