Le amicizie finiscono

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Le amicizie finiscono, sissignori. Una mi è finita stasera. A distanza di un’ora dal folle e irreversibile “Addio!” (retaggio melodrammatico da vaudeville d’antan) sono ancora vivo. Segno che alla fine di qualcosa si può sopravvivere. Il che è già qualcosa che consola e che ti rende più consapevole delle cose (belle) che hai. Tua figlia, i libri, il blog, la radio, un computer su cui installare Linux e quei sigarini che devi essserti dimenticato nella càntera di cima.

Una volta per finire un’amicizia ci si mandava a fare in culo cordialmente. Io con quell'”amico” lì lo facevo praticamente tutti i i giorni, che quando il vaffanculo è stato definitivo si può dire che nemmeno me ne sono accorto. Poi la controprova: l'”amicizia” su Facebook è stata cancellata. Bloccato, interdetto. Ecco, è così che si fa oggi. Si blocca una persona su Facebook, su WhatsApp. Non la si guarda più, la si cancella dalla vista così ci si illude che non esista, che non continui ad avere una vita e un pensiero propri, e che in un certo senso non ci riguardi più. La vita, ovviamente, è molto più complicata di un clic. Ma al mio “amico” è piaciuto così, cosa gli posso fare?
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Bannare stanca

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E’ successo a me.

l’altro giorno, sul mio account Twitter/Facebook (tutti i miei tweet appaiono su FB automaticamente) ho inserito un intervento che, come è mio solito, non era particolarmente gentile con Fabrizio De André. Era il giorno dell’anniversario della sua morte e volevo andare un po’ in direzione ostinata e contraria anch’io.
Mi risponde un utente che, senza per nulla entrare nel merito di quello che avevo scritto (abitudine piuttosto radicata nell’utenza Facebook) fa un apprezzamento (“scherzavo”, dirà più tardi) sulla mia vita privata.

L’apprezzamento dell’utente (di cui ometto il nome, ma tanto tutto ciò di cui parlo è pubblicamente disponibile) mi fa saltarei gàngheri. Perché un [pre]giudizio sulla mia persona e sulle mie relazioni familiari quando ho espresso semplicemente un’opinione su un compositore di canzonette? Non è dato saperlo o forse sì. L’utente stava scherzando e stai a vedere che adesso la colpa è anche mia che sono troppo permaloso (sì).

Decido di togliergli l'”amicizia”, questo brutto nome con cui i facebookari chiamano quelli che più appropriatamente dovrebbero dirsi i CONTATTI. Tanto, mi dico, sarà poco male, potrà comunque, come tutti, leggere quello che scrivo e intervenire quando vuole (vedete cosa si ottiene a essere troppo buoni?)
Ma non basta. L’utente insiste e allora decido di fare una cosa che faccio molto di rado: bannarlo.
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