Antonella Beccaria – Wikipedia: un film e ancora sulla pubblicità

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Truth in Numbers: The Wikipedia Story è un documentario che dovrebbe essere ultimato per la fine di quest’anno e la cui uscita è prevista per il giugno 2008. Tramite una piattaforma wiki, si può contribuire con idee, proposte per il montaggio, nominativi di persone da intervistare. Per arrivare a risultato specifico:

an intimate study of the rise of Internet technology and one man’s (and one hundred million volunteers’) quest to provide free knowledge to the entire world. Jimmy Wales created the collaborative online encyclopedia that anyone can contribute to and edit freely utilizing ‘Wiki’ technology. Wikipedia is one of the most important websites alive today. “We built the 17th [now 9th as of 1/08/07] most popular website on the internet worldwide, how have we done this? It’s you, you’ve done it, I’ve done it we have all done it as volunteers, to me that’s an amazing thing”, Jimmy Wales. Both widely praised and criticized in the media for its user-created encyclopedic, potentially inaccurate, and highly controversial “anyone-can-edit” structure, Wikipedia has quickly become one of the most talked about digital movements of out time.

Al momento è possibile vedere il primo trailer del film e il making of delle riprese effettuate a Beijing, in Cina.

In merito invece alla già discussa questione della pubblicità di Wikipedia, Jimmy Wales torna a parlarne su Ars Technica affermando che:

I can’t say if I would ever support something like that, but I can say that I currently maintain the same position I always have: I am opposed to it.

Questo malgrado l’allarme lanciato di recente sulla crescita del progetto e sul sto sistema di finanziamento di cui si può leggere (in italiano) su Blogs4Biz qualche resoconto partendo da qui e qui.

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Antonella Beccaria – Brigate Ovunque

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[Update] Bierre vendesi su Wittgenstein cita un articolo di Filippo Facci con molti altri titoli e giornali in argomento.

Interessante post di Carlo Felice Dalla Pasqua su Reporters, Le Brigate Rosse erano ubique, in cui mette a confronto tre edizioni di altrettante testate giornalistiche: E Polis Milano, Il Padova (questi due appartenenti allo stesso gruppo editoriale) e LaStampa.it. Le immagini si commentano da sole:

 

 

 

 

 

 

 

 

Del resto, si sa che lo spettro del brigatismo si palesa guarda caso spesso alla vigilia di momenti più o meno delicati. E per essere uno spettro efficace, come vuole la tradizione, che sia dovunque è il minimo.

A questo proposito, risultano interessanti gli articoli Vicenza. La strategia della tensione delle ultime ore pubblicato su Carta e Brigate Rosse? Ma quanta fantasia di Marco Cedolin.

da: http://antonella.beccaria.org

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Antonella Beccaria – E’ come sangue che non va via

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Da FdC. Certe vicende non sono mai chiuse. Neanche quando i tribunali hanno emesso sentenze passate in giudicato e gli autori dei delitti sono in carcere. Lo dimostra una notizia che questa mattina compare sui quotidiani: la richiesta di accesso ai benefici di legge da parte di Pietro Gugliotta, detenuto che, come i suoi complici, non è un detenuto qualunque. Il suo curriculum criminale lo vede andare a comporre la banda della Uno Bianca, il commando che tra il 1987 e il 1994 lasciò a terra ventiquattro morti e 102 feriti per un totale di 103 azioni tra una tentata estorsione, una novantina di rapine e una decina di attacchi violenti con lo scopo di uccidere.

I famigliari delle vittime, rappresentati da Rosanna Zecchi, non vogliono sentir parlare di questa richiesta così come di quelle precedenti (il perdono invocato da Alberto Savi poco più di un anno fa, alla vigilia dell’anniversario per l’eccidio del Pilastro, la domanda poi ritirata di amnistia di cui si è parlato qualche mese fa a beneficio di Roberto Savi o richieste analoghe a quelle di Gugliotta da parte di Marino Occhipinti). A poco più di dodici anni dall’arresto della banda, cinque uomini in divisa più Fabio Savi, rimane il dolore dei parenti, che continuano a portare avanti la propria battaglia e alcuni risultati faticosamente li ottengono. E rimangono gli interrogativi – rimasti tali anche dopo i processi – sull’evoluzione di questa storia criminale e sulla sua fine.

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Antonella Beccaria – Strisce di memoria

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Si intitola La storia e le false notizie il dibattito che, in occasione delle celebrazioni del Giorno della Memoria, si terrà il prossimo 30 gennaio a Modena. Presso il Caffè Concerto di Piazza Grande, a partire dalle 21, l’argomento sarà Il complotto – La vera storia dei Protocolli dei Savi di Sion, il libro a fumetti di Will Eisner pubblicato recentemente da Einaudi per Stile Libero Extra. Nel corso della serata interveranno Andrea Plazzi, “Fumetti e romanzi e fumetti: il contributo di Will Eisner alla narrativa per immagini”, e Daniele Barbieri, della Scuola Superiore di Studi Umanistici, Università di Bologna, “Il punto di vista della Storia: Eisner testimone di un’epoca”.

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Antonella Beccaria – Gladio a chi?

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È dei giorni scorsi la notizia secondo cui nei paesi dell’Europa occidentale e del Patto di Varsavia sarebbero esistite carcere segrete della Cia. Ne è seguita qualche reazione (seppur, come per le armi al fosforo bianco su Fallujah, non si sia poi così tanto approfondito sui giornali) per lo più improntata alla sorpresa, alla richiesta di indagini accurate e così via in un balletto di dichiarazioni che, anche in questo caso, sembrano ricalcare un galateo politico predefinito. Eppure non è la prima volta che si parla di realtà del genere in Europa. Il riferimento deve fare un salto indietro di quindici anni quando, per una serie di rivelazioni, dichiarazioni ufficiali e dossier, si venne a sapere dell’esistenza delle strutture stay behind, organizzazioni di promanazione statunitense che, per il tramite della Nato, hanno attecchito in tutto il vecchio continente, compresi paesi neutrali come Austria, Svizzera, Svezia e Finlandia che avrebbero così violato anche i trattati di pace firmati alla fine della seconda guerra mondiale.
Questa struttura si è chiamata, sia in
Italia che altrove, Gladio ed ha assunto denominazioni differenti alcuni stati: Absalon in Danimarca, ROC in Norvegia, SDRA8 di Belgio. E la possibilità che i suoi uomini – o uomini a loro collegati – siano responsabili di attività esplicitamente illegali è stata adombrata da personaggi di rilievo come Giuseppe De Lutiis, storico che ha studiato a lungo i servizi segreti, Libero Gualtieri, presidente della commissione stragi che ricevette per primo da Giulio Andreotti il dossier relativo a Gladio, Daniele Ganser, ricercatore del centro per gli studi sulla sicurezza dell’istituto federale svizzero di tecnologia di Zurigo, e dal giornalista Ugo Tassinari. Un esempio, seppure non esista una verità incontroverbile e provata, può essere l’attività criminale che la banda del Bradante portò avanti dal 1982 al 1985 in Belgio: 16 incursioni, 28 morti e 25 feriti provocati – si seppe – da agenti delle forze dell’ordine che si trasformavano fuori servizio in rapinatori disinteressati al bottino. Non si dimentichi che anche in Italia, tra il 1987 e il 1994, accadde qualcosa di analogo con la banda della Uno Bianca il cui curriculum criminale (o sarebbe meglio chiamarlo terroristico?) fu molto più nutrito: 103 azioni, 24 morti, 102 feriti. Come si diceva, prove non ce ne sono, solo collegamenti e intuizioni. Sta di fatto però che il parlamento belga, per bocca del presidente della commissione che indagò sui colpi del Brabante, disse che gli attacchi sarebbero «opera di governi stranieri e di servizi servizi segreti che lavoravano per gli stranieri, un terrorismo svolto a destabilizzare una società democratica». Del resto, da qualche parte si è già sentito il motto (e il moto) «destabilizzare per stabilizzare».
Sorpresa? Non si dovrebbe se si pensa che all’articolo 11 dei Basic principles and minimum standards of security è riportato che «le persone che sono senza dubbio a rischio per la sicurezza, come coloro che sono membri di organizzazioni sovversive, o coloro sulla cui lealtà e affidabilità vi sia un ragionevole dubbio, devono essere escluse o rimosse da posizioni nelle quali potrebbero rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale». Siamo all’inizio degli Anni Cinquanta e nel verbale del consiglio dei ministri dell’8 gennaio 1951 sta scritto che «è necessario allontanare i comunisti dai posti d’importanza e di responsabilità, mettendoli nei posti nei quali non possono nuocere». Una lettura interessante, a questo proposito, sono gli atti del convegno della
Fondazione Istituto Gramsci “Doppia lealtà e doppio Stato nella storia della Repubblica”.
Questo è solo un piccolo assaggio di ricostruzioni secondo cui l’Europa occidentale tutta visse in uno stato di subalternità agli alleati d’oltre oceano. E se l’Italia non è stata la prima nazione a essere colonizzata dagli Stati Uniti, è stata sicuramente quella che ha più sofferto di una posizione subordinata a iniziare dalle frontiere orientali con la Jugoslavia dove organizzazioni paramilitari anticomuniste come l’Associazione Partigiani Italiani, Fratelli d’Italia, Stella Alpina e la Osoppo hanno subito progressive trasformazioni per convogliare, almeno in quest’ultimo caso, in un “organismo militare segreto”, l’Organizzazione O. Vennero anche la Rosa del Venti, Pace e Libertà, Difesa Civile, nata nel 1950 per «provvedere alla difesa passiva del territorio in caso di eventi bellici o connessi alla guerra» (
Mario Scelba), e nel 1956 Gladio che risulta un perfezionamento di realtà pre-esistenti.
Un’ultima osservazione prima di chiudere questa entry rimandando a successivi interventi approfondimenti del caso. Dell’esistenza di Gladio si venne a sapere nell’agosto 1990 quando, in relazione a indagini su fatti di terrorismo in Italia (tra cui l’inchiesta sulla
strage di Peteano condotta da Felice Casson e quella del giudice Giovanni Tamburino sulla Rosa dei Venti), Giulio Andreotti parlò esplicitamente per la prima volta di un servizio non ortodosso attivato dall’Alleanza Atlantica e voluto da CIA (USA) e MI-6 (Gran Bretagna) per combattere il comunismo a ovest della cortina di ferro. Della sua esistenza erano informati i primi ministri e i ministri degli interni e/o della difesa e coordinati da strutture sovranazionali. Armi, riceventi e trasmittenti ad ampio spettro, flussi economici hanno girato per il continente fino alla caduta del blocco sovietico. E mentre si attendeva un’invasione sovietica che non venne mai, gli uomini della rete Gladio lavorarono per reclutare neofascisti (anche in Italia e in Germania) per attuare attentati terroristici attribuiti poi a forze politiche avverse per screditarle e toglierle di mezzo.
Recentemente, nel corso di uno dei dibattiti tenuti all’interno della manifestazione
Politicamente Scorretto, Libero Mancuso ha sostenuto che «le stragi in Italia sono state volute dallo Stato», cio&
egrave; da chi avrebbe dovuto tutelare i cittadini e invece ne ha ammazzati (per parlare solo negli Anni di Piombo) oltre 400. È quello stesso stato che ha lavorato con un’entità più grande, che ha usato maggiore eleganza rispetto al Sudamerica per togliere di mezzo personaggi e intellettuali come Cesare Battisti e Adriano Sofri (per citare solo i più noti), che sapeva dell’esistenza delle carceri segrete in giro per il continente e che ha prestato un pezzo del suo territorio (la Sardegna) per fare un quartier generale stay behind dove sono stati addestrati molti del gladiatori.

 

da http://antonella.beccaria.org

Antonella Beccaria – I pionieri della frontiera digitale

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Per chi avesse sorvolato o volesse saperne di più sui primordi di questa creatura divenuta ormai parte del quotidiano di molti di noi, internet, ecco un’ottima panoramica che va dagli esordi della Rete fino al World Wide Web. Ce la propone Antonella Beccaria, giornalista con base a Bologna, da tempo attiva nel mondo del software libero (e con Assoli in particolare), in un testo rilasciato recetemente sotto Creative Commons. Appropriatamente intitolato I pionieri della frontiera digitale il documento è vieppù importante poichè, scorrendo l’introduzione, “…in una manciata di anni, la rete e