Francesco Saverio Borrelli

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Quando scoppiò il terremoto di Mani Pulite, mi colpì molto un discorso di questo omino elegante, colto, calmo, garbato nei modi e nel linguaggio. Diceva, sostanzialmente, che il potere dei magistrati e quello dei politici sono separati e che questo era un valore costituzionale essenziale che gli permise di andare avanti, assieme ai suoi collaboratori, nello stanare il marcio che pervadeva la prima Repubblica, di scardinare il CAF (lo scellerato patto tra Craxi, Andreotti e Forlani -dei tre solo Andreotti non fu toccato dall’inchiesta di Borrelli, Di Pietro, Davigo, Colombo e compagni-), di fare emergere un malcostume che pervadeva tutto il sistema, di perseguire reati infamanti e ignobili, di mandare in galera personaggi di spicco. “Resistere! Resistere! Resistere!”, fu il suo motto. Ma resistere a che cosa? A una politica chiamata ad autoassolversi con colpi di mano e progetti di legge? No. Borrelli ha appreso soltanto in articulo mortis di una magistratura corrotta e indagata, ha assistito allo sfaldarsi del CSM e alla sfiducia dei cittadini nei confronti dei potere giudiziario. C’è solo da immaginare il suo dolore per una resistenza che veniva sempre meno, per la constatazione che quel potere di uomini perbene, quale lui era, era marcio dal di dentro, e che non era solo il di fuori quello che bisognava combattere. Resisteremo anche a questo, nel suo nome e nel suo ricordo.

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Assoluzione fisiologica

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E ora siamo tutti più tranquilli.

Dopo che il boss è stato assolto in secondo grado nel processo per il caso Ruby, l’estate trascorre solitamente più noiosa e i condizionatori possono di nuovo andare a palla mentre le località di mare si riempono di bambini vocianti, di mamme strillanti  e di metalli urlanti (questa la riconoscono in due o tre, ma mi è venuta così, estemporanea).

Dunque pare che non fosse vero un beneamato ciùfolo il castello accusatorio di primo grado, e i giudici, quelli veri, non quelli comunisti, hanno riconosciuto l’estraneità ai fatti di Berlusconi. O meglio, per un capo di accusa hanno riconosciuto che Berlusconi non è estraneo a quel fatto, ma che quel fatto non costituisce reato.

Ah, bene, come ci si sente rilassati! Ora finalmente qualcuno (Brunetta) può chiedere pubblicamente la grazia e dimenticarsi che, trattandosi di una sentenza di secondo grado, manca ancora la Cassazione prima di pronunciare definitivamente la parola “fine” sull’affaire Ruby, che se è vero come è vero che il principale imputato dell’affaire è stato assolto, c’è da metterci la mano sul fuoco che sia VERAMENTE la nipotina di Mubarak.

Lui, del resto, sapendo di non poterci più nemmen sperare sulla grazia, ha chiesto una legge che gli permetta di ricandidarsi alle elezioni e che aggiri tanto la Legge Severino quanto l’odiosa sentenza (quella sì, passata in Cassazione) che lo dichiara interdetto dai pubblici uffici per tre anni.
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