Dante era un cantautore. I testi della canzone d’autore nelle antologie scolastiche

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Screenshot da www.ilfattoquotidiano.it

Silvano Rubino, nel suo blog per “Il Fatto Quotidiano” intitolato “Franceschini: le canzoni nelle antologie? No grazie”, ha (ri)posto una questione stradibattuta. Ovvero, in soldoni, se sia o meno opportuno che i testi della canzone d’autore vengano riproposti come materia di studio (e, di conseguenza, di lettura e insegnamento) nelle antologie scolastiche a uso degli studenti.

Rubino dice che no, non è proprio opportuno. E scrive:

” (…) una canzone (se è canzone d’autore)  non è una poesia, è un connubio inscindibile di testo e musica, dove l’uno sorregge e compensa l’altro.”

e poi

“I cantautori non sono poeti e quindi il loro posto non è nelle antologie scolastiche. Questo non significa che non debbano essere insegnati a scuola, anzi. Ma devono essere insegnati nella loro identità di artisti che si sono espressi in quella particolare forma d’arte che si chiama, appunto, canzone. Quindi vanno fatti ascoltare nella forma canzone, con la musica.”

Ora, quando andavo alle medie (che comincia già ad essere qualcosina come una quarantina d’anni fa), avevo un’antologia che includeva i testi de “La guerra di Piero” e “La ballata del Miché” di Fabrizio De André. In breve, potevo già tastarmi ampiamente i coglioni da adolescente. Quindi l’inserimento dei testi della canzone d’autore nelle antologie scolastiche è piuttosto consolidato.
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