Dell’autorevolezza su Twitter

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In una delle sue (molte) interviste rilasciate sul web (quella a cui mi riferisco si può trovare qui), Barbara Collevecchio risponde:

“Il mio profilo social diventerà più diseguale, nel senso che la rete, che era stata tanto declamata come espressione di democrazia, come una piattaforma orizzontale, non si è rivelata tale. Infatti, anche su Twitter, più follower hai, più diventi autorevole ed hai la possibilità di diventare un opinion leader. Quindi si ricrea esattamente la stessa società di tipo verticale che c’è al di fuori del web, con un’elite che conta e tutti gli altri, che contano poco.”

Temo di essere, tanto per cambiare, poco o punto d’accordo con la Collevecchio. Ritengo che una affermazione per cui l’autorevolezza di una persona sulla rete (e in particolare su Twitter) non possa esser direttamente connaturata al numero di “follower” che conta l’account non sia verificabile con i fatti.

Questo perché:

– un account Twitter può essere seguito anche senza che chi lo segue diventi necessariamente un “follower”. Quindi non è possibile quantificare il numero complessivo di persone che leggono quello che una persona cinguetta;

– non è detto che tutti coloro che compaiono come “followers” siano d’accordo con quello che una persona scrive, anzi, spesso si iscrivono proprio per il contrario.
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