Assange arrestato e trascinato a viva forza fuori dall’ambasciata dell’Ecuador

Frame tratto da un filmato trasmesso da Ruptly

Certo che vedere Julian Assange trascinato a forza dagli agenti londinesi fuori dall’ambasciata dell’Ecuador e con le manette ai polsi “fa brutto”, come si dice da queste parti.

Il suo arresto, conseguente alla decisione dell’Ecuador di revocargli l’asilo, rappresenta senza dubbio una violazione dei diritti individuali e una abnormità cosmica. Assange è prima di tutto un giornalista. E come giornalista ha reso pubbliche centinaia e centinaia di documentazioni riguardanti le responsabilità degli Stati Uniti (che, nel frattempo, adesso ne chiedono l’estradizione bramosi di vendetta) e i crimini di guerra in Iraq. A questo materiale hanno attinto anche i giornalisti italiani per le loro denunce sulla carta stampata e sul web, e sono gli stessi giornalisti che oggi gli dànno addosso come se fosse uno dei delinquenti più pericolosi della Terra (ricordo che la causa intentatagli dallo stato svedese per violenza sessuale è stata nel frattempo archiviata). Assange è un uomo che ha agito solo nel nome della libertà di informazione, non è il Robin Hood della rete né un paladino senza macchia e senza paura, per riprendere le parole di Vittorio Parsi su Avvenire (uno dei principali giornali dell’opposizione), è un giornalista responsabile solo di aver mostrato la verità, e si sa che, come diceva Orwell, in un mondo guidato da versioni ufficiali di Stato, mostrare la verità è un atto incredibilmente rivoluzionario. Estradarlo negli stati Uniti rappresenterebbe un precedente pericolosissimo, perché significherebbe che qualunque giornalista abbia pubblicato notizie vere e/o verificabili (come affermano i legali di Assange) potrebbe essere arrestato o fermato. E’ per questo che è necessario opporsi con tutte le forze alla sua estradizione, e il primo ad opporsi dovrebbe essere proprio lo stato britannico che lo ha arrestato per un illecito che in Italia farebbe ridere.

E’ urgente che Julian Assange torni di nuovo libero di dedicarsi alle sue attività che tanto bene hanno fatto al mondo dell’informazione e che hanno gettato una luce di speranza sull’informatica e sulla telematica di domani.

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L’Ecuador accorda l’asilo politico a Julian Assange

Screenshot da www.corriere.it

L’Ecuador, l’Ecuador, si fa presto a dire l’Ecuador, uno non sapeva neanche che esistesse l’Ecuador, capitale Quito, per l’esattezza, e adesso eccolo lì sulle prime pagine di tutti i giornali.

Sissignori, l’Ecuador, che è uno Stato sovrano, la cui indipendenza è regolarmente riconosciuta, ha fatto una cosa che ogni Stato sovrano dovrebbe essere in grado di fare (se no che sovranità ha??): ha concesso discrezionalmente asilo politico a una persona.

Nobile intento, si dirà, ma quando questa persona è Julian Assange, la gente comincia a storcere un po’ la bocca da una parte. Sì, è vero, esiste il diritto alla libera autodeterminazione dei popoli, ma questo Ecuador adesso cosa c’entra? Perché non si fa un po’ gli affari suoi invece di andare a rompere le scatole a mezzo mondo e concedere rifugio per motivi politici a uno che deve rispondere di reati di tipo sessuale in Svezia e che potrebbe essere estradato lì da Londra, ma poi lo vogliono gli Stati Uniti e allora le cose si complicano.

E allora si cominciano ad arrestare i suoi supporter che protestano, si comincia a dire che Assange non sarà estradato in Ecuador da uomo libero. Ora i casi sono due, o Assange ì in stato di libertà o non lo è. Se lo è bisognarebbe che qualcuno ci spiegasse cortesemente com’è che non può essere estradato o andare dove vuole, ad esempio all’ambasciata ecuadoregna; se invece non lo è, allora ci spieghino cortesemente com’è che è riuscito a raggiungere una sede diplomatica straniera in territorio britannico senza che nessuno se ne accorgesse.

E qualcuno dirà che oggi ci mancava solo l’Ecuador!

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Regalo di Natale

Vi mostro, con orgoglio e alterigia, il regalo di Natale appena ricevuto dalla mia metà (che mi omaggia quotidianamente con la sua immensa sopportazione), la quale non poteva farmi cosa più gradita, ancorché in stagione avversa, così potrò mostrarmi ai passanti e provocarne la reazione sdegnata, al che potrò tranquillamente disquisire sul loro scarso conoscimento della lingua d’Albione.
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Julian Assange e’ libero su cauzione

Julian Assange è provvisoriamente libero.

Non è quella che si suol definire una notizia positiva. Per quanto provvisoria e ottenuta su una cauzione stellare (200.000 sterline), la libertà di Assange sarà da incubo.

Assange avrà l’obbligo di residenza, dovrà portare un braccialetto elettronico, dovrà firmare quotidianamente un registro presso gli uffici della polizia britannica e non uscire di casa dalle 22 alle 2 e dalle 10 alle 14.

Gli inglesi la chiamano libertà.
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Tra donazioni che non esistono e spamming che, invece, c’e’

Un paio di comunicazioni di servizio già che ci sono.

a) Mi è arrivata una e-mail da parte di un lettore (pare impossibile, ma ne ho ancora, masochisti, evidentemente…) che, a seguito del recente articolo sulla donazione a favore di Julian Assange e Wikileaks, mi chiede se sono disposto a raccogliere qualche soldino brevi-manu tra i miei lettori,  (sempre i masochisti di cui sopra) inviato tramite PayPal e poi trasmetterlo all’associazione tedesca che si occupa di redistribuire il denaro a Wikileaks.

La risposta è no.

Mi sembra evidente il perché. La prima ragione è che sono una nota carogna e che ho un carattere assolutamente intollerante e polemico. Sono anche molto vigliacco, per cui figuràtevi…

Ma soprattutto perché mi pare che, con quello che ha fatto Assange per il mondo e la libertà e trasparenza di informazione in rete, il minimo che potete fare per lui è affrontare una spesa bancaria adeguata per mandargli due soldi. O, se proprio avete un istituto di credito strozzino, cambiate istituto di credito, che volete che vi dica.

Lo stesso lettore, devoto del Conte von Maasoch, mi chiede se il mio blog e i siti che mantengo per la redistribuzione di cultura libera, accettano donazioni per il servizio svolto.

La risposta (tanto per cambiare) è no.

E’ pur vero che anni fa feci una sperimentazione del genere che andò anche abbastanza bene. Tuttavia non mi sembrava e non mi sembra opportuno tuttora proseguirla. I proventi pubblicitari dagli annunci di Google e Edintorni bastano per le spese, e se non bastano sono ancora in grado di sopperire personalmente alle cifre mancanti e penso che se per far sopravvivere i miei siti dovessi far ricorso al denaro dei lettori, preferirei chiuderli (cosa che, comunque, avverrà inevitabilmente nel momento in cui non dovessi essere più in grado di provvedere a loro o a me stesso).

b) Un paio di miei siti sono stati colpiti da spamming nei commenti. E’ una roba antipatica perché questi pornografi hanno bypassato il Captcha e non è piacevole. Il più colpito è stato www.classicistranieri.org (non capisco cosa abbia a che vedere la musica classica con tette e culi, ma purtuttavia…) e anche il blog ha avuto un paio di link molesti.

Ho disattivato i commenti nel primo, tanto servivano a poco, per il blog li ho bloccati per un paio di giorni, adesso li riattivo e vedremo cosa accadrà, se le cose saranno gestibili toglierò lo spamming manualmente, viceversa mi sa che andremo a prendercelo tutti quanti allegramente in tasca.

Tanto vi dovevo.

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Una donazione per Julian Assange e Wikileaks

Adesso basta, la misura è colma.

Julian Assange, simpatico o antipatico che sia, sta per consegnarsi nelle mani della giustizia svedese per rispondere di reati a sfondo sessuale.
La Svezia è un paese che ha una civiltà giuridica e democratica consolidata, e sono più che certo che gli verranno riconosciute tutte le garanzie difensive del caso.

Non sono, invece, altrettanto sicuro che per la sua attività di Editor di Wikileaks, gli Stati Uniti non chiedano la sua estradizione per presunti reati di violazione del segreto di stato che nella democrazia degli Stati Uniti prevedono perfino la pena di morte.

Intanto la Mastercard ha bloccato i finanziamenti a Wikileaks. Il che vuol dire che chi ha una carta di credito Mastercard non può trasferire una somma di denaro ad Assange, neanche a titolo di donazione.
Ci sono cose che non si possono comprare con Mastercard, neanche la cauzione a Julian Assange. E sono felice di avere due carte Visa.

Le autorità svizzere, dal canto loro, gli hanno bloccato il conto corrente.
Del resto è comprensibile. Assange è una persona pericolosa accusata di aver stuprato due ragazze, e potrebbe essere giudicato in stato di libertà, mentre i conti correnti in Svizzera sono intestati a prestanome della criminalità organizzata per i riciclaggi quando va bene, mentre quando va proprio di sfiga ci sono dentro i denari sottratti al fisco italiano da parte di eminenti figure dello sport, delle arti, dello spettacolo e quant’altro, volete mettere?

PayPal, la più grande risorsa per la circolazione e i pagamenti via Internet, ha limitato la possibilità di Assange di ricevere somme di denaro, prevedendo di chiudere del tutto gli account che si riferiscono a Wikileaks (“PayPal has permanently restricted the account used by WikiLeaks due to a violation of the PayPal Acceptable Use Policy, which states that our payment service cannot be used for any activities that encourage, promote, facilitate or instruct others to engage in illegal activity. We’ve notified the account holder of this action.”)

Certo, Mastercard, il conto corrente svizzero e Paypal non sono gli unici veicoli per trasferire denaro a Wikileaks. Sono previsti i bonifici bancari (su conti correnti tedeschi e islandesi, per il momento) e anche il caro vecchio sistema della banconota nella busta affidata all’onestà delle poste del proprio paese e di quelle australiane (considerato che l’indirizzo finale di Wikileaks è una casella postale australiana). Ma gli sono stati tagliati alcuni dei mezzi di sostentamento economico più diffusi e più comunemente usati.

Ci si chiederà, infatti, chi è che va a pagare le commissioni bancarie per un bonifico in Germania o, ancor peggio, in Islanda.

Risposta: io.

Ho un conto corrente che mi permette di effettuare quanti bonifici voglio a prezzo zero sia in Italia che nei Paesi dell’Unione Europea (sì, esiste, è il “Conto Corrente Arancio” della ING Direct!), così oggi ho inviato 10 pidocchiosissimi euro a Wikileaks (cosa dite? Sono pochi?? Sono tirchio??? E voi quanti ne avete inviati, lettorelli pignolini???) perché stavolta c’è veramente un uomo che rischia la pena di morte e questo è francamente intollerabile.

Naturalmente attendo che la ING Direct, presso la quale è acceso il mio conto corrente, mi chiuda l’accesso all’universo dei depositi europei, di essere additato al pubblico ludibrio come favoreggiator di stupratori e detrattore di giovini donzelle molestate, solo perché i paesi democratici non mandano a morire nessuno e accolgono la libertà di informazione tra i pilastri fondamentali del loro ordinamento giuridico, attendo pazientemente che PayPal mi chiuda l’account e che il supermercato mi ritiri la tessera-punti per l’acquisizione di un set di pentole dietetiche, aspetto rassegnato che il Presidente del Consiglio mi tratti da comunista per aver finanziato uno che ha avuto il coraggio di dire che lui è amico di Putin, una macumba, il malocchio, la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

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Julian Assange e il neo-proibizionismo degli Stati Uniti

Stanno portando all’altezza dell’importanza di un mito una persona come Julian Assange.

Lo paragonano a Osama Bin Laden, ma è riuscito solo a fare lo sgambetto all’intelligence degli Stati Uniti che se la prende con lui non tanto per quello che la sua creatura Wikileaks ha messo a disposizione dell’opinione pubblica, ma perché, appunto, lo sgambetto ha fatto "intrampolàre" l’austera nazione americana sul piano del gossip e del chiacchiericcio fortuito, del guardare da dietro il buco della serratura e poter essere legittimati a chiamare "segreti" quelli che segreti non sono.

Assange ha semplicemente fotografato una situazione che esiste, e che non ha o non dovrebbe avere misteri per nessuno: Berlusconi è una persona che assiste a festini più o meno selvaggi, è amico di Putin e che risulta un po’ antipatico ai più.
Dov’è la novità? Qual è lo scandalo?? E’ forse il fatto che questo tipo di informazione venga rilasciata dai vari ambasciatori e diplomatici statunitensi in giro per il mondo?? Ma gli atti diplomatici dovrebbero essere caratterizzati da trasparenza e onestà, dalla pubblicità, dal rispetto nei confronti dei cittadini.

E così lo vogliono morto, di più, incarcerato, condannato all’ergastolo, estradato in Svezia dove è accusato di un reato noiosetto come quello di aver stuprato due donne che all’inizio erano consenzienti al rapporto sessuale con il Nostro (chissà chi le ha convinte a dichiarare di non essere state poi tanto consenzienti, da un momento all’altro dell’amplesso, e con quali mezzi!), ma NON di aver divulgato materiale "top secret", talmente "top secret" che dice perfino che Berlusconi sarebbe visto dagli Stati Uniti come una persona "inaffidabile", figuràtevi voi…

Lo vogliono semplicemente far fuori. E, come tutti quelli che vogliono far fuori qualcun altro, la motivazione addotta non sarà e non potrà mai essere quella vera. Diventerà una scusa, un pretesto, un incidente di percorso, uno sgraffietto, una bruciatura, o anche smplicemente una caratteristica sgradevole.
Come, appunto, il fatto di aver forzato due donne a fare delle cosine che loro non volevano fare.

Gli Stati Uniti usarono gli stessi metodi con Al Capone. A cui, beninteso, non riuscirono mai ad addebitare tutti gli omicidi che aveva commesso, ma solo l’imputazione di evasione fiscale. Se Al Capone fosse stato in Italia se la sarebbe cavata con una multa fastidiosa e un patteggiamento fiscale tuttosommato vantaggioso per lui. In ogni caso non avrebbe mai scontato un solo minuto di carcere.

Assange lo vogliono come il simbolo della rivincita della ragion di stato sulle libertà dei cittadini.

Cambiano le persone, non i proibizionismi.
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Dove trovare Wikileaks

Mi si perdoni la latitanza, ma 10 ore al giorno di lavoro per due giorni consecutivi massacrerebbero anche un bue, per cui, rimandando qualunque commento alle ore successive, mi limito a darvi i link presso i quali è possibile reperire tutti i documenti di Wikileaks, dopo che il tradizionale dominio www.wikileaks.org è stato bombardato dagli hacker prima e respinto dall’host provider dopo:

http://wikileaks.de/
http://wikileaks.fi/
http://wikileaks.nl/
http://213.251.145.96/

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