Piacenza come Gomorra. Ormai le mele marce non esistono più

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Traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, estorsione, arresto illegale, tortura, lesioni personali, peculato, abuso d’ufficio, falsità ideologica.

Con queste ed altre accuse sono stati indagati ed arrestati sei carabinieri e un’intera caserma è stata posta sotto sequestro a Piacenza. Una vera e propria associazione a delinquere che portava una divisa di stato riusciva a mantenere ben stretta tra le sue grinfie mezza città. Come tutto questo sia potuto accadere nessuno se lo sa ancora spiegare. Fatto sta che non si tratta più di sei mele marce all’interno di un sistema sano, un bubbone da estirpare con cautela, un cancro da operare, una metastasi da chemioterapia. No, queste è una stortura di un intero sistema. Perché di sistema si trattava e perché sistema era. Carabinieri che si fanno vedere con mazzi di banconote in mano (soldi racimolati chissà come, non certo solo con il modesto stipendio dei servitori dello Stato), si parla di pestaggi, di traffico di stupefacenti, come se fossero noccioline. E allora non ci sono più mele marce da buttare via, bisogna gettare tutto il cesto, o, se necessario, tutta la cassetta o tutto il carico.

Piacenza come Gomorra. Omertà diffusa e, soprattutto, strappo indelebile e irricucibile del rapporto di fiducia tra i cittadini e le forze dell’ordine. Io non posso enare in conflitto di fiducia con chi è addetto alla mia protezione e alla mia sicurezza. Io voglio e debbo potermi fidare. Se questo non accade non c’è più rapporto tra cittadino e istituzioni, non esiste più nemmeno il motivo per cui le forze dell’ordine stiano lì a fare che cosa? A farsi contestare una sfilza di reati lunga una riga intera del mio editor di testo? Ed è chiaro, ed è logico, che in Italia la responsabilità penale è personale, e che paga solo chi avrebbe commesso un reato di una gravità di questo tipo. Ma esiste anche la responsabilità morale, quella di chi sa come funziona il sistema e non denuncia, di chi accetta i soprusi e invece di andare a denunciare ossequia ed inchina. QUESTA è la responsabilità che non viene mai meno.

Piacenza come Gomorra, dunque. Il più forte comanda. Ma la forza non è quella bruta, violenta (anche se qui di violenze ce ne sono state e come!), un po’ traccagnotta e dozzinale del film e del romanzo di Saviano. Questa è la violenza di chi si crede impunibile solo perché rappresenta lo stato. La peggiore, la più esecrabile. Quella che fa gridare le anime di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, quella che rompe il patto di lealtà coi cittadini. Insomma, quella che non ha difesa.

Hanno arrestato un ragazzo

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Hanno arrestato un ragazzo di 19 anni, Giampietro Simonetto.
E’ accusato di essere un presunto brigatista (in Italia la presunzione è ancora di innocenza, fino a sentenza definitiva passata in giudicato) e di custodire delle armi.
E’ solo un ragazzo, uno studente. Uno che fa lavori saltuari, insomma, il prodotto finito della Legge Biagi, l’ultima ruota di un carro più grande di lui.
Lo hanno arrestato a Cittadella. Perché il precariato è arrivato anche nel ricco Nord Est. Ricco soprattutto di un’ignoranza e di una precarietà rivestiti di trucchi e lustrini dentro e fuori le mura del centro fortificato.
A Cittadella ho lavorato e vissuto per quattro anni.
E faceva solo parte, a detta dei giornali, di un collettivo che si chiamava Fuser e che negli ultimi anni non aveva mai dato fastidio a nessuno.
E’ così triste…