Paolo Attivissimo: “Un po’ complottisti lo siamo tutti”

(…) in realtà, «un po’ complottisti lo siamo tutti», dice Paolo Attivissimo, debunker, giornalista scientifico, da anni attento rivelatore di bufale e smascheratore di falsi complotti (il suo blog, il Disinformatico, è uno dei più seguiti). «Lo sono anche io», confessa.

da: https://www.linkiesta.it/it/article/2014/12/05/il-complottismo-nasce-da-cio-che-ci-rende-umani/23790/

 

(ah, ecco… sta parlando per sé!)

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Non aprite quella mail!! [Potreste prendere la scossa…]

luego

Non fanno che parlare di questo. La gente viene invasa da tonnellate e-mail intimidatorie inviate da sedicenti hacker che chiedono soldi per non divulgare ai propri contatti i segreti che ognuno di noi inevitabilmente ha navigando sul web (solitamente visitare siti porno). Sono delle grandissime coglionature, sappiatelo. Non c’è bisogno che ve lo dica Paolo Attivissimo o che ve lo segnali la Polizia di Stato (il modello della mail che vi propongo come illustrazione di questo post è tratto proprio da un loro tweet di questa mattina), basta leggere. E’ una mail sgrammaticata, scritta male, con un sacco di parentesi quadre che non hanno nessun senso logico se non confondere il destinatario. Ci sono frasi senza senso (come “Trasferischi 300 sul nostro portafoglio di criptovaluta” -“trasferischi”? Ma come parlano questi, come Fantozzi?? e poi dovrei “trasferiscare” 300 cosa? Euro? Rubli?? Yen giapponesi???), italiano stentato (“Dio mio che gusti, che passioni tu hai” -sembra fiorentino-) oppure assurdità del tipo “Ti abbiamo registrato con la webcam del tuo dispositivo” (il mio dispositivo non ha nessuna webcam, cazzo volete??). Basta questo per cestinare. E invece no. E invece la gente ci crede, ci casca, si inquieta.

O, più semplicemente ha paura. Perché, si veda il caso, c’è sempre chi ha guardato un sito porno e non vuol farlo sapere a moglie, amici, parenti, amanti e figli, per non passarci da guardone depravato e avere così tutta una vita familiare compromessa. Magari è un insegnante che pensa di poter fare quello che vuole nel suo sacrosanto privato (incluso guardare qualche zoccola) e ne ha tutto il diritto, che alla fine va in panico perché la sua onorabilità potrebbe venir meno davanti alla comunità scolastica che lo ospita. Oppure, senza arrivare a questi livelli, uno può avere sul suo computer materiale politico di un certo schieramento che, si veda il caso, è quello avverso del proprio datore di lavoro che potrebbe, se lo venisse a sapere, licenziarlo su due piedi (e non ditemi che non è già successo!), per cui basta molto meno della consultazione di un sito con contenuti pornografici per far scatenare quei meccanismi per cui comunque sia è meglio pagare, non si sa mai, questa è gente di cui non bisogna fidarsi. Il che è anche vero, ma più che altro questa è gente che non bisogna assolutamente prendere sul serio.

Perché se è vero come è vero che solo uno sprovveduto telematico può abboccare a questa roba, poi come si può pretendere che questi sprovveduti sappiano fare una transazione in bitcoin o in qualsiasi altra valuta legalmente riconosciuta? Non si sa. Fatto sta che vanno tutti da Babbo Attivissimo (e questo è un male) o alla Polizia Postale (e in questo caso fanno benissimo), magari vergognandosi e confessando che sì, l’hanno veramente guardato un sito porno, ma loro non sapevano, non credevano, non erano a conoscenza, non avrebbero mai immaginato, figuratevi, io, un onesto padre di famiglia, è stato più per curiosità che per altro, è che poi alla fine internet mi ha preso la mano, non ditelo a mia moglie, per favore, ho sempre lavorato dalla mattina alla sera, e poi un povero diavolo deve pur averne di svaghi, nevvero Marescià’?, io e lei siamo gente di mondo, ma ora io tutti questi soldi non li ho, ho paura, per me, per la mia famiglia, per i miei figli che non si meritano di sapere di avere un padre voyeur, ma poi si figuri, dovrebbero andare a prendere i pedofili con le webcam mica la gente onesta… [svenimento del convenuto]

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Piccole soddisfazioni

pagine

Tra ieri e oggi (circa 24 ore, da pomeriggio a pomeriggio), l’articolo “Paolo Attivissimo mi ha censurato. Vittoria su tutti i fronti” è stato cliccato 167 volte. 1091 clic lo hanno “visto” sulla home page.

E un certo Nicola, con dati falsi (ma l’indirizzo IP è vero) mi ha detto che avrei dei “seri problemi”. Io l’ho detto ieri e lo ripeto oggi, queste non sono critiche, sono medaglie al merito! :-)
problemiseri

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Paolo Attivissimo mi ha censurato. Vittoria su tutti i fronti!

disinformatico

Sono stato per anni un grande fan di Paolo Attivissimo.

Di lui mi piacevano la chiarezza espositiva, l’innegabile capacità di fare divulgazione e un sottile sense of humor che non guastava mai. Una volta, mi ricordo, spesi 42000 lire per il suo libro “Da Windows a Linux”. Mi sembrarono un bòtto allora e mi sembrano un bòtto ancora oggi. Ma ho come attenuante il fatto che allora fossi molto giovane (e scemo).

Ultimamente, però, trovo che abbia pisciato fuori dal vaso diverse volte. Ho provato a farglielo notare con tutti i mezzi, dai più delicati ai più virulenti, ma non c’è stato verso. Fino a che non ha censurato un mio commento sul suo blog (sì, avete letto bene) e mi ha impedito l’accesso ai suoi post su Twitter (sì, avete letto ancora bene).

Chiarito che considero la censura di Paolo Attivissimo alla stregua di una medaglia al valore lasciate che vi spieghi tutto da principio:

Attivissimo, sul suo blog, si è offerto di fare operazione di debunking di un film “lunacomplottista” (è nota l’avversione di Attivissimo per i complottisti, ma questi sono esclusivamente fatti suoi), per l’esattezza “American Moon” di Massimo Mazzucco, dietro donazione volontaria di una cifra (non prestabilita) di denaro a favore di Medici Senza Frontiere. Ho fatto presente a Paolo Attivissimo che su una pagina del Corriere si evince che l’associazione ha ammesso 24 casi di molestie e abusi sessuali al proprio interno, con 146 denunce e 19 licenziamenti. Apriti cielo e spalancati terra! Risponde Attivissimo: “E quindi? Vogliamo tirar letame anche addosso a tutti i loro membri onesti che curano malattie a migliaia di persone in condizioni spaventose?” Che, voglio dire, vista così non è che sia una di quelle risposte che ti convincono a primo impatto, perché dànno per scontato il fatto che anche se si è verificato uno scandalo al proprio interno, MSF sia comunque una associazione degna di ricevere delle donazioni. Siccome io la penso in maniera diametralmente opposta, glielo ho fatto presente, ma mi sono sentito dare dell'”attaccabrighe” (beh, sempre meglio che “tirar letame”, anche se ho fatto notare che MSF il letame se l’è tirato addosso da sola, autodenunciandosi per i reati e i fatti già noti in materia sessuale). Perché guai a far notare la verità. E va beh, ho chiesto a Attivissimo se non provasse un po’ di imbarazzo nel richiedere donazioni liberali per il proprio lavoro a favore di un’associazione così vulnerabile dal punto di vista dell’etica, ma non ho ottenuto risposta. O, meglio, l’ho ottenuta, ma non da Attivissimo. Mi ha risposto un suo adepto lettore che non ho ben capito che cosa c’entri, ma va bene anche così, non è detto che si debba sempre essere coerenti nella vita.

Lo scambio di battute è arrivato fino al punto in cui un mio commento (sempre senza insultare nessuno, ma sempre criticando, criticando, criticando -ed è questo che dà fastidio!-) non è stato fatto passare dal fitto colino della moderazione del blog “Disinformatico” (dove, pure, avevo ricevuto serie ininterminabili di rampogne e accidenti vari dalle solite prime damigelle di corte), e, qualche ora dopo, provando ad accedere dal mio account Twitter all’account @disinformatico di Paolo Attivissimo, ecco la risposta:

twitter

Oh, ma questa è proprio una disdetta. E adesso come farò senza i lunacomplottismi del giorno? Facile! Basta disconnettersi da Twitter, cercare con Google la stringa “disinformatico twitter”, cliccare sul primo link dei risultati della ricerca e voilà:

twitterdopo

L’account Twitter è perfettamente leggibile. Poco importa se non potrò dire quel che penso all’autore, ho sempre un blog.

Tra i tweet di Attivissimo che mi piace segnalare c’è questo:

E’ bellissimo perché è di un Kitsch e di un surreale folle (oltre che a produrre un irresistibile umorismo involontario). Dice di Facebook: “Non sei in piazza, dove valgono le leggi: sei in una proprietà privata, dove vale l’arbitrio del padrone di casa.” E dopo 24 ore mi butta fuori. Giuro che se non lo stessi vivendo in prima persona non ci crederei. Perché quando ti impediscono di parlare hai sempre vinto. Non hanno argomenti, non ti attaccano più sulle tue idee ma sul personale. A conclusione di tutto questo, Paolo Attivissimo, sul suo blog, mi ha definito così:

piccolaetriste

Ce n’era bisogno? Era proprio indispensabile?? Io credo di no. Ma il gioco è appena cominciato, e sarà divertentissimo chiosare gli scritti di Attivissimo su questo blog.

Aggiornamento del 20/3: Come ho scritto e dimostrato nell’articolo “Per una disamina del seguace medio di Paolo Attivissimo”, il mio post sul blog “Disinformatico” è stato sbloccato alcune ore più tardi.

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Vorrei essere come Paolo Attivissimo

attivissimo

Lo avrete già capito, ma è un po’ di tempo che scrivo sempre più di rado sul blog. Credo si tratti di un fenomeno assolutamente normale, in fondo il blog ha 12 anni, ha sfornato oltre 4000 post dei più vari e variegati argomenti e può a buona ragione permettersi un momento di crisi, di lentezza e, diciamocelo pure, di disinteresse.

Non è solo una questione di blog, è lo stesso mondo virtual-realistico del computer in sé a interessarmi sempre di meno. Pazienza, avrò altre cose a cui pensare. In fondo non devo nulla a nessuno, non scrivo il blog per nessun’altro motivo che non sia la mia personale soddisfazione, e me ne frego di quella dei lettori.

Poi c’era anche chi si alzava la mattina, si portava la colazione davanti al PC e prima di andare al lavoro si immergeva in ciò che scrivo. Erano soddisfazioni elevate all’ennesima potenza, non mi era mai capitato di accompagnare un caffellatte con dei frollini integrali, ma c’è chi ha fatto anche questo. E mi dispiace che si tratti di cose ed abitudini e che formino ormai parte del passato. Non vi voglio nemmeno stare a dire se e quando la mia voglia di pestare i polpastrelli sulla tastiera comincerà a riprendere ritmi più regolari e, quindi, più rassicuranti per voi (io sto bene anche così). Tra l’altro, non so se l’avete visto, ma praticamente non c’è più nulla di cui parlare. E ora lo so che mi direte “Ma no, c’è tanto da dire su Renzi, sulla Grecia, su Tsipras…!” Ecco, appunto, allora si può anche stare zitti.

Vorrei darvi delle certezze, ma non ne ho. Non ce ne sono. E quelle poche a cui posso aggrapparmi non mi interessano. Potrei, inoltre, fare affidamento su quella concezione stakanovista del lavoro sul web a cui spesso ho fatto riferimento, violentandomi a scrivere un post al giorno. Ma è, appunto, una forma di autoviolenza che non so nemmeno quanto durerebbe. Se non sono bravo a scrivere per ispirazione naturale fuguriamoci per (auto)costrizione!

Ecco, vorrei avere la volontà, disponibilità e capacità di Paolo Attivissimo. Per chi non lo conoscesse, Paolo Attivissimo è un blogger con una attività strepitosamente copiosa sul web (credo che il suo vero lavoro sia quello di traduttore informatico): mantiene un blog in cui parla di bufale in rete, ipotesti di complotto, questioni e problemi aerospaziali, ha una collaborazione con la Gazzetta dello Sport, raccoglie il meglio del suo materiale in libri che mette in linea gratuitamente, partecipa a conferenze e interviste, ha una trasmissione sulla Radio Svizzera, una moglie, tre figli un gatto, e io non ho mai capito come cavolo faccia a far combaciare tutto. Ma, ecco, sì, vorrei tanto essere COME lui, compresa la sua residenza in Svizzera (io muoio di caldo!) e quel suo simpatico termine “pizzaware”, coniato per le richieste di donazioni collegati ai suoi siti (perché a LUI le donazioni vengono fatte, a ME invece no, nemmeno se al posto di un pezzo di pizza vi chiedessi due fette biscottate e un misurino di plastica di marmellata di albicocche come quelli che dànno in ospedale). E’ capacissimo di scrivere un articolo su “Come premere il tasto INVIO del PC” con allegria, leggerezza espositiva e sense of humor, il che non guasta. Ecco, io invece sono solo capace di scrivere tre quattro osservazioni brevi e amareggiate sull’approvazione de “La buona scuola”, ottenuta da parte del governo Renzi, ma devo comunque trovarmi contento, perché se invece che sul blog avessi scritto tutto su Facebook o su Twitter a quest’ora non se ne sarebbe più ricordato nessuno. Ma non è l’argomento (politico o informatico) a fare la differenza, quello che spicca negli articoli e negli interventi di Attivissimo è questo stato d’animo giocherellone che prende in giro prima di tutto se stesso (definendosi “il Disinformatico”) facendo finta di non intendersi della materia di cui parla, mentre invece se ne intende parecchio. O, quanto meno, meglio assai di quanto possa fare un utente medio.

Ma non sono Paolo Attivissimo, e sicché il blog ve lo tenete così com’è. Anzi, con un gestore appena appena invidiosetto. Oggiù!

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Paolo Attivissimo e la non-notizia del coma di Michael Schumacher

Questa mattina, su Twitter, ho avuto un breve scambio di battute con Paolo Attivissimo.

Il tema, il peggioramento delle condizioni di Michael Schumacher e la situazione di coma in cui si trova.

La mia obiezione al “rilancio” del dato giornalistico da parte di Attivissimo è stata che si tratta di una “non-notizia”. Non ho detto che si tratti di una notizia non interessante. Ho detto proprio che non si tratta di una notizia in senso assoluto.

Paolo mi ha risposto “Per te forse no. Per molti sì.”

Il problema è proprio questo. Perché una notizia si possa chiamare tale deve avere un interesse generale. Non può essere una notizia per qualcuno e per qualcun altro no.

Michael Schumacher è un privato cittadino. Non più uno sportivo. un personaggio pubblico. Ha avuto un (brutto) incidente sciistico. Suppongo che esistano molte persone che versano in gravi condizioni a seguito di analoghi incidenti.

Questo è quello che (in questo caso) distingue la notizia dalla non-notizia. Posso capire che sia interessante “per molti”. Ma “per molti” chi?? Per i tifosi? Suppongo che anche Gino Bartali ne abbia avuti, ma la notizia della sua morte non ha raggiunto tutta questa espansione mediatica.

Quindi qual è la differenza? Che Bartali la sua vita da toscanaccio l’aveva vissuta, era anziano, malato e con la pelle aggrinzita. Schumacher rappresenta il mito, oltretutto giovane, bello, ricco, spericolato, macchina della sua stessa macchina, abbronzato, che si è fatto fermare da un incidente sugli sci.

E tutti parlano del fatto che Jean Todt sia a Grenoble. Ma io lo trovo normale che una persona in coma venga raggiunta da amici e colleghi, familiari e persone che gli vogliono bene. Molta gente è venuta a trovarmi quando io ero in coma farmacologico, anche se non potevo -ovviamente- avvertirne la presenza. La notizia è questa? Cosa c’è di strano?

E perché una notizia (intesa non come dato oggettivo, ma come comunicazione di un evento di interesse) deve essere per forza una questione di sensibilità individuale? Se tifo Schumacher il suo stato di coma è una notizia e se non lo tifo non lo è??

Non funziona così, e peccato che Paolo non mi abbia dato una risposta, a parte il suo “OK!” scritto dopo lo screenshot che vedete.

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Paolo Attivissimo e il bavaglio alla rete

Paolo Attivissimo è una brava persona. Sono stato in contatto con lui, anni fa, certo, lui non lo ricorderà neanche, ma pazienza, avere uno scambio di mail con una “vedette” di Internet è come avere una foto con il proprio cantante preferito, insomma, son soddisfazioni.

Ma con l’articolo “Bavaglio italiano al Web dal 6 luglio?”, pubblicato su Zeus News proprio oggi, e riguardante il pensiero dell’articolista-acrobata del Web sulla questione Copyright-AGCOM  Attivissimo l’ha proprio buttata fuori. Cannata. Ciccata. O quel che volete.

Per carità, gli vogliamo bene lo stesso, ma proprio perché gli vogliamo bene non possiamo fare a meno di manifestagli tutto il nostro dissenso (sì, parlo al plurale majestatis, e allora?)

Attivissimo sottotitola: “Muore il Web italiano. Esagerati.” e il senso del suo articolo è proprio questo. Probabilmente pensa che si stia facendo troppo allarmismo o si dia troppa importanza alla faccenda AGCOM. O che, dietro questi allarmismi di una stampa non certo informatissima (ne convengo!) ci siano interpretazioni politiche.

Scrive:
“La vicenda deriva subito sulla politica, con grida di complotto ordito da Berlusconi e Mediaset per sabotare Internet, vista come “minaccia al loro business”
Perché, non è vero, forse?Chissà chi è che può avere interesse a far sì che un organismo amministrativo nominato dai politici si sostituisca alla magistratura per dire cose è lecito pubblicare e cosa no, e magari far vedere i sorci verdi a un blogger che ha avuto l’unico torto di inserire un filmato della Medusa su YouTube ed usarlo in modalità “embedded”

Ma, si sa, noi italiani siamo sempre quelli che gridano “Al fuoco!”
Attivissimo prosegue:
“Parliamoci chiaro: questo dell’Agcom, come ogni altro tentativo di imbavagliare la Rete, è destinato a fallire per motivi assolutamente fisiologici.”

Non conosciamo quali siano questi motivi fisiologici che porteranno al clamoroso fallimento della regolamentazione, probabilmente una diarrea fulminante di tutti i nostri parlamentari, perché il testo è stato difeso anche da Fini, e va beh, c’era di che aspettarselo, e proprio per questo non c’è da aspettarsi nulla di buono.
Attivissimo ha un ottimismo della volontà che lascia sbigottiti. Sembra uno di quegli amici che quando ha qualche guaio ti dà una pacca sulla spalla e ti dice “Ma va’ là, figurati, che vuoi che accada! Ragiona, cosa potrà mai succedere?” e tu che te ne vai poco convinto, con un sorriso di circostanza e il dubbio addosso.

Il dubbio deriva da un imperativo anagrafico. Attivissimo è residente in Svizzera. Sì, è vero, ogni tanto viene in Italia, fa delle conferenze, ha contatti strettissimi con il Bel Paese ove il sì suona, ma, soprattutto, vive in una nazione in cui a nessuna persona sana di mente verrebbe mai in testa di sostituire al potere giudiziario quello amministrativo. E a nessuno in Svizzera girerebbe la ciribiricoccola di chiudere un procedimento per violazione del copyright in 2 + 5 = 7 giorni senza un normale e sacrosanto procedimento giudiziario con accusa e difesa sullo stesso piano e un giudice terzo che ascolta, valuta e decide.
L’Italia è il paese delle anomalie, e lo è a tal punto che l’anomalia diventa la normalità.  E fa bene Paolo a scrivere “Sapete bene che quando si tira in ballo la politica italiana mi vengono i conati di repulsione” ma sapesse a noi!
E quindi, come si dice dalle mie parti, è meglio aver paura che buscarne. Anche se, sempre come dice lui: Verrà dimostrata invece una sola cosa: che i governi non hanno la più pallida idea di come funzioni Internet e sono mentalmente fermi all’Ottocento. Ne pagheranno le conseguenze.”
La premessa è vera. I governi, specialmente quello italiano, non hanno la più pallida idea di come funzioni internet e siamo ancora a un clima da pre-rivoluzione industriale, ma la conclusione è palesemente errata. Non ne pagheranno le conseguenze loro, ne pagheremo (e a caro prezzo!) le conseguenze noi utenti.

Tra i modi propositi da Attivissimo per far fallire in modo elegante e civile quest’ennesimo giro di giostra” c’è quello di sommergere l’Agcom di segnalazioni di presunte violazioni. Noi siamo in tanti; loro sono in pochi. Basta qualche decina di migliaia di segnalazioni per mandare in tilt il sistema.”
E’ una ipotesi suggestiva, non c’è che dire, ma le segnalazioni all’AGCOM devono essere fatte (secondo il testo) dai detentori dei diritti, non dal cittadino qualunque, e sempre dopo un sommario e inutilmente democratico interpello previo.
I reati in tema di copyright, in Italia, sono perseguibili d’ufficio, non su querela di parte. Nel mondo della magistratura funziona così.
Per l’AGCOM no.
Decine di migliaia di segnalazioni non farebbero altro che arricchire le poste italiane che fanno pagare una raccomandata semplice più di tre euro (perché Attivissimo non crederà mica che l’AGCOM si accontenti di una e-mail?) e creare un maggior quantitativo di carta per gli stracciaroli.

Finisce Attivissimo:
“La resistenza civile ai tentativi di imporre leggi idiote non passa solo dai canali politici e dalla scheda elettorale: passa dal filo dell’ADSL che abbiamo in casa. “
Certo, ed è quello che stiamo facendo.
Solo che in Italia c’è ancora chi l’ADSL in casa non ce l’ha, mentre Attivissimo continua a guardare le caprette che gli fanno ciao…
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