Il testo del D.P.R. 122/2009 – Regolamento per la valutazione degli alunni

Tanto tuonò che piovve. E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ed è, quindi, legge dello stato a partire dalla data di domani, il D.P.R. n. 122 sulla valutazione del rendimento degli alunni e dell’attribuzione dei crediti per l’ammissione all’esame di Stato conclusiovo della scuola secondaria superiore di secondo grado.

Nel testo del regolamento non è stato minimamente recepita la sentenza del TAR del Lazio che esclude gli insegnanti di religione cattolica dalla valutazione allo scrutinio finale. Particolarmente chiaro risulta il passaggio secondo cui «In sede di scrutinio finale il consiglio di classe, cui partecipano tutti i docenti della classe,compresi gli insegnanti di educazione fisica, gli insegnanti tecnico-pratici (…), i docenti di sostegno, nonchè gli insegnanti di religione cattolica limitatamente agli alunni che si avvalgono di quest’ultimo insegnamento, attribuisce il punteggio per il credito scolastico di cui all’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323, e successive modificazioni».

La palla è stata ributtata impietosamente in mano ai collegi docenti e ai consigli di classe. E ora sono cazzi nostri.

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Lo studente che ha perso l’anno scolastico per un incidente va risarcito (Cassazione)

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Sezione terza civile

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. Paolo Vittoria -Presidente-

Dott. Antonio Segreto -Consigliere-

Dott. Alfonso Amatucci -consigliere-

Dott. Angelo Spirito -Rel. Consigliere-

Dott. Roberta Vivaldi -Consigliere-

Ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

Sul ricorso proposto da:

N.E., elettivamente domiciliata in Roma via Sardegna 29, presso lo studio dell’avvocato Vasi Giorgio, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato Farina Grazietta, giusta procura speciale a margine del ricorso;

-ricorrente-

Contro

Toro Assicurazioni SpA; B.F.;

-intimati-

Avverso la sentenza n. 202/03 della Corte d’appello di Cagliari – sezione Distaccata di Sassari del 23/05/03, depositata il 03/06/03;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22/11/06 dal Consigliere Dott. Angelo Spirito;

Udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Vincenzo Maccarone che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo

Il tribunale di Nuovo condannò il B. e la Toro S.p.A. al risarcimento del danno da sinistro stradale in favore della N. . La corte di Sassari (per quanto ancora interessa) ha parzialmente accolto l’appello della N.

Quest’ultima propone ora il ricorso per cassazione, svolgendo due motivi. Non si difendono gli intimati. La N. ha anche depositato memoria per l’udienza.

Motivi della decisione

Nei due motivi di ricorso la N. lamenta i vizi della motivazione e la violazione degli artt. 2043 e 2059 c.c..

1) – In particolare, il primo motivo censura il punto della sentenza in cui è stata respinta la domanda di risarcimento del danno subito per il mancato conseguimento del risultato scolastico nell’anno in cui s’è verificato il sinistro, nonché quella del risarcimento conseguente alla diminuita capacità lavorativa, accertata dal CTU nella misura del 20% ed incontestata tra le parti.

Il motivo è fondato.

La sentenza impugnata ha respinto le domande in questione nella considerazione che "non sussistono elementi per calcolare una diminuzione reale della specifica capacità di guadagno, che all’epoca l’infortunata non possedeva". Siffatta affermazione non solo è viziata da difetto di motivazione ma, soprattutto, contrasta con il principio ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità secondo cui il danno patrimoniale da lucro cessante, per un soggetto privo di reddito e a cui siano residuati postumi permanenti in conseguenza di un fatto illecito altrui, configura un danno futuro, da valutare con criteri probabilistici, in via presuntiva e con equo apprezzamento del caso concreto.

Pertanto, se occorre valutare il lucro cessante di un minore menomato permanentemente, la liquidazione del risarcimento del danno va svolta sulla previsione della sua futura attività lavorativa, in base agli studi compiuti o alle sue inclinazioni, rapportati alla posizione economico-sociale della famiglia, oppure (nel caso in cui quella previsione non possa essere formulata) adottando come parametro di riferimento quello di uno dei genitori,presumendo che il figlio eserciterà la medesima professione del genitore (in tal senso tra le varie, cfr. Cass. 2 ottobre 2003, n. 14678).

La sentenza va dunque , cassata sul punto ed il giudice, adeguandosi al principio di diritto sopra enunciato, dovrà procedere all’accertamento ed alla eventuale liquidazione del risarcimento del danno da mancato guadagno subito dalla vittima, tenendo conto che, benché non sia configurabile un danno da lucro cessante specificamente rapportabile al ritardo (in via eziologia riferibile all’atto illecito produttivo del danno alla persona) nel conseguimento del titolo di studio, di questa circostanza può essere eventualmente tenuto conto nella misura in cui quel ritardo stesso allunga i tempi per svolgere la probabile attività lavorativa (produttiva di reddito) per il cui esercizio il titolo di studio è necessario.

2) – Nel secondo motivo la ricorrente – dolendosi del vizio della motivazione e della violazione dell’art. 2059 c.c. – censura la sentenza per avere respinto il suo motivo d’appello in ordine al danno morale (liquidato dal primo giudice in L. 36.740), sulla base della mera affermazione che esso "è stato liquidato in maniera congrua", senza poi di fatto procedere alla relativa liquidazione. Aggiunge che il giudice non ha tenuto conto dei propri rilievi circa il fatto che la liquidazione del danno morale deve tenere conto della diminuita capacità lavorativa e della gravità delle lesioni subite.

Il motivo è infondato, in quanto la sentenza contiene una congrua motivazione in ordine allo specifico punto oggetto di denunzia.

3) – Pertanto, accolto il primo motivo e respinto il secondo, la sentenza deve essere cassata, con rinvio al giudice designato nel dispositivo, il quale provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, rigetta il secondo, cassa per quanto di ragione la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Cagliari, in diversa composizione, la quale provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Roma, 22 novembre 2006.

L’Estensore Il Presidente

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

IL 20 FEBBRAIO 2007

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Campioni di découpage






Sembra impossibile, ma in terza superiore esiste ancora chi si dedica con diletto e certosina pazienza alla realizzazione di questi superbi capolavori dell’intelletto e della manualità.
Particolarmente apprezzato per le sue elevatissime qualità artistiche, questo raro esempio di disattenzione alla lezione dell’ultima ora costituirà un validissimo elemento antistress per i poveri alunni vessati dagli insegnanti e costretti con la forza bruta a ripetere verbi irregolari sgranandoli come fossero i grani della corona di un rosario, e al contempo rappresenterà un martellamento costante della pazienza dell’insegnante il quale uscirà dallo scontro con l’alunno stanco e distrutto, soprattutto perché quest’ultimo gli riferirà con innocente candore di aver ancora bisogno di qualche minuto per perfezionare gli omini (e studiare non se ne parla, vero?).

Un applauso all’autore del ritaglio e a quello della foto.

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La professoressa in classe con gli studenti

Sembra un titolo da filmetto di serie B degli anni ’70, quelli con Edvige Fenech o Gloria Guida (che adesso si sono ricostruite una verginità e non solo cinematografica…), invece la notizia purtroppo è vera:

L’Ufficio scolastico regionale della Lombardia ha sospeso l’insegnante di matematica sorpresa una settimana fa in aula in atteggiamenti intimi con cinque alunni di seconda media, a Nova Milanese. Il direttore regionale, Mario Giacomo Dutto, ha infatti assunto un provvedimento di sospensione, che ha l’obiettivo di evitare la possibilità di nomina nelle altre scuole nelle quali la docente ha presentato domanda di supplenza.

(la notizia per intero è linkabile sul sito di Repubblica.it)

Siamo arrivati alla frutta. L’insegnante di matematica che fa sesso con gli alunni della scuola media. Adesso ci sarà qualcuno che dirà che in fondo ai maschi coinvolti la cosa poteva anche fare piacere, che i primi turbamenti maschili hanno come oggetto proprio le insegnanti delle scuole medie (adesso non più, considerata l’età media degli insegnanti in continuo aumento), che sì, la cosa è disdicevole, ma che in fondo la signora se l’è andata a cercare, perché si sà che l’uomo è cacciatore (anche se è minorenne?) e la donna prima o poi si fa preda, per non dire di peggio.

Niente scuse, l’hanno sospesa e hanno fatto bene. I ragazzi non si toccano. “Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo”, cantava De André.

Ma c’è solo da immaginare che cosa sarebbe successo se a fare la stessa cosa fosse stato un insegnante uomo con cinque ragazze. Sarebbe stato certamente sbattuto a marcire in carcere, oltre a tutti gli altri provvedimenti disciplinari del caso (qui se n’è occupato il Ministro Fioroni in persona).

E in carcere, si sa, se fai del male a un minorenne non ti perdonano. Speriamo non sia vero anche per questa pur indecorosa docente. Ma come al solito c’è chi userà due pesi e due misure.

 

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