Le cassette audio

…e le cassette, quelle musicali, quelle degli anni ’70 (anche negli ’80 andavano molto di moda, ma cominciarono ad essere un supporto analogico ormai destinato ad andare lentamente a finire verso l’oblio…), quelle che le mettevi nel mangianastri della macchina, che si chiamava mangianastri perché quando le tiravi fuori ti aveva triturato tutto rendendo la cassetta qualcosa di sterile e di inutilizzabile, con tutto il nastro aggrovigliato sulle testine.
Le cassette, quelle che quando incontravi uan ragazza che ti piaceva le dicevi "Conosci il cantante Tale o il gruppo musicale Talaltro?… Se vuoi ti faccio una cassetta…" e quella "Sì, grazie!" (per forza, cosa doveva dirti??) e tu che per dimostrarle tutto quello che sentivi scoppiarti nell’anima, le facevi una C.60 da strapparsi i coglioni a morsi, ma la prima canzone del lato "A" doveva essere quella che più la sorprendeva, se no era finita per sempre.

Le cassette, quelle che avevano ancora il lato "A" e il lato "B", quelle che stoppa… vai un pochino indietr…. no, più avanti, ecco, adesso ci siamo… e ci mettevi cinque minuti per cercare il brano che volevi.

Quelle che non le fanno più.

132 Views

Wikipedia e i Pink Floyd di “The Dark Side of the Moon”




Wikipedia riesce a risultare disarmante quando ci si mette.

Giorni fa (lo screenshot è vecchio di qualche settimana, abbiate pazienza, faceva parte di quegli "Argomenti di cui discutere sul blog in caso di magra, o, più semplicemente, quando ci fosse stato un po’ di tempo"), sulla home page dell’enciclopedia più compartecipata del mondo, appariva, per la versione italiana, un riferimento a "The dark side of the moon".

Per coloro che non ne abbiano (ahiloro!) memoria o conoscenza, si tratta del disco dei Pink Floyd. Non un disco dei Pink Floyd, ma il disco per eccellenza, un must, musica generazionale, alimento con cui accompagnare il pane quando si dice "io sono cresciuto a pane e Pink Floyd". Motivi come "Money", "Us and them", "The great gig in the sky" fanno parte della nostra colonna sonora degli anni ’70, e quei brani non sono musica, sono un ritratto pentagrammato di come siamo noi.

Quindi quando vedo qualcosa su The dark side of the moon, ancorché sia pubblicato su Wikipedia, vado sempre in sollucchero e mi si smuovono la nostagia, il ricordo, l’horror vacui e il giramento di coglioni di essere invecchiato.

Poi leggo che "Tra i temi del concept vi sono inclusi…" . E mi rendo conto che sto invecchiando. Dall’altra parte della luna.
63 Views

La mitica macchina fotografica giapponese miniaturizzata

Certo che s’era proprio bischeri, da piccini.

Su "Topolino" e su altri giornali apparivano annunci pubblicitari come questo (la ditta era la Same di Via Algarotti a Milano), e con solo 5900 lire (l’equivamente di 15 numeri di Topolino) ti portavi a casa questa agognatissima micromacchina fotografica giapponese "usata da tutti gli agenti segreti" (così ti sentivi un po’ 007 anche tu) e noi ci credevamo, era uno degli oggettucoli-patacca più agognati (mi ricordo che c’erano anche gli occhiali a raggi X, quelli che permettevano di vedere attraverso le pareti e i vestiti, naturalmente non funzionavano un tubo!) di allora.

Era tutto mignon. Dalle bottigliette di liquore alle macchine fotografiche, non ho mai capito dove si comprassero i rullini di ricambio…
106 Views

Leggere Topolino trent’anni dopo

Debbo dichiararmi grato all’evanescente Dimitri Dosi di Piacenza, lettore occasionale (come i rapporti sessuali a rischio) di questo blog, per avermi omaggiato di due vecchie copie di "Topolino" di carta, una (di cui riproduco imprudentemente la copertina, ma in bianco e nero, così la Uòl Dìsni non mi accusa di plagio) del 1978.

Devo dire che sfogliare un "Topolino" di quando ero bambino (credo di averlo avuto, questo numero) è commovente, soprattutto perché costituisce un modo di fare giornalini per ragazzi che non esiste più.

Vi offrirò abbondanti scansioni di questi giornalini esemplari, con commenti sui contenuti. Credo ne valga la pena.

Nel frattempo m’offro adorante e prostrato di commossa gratitudine all’estremità del Dosi, cui comunque ricordo la carica di Presidente Plenipotenziario del Club di Trottolino, che ha come consiglieri delegati Nonna Abelarda, Geppo, zio Trottolone e Bongo.
86 Views

Gli Alunni del Sole – Liu’ si stendeva su di noi (e ci dava un po’ di se’, beninteso…)

Liù che si stendeva su di noi e ci dava un po’ di sé (senza chiederci perché) è una delle immagini sessualmente più liberanti della canzone italiana degli anni 70.

Gli Alunni del Sole sono stati certamente uno dei gruppi più interessanti degli anni 70, anche se "Liù", essendo il loro pezzo più famoso, automaticamente non è il migliore.

La canzone, però, se la ricordano tutti, e magari una Liù che ce la dava a tempo perso e senza fare neanche troppe domande la sognavamo un po’ tutti. Certe canzoni erano anche smaccatamente maschiliste, ma le ragazze di allora non ci facevano troppo caso.

Era un mito, "Liù", un modello di amore libero che si sarebbe infranto, come la notorietà del gruppo, con la musica decisamente più elettrica ma meno sincera ed appassionata, degli anni ’80.

Ancora poco tempo, e avremmo dimenticato la generosità di "Liù" per andare "a la playa" (oh, oh, oh, oh, ooooh…). Pirla che eravamo!
580 Views

La musicassetta

La musicassetta era un oggetto di culto.

Eppure l’hanno messa fuori produzione solo due o tre anni fa e ci sembra già  preistoria.

La musicassetta era, soprattutto, la C-60 (mai capito cosa ci stesse a fare quel "C-" e credo lo abbiano capito in pochissimi) o, per quelli che volevano concedersi l’extra lusso, la C-90: ben un’ora o un’ora e mezzo di registrazione, con possibilità  di cancellare e sovrascrivere quello che non ti interessava, praticamente la manna, che ci facevi con i DVD-RW??

Esistevano anche le C-120, ma venivano regolarmente sconsigliate perché "sforzavano troppo il motorino" e siccome il nastro era più sottile rischiavi che si strappasse nel migliore dei casi o che andasse a creare in instricabile aggrovigliamento con le testine.

Testine che si sporcavano periodicamente e andavano pulite. E anche lì c’erano diverse scuole di pensiero, chi diceva che bisognasse utilizzare i Cotton Fioc a secco, chi usava l’alcool, chi uno straccetto, ma capitava sempre che una cassetta sputasse un po’ troppo ossido e rendesse poco "fedele" l’ascolto.

Poi c’erano quelli che compravano sempre e solo quella marca, come se appartenessero a partiti politici o fosserop tesserati di squadre di calcio di serie A. La TDK era una fede, e poi c’erano quelli che amavano le Maxell (le Sony vennero un po’ dopo).

La cassetta era considerata universalmente ed erroneamente un mezzo per cuccare.

Più economica ma sensibilmente meno efficace di un mazzo di fiori, una C-60 poteva avere un potenziale seduttivo notevolissimo, a patto di azzeccare la successione dei primi tre o quattro brani della compilation personale da dare all’amata, ché tanto l’avrebbe stoppata a quel punto, fregandosene di andare avanti nell’ascolto.

E le etichette erano generalmente variopinte, ogni compilation amorosa su cassetta costituiva un pezzo unico ed irripetibile (sì, si poteva fare la copia di una cassetta, ma la qualità era assai scarsa, a meno che l’originale non fosse eccellente).

In breve, la cassetta era una metafora del due di picche, tutte te la chiedevano ma nessuna alla fine te la dava.

110 Views

La piccola anima di Alice

Alice era, semplicemente, bellissima.
Aveva una voce leggermente nasale, piena, tendente un po’ al maschile senza che la cosa disturbasse troppo.
Ha cantato varie canzoni di Battiato, con il quale ha inciso una indimenticabile versione de "I treni di Tozeur", partecipando a un Eurofestival (1984, credo…), versione così indimenticabile che non la si trova più da nessuna parte.

Oggi mi sono imbattuto in questo pezzo, che, come tutte le cose belle, non se lo ricorda nessuno.
E’ del 1976, ha 32 anni. Il che è imbarazzante, almeno per me.

71 Views

La linea di Osvaldo Cavandoli

La linea era un cartone straordinario.
Pochissimi elementi, una linea bianca che tracciava la sagoma di un omino simpatico, un po’ sfrontato, certamente sfottente quel tanto che basta.
Osvaldo Cavandoli era il suo papà. Il cartone ebbe un successo straordinario come testimonial della Lagostina (“Lui cerca lallallàlla…” canicchiato sull’aria di “Io cerco la Titina”).
Era il simbolo di un altro modo di fare animazione. Assolutamente meno volgare e più vivace.
E soprattutto con un numero limitatissimo di risorse. Anche e soprattutto verbali. L’omino parlava una sorta di lingua franca, un grammelot italiano che non diceva assolutamente niente ma che veniva capito ovunque e da chiunque.
Cavandoli ha inventato il vero esperanto.
Non se lo ricorda più nessuno, a parte qualche anima pietosa che ha dedicato al cartone una voce su Wikipedia, facendo indubbiamente un’opera di bene, ma dimenticandosi -come accade regolarmente in Wikipedia- che un’enciclopedia è un’altra cosa (si è mai vista la Treccani dedicare una voce a Fabrizio Corona? Su, via…).
Cavandoli è morto il 3 marzo scorso e la gente nemmeno se n’è accorta.
Era un genio nell’accezione più genuina del termine: “Cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, colpo d’occhio e rapidità di esecuzione…” (da “Amici miei”)
88 Views

Ti chiamo dopo…


“Non ho più gettoni…”
“Mi cambierebbe mille lire per cinque gettoni?”
“Non mi ha restituito il gettone!”
“I gettoni stanno andando giù che è una bellezza…”
“Sono entrato in una cabina, ho premuto il tasto della restituzione gettoni e sono diventato ricco…”

Tutte frasi che grazie ai telefonini abbiamo imparato a non dire più…

113 Views