Alessandro Iacuelli – Gli inganni di Terzigno

"Aprire una discarica in un parco nazionale era una scelta da evitare". Lo dice il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, in una trasmissione di Radio Svizzera Italiana. E non sbaglia, visto che si tratta di una scelta ottusa e in contrasto con leggi e regolamenti dello Stato, oltre che con le direttive dell’UE, che vietano tassativamente la costruzione d’impianti in riserve naturali. Anzi, a dirla tutta, le direttive europee dicono anche che di discariche non se ne devono proprio più fare. Allora? Perché all’improvviso scoppia una nuova emergenza rifiuti in Campania e tutta la politica dice che occorre destinare a discarica la cava Vitiello, tra Terzigno e Boscoreale, che c’è una legge dello Stato che lo prevede? Continua la lettura di Alessandro Iacuelli – Gli inganni di Terzigno”

73 Views

Comincia la mia collaborazione a altrenotizie.org

…e allora un  saluto agli amici di www.altrenotizie.org che, bontà loro, hanno deciso di volermi ancora nel loro staff, che ha annoverato giornalisti di prima linea come Sara Nicoli, attualmente in forze al "Fatto Quotidiano", e su cui ho cominciato a pubblicare qualcosa. Il che non significa che avrò meno tempo per il blog, anche se è vero, ma, semplicemente, che continuerò imperterrito a rompere le scatole e a tirarmela da giornalista (oh, la casta dei giornalisti servirà pure a qualcosa… : - )) Ringrazio per la fiducia Alessandro Iacuelli e il direttore Fabrizio Casari.

Il primo articolo che ho pubblicato riguarda il pasticcio della Posta Elettronica Certificata, di cui mi sono occupato, quasi con precisione monomaniaca anche sul blog. Il titolo è "Posta Certificata: la chimera" (ma quello originale era "PECcati di omissione", mi piaceva di più…) e sul blog l’ho riportato qui.

67 Views

Alessandro Iacuelli – Google e l’Antitrust



L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di estendere a Google Ireland Limited l’istruttoria per possibile abuso di posizione dominante, avviata nei confronti di Google Italia l’estate scorsa, alle condizioni imposte in Italia agli editori dei siti web nei contratti di intermediazione per la raccolta pubblicitaria online. A renderlo noto è stata la stessa Autorità antitrust in una nota ufficiale. "Sotto indagine", si legge nel comunicato, "le condizioni contrattuali imposte ai siti web per la raccolta pubblicitaria online". L’estensione istruttoria a Google Ireland è determinata dal fatto che la sociètà svolge il ruolo di capogruppo nella raccolta pubblicitaria. Continua la lettura di Alessandro Iacuelli – Google e l’Antitrust”
91 Views

Alessandro Iacuelli – Google sfida la Cina

Di regola, certe operazioni di politica globale dovrebbero farle gli Stati, o le confederazioni e unioni di Stati. Ma, di fronte ad un colosso dell’economia come la Cina, gli stati occidentali chinano la testa, vuoi perché la Cina detiene il loro debito pubblico, vuoi per evitare un aggravarsi della crisi economica in cui versa attualmente il modello capitalista. Così, succede che di fronte alla sistematica violazione dei diritti umani dei suoi cittadini, a prendere posizione contro Pechino non sia l’ONU, o gli USA, o l’UE, ma un’azienda privata. Anzi, un colosso dell’industria informatica moderna: Google. Continua la lettura di Alessandro Iacuelli – Google sfida la Cina”
80 Views

Ilvio Pannullo – Assalto alla Costituzione

Che la Costituzione repubblicana del 1948 non piacesse al Presidente del Consiglio era cosa nota da molto tempo. Quanto sta accadendo in questi giorni, tuttavia, dà modo di capire chiaramente quale sia il filo rosso che collega le 99 proposte di modifica giacenti in Parlamento. L’ultima uscita in ordine di tempo del Ministro dei Lavori Pubblici, Renato Brunetta, secondo il quale l’affermazione che "l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" non significherebbe nulla, è solo la punta dell’iceberg.

La volontà politica eversiva che anima la maggioranza di governo emerge, infatti, in tutta la sua brutalità, dalla lettura attenta delle proposte di modifica già depositate dai parlamentari nelle rispettive camere di appartenenza. Non che questi godano di una indipendenza politica od intellettuale, ma dopo le esternazioni del premier, secondo il quale la Costituzione italiana sarebbe nulla più che "una legge fatta molti anni fa, sotto l’influenza della fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla costituzione russa come a un modello", l’assalto è iniziato.

Si va dai leghisti, come il deputato Giacomo Stucchi, che pensa all’autonomia della provincia di Bergamo, al più temerario senatore del Popolo della Libertà, Lucio Malan, che vorrebbe revisionare "l’ordinamento della Repubblica sulla base del principio della divisione dei poteri". Anticipando di un anno il Ministro Brunetta, nel novembre del 2008 Malan proponeva di modificare l’articolo 1, trasformando l’Italia in una Repubblica "fondata sui principi di libertà e responsabilità, sul lavoro e sulla civiltà dei cittadini che la formano". Una Repubblica – così la sogna Malan – dove i senatori a vita non votano, il Presidente del Consiglio non presta giuramento e il governo non ha bisogno della fiducia delle Camere. A questi si aggiunge Davide Caparini che vorrebbe stralciare dal testo dell’articolo 33 quella parte secondo cui la scuola privata vive “senza oneri per lo Stato”.

Il loro meglio però, prevedibilmente, i parlamentari del PdL lo esprimono in materia di giustizia: si contano infatti ben quattro disegni di legge per il ripristino dell’immunità parlamentare e si lavora anche su come semplificare il procedimento legislativo. Una proposta del deputato Giorgio Jannone vorrebbe modificare l’articolo 72 e fare in modo che "non sempre l’assemblea sia chiamata a votare progetti di legge approvandoli articolo per articolo e con votazione finale". Un tentativo forse da interpretare come un servizio al presidente Berlusconi, che già aveva proposto, in una delle sue tante uscite dissennate, di approvare le leggi attraverso il voto dei soli capigruppo. C’è chi poi come Raffaello Vignali vorrebbe addirittura modificare gli effetti delle sentenze della Corte Costituzionale, supremo organo di garanzia insieme al Presidente della Repubblica dell’ordine costituzionale, rea di essersi messa troppe volte contro gli interessi del Re di Arcore.

Le riforme riguardanti la magistratura sono, ovviamente, tra le più stravaganti. Giuseppe Valentino propone una corte di giustizia disciplinare, Antonio Caruso un’alta corte di giustizia, Gaetano Pecorella, forse stanco di doversi sempre studiare tutte le carte dei molti processi a carico del suo assai munifico cliente, passa invece il suo tempo occupandosi di PM e Procure, immagina una divisione delle carriere sancita dalla stessa Costituzione. Ovviamente proporre una modifica non equivale a modificare, ma quello che tuttavia colpisce – e che traspare palesemente dalle molte proposte già depositate – è la totale ignoranza delle ragioni storiche e politiche che portarono a quello straordinario compromesso ideologico che ha rappresentato, e tuttora rappresenta, la Costituzione italiana del 1948. Una carta unica, che rappresenta un punto fermo nella storia del costituzionalismo europeo e che viene considerata da molti addetti ai lavori come un vero è proprio prodigio giuridico, proprio per quella lungimiranza delle disposizioni che la rendono, ancora oggi a distanza di più di 60 anni, straordinariamente attuale.

La Costituzione del 1948 trovò la sua premessa nella resistenza, nel ripudio dello Stato autoritario e dei suoi dogmi, nella volontà di ripristinare la democrazia e i principi dello Stato di diritto, umiliati durante il ventennio fascista. Sulla base dell’idea liberale che vuole il potere regolato e sottoposto a limiti giuridici per garantire diritti e libertà, storicamente congiunto all’idea democratica, s’innestarono elementi propri delle dottrine delle due ideologie dominanti: quella cristiano sociale e quella socialista. La Costituzione italiana va, infatti, collocata in uno scenario più ampio, addirittura mondiale, traversato da idee e speranze comuni maturate attraverso esperienze tragiche che non si volevano ripetere.

Per questi motivi, nonostante sia corretto, è tuttavia riduttivo vedere nella Costituzione solo il prodotto dell’antifascismo, il rigetto della dittatura come esperienza italiana. La lotta antifascista s’iscrive, infatti, nell’ampio scenario di una guerra mondiale condotta e vinta contro tutti i fascismi, uno scenario dominato dall’intento di costruire un mondo diverso e migliore, che potesse ridare dignità alla persona umana. Il valore della persona era nella cultura comune dei costituenti; tutti, dal primo all’ultimo, siano essi stati comunisti, socialisti, liberali, repubblicani o democristiani. Un’unione di forze, di spiriti e d’intenti che oggi sarebbe impensabile, ma che allora si raggiunse dando alla luce il documento che oggi è alla base dell’unità nazionale. I costituenti erano infatti decisi nell’affermare i diritti non solo come garanzia di una sfera intoccabile di libertà e di partecipazione politica, ma anche come tutela effettiva dei diritti stessi attraverso l’assicurazione di condizioni esistenziali dignitose.

Accanto alle libertà tradizionali, di pensiero, di espressione, di religione, si affiancavano la libertà dalla paura e dal bisogno. Accanto alla necessità di assicurare teoricamente al cittadino le libertà politiche si sentì la necessità di metterlo in condizione di potersene praticamente servire. Di libertà politica "potrà parlarsi solo in un ordinamento in cui essa sia accompagnata per tutti dalla garanzia di quel minimo benessere economico", senza il quale la possibilità di esercitare i propri diritti viene meno.

Così parlava Carlo Rosselli, grande giurista al cui pensiero s’ispirò quel Piero Calamandrei del gruppo autonomista, cui si deve uno dei passaggi forse più importanti della nostra Costituzione: quell’articolo tre comma due, secondo il quale "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica economica e sociale del paese". Continua la lettura di “Ilvio Pannullo – Assalto alla Costituzione

89 Views

Mariavittoria Orsolato – i furbetti di Facebook

Chiunque abbia un account Facebook, la scorsa settimana avrà sicuramente notato come nella propria home page campeggiasse una lettera personale del fondatore Mark Zuckerberg, in cui veniva spiegato che a breve le impostazioni sulla privacy sarebbero state cambiate. Il crescente numero di utenti, circa 350 milioni, pare aver infatti inficiato l’efficacia di alcune barriere come i network regionali, utili quando il sito contava poche migliaia di persone perché consentivano la condivisione di informazioni anche con chi non fosse propriamente un amico. Nel tempo queste reti territoriali hanno cominciato a contare centinaia di migliaia di persone e la facilità con cui era possibile carpire notizie personali, ha spinto i vertici dell’azienda a eliminarle definitivamente, introducendo una nuova piattaforma d’impostazioni.

Sulla carta, l’operazione di Zuckerberg e soci appare tecnicamente perfetta e soprattutto rispettosa della privacy dei singoli utenti, ma dalla Electronic Frontier Foundation – la più stimata organizzazione no profit nell’ambito della tutela dei diritti civili sul web – arriva un rapporto in cui le innovazioni vengono perlopiù criticate. Secondo gli esperti di San Francisco, infatti, le nuove impostazioni di privacy spingono gli utenti a diffondere nel web i loro contenuti personali: una volta apparso il cosiddetto “transition tool”, il fruitore di Facebook è stato messo davanti al fatto che (di default) tutte le sue informazioni erano visibili a chiunque, e nel caso in cui non si fosse andati personalmente a modificare le impostazioni, i contenuti sarebbero rimasti totalmente accessibili.

A onor del vero, la transizione ha portato una semplificazione significativa dei passaggi per la pianificazione della privacy. Con un’interfaccia più chiara ed intuitiva è ora possibile scegliere, ambito per ambito, cosa far vedere a tutti, solo agli amici oppure agli amici degli amici. In questo modo la privacy sembrerebbe in una botte di ferro: basta un po’ di accortezza ed è possibile schivare il rischio di avere le proprie foto in ambienti o atteggiamenti poco consoni, diffuse su tutto il web.

La questione non è però così semplice. Quando Zuckerberg e soci ci dicono ad esempio che le nostre generalità – ovvero sesso, data di nascita, residenza, lista degli amici e pagine – sono automaticamente visibili nel momento in cui noi facciamo uno di quegli irresistibili test sulla nostra personalità freudiana o parliamo con la nonna di Bari vecchia, si dimenticano di precisare che è proprio da questa nostra gentile concessione che arrivano gli utili della loro azienda. In pratica quei giochini tanto carini sono delle immani miniere d’informazioni su gusti, inclinazioni e comportamenti personali che vanno ad ingrassare le liste di compilazione necessarie a sondaggi e ricerche di mercato di ogni genere e sorta. E com’è ovvio ogni servizio ha un prezzo.

Se a ciò aggiungiamo il fatto che ogni restrizione sulla privacy è una perdita in termini di guadagno per quanto riguarda la probabilità di indicizzazione sui vari motori di ricerca, Google in testa, ben si potrà capire come mai durante la fase di setting delle impostazioni due righe di testo ci suggerissero che “consentire a tutti di vedere le informazioni, faciliterà l’identificazione da parte degli amici”. D’altra parte la concorrenza di una piattaforma come Twitter, in cui tutti i contenuti sono pubblici e di conseguenza indicizzabili da Yahoo e soci, ha un peso sempre maggiore nei bilanci dell’azienda di Zuckerberg.

Ora, il problema non sta tanto nella pubblicazione d’informazioni quali l’istruzione o il luogo di lavoro. I guai cominciano ad arrivare nel momento in cui ragazzini poco meno che adolescenti lasciano, o per buona fede o per pigrizia, le impostazioni di default e rendono pubbliche immagini appetibili ad ogni sorta di maniaco deviato che circoli in rete. Sebbene al momento dell’iscrizione si richieda la maggiore età, su Facebook sono presenti migliaia di studenti delle medie e delle elementari, bambini e ragazzini che si approcciano con curiosità alla rete e vedono in questo sito la via più semplice per creare network interattivi con i propri compagni di scuola, di sport o di vacanze. Sono loro che statisticamente pubblicano più informazioni, sono loro la più grande fonte di guadagno per le ricerche commerciali ma sono anche loro ad essere i più esposti alle minacce che un sistema come il web, anarchico per antonomasia, non può illudersi di combattere né tantomeno eludere.

da: www.altrenotizie.org

102 Views

Mariavittoria Orsolato – Partito Democratico: la schizodemocrazia

Benché la politica sia ormai diventata, nei contenuti e soprattutto nelle forme, un surrogato delle riviste scandalistiche da ombrellone, la questione della travagliata successione alla segreteria del Partito Democratico non pare interessare più di tanto l’opinione pubblica italiana in vacanza o, almeno, non tanto quanto sta a cuore agli analisti politici, che dal quadro attuale non riescono a ricavare altro che irrisolvibili rebus. Se nel 2007 la segreteria aveva il volto di Walter Veltroni ancora prima che il partito effettivamente nascesse, ora, a distanza di due anni in cui parecchia acqua è scorsa sotto i ponti della dirigenza, la partita tra i candidati attuali – Franceschini, Bersani, Marino, Adinolfi e addirittura Beppe Grillo – somiglia più a un avvincente Risiko che a un noioso Gioco dell’oca. Continua la lettura di “Mariavittoria Orsolato – Partito Democratico: la schizodemocrazia”
71 Views

Fabrizio Casari – Honduras: golpisti isolati, il mondo è con Zelaya

Netta, senz’appello. Magari non particolarmente tempestiva, ma inequivocabile. La condanna degli Stati Uniti del golpe di Tegucigalpa ha inflitto un serio colpo alle speranze di accredito internazionale dei golpisti honduregni. Tanto Barak Obama, quanto Hillary Clinton, hanno chiesto con forza il reintegro del Presidente Zelaya alla guida del paese centroamericano, ribadendo che, comunque, Washington riconoscerà come legittimo solo il governo guidato dal Presidente deposto con la forza. Stesso atteggiamento anche dal Palazzo di Vetro a New York. I 192 paesi facenti parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunita sotto la presidenza del nicaraguense Miguel D’Escoto, non fanno sconti, non cercano soluzioni politiche o scorciatoie diplomatiche. In una risoluzione approvata per acclamazione, alla presenza di Zelaya, giunto da Managua su un aereo venezuelano, l’Assemblea Generale ha condannato “il colpo di Stato nella Repubblica dell’Honduras che ha interrotto l’ordine democratico e costituzionale”. L’Assemblea generale ha lanciato un appello alla comunità internazionale “a non riconoscere a nessun altro governo al di fuori di quello del Presidente costituzionale Zelaya per cui ha chiesto “l’immediato e incondizionato ripristino”. Continua la lettura di “Fabrizio Casari – Honduras: golpisti isolati, il mondo è con Zelaya”
88 Views

Alessandro Iacuelli – Le rotte dell’ecomafia veneta

All’alba del 24 giugno scorso, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Venezia, a conclusione di un’indagine denominata “Serenissima”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere, numerosi provvedimenti di obbligo di dimora, sequestri e perquisizioni nei confronti di un’azienda con sede a Badia Polesine che gestisce rifiuti nel Veneto, con ramificazione nelle province di Padova e Rovigo. L’accusa è di traffico illecito transfrontaliero di rifiuti; nella fattispecie si tratta di spedizioni di rifiuti, per lo più tossici, verso la Cina, dove vengono riutilizzati per la costruzione di giocattoli ed altri prodotti e poi esportati verso tutti i Paesi del mondo. L’indagine, avviata da un controllo ispettivo eseguito presso l’area doganale del Porto di Venezia nel 2005, ha accertato un traffico illecito di rifiuti speciali verso la Repubblica Popolare Cinese. Continua la lettura di Alessandro Iacuelli – Le rotte dell’ecomafia veneta”
82 Views

Cinzia Frassi – L’informazione on line vince sull’oblio

Uno dei bocconi più amari dell’informazione nell’era del web è indubbiamente la diffamazione e la conseguente diffusione esponenziale di contenuti attraverso la pubblicazione in pagine web. La rete, infatti, è un mare dove siti personali e blog sono liberi di spaziare, pubblicare immagini e filmati, creare informazione indipendente, aggregare gli utenti. E pensare che alcuni ancora stanno a discutere sul futuro della carta stampata. Una vicenda sicuramente in tema, che si è conclusa da poco, è quella che ha visto il giornalista, ex direttore de La Padania, Luigi Moncalvo, querelare per diffamazione il blogger Mirko Morini. Morini é stato assolto, per fortuna. La vicenda risale ad alcuni anni fa. Era il 27 giugno 2005 quando il blogger muoveva critiche al limite della satira dalle pagine del suo blog ai danni di Moncalvo. Nell’articolo il blogger riporta con satira pungente il passaggio, se così si può chiamare, del giornalista dalla direzione de La Padania a dirigente televisivo in Rai.

A dirla tutta, come fece il titolare del blog, il giornalista sarebbe stato silurato dal compagno di partito e ora ministro dell’Interno, On. Maroni, a causa di un articolo particolarmente sgradito (a quanto pare) apparso sul quotidiano verde-pianura del nord. Dalla poltrona del quotidiano della Lega Nord, ll giornalista Moncalvo sarebbe così balzato su una poltrona Rai.

Quello che tuttavia è interessante riportare della vicenda – terminata il 5 giugno scorso con il deposito delle motivazioni della sentenza da parte del giudice del Tribunale di Ferrara – sono alcuni spunti di riflessione interessanti. Prima fra tutte la questione dell’effetto diffamatorio: una notizia, un articolo, un video, conoscono con la rete un effetto diffusivo capillare e rapidissimo senza la necessità di investimenti importanti. Chiunque sia dotato di un minimo di cultura informatica e di una connessione ad internet, é potenzialmente e formalmente allo stesso livello in termini di possibilità di raggiungere il pubblico di quanto non sia un quotidiano on line. Da questo punto di vista il contenuto sostanziale del diritto all’informazione, cardine definitivo della democrazia moderna, ha dalla sua uno strumento unico e irripetibile: il web.

Non solo. E’ assolutamente remota la possibilità che un server venga sequestrato e una pagina web oscurata se lo stesso venisse collocato entro in confini di uno stato estero che non avesse con il nostro paese alcun accordo per il perseguimento di reati informatici. E’ in sostanza in questo modo che gli utenti che si trovano in stati totalitari riescono a comunicare con il resto del mondo. Detto questo, va da sé che la questione del perseguimento dei comportamenti diffamatori si muove in fattispecie talmente complicate da diventare lettera morta.

Un altro punto che riempie ulteriormente il contenuto del diritto all’informazione, è sicuramente l’art. 21 della Costituzione, declinato con le opportunità che abbiamo detto. Nel 1947 infatti, la libertà di informazione era un diritto nelle mani di chi controllava stampa e quotidiani: da privilegio di pochi si cercò di renderlo una opportunità per molti.

Inoltre, va da se che la rete ha tutt’altro che la memoria corta. Un articolo che riporta una vicenda giudiziaria di un personaggio politico o altro non viene mai dimenticato né eliminato, restando come una nota indelebile sulla sua reputazione per un tempo indefinibile. La rete non dimentica nulla e tutto resta pubblicato. I motori di ricerca fanno il resto: nell’immenso mare di contenuti e informazioni rendono disponibile una pagina scovandola in pochi secondi. I mezzi d’informazione tradizionali non creavano situazioni di questo tipo. Questa potenzialità, come altre caratteristiche tipiche del web, hanno portato nuovi problemi legislativi da affrontare e non solo in termini di fattispecie applicabile, come per la diffamazione, ma soprattutto per quanto riguarda la possibilità di repressione.

Tra i molti disegni di legge che si susseguono a minacciare la blogosfera, in questi giorni spunta una proposta dell’Onorevole Carolina Lussana, che intende portare alla ribalta il diritto all’oblio. Tale provvedimento vorrebbe rendere applicabile alla rete quel diritto che era così facile si realizzasse da sé, nella realtà dei vecchi mezzi d’informazione. Pensiamo al caso appena riportato che ha riguardato il giornalista Luigi Moncalvo. Oggi, domani e fra cent’anni quella vicenda rimarrà lì pubblicata, nonostante sia una faccenda chiusa per entrambi, per il blogger Mirko Morini come per il giornalista. Bene, la proposta vorrebbe riuscire a normare il diritto all’oblio nell’illusione di riuscire a gestire internet come uno dei vecchi mezzi d’informazione: è evidentemente impossibile.

Per arginare lo spazio illimitato del web e la sua memoria di elefante, l’Onorevole Lussana ha pensato di introdurre l’obbligo di modificare le informazioni già pubblicate. Nella vicenda riportata, in sostanza, il blogger dovrebbe rendere indisponibile il contenuto pubblicato, nonostante non lo imponga la sentenza che invece lo vede assolto dall’accusa di diffamazione.

Per fortuna, questo ed altri rudimentali disegni di legge sono destinati a naufragare nel mare della rete, perché assolutamente non adatti ad intervenire in una realtà non comprimibile. Del resto, se i padri costituenti avessero saputo che nel tempo sarebbe stata la rete a rendere effettivo il contenuto sostanziale di alcuni tra i più importanti diritti sanciti in essa come la libertà d’informazione e di manifestazione del pensiero, avrebbero ampliato e non ridotto i termini dell’art. 21 della Carta. Questi diritti, come altre prerogative (come il diritto alla memoria storica) sono oggi più di ieri alla portata di tutti gli utenti.

100 Views

Roberta Foletti – The Millionaire

Una favola dalle premesse tragiche e dal finale lieto, molto hollywoodiana, talmente hollywoodiana da aver fatto incetta di Oscar. Un po’ epopea alla Charles Dickens un po’ commedia romantica, dal tocco inglese anche se è ambientata in India, la pluripremiata pellicola di Danny Boyle, gioca anche sulla (pseudo)suspense dei quiz a premi – ormai diffusi a livello planetario e unici motori propulsori di riscatto sociale. Soltanto la fortuna unita alla capacità di rischiare può liberare i più poveri dalle catene che li inchiodano a terra, non esiste altra rivoluzione possibile nell’epoca dominata dai mass media.

Ma in The millionaire c’è anche il tema classico dell’amore che non conosce spegnimenti, arde come una fiamma per tutta la vita dentro le persone che sono capaci di conservarla accesa. Gli eroi dallo spirito puro, come il protagonista Jamal Malik, rimangono se stessi tra mille peripezie e sono capaci di rischiare tutto per i propri ideali. Danny Boyle anni fa aveva diretto “Trainspotting”, film cinico, spietato, su un gruppo di tossici inglesi totalmente privi di prospettive, ora si è convertito al melodramma di grande respiro. La pellicola si svolge per metà in una baraccopoli di Mumbai, la vita dei due fratelli orfani e della loro amichetta altrettanto miseranda scorre tra momenti duri e tenerezze, in mezzo ad ogni sorta di pericolo. Tutto questo è addizionato con sapienti dosi di ironia, che stemperano la tragicità del racconto. Continua la lettura di “Roberta Foletti – The Millionaire”

76 Views

Mario Braconi – Google ruba la nostra privacy

E’ stato lanciato da pochi giorni nel Regno Unito un nuovo servizio dal nome Google Street View, un divertente complemento all’ormai arcinoto Google Maps, che consente di vedere immagini delle strade selezionate sulle mappe informatizzate. Come ogni altra applicazione della casa di Mountain View, Street View dimostra creatività coniugata a spregiudicatezza: Larry Page non si accontenta di aver creato il motore di ricerca più usato del mondo, non soltanto si sforza di googlizzare la cultura per consentirne la fruizione globale: ora vuole a disposizione di tutti delle viste sulle principali città del mondo. Come? Un veicolo della Google che monta sul tettuccio un dispositivo di ripresa, gira per le principali strade delle varie città ritraendone palazzi, monumenti, abitazioni, persone a passeggio, automobili parcheggiate o in movimento. Le immagini vengono poi caricate sul server di Google, che le rende disponibili a chiunque non si accontenti di vedere una mappa dall’alto, ma desideri invece farsi un’idea di come è realmente quella strada, quella piazza eccetera. Continua la lettura di “Mario Braconi – Google ruba la nostra privacy
74 Views