Quei no che aiutano a crescere

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Questo manifestino andava molto di moda ai miei tempi.

Era diventato quasi un ritornello scontato, ripetuto spesso non solo tra gli anarchici.

Il voto visto come delega, come sottoscrizione a fare in modo che altri pensino al nostro posto è stato da sempre uno dei punti cardine di un pensiero sano. Naturalmente i politici della sedicente sinistra e i sindacalisti della Triplice lo tacciano di qualunquismo.

E come potrebbero fare diversamente?

Sono abituati a prevedere con stupefacente precisione quello che accadrà. Sibille Cumane di loro stessi.

E ci cambiano i termini, le parole, le espressioni.

Fanno delle consultazioni e le chiamano referendum. Ma non sanno che i referendum in Italia sono abrogativi. Cancellano, non confermano.
Non parlano più di lavoro, parlano di Welfare (trovatemi un cittadino comune che sappia cosa cazzo sia il Welfare!), non fanno più gli accordi con il governo amico, fanno i protocolli.

Si affidano a regole che non esistono e la chiamano democrazia partecipativa. Nel luoghi di lavoro le assemblee della Santa Alleanza hanno democraticamente portato avanti le ragioni del sì ignorando totalmente quelle del no.
Così i lavoratori hanno potuto votare con maggiore cognizione di causa.
A nessun lavoratore è stata consegnata una copia dell’accordo così come è scritto per vedere che cosa ne pensa.

Angeletti ha dichiarato a Radio Anch’io che il testo dell’accordo è troppo complesso, scritto in burocratese, che nessuno si prenderebbe la briga di leggerlo, considerate anche le sue dimensioni.
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