‘Sto vecchietto dove lo metto? Dove lo metto non si sa…

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E’ una continuo ping-pong necrofòrico quello che si sta svolgendo intorno alla salma dello zio Erich.

L’Argentina ha già detto che non lo vuole e che col cavolo che Priebke andrà a riposare accanto alla moglie a Bariloche. Quindi resta all’Italia la patata bollente in mano.

Pare che qualcuno abbia già offerto al de cuius la possibilità di un funerale religioso in una parrocchia romana (lontana, comunque, da quella del domicilio in cui il fu si godeva gli arresti). Altri, più discretamente, hanno offerto una tomba dove seppellirlo (anime nobili!).

La Curia aveva annunciato che non ci sarebbe stato nessun funerale in Chiesa.

Eh, già. Non si possono concedere i “conforti religiosi” a un carnefice, un boia, un nazista, un uomo che si è macchiato di crimini aberranti di cui non si è pentito neanche in articulo mortis.

Perché invece una cristiana e degna cerimonia funebre a dittatori del calibro di Francisco Franco, la cui tomba cristianissima si trova ancora a Santa Cruz del Valle de los Caídos (per la verità anche lo Stato spagnolo se l’è presa comoda rimuovendo una statua del “caudillo” dalla città di Santander solo nel 2008), e di Augusto Pinochet, non è mai mancata.

Sono contraddizioni intorno alla bara di uno che continua a prendere tutti quanti per il bavero anche dal suo purtuttavia centenario aldilà.

Scandalo dell’estate! In Argentina un vescovo va al mare

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In Argentina un vescovo è andato al mare e si è fatto un bagno.

Dallo screenshot di corriere.it sembrerebbe proprio essere così. “Il vescovo al mare. Scandalo in Argentina” suggerisce proprio che la notizia sia il fatto che un prelato si sia goduto una giornata al mare, cosa che, di per sé, non sembrerebbe nemmeno un dato da prendere in (debita) considerazione: che un vescovo, un prete, un diacono, una suora o il Papa vadano al mare, in Argentina, in Italia, o dove preferiscono, non è interessante per nessuno. Continua la lettura di “Scandalo dell’estate! In Argentina un vescovo va al mare”

Sulla tomba dell’eroe: morte di Ernesto Sabato

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La morte di Ernesto Sábato (che si scrive con accento, anche se lui non lo metteva nella sua firma) è una di quelle notizie che sono state divorate dai media, tra beatificazioni e matrimoni reali. Appena pochi secondi in TV, poche righe su qualche giornale, generalmente quello che si riserva agli uomini miti e che preferiscono parlare più con la propria opera narrativa e saggistica che con la dipartita dagli uomini, che nel caso del Nostro, è avvenuta a pochi giorni dal compimento del centesimo anno di età.

Naturalmente in Argentina, terra che gli diede i natali, lo piangono tutti. Naturalmente in Italia, nazione di cui, pure, era cittadino, non se lo fila più nessuno.

L’Italia ignora un suo cittadino che fu presidente e fondatore dell’organismo d’inchiesta più autorevole sui desaparecidos argentini.

Considerato il fatto che il primo romanzo di Sábato è stato tradotto in italiano vent’anni dopo la sua prima pubblicazione in lingua castigliana, forse tra un altro ventennio ci renderemo conto di quello che il mondo ha perso.

Il Copyright secondo un agricoltore argentino

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Io non ho problemi, visto che non sono un intellettuale, e non ho bisogno di discutere su ciò che è ingannevole.
Io, da buon agricoltore, abituato a lavorare con le sue mani e approfittando della buona predisposizione del mio intelletto, so che coloro che creano qualcosa di valido, assieme a quelli che lo pubblicano in modo che soltanto una parte dei miei simili possano avere accesso a quell’opera, rubano a quanti non hanno mezzi per usarli per il loro diritto alla cultura e allo sviluppo.
Per questo cerco di trasformare, per quanto possibile, queste opere in opere popolari, ovvero accessibili. E’ il mio modo di lottare per la libertà e l’uguaglianza.

[Yo no tengo problemas, ya que no soy un intelectual, y no necesito discutir sobre lo que es falacia, yo, como buen agricultor, acostumbrado a trabajar con sus manos, aprovechando la buena disposición de mi cerebro, sé que aquellos que crean algo valioso mas aquellos que lo editan de modo que solo una parte de mis compadres puedan tener acceso a esa obra, roban a aquellos que no tienen los medios para aprovecharlos para su derecho a la cultura y desarrollo, por eso trato en la medida de mis posibilidades de transformar esas obras en obras populares, o sea accesibles, es mi forma de luchar por la libertad y la igualdad.]

da un utente della mailing list "librosgratis" (Argentina)