Le conquiste della cultura gay: non festeggiare la festa del papà e della mamma all’asilo nido

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festamamma

Anni, lustri, decenni di lotte per i diritti degli omosessuali.

Dalla derubricazione dell’omosessualità dal rango di malattia a quello di semplice condizione, al matrimonio tra persone dello stesso sesso in svariati stati europei (in Italia no perché è peccato e poi noi siamo in leggera controtendenza), dalla paura di farsi vedere in pubblico per non offendere il comune senso del pudore all’orgoglio ritrovato di mostrarsi gay davanti a tutti, sia in maniera sobria ed elegante, con il proprio compagno o la propria compagna, sia in maniera più briosa e istrionica nelle riunioni “a fiume” del gay pride, con vestiti sgargianti e lustrini, dall’impossibilità di dare amore a una creatura adottandola al diritto di essere genitori (sempre negli altri stati perché noi, si sa, siamo in leggera controtendenza).

Tutta questa fatica, tuatta questa rivoluzione culturale, questo sacrificio, questa consapevolezza per cosa? Per essere liberi, all’asilo nido “Il chicco di grano” al quartiere Ardeatino di Roma, di bloccare i festeggiamenti della festa del papà e della mamma e di convertirle in un più sobrio “laboratorio aperto alle famiglie”. Laboratorio su che cosa non è ancora dato di saperlo. Ma perché, poi, dev’essere degradante festeggiare il papà o la mamma, fermo restando che si tratta di feste commerciali (soprattutto quella della mamma, quella del papà si salva in corner perché è San Giuseppe che qualcosa con la religione cattolica ci deve comunque avere a che fare) per dei bambini dell’asilo nido? Hanno due papà, bene, vorrà dire che il 19 marzo festeggeranno il doppio. Hanno due mamme?? Vorrà dire che a maggio faranno due volte dei pensierini per le loro genitrici e va da sé che non è un male. Come non è un male avere un padre e una madre, e allora, perbacco, si sta tutti insieme a giocare, a ridere, a scherzare, a festeggiare i compleanni, a fare le festicciole di Natale, i filmati da dare ai genitori (io queste cose le so perché mia figlia va all’asilo nido), ma il “laboratorio” proprio non si affronta. Non è evitando la realtà che si arriva ad educare un bambino. Mamma e papà esistono, magari non li hanno i figli degli omosessuali, ma i figli degli etero sì, e allora che cultura del piffero creo se evito ai miei figli (di chiunque siano) una realtà evidente??

Non lo sappiamo, e probabilmente non lo sapremo mai. Sono solo bambini. Armati della privazione della realtà e disarmati nell’età più delicata del loro sviluppo.

Asilo (o ISOLA, non ricordo): il “Regina Pacis” di Vada

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Da piccino andavo all’asilo "Regina Pacis" di Vada, dove Don Vellutini veniva ogni tanto in bicicletta a far visita a noi pargoli, riempendoci di doni e sacrosante pedate negli stinchi, e dove la Signorina Cianchi ci faceva fare il riposino pomeridiano che io, da bravo rompicoglioni in erba, odiavo più del pasticcio di carciofi, che mi sono sempre restati parecchio sugli attributi, e dove avrei scoperto la mia vocazione musicale accompagnando un’orchestrina di zufoli e un pianofortaccio scordato con due piattacci d’alluminio sbattuti insieme. Eccolo come appare all’ignaro viandante.

La foto è mia, ma voi potete scaricarla nel formato originale e farci ugualmente ciò che vi pare seguendo i dettami della licenza:
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Le maestre dell’asilo di Pistoia lavoravano nel privato. E allora?

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In riferimento all’articolo pubblicato il 2 dicembre scorso sull’arresto delle due donne, responsabile e “maestra” dell’Asilo “Cip e Ciop” di Quarrata ho ricevuto un paio di mail e di segnalazioni.

La prima è di un certo “Spamkiller” che farebbe meglio, oltre ad andare in culo, a rendere un po’ di giustizia al proprio nome di battaglia. A parte il suo linguaggio da fogna di Calcutta e la sua grammatica che è anche peggiore, mi ha fatto notare che il personale arrestato non faceva parte di una scuola pubblica ma di una scuola privata.

Ah, beh, certo, allora cambia davvero tutto. Come no, visto che è una scuola privata allora bisogna scarcerarle subito perché non fanno parte di un rapporto di lavoro della Pubblica Amministrazione, sì, sì, come hanno fatto a non accorgersi di questo clamoroso errore? Ma certo che possono rientrare al lavoro (una madre ha già espresso loro una incondizionata solidarietà, segno evidente che non ci si arrende nemmeno davanti alle prove schiaccianti delle riprese delle telecamere, del resto non è un reality show, quindi non può essere vero proprio perché è vita reale e quella non ci interessa, facciano un po’ quel che vogliono, basta che ci lascino il Grande Fratello, se hanno spinto un bimbo di otto mesi nel vomito meritano solidarietà, oh, insomma…

Siamo a questi livelli. Siamo al livello di difendere due persone arrestate perché sospettate (e dimostrate!) di reati gravissimi e di dire che siccome facevano parte di una scuola privata il discorso cambia. Perché, si sa, nella scuola privata tutto è permesso. Si paga e si viene promossi, i professori non vengono pagati perché tanto la loro giusta mercè è il punteggio che potranno far valere (pensa te che culo!) nelle graduatorie dei precari (quelli di ruolo, si sa, sono dei raccomandati, i soliti intoccabili, fannulloni e rompicoglioni che non vogliono fare altro che bocciare i nostri figli, rei solo di non studiare).

La maestra arrestata non era maestra? Era una bidella?? E va beh, e perché, una bidella non può dare da mangiare e strattonare una bambina per i capelli fino a far dondolare il seggiolone su cui è seduta?

“Spamkiller” evidentemente la pensa così, e, come lui, tutto il berlusconismo strenuo difensore del privato a tutti i costi che lui rappresenta. Ed evidentemente la pensano così tanti miei lettori. Che farebbero bene, a questo punto, a cambiare blog. O forse farei bene io a cambiare lettori.

Fuori dalla scuola pubblica le maestre dell’asilo “Cip e Ciop” di Quarrata arrestate per maltrattamenti!

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Le hanno arrestate, una in flagranza di reato.

Si chiamano Anna Laura Scuderi, 41 anni, e Elena Pesce, 28 anni. La prima è la titolare dell’asilo "Cip e Ciop" di Quarrata (Pistoia), la seconda è una maestrina.

Dopo una attività investigativa di intercettazioni con telecamere nascoste, è stato scoperto che un bambino è stato costretto a restare con la testa nel suo vomito dopo essere stato preso a pacche sulla nuca ed essere stato fatto cadere. Era solo un bambino di otto mesi. Un bambino strattonato con forza, al punto di causare la lussazione di una spalla. Niente giochi. Qualcuno veniva chiuso in bagno per punizione.

Altri bambini sono stati picchiati, o lasciati per ore al freddo o al buio.

Le due sono state arrestate e trasferite al Carcere di Sollicciano.

Sono persone che, per la gravità dei reati e per la qualità delle prove non dovrebbero mai più far ritorno a occuparsi o a insegnare nelle scuole pubbliche. Quella che è stata arrestata in flagranza di reato, dunque, verrà probabilmente processata per direttissima. Con tutte le attenuanti del caso (sconto di un terzo della pena per il rito, è incensurata, e chissà che non venga ammessa a patteggiare).

L’altra, invece, con ogni probabilità si barcamenerà per le maglie del rito ordinario. La terranno in carcere per un po’, poi sarà scarcerata per decorrenza dei termini o perché non c’è più pericolo di inquinamento delle prove. Un po’ di arresti domiciliari non si negano a nessuno.

Poi arriverà l’udienza preliminare, il rinvio a giudizio e, solo dopo, il processo di primo grado.

Che si svolgerà quasi sicuramente quando sarà pronto il provvedimento sul processo breve.

E che fra eccezioni procedurali, tempistiche fisiologiche, esigenze (sacrosante!) della difesa, i due anni del processo lo manderanno in prescrizione.

E se il processo va in prescrizione vuol dire che la Scuderi dovrà per forza essere reintegrata nel proprio lavoro (da cui per ora può essere stata sospesa, non licenziata, perché non si licenzia un pubblico dipendente senza una sentenza definitiva passata in giudicato) mentre questa gente dovrebbe semplicemente andare fuori dalla scuola e da qualunque altro ufficio pubblico per tutta la vita, ipso facto e sine die, e via latineggiando.

Tutto questo perché c’è da salvare il Presidente del Consiglio. Perché non si deve far durare un processo più di due anni, perché se putacaso si arriva a sentenza dopo due anni e mezzo per questa stronza è tutto cancellato.

Colpevole? Magari sì, certo, la prescrizione lascia sempre il "fumus" della responsabilità, ma ufficialmente non punita.

E ufficialmente degna di vedersi restituire tutti gli stipendi sospesi, con gli interessi e con tante scuse e magari i saluti alla famiglia.

Poi se gli insegnanti prendono l’influenza il Governo i soldi che ritira ai pubblici dipendenti li vuole subito. Perché sono dei fannulloni. Una di queste, con ogni probabilità, sarà una prescritta. E qualcuno dirà anche che c’è stato un accanimento dei soliti magistrati comunisti.