Mala giustizia

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Siamo arrivati alla frutta. Se il 1 gennaio 2020 entrerà in vigore la disposizione secondo cui una volta emessa la sentenza di primo grado in un procedimento penale scatta sine die il blocco della prescrizione, non ci saranno più garanzie di uno stato di diritto per il cittadino che, colpevole o innocente che sia, si ritrova a dover subire un processo. I procedimenti d’appello e di cassazione potrebbero intervenire con ritardi clamorosi e il sistema della giustizia potrebbe ritrovarsi di fatto paralizzato nella confortevole certezza di avere a disposizione tutto il tempo necessario per processare un cittadino. Che, nel frattempo che aspetta che qualcuno sblocchi il suo fascicolo, potrebbe vedersi negate alcune possibilità fondamentali: lavoro, accesso a concorsi pubblici, accesso a gare d’appalto e chi più ne ha più ne metta.

La durata ragionevole del processo è un principio costituzionale irrinunciabile, fermo restando il fatto che dove interviene la prescrizione del reato si verifica un vero e proprio vulnus dello stato che dichiara la sua incapacità a perseguire un crimine.

Ma non si può stare sulla graticola a tempo indeterminato. Ognuno ha il diritto di sapere quanto durerà il proprio processo e quali sono le prospettive temporali dell’azione penale contro di lui. Se queste prospettive temporali vengono superate, l’imputato ha diritto alla prescrizione, che, tra l’altro, può accettare (dichiarandosi in un certo qual modo colpevole) o rifiutare (chiedendo, quindi, di proseguire il processo e di essere assolto nel merito).
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Turchia: confermata in appello la condanna a 11 giornalisti di opposizione

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Apprendo dall’account Twitter di Antonella Napoli che il giornalista investigativo turco Ahmet Sik, della testata “Cumhuriyet” è stato condannato in Appello (lo era già stato in primo grado) assieme ad altri 11 giornalisti e collaboratori del quotidiano turco di opposizione. L’editorialista Kadri Gursel è stato, invece, completamente assolto.

La bomba nel processo penale

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prescrizione

L’emendamento al decreto sicurezza che blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, qualunque sia la sentenza emessa è un vero e proprio mostro giuridico e meriterebbe di essere cancellata dalla faccia della terra, oltre che dalle carte dei sonnacchiosi senatori che non potranno neanche parlarne, perché tanto il Governicchio porrà la questione di fiducia.

Con questo istituto si svilisce prima di tutto un istituto che esiste ed esisteva nel nostro stato di diritto: lo Stato rinuncia a pretendere di risolvere un procedimento quando sia passato un certo lasso di tempo. La prescrizione è una espressione del diritto all’oblio. Dopo un po’ ci si dimentica di un fatto, si rinuncia ad esercitare l’azione penale perché un poveraccio (o un malandrino) non può essere giudicato anni e anni dopo per quello che ha fatto anni e anni prima. E’ probabile che si parli di un’altra persona (in senso stretto), di qualcuno che non si riconosce più e che non ha più nulla a che fare con il reato che ha commesso (ammesso e non concesso che lo abbia veramente commesso). E allora la questione si chiude.

Stoppando i tempi di prescrizione sine die si ledono i diritti di difesa (che può puntare anche sull’eccessiva durata del processo) e si va contro alla prescrizione costituzionale per cui un procedimento penale o civile deve avere una durata ragionevole, perché una volta ottenuta una sentenza di primo grado praticamente moriranno tutti i giudizi di grado superiore (qual è quel Pubblico Ministero o quell’avvocato difensore che in presenza di una sentenza sfavorevole avrà l’ardire di presentare appello in secondo grado o in Cassazione se sa che la prescrizione è sospesa?? A quel punto nessuno dei due avrà più fretta, e in caso di condanna il difensore avrà tutto l’interesse di mantenere così le cose per evitare che il suo cliente vada in galera, e la sentenza resta nel limbo).
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Condannato Giuseppe Ayala: diffamazione nei confronti di Salvatore Borsellino

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Giuseppe Ayala (da: www.wikipedia.org) * Giuseppe_Ayala.jpg: Elena Torre from Viareggio, Italia * derivative work: RanZag - Questo file è sotto la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.0 Generico

E a proposito di diffamazione, è stato condannato in primo grado Giuseppe Ayala, ex Pubblico Ministero ed ex politico.

E’ stato ritenuto colpevole di diffamazione per aver definito Salvatore Borsellino una persona con problemi “di sanità mentale”, e averlo associato alla figura di Caino.

Nonostante il parere contrario del pubblico ministero, è arrivata la condanna a 2000 euro di multa, oltre a un risarcimento di 15000 euro a favore della famiglia Borsellino e al pagamento delle spese processuali.

Ayala ricorrerà in appello (bene, è un suo diritto). Nel frattempo anche la legge può cambiare.

Marcello Dell’Utri condannato in appello a sette anni di reclusione

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"L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva"

(Costituzione Italiana)

…intanto c’è la registrazione della lettura della sentenza che potete ascoltare attraverso il nostro lettore virtuale di MP3.
(da: www.radioradicale.it, licenza Creative Commons)