E quel bambino che giocava in un cortile

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enciclopedie

Nel 2012, anno che terminai in un modo che non amo ricordare, cominciai a metter mano a un libro di cui non scrissi che poche pagine. Il titolo, quello, c’era. Si chiamava “Il giardino incantato di Wikipedia”. Il prologo mi venne giù tutto d’un fiato, l’ho riletto e mi è parso che possa avere sufficiente dignità da essere proposto come post del blog. Certo, è passato un po’ di tempo. Ma conservo lo spirito e il titolo di quando scrissi queste righe allora.

Quando ero bambino l’arrivo di una enciclopedia in casa era un gesto sacro e degno del maggior rispetto dovuto e possibile.

I tuoi genitori, con l’aiuto dei nonni e di qualche parente, ti stavano regalando l’Enciclopedia (maiuscolo, perché allora era una categoria dello spirito!). Avevano investito un bel po’ di soldi in un’opera di consultazione che avrebbe dovuto esserti utile “per tutta la vita” (o, almeno, così si sperava), e che costituiva non solo una spesa considerevole per le magre entrate familiari, ma anche e soprattutto un investimento per quello che era il tuo futuro.

Perché il futuro, se nessuno era in grado di prevederlo, lo si poteva bene analizzare con la lente della cultura e del sapere, per cui poteva anche darsi che esistesse, in ipotesi, la possibilità che tu diventassi un perfetto imbecille per conto tuo, ma senza la cultura, senza il sapere, lo saresti diventato certamente.
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