Flavia Amabile, la giornalista che si è finta undicenne su Facebook

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Flavia Amabile, giornalista de “La Stampa” ha avuto un’idea:  si è finta undicenne, si è iscritta a Facebook, ha guardato un po’ il mondo dei pre-adolescenti di oggi dal buco della serratura e ne ha fatto un articolo giornalistico, apparso oggi nella rubrica “Tecnologia” a cura di Anna Masera (quella che annunciò con una certa soddisfazione “Mistero risolto: non è stato il ministro Fornero a chiudere il sito della Dpl di Modena”, senza tuttavia dire ai lettori CHI stesse veramente dietro alla firma che aveva  disposto la chiusura di quella risorsa).

La tendenza squisitamente giornalistica a voler vedere di nascosto l’effetto che fa non è nuova. In fondo, Flavia Amabile ha fatto quello che fanno tanti genitori oggi, senza necessariamente passare per la strillozzeria giornalistica: hanno semplicemente desiderio, motivo e legittimità di vedere che cosa comunicano i propri figli agli altri. Perché abbiamo paura di questi “social network” che rapiscono i nostri figli che scrivono e fanno, attraverso di loro, quello che vogliono, mentre noi restiamo al palo perché la conoscenza tecnologica ci appare incolmabile.

E quando ammettiamo che i nostri figli hanno una maggiore conoscenza rispetto a noi abbiamo già sbagliato il nostro approccio educativo. Facebook, dunque, chissà cos’avrà mai di così speciale questo Facebook da stregarci tutti, e chissà quali segreti nasconde. O, meglio, chissà quali torbidi segreti potranno mai nascondere i nostri adolescenti. Come scriveva Joni Mitchell in una delle sue liriche più belle: “Everybody’s saying that hell’s the hippest way to go / Well I don’t think so / But I’m gonna take a look around it though.”
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