E vogl’essere chi vogl’io, ascite fora d’a casa mia!

Ci son momenti in cui uno non ne può più e dice basta.

A me è successo così, con una mail un po’ più pesantuccia delle tante altre ricevute. Me la mandava una  OnLus. Non ve ne dico il nome tanto non ve ne importa niente e le cose importanti sono ben altre (vivaddìo, un po’ di benaltrismo spicciolo me lo consento anch’io ogni tanto).

Mi dicevano che loro hanno in corso una iniziativa (e va beh, sono in tanti a farne di  iniziative…) soprattutto in collaborazione con un gioco da ricevitoria.

Mi è salito il sangue alla testa. Ma come, collaborate con un gioco di cui è concessionario lo stato, e per cui la gente si dissangua e ci si rovina la vita e venite a occupare la mia  casellina di posta elettronica con 170 Kb. di presentazioni, inviti, e soprattutto dati  postali, bancari o numeri di telefono della solidarietà a cui mandare un SMS “comodamente seduto nella mia poltrona”??

Io non voglio stare comodamente seduto nella mia poltrona. Io non voglio più che queste  organizzazioni grandi e piccole mi scrivano un’e-mail o mi mandino la loro propaganda cartacea del piffero. Se sono interessato alla loro causa li cercherò io, se no se ne stiano lontane.

Tra poco (cioè non troppo poco) sarà Natale e cominceranno a tempestarmi fraticelli, suorine, poverelli, mense caritatevoli, dovrò ricordarmi dei canguri dell’Australia, delle bambine abbandonate nello Zambia, delle vaccinazioni, dell’abbandono degli animali trattati a calci in culo, di mandare un obolo a quelli che dipingono con l’orecchio, a quelli che  suonano il pianoforte con i piedi, alle ragazze sordomute e al fondo di solidarietà “Dona anche tu un catetere a Valerio Di Stefano”.

No, non ci sto più, mi dispiace. Indurisco il cuore e gli faccio un mazzo così. Non mi  lascio più intenerire dalla faccia degli attori in televisione che sponsorizzano questa o  quella associazione. Non ne posso più delle stesse associazioni che mettono sullo spot televisivo gli stessi bambini che dicono di volere aiutare. Sono come quelli che li usano, o usano i cuccioli di cane, per impietosire i passanti, né più né meno.

Ci deve pensare lo Stato a questi bisogni. E se non ci pensa e crea questo vortice di denaro tra cinque per mille, otto per mille e donazioni volontarie vuol dire che qualcosa non funziona a monte.

Quindi io mi armo di firma digitale, di PEC ma soprattutto di rabbia e indignazione.

Voglio sapere dove e da chi hanno ricevuto i miei dati. E se non me lo dicono li segnalo al Garante della Privacy. Perché non è che se il frate è indovino io sono stupido!

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Il 5 per 1000 dell’Irpef: ecco l’elenco di tutti i soggetti percipienti

Sono 6593 Associazioni Sportive Dilettantistiche.
436 sono gli Enti di Ricerca Scientifica e Universitaria.
97 quelli di Ricerca Sanitaria.

Ma sono oltre 35500 gli enti di volontariato, le ONLUS, le associazioni a cui è possibile destinare il 5 per mille dell’IRPEF.

Intendiamoci, personalmente preferisco destinare il 5 per mille dell’IRPEF a una associazione di cui mi fido e che conosco, piuttosto che lasciarli allo Stato, ed è per questo che ogni anno firmo per il 5 per mille a favore di una associazione per la protezione e la cura degli animali (l’8 per mille lo destino regolarmente alla Chiesa Valdese).

Ma le cifre sono assolutamente impressionanti. Ci si lamenta di quante scuole di calcio, di basket, arti marziali, palestre, circoli sportivi accolgono i bambini che vanno a fare un po’ di attività fisica e sociale, ma sono una goccia nel mare rispetto all’esercito di volontari e di associazioni senza fine di lucro che se sono senza fine di lucro io vorrei sapere che cavolo si iscrivono a fare nell’elenco dei soggetti che poi percepiscono del denaro.

Denaro facile, denaro che non costa nulla, solo una firmetta, per carità, e anche l’immissione di un codice fiscale (chè quello però è già più noioso, uno se lo deve andare a cercare, si può sbagliare…) e il malloppo è ripartito. Magari in piccole proporzioni, perché si sa che un po’ per uno non fa male a nessuno, poi dalla associazione culturale della parrocchietta a quella per la conservazione del patrimonio genetico dell’Homo Faber.

E così, a colpetti di poche migliaia di euro, ci dicono le associazioni di volontariato sopravvivono.

Cazzo, le associazioni di volontariato non devono vivere con le firmette del cinque per mille ("qui, qui, firmi qui, non vada sotto la linea…") le associazioni di volontariato devono vivere con le donazioni e con l’opera dei propri associati o estimatori.

Altrimenti, molto più semplicemente, chiudono.

Non è l’idea del 5 per mille dell’IRPEF in sé ad essere sbagliata. E’ la cavalcata delle Valchirie delle ONLUS che si spartiscono la torta ad essere preoccupante. Alcune ONLUS sono delle vere e proprie lavatrici di soldi per conto loro, il cinque per mille è un surplus gratuito dato perché lo sanno tutti benissimo che molte di loro si basano sull’amministrazione di una sola persona e che con i bilanci reali scenderebbero a pochi euro all’anno.

Comunque eccoli tutti:

Enti di volontariato
Elenco dalla lettera A alla lettera C – pdf
Elenco dalla lettera D alla lettera Z – pdf

Enti della ricerca scientifica e dell’Università
Elenco degli enti della ricerca scientifica e dell’Università – pdf

Enti della ricerca sanitaria
Elenco degli enti della ricerca sanitaria – pdf

Elenco delle associazioni sportive dilettantistiche
Elenco delle Associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI – pdf

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