Alitalia: Berlusconi ed Epifani salvano la compagnia di bandiera. Rossa.

E così la CGIL si è calata le braghe davanti al Governo di Berlusconi e ha accettato 3250 esuberi senza battere minimamente ciglio.

Adesso c’è solo da vedere chi, tra Epifani e Berlusconi, falsi burattinai di un vero gioco politico al massacro, si prenderà il merito di avere salvato l’azienda e di avere avuto la responsabilità di mandare a casa la gente che lavora.

La cordata di Berlusconi non era certo quella dei suoi figli, come ha voluto darci ad intendere fin dal primo momento, e la soluzione dei sindacati della Triplice è stata, come sempre, quella del male minore, quella di farsi infinocchiare ma con un occhio di riguardo, così chi guarda, anche se ci vede, non lo saprà mai.

E qualcuno avrà ancora il coraggio di chiamarla "compagnia di bandiera".

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Alitalia: futuro italiano a tempo determinato – di Giovanna Pavani

Chiamarlo “colpo d’ala” è senza dubbio eccessivo. Ma chi credeva che alla caduta del governo sarebbe corrisposta anche la fine della strategia indicata da Padoa Schioppa per raggiungere, nei tempi previsti, la cessione di Alitalia, è rimasto senza dubbio sorpreso. Ma non del tutto sollevato. Proprio nei momenti di maggiore fibrillazione della crisi di governo, sui tavoli delle cinque compagnie aspiranti acquirenti del vettore italiano è piovuto un documento di 22 pagine nelle quali sono elencate le condizioni poste dall’attuale azionista di maggioranza per l’avvio della trattativa. Un punto su tutti sembra essere imprescindibile: Alitalia dovrà restare italiana per almeno altri otto anni. Logo, marchio e sede non si toccano. Nessuna indicazione, invece, sul mantenimento dei livelli occupazionali, fatto che ha già messo in allarme il fronte sindacale.

I leader di Cgil, Cisl e Uil, infatti, invece di applaudire alla promessa mantenuta restano in attesa di conoscere il vero piano industriale che dovrà rilanciare la compagnia di bandiera. E’ sensazione diffusa che il governo, con questo documento, abbia voluto lasciare le maglie della trattativa più larghe possibile per non scoraggiare i candidati all’acquisto, ma solo nel momento in cui il piano industriale verrà presentato si conosceranno davvero le reali intenzioni del governo in merito al riassetto della compagnia; a parlare sugli esuberi, a quel punto, resteranno i numeri e ci sarà ben poco da trattare. Continua la lettura di “Alitalia: futuro italiano a tempo determinato – di Giovanna Pavani”

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