Meglio se taci è meglio se lo leggi

E’ uscito un (bel) libriccino, denso e corposo, ad opera di Guido Scorza (che, assieme a Paolo Attivissimo, è una di quelle persone per cui mi chiedo dove trovino il tempo di scrivere tutto quello che scrivono) che si intitola “Meglio se taci” e Alessandro Gilioli.

E’ una serie di dissertazioni e casi reali che riguardano tutto ciò che grava sulla libertà di espresssione in Italia, dall’essere al 49.o posto nella classifica mondiale alle censure travestite da tutela dei diritti di copyright, passando attraverso i privilegi dell’AGCOM, le incongruenze delle leggi sulla stampa, le proposte di censura della rete in Parlamento, dalla prefigurazione di un Medioevo prossimo venturo al diritto all’oblio. 160 pagine agili ma pesanti come un macigno.

Ci si ritrova di tutto: la vicenda di Carlo Ruta, condannato in primo e secondo grado e assolto in Cassazione per non aver registrato il suo blog come testata giornalistica, quella di Francesco Vanin cui era stato contestato l’esercizio abusivo della professione giornalistica per aver organizzato una “YouTube” veneta.

Sono storie chepensavamo di aver relegato nel dimenticatoio. Invece hanno avuto luogo proprio in Italia. Beh, del resto dove altro avrebbero potuto?

Un bel libro, dicevo, con una pecca (e siccome so che Scorza accetta volentieri le critiche gliene rifilo subito una): non tratta del potere intimidatorio che hanno le querele per diffamazione via web. Si badi bene, non delle querele legittimamente sporte, ma di quelle che hanno come scusa una presunta (e non ancora accertata) diffamazione per esercitare il potere di censura sul blogger di turno: oscurare tutti i contenuti, anche quelli che non c’entrano niente con la materia del contendere, e non permettere più a chi scrive di poterlo fare in attesa del giudizio, lento, noioso e farraginoso. Ci hanno provato con me, senza riuscirci. A Piero Ricca è andata peggio. Io non ho mai sostenuto che chi è stato veramente diffamato non debba veder riconosciuti i propri diritti. Ma almeno si sequestrino QUEI contenuti diffamatori una volta ottenuta una sentenza definitiva passata in giudicato e si lascino intoccati gli altri. Vox clamans in deserto.

A parte questo, Guido Scorza ha fatto un gran bel lavoro, accidenti, e guardate un po’ se lo leggete anche voi, così smuovete il culo da quella sèggiola.

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Gone with the Wind!

C’è stata una tempesta solare e un buon numero di cellulari Wind sono andati letteralmente in tilt.

Qualcuno ha voluto vederci per forza una congiura del “venerdì 13”, fatto sta che tutti a chiedersi, a disperarsi, a flagellarsi, a minacciare interventi dell’Agcom e dell’Antitrust perché senza il telefonino, senza mandare le nostre puttanatine su WhatsApp, senza la possibilità di guardare nevroticamente Twitter una volta ogni tre secondi e mezzo, senza scattare una “fotina”, meglio se un “selfie” e schiaffarla su Facebook a beneficio de’ beoti che la commenteranno con spreco di faccine.

E per questo c’è gente che è disposta a firmare una class action. Voglio dire, siccome sul sole ci sono le tempeste (cosa assolutamente normale, come è normale che questi fenomeni abbiano ripercussioni sulle telecomunicazioni) allora siamo pronti a difendere tutto il meraviglioso niente a cui non vogliamo rinunciare nemmeno se ci sono di mezzo dei fenomeni naturali.

Poi, per carità, ci saranno stati anche professionisti che avevano bisogno di comunicare e che hanno avuto dei disagi, ma, appunto, si tratta di disagi, non della fine del mondo. Quando queste cosine non c’erano cosa si faceva? Ci si fermava a una cabina, si comprava un gettone, c’erano i telefoni pubblici. Ecco, ci dovremmo incazzare perché ci hanno tolto tutto questo, perché non esiste più il “posto telefonico pubblico”, perché anche se abbiamo degli spiccioli in tasca non abbiamo una cabina in cui infilarli per chiamare. E invece con chi ce la prendiamo? Con il sole. Che dovrebbe esserci amico, adesso che ci abbronza, ci rende più piacevoli allo sguardo, e magari ci fa anche sollevare gli occhi dal cellulare per dirigerli verso la vicina di ombrellone. Ecco come faremo a sopravvivere!

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AGCOM: in vigore il regolamento sul copyright

Da oggi siamo tutti molto meno liberi.

Si sono levati scudi di incostituzionalità, proteste, obiezioni, ma il Regolamento AGCOM sul copyright è in pieno vigore.

E se lo scopo, pur nobile, quello di combattere la pirateria massiccia, può essere condivisibile, non è da condividere il metodo per cui il detentore dei diritti di un’opera qualsiasi possa chiederne la rimozione o possa fare istanza di sequestro del sito attraverso l’Authority. Per quello ci sono i giudici ordinari.

E non è che uno dice “io non ho mai fatto nulla, sicché…”. Alzi la mano chi non ha mai fatto l’upload di un video su YouTube, magari una scena del film preferito, o un brano musicale camuffato da video come ce ne sono tanti. O chi, semplicemente, ha messo in linea il filmato del proprio matrimonio con il sottofondo dell’Ave Maria di Schubert preso da qualche disco. O, ancora più terra-terra, chi non abbia preso una foto da una testata giornalistica e l’abbia messa a disposizione su Facebook ai suoi cosiddetti “amichi”.

Voi mi direte, “ma non è reato, lo fanno tutti! Quindi a me non può succesdere nulla.” Invece non è così. Cioè, è vero che lo fanno tutti, non è vero che non sia reato.

Quindi siamo tutti nel calderone, e chi pensa di non esserci è semplicemente uno che non ha capito un cazzo della rete e della politica.

E’ certo che se a occuparsi di diritto d’autore fosse solo la magistratura si intaserebbero i tribunali, molto di più che con la diffamazione o con i procedimenti che riguardano i politici. Ma chi dovrebbe occuparsene, allora? Perché l’AGCOM? Chi è? Cosa mi rappresenta??

Nell’attesa di dare risposta a queste domande aspettiamo il primo che cade nella rete. “Sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io.”

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Dalla Turchia con livore

A seguito del mio articolo sull’oscuramento di Twitter in Turchia, mi sono arrivati commenti pubblici e mail private di un signore italiano che vive lì. E che ha cercato notizie su Kati Hirschem. Lo rassicuro, è un personaggio letterario.

Definisce il mio articolo “ridicolo e superficiale“. E fin qui è un suo diritto, non è certo questa la sede adatta per discuterne.

Mi segnala, inoltre, di non vedere “in esso nessuna analisi o conoscenza dei reali accadimenti qui in Turchia” e mi fa notare che mentre io me ne sto al calduccio nella placida democrazia italiana che mi permette qualunque libertà di espressione, in Turchia alcuni giornalisti languono nelle galere del Paese senza neanche un processo sommario (l’espressione che ha usato è, letteralmente, “senza processo“, quindi si intende “senza NESSUN tipo di processo” neanche quello sommario alla Ceausescu, per intenderci).

Partiamo da una premessa necessaria e indispensabile: Twitter, Facebook, YouTube e anche Wikipedia NON sono risorse democratiche della rete.
Appartengono a dei gruppi di interesse che vi versano fior di quattrini (o, in altri casi, li fanno versare dai donatori) e, quindi, il loro contenuto può essere censurato, elaborato, oscurato o mantenuto secondo i parametri che questi gruppi di interesse stabiliscono volta per volta per il loro esclusivo e personale tornaconto.
E’ il caso, ad esempio, della foto della donna africana che allattava a seno nudo oscurata da Facebook.
Non si sa quanti account al giorno vengano chiusi di iniziativa di Twitter, ma sappiamo che, a torto o a ragione, ci sono.
YouTube è il più grande contenitore di filmati e musiche protetti da diritti d’autore. Questo non vuol dire che YouTube sia illegale (il contenitore non può essere responsabile di chi immette i contenuti) ma significa che se si procedesse contro TUTTI coloro che immettono contenuti illegali su YouTube, YouTube crollerebbe.
Sulla non-democrazia in Wikipedia (autentica terra di nessuno) ho scritto così tanto che vi rimando alla sezione relativa.

Cosa so della situazione in Turchia?
Vediamo, so che il Primo Ministro si chiama Erdogan, che non è un signore esattamente tollerante (come Berlusconi), ma che è andato al potere perché una maggioranza del suo paese lo ha votato in elezioni regolari e definite “democratiche” alla vigilia, che ha condanne penali (come Berlusconi) e che sotto il suo governo sono state varate leggi che permettono di bypassare la funzione della magistratura, come è accaduto nei governi Berlusconi, ma stavolta in materia di censura. L’editto bulgaro su Biagi, Santoro e Luttazzi, insomma, come l’editto di Ankara contro Twitter. Solo che di Enzo Biagi si sono dimenticati tutti, mentre di Twitter in Turchia ci si dimenticherà fra due giorni.

Beninteso, la colpa non è solo di Berlusconi, che ha vinto anche lui delle elezioni democratiche, a differenza di Renzi. Il 1 aprile prossimo, in Italia, entrerà in vigore il regolamento dell’AGCOM che toglie alla magistratura il potere di stabilire, attraverso un regolare dibattimento processuale, cosa è coperto da diritto d’autore e cosa no, e di oscurare, eventualmente, i siti che ospitano questi materiali.

Alla faccia della democrazia italiana!

 

Grafica da: http://it.wikipedia.org/wiki/Turchia

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Copyright: il Presidente dell’AGCOM Calabro’ convocato d’urgenza al Senato

Ricevo da Luca Nicotra dell’Associazione "Agorà Digitale" la seguente nota sull’audizione al Senato della Repubblica del Presidente dell’AGCOM Corrado Calabrò, convocato d’urgenza per giovedì 21 luglio alle 8,30. Lo riproduco integralmente, anche se rispetto all’originale sono "saltati" alcuni link.

Il Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Corrado Calabrò è stato convocato con urgenza per giovedì 21 luglio, alle ore 8.30, dalle commissioni 7a (Comunicazioni) e 8a (Cultura) del Senato per rispondere dei gravi attacchi alla libertà di informazione e all’accesso alla conoscenza che permangono nel nuovo schema di regolamento sul diritto d’autore (qui il calendario del Senato).

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è stata sì costretta a modificare il suo regolamento, rinunciando di autoattribuirsi il potere di inibire l’accesso ad interi siti web, ma ha deciso di perseverare nel faraonico e inquietante progetto di diventare arbitro unico di tutti i contenuti presenti sulla Rete.

Aver ottenuto questa convocazione è un altro importante successo (dopo l’evento La notte della Rete che ha spinto l’Agcom a modificare parte della delibera) per chi, come l’associazione radicale Agorà Digitale e tutte quelle riunite nell’iniziativa sitononraggiungibile.it (Adiconsum, Altroconsumo, Assoprovider assistiti dagli avvocati Fulvio Sarzana e Marco Scialdone), fin dall’inizio ha preso una posizione chiara e netta, che manterremo fino alla fine: l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non può intervenire con un regolamento che mette in pericolo principi fondamentali come giusto processo, libertà di espressione, di informazione, diritto di accesso alla conoscenza e la libertà di impresa.

C’e’ bisogno innanzitutto di una riforma delle regole che ci permettono di condividere contenuti in rete: è impensabile applicare le norme previste dall’Autorità senza prima riformare la legge sul diritto d’autore, vecchia ormai 70 anni e chiaramente obsoleta rispetto ai cambiamenti a livello informativo e tecnologico dei decenni successivi alla sua promulgazione: deve infatti essere adeguata alle nuove forme della creatività, della circolazione delle informazioni e della possibile remunerazione.

Da una parte il Parlamento non ha strumenti per imporre "formalmente" uno stop al regolamento. Dall’altra però Agcom non potrà ignorare la posizione delle istituzioni, soprattutto se questa posizione si dimosterà forte e motivata. A questo proposito sono stati chiarissimi i senatori Vita e Vimercati, che con urgenza hanno avanzato la richiesta di convocazione sostenendo che a questo punto, sia opportuna una moratoria, in attesa di una procedura istituzionalmente più corretta, non lesiva delle prerogative delle Camere".

Ma sono 23 i senatori che compongono gli uffici di presidenza delle due Commissioni che audiranno Calabrò ed è noto quanto scarsa sia la consapevolezza della classe politica dei rischi insiti nel regolamento Agcom.

È compito anche e soprattutto nostro, di noi che ci siamo mobilitati fin dall’inizio, provare a convincerli dell’assoluta necessità di uno stop al provvedimento. Abbiamo meno di 48 ore.

Volete saperne di più? Trovate i loro nomi e le le loro attività su questa e quest’altra pagina.

E questi sono i loro indirizzi:

possa_g@posta.senato.it, barelli_p@posta.senato.it, vita_v@posta.senato.it, valditara_g@posta.senato.it, marcucci_a@posta.senato.it, asciutti_f@posta.senato.it, giambrone_f@posta.senato.it, rusconi_a@posta.senato.it, pittoni_m@posta.senato.it, musso_e@posta.senato.it, polibortone_a@posta.senato.it, levimontalcini_r@posta.senato.it, grillo_l@posta.senato.it, menardi_g@posta.senato.it, ranucci_r@posta.senato.it, baldini_m@posta.senato.it, vimercati_l@posta.senato.it, cicolani_a@posta.senato.it, filippi_m@posta.senato.it, stiffoni_p@posta.senato.it, oliva_v@posta.senato.it, fistarol_f@posta.senato.it, detoni_g@posta.senato.it

Continuate a mobilitarvi. Scrivete, informate e condividete. Fatelo subito. I motivi di questa nuova mobilitazione sono forti e condivisi non solo tra la società civile ma anche dagli stessi addetti ai lavori. Raccontate a questi politici ormai da troppo tempo distanti dalle nuove forme di diffusione dell’informazione e della conoscenza l’enorme rischi che stiamo correndo!

Per maggiori informazioni potete leggere ed inviare ai senatori la seguente documentazione:

    * La lettera aperta ai Membri delle Commissioni VII e VIII del Senato della Repubblica di Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assoprovider e Studio Legale Sarzana.
    * L’approfondimento a cura di Agorà Digitale sul nuovo regolamento Agcom.

Luca Nicotra
Associazione Agorà Digitale
Tel: (+39) 0668979271
www.agoradigitale.org

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AGCOM: il testo della delibera 398/11

[…]

RITENUTO OPPORTUNO, stanti la particolare rilevanza e complessità tecnica della materia oggetto di regolamentazione e la conseguente necessità di approfondire adeguatamente gli aspetti relativi alla protezione del diritto d’autore connessi ai servizi di media audiovisivi, di sottoporre ad ulteriore consultazione pubblica lo schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica;
A tale scopo, lo schema di Regolamento che si pone in consultazione si propone, da un lato, di favorire lo sviluppo dell’offerta legale, dall’altro di disciplinare l’attività di accertamento, prevenzione e cessazione delle forme di violazione del diritto d’autore nei settori di competenza dell’Autorità. Sono escluse dall’ambito dell’emananda disciplina le applicazioni con le quali gli utenti possono scambiare contenuti direttamente con altri utenti attraverso reti di comunicazione elettronica.
Nell’esercizio delle attività previste dallo schema di Regolamento l’Autorità opera nel rispetto dei diritti e delle libertà di espressione del pensiero, di cronaca, di commento, critica e discussione, ispirandosi ai principi fondamentali sanciti dal Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici e alle eccezioni previste dalla Legge sul diritto d’autore.
Al fine di promuovere l’offerta legale, l’Autorità ritiene utile coinvolgere tutti gli stakeholder attraverso l’istituzione di un Tavolo tecnico, le cui modalità di funzionamento sono delineate nell’ambito dell’articolato; ad esso è altresì demandata la definizione di alcuni aspetti operativi del procedimento posto a tutela del diritto d’autore.
Inoltre, sotto il profilo procedimentale, appare opportuno prevedere una prima fase in cui il titolare del diritto potrà richiedere direttamente al gestore del sito o al fornitore del servizio di media audiovisivo o radiofonico la rimozione del contenuto protetto, fatte salve le garanzie di contraddittorio con il c.d. uploader. Solo a seguito di tale fase preliminare sarà possibile invocare l’intervento dell’Autorità, che potrà attivarsi su segnalazione del titolare del diritto in caso di mancata rimozione, o dell’uploader che lamenti, per contro, l’illegittima rimozione del contenuto.
La Direzione competente, ove ne ravvisi gli estremi, potrà invitare il gestore del sito o il fornitore del servizio di media audiovisivo o radiofonico all’adeguamento spontaneo alla normativa rilevante che si assume violata. Nell’ipotesi in cui tale invito dovesse rimanere inevaso, la Direzione investirà della questione l’organo collegiale competente che, al termine di un procedimento che fa salve le garanzie di contraddittorio tra le parti, potrà ordinare la rimozione dei contenuti illegali. Nel caso di soggetti localizzati all’estero, previo richiamo, potrà richiedere la rimozione dei contenuti illegali destinati al pubblico italiano in violazione delle norme sul diritto d’autore. Nel caso in cui il sito non ottemperi alla richiesta, il caso verrà segnalato alla Magistratura per i provvedimenti di competenza.
Al fine di fugare qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei provvedimenti dell’Autorità e sul rapporto tra l’intervento amministrativo e i preminenti poteri dell’Autorità giudiziaria, non si è ritenuto di includere negli interventi di propria competenza la misura dell’inibizione dell’accesso ai siti, sia italiani che esteri. Inoltre, resta inteso che, qualora il soggetto decida di adire la via giudiziaria, l’Autorità non darà al procedimento alcun seguito.

VISTA la delibera n. 453/03/CONS del 23 dicembre 2003, recante “Regolamento concernente la procedura di consultazione di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 28 gennaio 2004, n. 22;
RITENUTO congruo il termine di 60 giorni entro il quale i soggetti interessati possono comunicare le proprie osservazioni;
VISTA la proposta formulata dalla Direzione contenuti audiovisivi e multimediali, d’intesa con il Servizio giuridico;
UDITA la relazione dei Commissari Sebastiano Sortino e Gianluigi Magri, relatori ai sensi dell’art. 29 del Regolamento concernente l’organizzazione e il funzionamento dell’Autorità;

DELIBERA

Articolo 1
1. È sottoposto a consultazione pubblica lo schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, di cui all’allegato A alla presente delibera, di cui forma parte integrante e sostanziale, recante “Schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”.
2. Le modalità di consultazione sono riportate nell’allegato B alla presente delibera.
3. Le comunicazioni di risposta alla consultazione pubblica dovranno pervenire entro 60 giorni dalla data di pubblicazione del presente provvedimento nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.
La presente delibera è pubblicata integralmente sul sito internet dell’Autorità e nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 6 luglio 2011
IL PRESIDENTE

Scarica il testo del provvedimento in formato .PDF

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La delibera dell’AGCOM: niente piu’ chiusura diretta dei siti. Ma il testo e’ discutibile.

Dài, dài, pigia, picchia e mena, come si dice a Guasticce, la montagna dell’AGCOM ha partorito un topolino di modeste dimensioni e di dubbia efficacia.

Ma è già qualcosa che nel testo firmato ieri sia sparita la maledetta e odiosa chiusura dei siti per mano dell’autorità amministrativa, prima ancora che per quella giudiziaria, e che abbia fatto capolino in un qualche contesto normativo il concetto del "Fair use" ovvero dell’uso e della diffusione di lavori altrui senza scopo di lucro o commerciale.
E’ anche un bene che le decisioni dell’AGCOM siano appellabili presso il TAR del Lazio (secondo il testo precedente non si poteva nemmeno proporre appello), ma proprio perché il "Fair Use" è tracciato in modo così nebuloso, sarebbe bene, anzi, sarebbe decisamente meglio che il legislatore creasse una normativa ad hoc in modo che sia chiaro cosa si può e cosa non si può fare.

In breve, poche idee ma ben confuse. Abbassare la guardia proprio adesso sarebbe il vero e proprio reato morale che si possa fare davanti all’AGCOM, che concede 60 giorni di tempo per far pervenire alla sua sede rimostranze e proposte. Solo che ci sono di mezzo le vacanze e il caldo, e dubito fortemente che si apra un dibattito approfondito in rete.
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La scaletta della “Notte bianca della rete”

17,50 Fulvio Sarzana avvocato, fra i promotori di Sitononraggiungibile.it
17,55 Marco Scialdone avvocato, fra i promotori di Sitononraggiungibile.it
18,00 Antonio Di Pietro Presidente IDV 18,00
18,05 Mauro Vergari Adiconsum 17 – 19.30
18,10 Emma Bonino Vice-Presidente Senato 18,00
18,15 Il Piotta cantante e produttore discografico, “Mai mai mai” video manifesto di Greenpeace e comitati referendari contro privatizzazione acqua e nucleare
18,20 Carlo Infante Urban experience
18,25 Juan Carlos de Martin Professore Politecnico di Torino, responsabile italiano di Creative Commons video registrato
18,30 Peter Gomez direttore Fattoquotidiano.it
18,35 Tana de Zululeta già giornalista del Sunday Times e The Economist, ex parlamentare
18,40 Ignazio Marino Senatore Pd
18,45 Giovanbattista Frontera Vice-Presidente Assoprovider
18,50 Pierfrancesco Bazzoffi Velvet
18,55 Oliviero Beha Giornalista, scrittore, conduttore tv
19,00 Federica Festa attrice di teatro 18-20
19,05 Roberto Natale Presidente FNSI
19,10 Dario Fo Premio Nobel Skype
19,15 Franca Rame attrice teatrale, ex parlamentare Skype
19,20 Fulvio Abate scrittore e giornalista 19-20
19,25 Alessandro Gilioli direttore L’Espresso.it
19,30 Nicola D’Angelo ex relatore delibera, commissario Agcom 19-20
19,35 Margherita Hack Astrofisica telefono
19,40 Guido Scorza avvocato esperto in diritto delle nuove tecnologie, fondatore dell’Istituto per le politiche dell’innovazione
19,45 Vittorio Zambardino giornalista e blogger
19,50 Pippo Civati Consigliere regionale Pd, blogger Skype: ciwati
19,55 Marco Perduca Senatore radicale
20,00 Lidia Ravera Scrittrice Telefono
20,05 Gianfranco Mascia Popolo viola, blogger
20,10 Gennaro Migliore Sel
20,15 Donatella Poretti Senatrice Radicale
20,20 Marco Pierani Altroconsumo
20,25 Roberto Cassinelli Parlamentare Pdl 20+
20,30 Fabio Granata Deputato FLI, membro della Commissione parlamentare antimafia 20+
20,35 Beppe Giulietti Presidente Articolo 21, parlamentare 20+
20,40 Rita Bernardini Parlamentare Radicale 20+
20,45 Antonio Tabucchi scrittore Skype 20,30
20,50 Marco Berry Iena, conduttore di Invisibili, Telefonico
20,55 Flavia Perina parlamentare FLI, giornalista 20+
21 Leoluca Orlando Parlamentare Idv 20+
21,05 Enzo Raisi Deputato FLI 20+
21,10 Carlo Verna Usigrai
21,15 Vincenzo Vita Parlamentare Pd 20+
21,20 Sergio Spina regista
21,25 Arturo di Corinto giornalista
21,30 Giordano Sangiorgi Presidente Mei – Meeting Etichette Indipendenti Skype: giordano.sangiorgi
Stefano Disegni vignettista presente in sala con le sue vignette

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Retata in rete: Indivuduato il gruppo dei cr-hacker di “Anonymous”

Giro di vite sugli "Anonymous".

Recentemente hanno avuto la sfrontatezza di attaccare il sito dell’AGCOM e questo, assieme a tutto il pregresso proprio non è andato giù.

Come sempre dei reati, veri o presunti, si occuperà la magistratura, non qualche organismo di tipo amministrativo. Quello che qui colpisce è la centralità della notizia sul sito del "Corriere della Sera". Nemmeno avessero arrestato Matteo Messina Denaro!

Hanno messo le mani su tre o quattro smanettoni di cui uno minorenne e un altro che abita nel Canton Ticino (e Paolo Attivissimo subito a dire che no, non è lui, e va beh, ne prenderemo atto) e via, il trionfo della giustizia, guarda caso, si verifica a pochissime ore dall’approvazione della delibera.

A volte si dice il caso, eh?
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La Notte bianca della rete – Comunicato dell’associazione “Agoradigitale”

Caro Valerio,

Non sarà una vigilia tranquilla per l’Agcom: sarà, piuttosto, "La Notte della Rete". Il 5 luglio, a 24 ore dall’approvazione della Delibera definita "ammazza-Internet" dai blogger italiani, artisti, esponenti della rete, leader politici, cittadini e utenti del web si troveranno a Roma per una no-stop contro il provvedimento. 

Per maggiori informazioni sul provvedimento dell’Agcom vai alla pagina: www.agoradigitale.org/nocensura

L’evento si svolgerà martedì 5 luglio dalle 17.30 alle 21 presso la Domus Talenti a Roma ( via delle Quattro Fontane, 113 ) partecipa anche tu alla nostra mobilitazione. Fai sentire la tua voce!

Fra i presenti già confermati:
Olivero Beha, Rita Bernardini, Emma Bonino, Pippo Civati, Nicola D’Angelo, Juan Carlos de Martin, Tana de Zulueta, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Giovanbattista Frontera, Alessandro Gilioli, Peter Gomez, Beppe Giulietti, Fabio Granata, Margherita Hack, Carlo Infante, Giulia Innocenzi, Ignazio Marino, Gianfranco Mascia, Gennario Migliore, Roberto Natale, Luca Nicotra, Leoluca Orlando, Flavia Perina, Marco Perduca, Marco Pierani, il Piotta, Donatella Poretti, Enzo Raisi, Franca Rame, Fulvio Sarzana, Marco Scialdone, Guido Scorza, Mauro Vergari, Carlo Verna, Vincenzo Vita, Vittorio Zambardino.

Come fare per dare il tuo sostegno all’iniziativa:

Mancano poco piu’ di 48 ore all’approvazione del regolamento. Non c’e’ piu’ tempo da perdere!

Giovanbattista Frontera, Luca Nicotra, Fulvio Sarzana, Mauro Vergari, Marco Pierani, Marco Scialdone
Promotori dell’iniziativa www.sitononraggiungibile.it

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Delibera AGCOM: il comunicato della Free Hardware Foundation

Ricevo e pubblico.

Comunicato stampa del 04/07/11

DELIBERA AGCOM E DIRITTO D’AUTORE:TUTELARE I DIRITTI DI TUTTI

La Free Hardware Foundation esprime viva preoccupazione in merito alla decisione dell’AgCom di porre in consultazione dal 6 luglio una delibera in materia di diritto d’autore che mette a rischio la libertà d’informazione e d’espressione online.

L’AgCom, con la delibera 668 del 2010 vuole arrogarsi la prerogativa di oscurare, anche in via cautelare,con procedimento amministrativo, e senza le necessarie garanzie di le gge l’accesso a siti e servizi web per una presunta violazione del diritto d’autore, disattendendo perciò sia la Costituzione che il diritto comunitario che lo consentono solo dietro disposizione della magistratura e con l’intervento del Ministero dell’Interno.

Mentre la Free Hardware Foundation non legittima in alcun modo le violazioni dei diritti degli autori, sottolinea il pericolo che il dispositivo in questione, col pretesto di tutelare autori ed editori possa offrirsi come una grossolana forma di censura nei confronti di chi utilizza opere e parti di opere per i fini legittimi d’informazione, di satira, di critica, di insegnamento e di ricerca.

La Free Hardware Foundation mette in guardia tutti coloro che sostengono una società aperta e democratica dal fatto che l’iniziativa dell’Agcom possa essere usata strumentalmente per silenziare il dissenso che si esprime nelle reti telematiche.

La Free Hardware Foundation si occupa dalla nascita di trovare il giusto equilibrio tra i diritti degli autori e i diritti dei fruitori delle opere creative. La Fondazione riconosce che quello dell’industria del falso è una piaga sociale e si  batte affinché vengano garantiti i diritti degli autori e dei consumatori. Per questo chiede la riduzione temporale della durata del diritto d’autore in Italia (lda 633/1941), una riforma del ruolo della Siae che consente la rappresentazione degli interessi degli autori minori e una differente ripartizione dei proventi fra creatori ed editori.

Per questo denuncia con forza il tentativo dell’Agcom di intervenire sul tema del diritto d’autore in assenza di un quadro legislativo in grado di riconoscere i diritti di tutti nella fruizione delle opere creative.

La Free Hardware Foundation chiede una moratoria degli effetti finali della delibera in oggetto in attesa che il parlamento si pronunci in maniera chiara e sostanziale sul tema della tutela della creatività nell’era digitale.

Free Hardware Foundation

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Luca Nicotra: l’AGCOM si fermi o diventa una scheggia impazzita del potere

Dichiarazione di Luca Nicotra, segretario dell’Associazione radicale Agorà Digitale e promotore della Mobilitazione contro Regolamento-Censura di Agcom

La richiesta di moratoria del regolamento-censura dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non viene più solo dalla società civile. L’intero arco dei partiti, membri del Governo e il Presidente della Camera sono intervenuti per chiedere un passo indietro ad Agcom.
Percio’, mentre in queste ore si organizzano raccolte firme da parte di parlamentari e oltre 100.000 mail sono giunte al presidente dell’Autorità e agli altri Commissari, Agcom e Calabrò si devono, ripeto, si devono fermare altrimenti diverranno una scheggia impazzita di potere.
Indipendenza non vuol dire autarchia. Anzi, proprio l’assenza di strumenti vincolanti da parte del Governo e del Parlamento nei confronti dell’Autorità, obbligano quest’ultima a dare la massima importanza al dialogo con le istituzioni, richiesto invano da giorni. A nulla servono le rassicurazioni di Calabrò. In democrazia il "fidatevi" non è accettabile. Ormai non è più una questione di apertura di una nuova consultazione, o di alcuni dettagli del testo che verrà approvato il 6 luglio. Agcom deve porre in moratoria la regolamentazione o metterà a rischio non solo la libertà di espressione, informazione e accesso alla conocenza, ma lo stesso funzionamento democratico delle istituzioni.
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Paolo Attivissimo e il bavaglio alla rete

Paolo Attivissimo è una brava persona. Sono stato in contatto con lui, anni fa, certo, lui non lo ricorderà neanche, ma pazienza, avere uno scambio di mail con una “vedette” di Internet è come avere una foto con il proprio cantante preferito, insomma, son soddisfazioni.

Ma con l’articolo “Bavaglio italiano al Web dal 6 luglio?”, pubblicato su Zeus News proprio oggi, e riguardante il pensiero dell’articolista-acrobata del Web sulla questione Copyright-AGCOM  Attivissimo l’ha proprio buttata fuori. Cannata. Ciccata. O quel che volete.

Per carità, gli vogliamo bene lo stesso, ma proprio perché gli vogliamo bene non possiamo fare a meno di manifestagli tutto il nostro dissenso (sì, parlo al plurale majestatis, e allora?)

Attivissimo sottotitola: “Muore il Web italiano. Esagerati.” e il senso del suo articolo è proprio questo. Probabilmente pensa che si stia facendo troppo allarmismo o si dia troppa importanza alla faccenda AGCOM. O che, dietro questi allarmismi di una stampa non certo informatissima (ne convengo!) ci siano interpretazioni politiche.

Scrive:
“La vicenda deriva subito sulla politica, con grida di complotto ordito da Berlusconi e Mediaset per sabotare Internet, vista come “minaccia al loro business”
Perché, non è vero, forse?Chissà chi è che può avere interesse a far sì che un organismo amministrativo nominato dai politici si sostituisca alla magistratura per dire cose è lecito pubblicare e cosa no, e magari far vedere i sorci verdi a un blogger che ha avuto l’unico torto di inserire un filmato della Medusa su YouTube ed usarlo in modalità “embedded”

Ma, si sa, noi italiani siamo sempre quelli che gridano “Al fuoco!”
Attivissimo prosegue:
“Parliamoci chiaro: questo dell’Agcom, come ogni altro tentativo di imbavagliare la Rete, è destinato a fallire per motivi assolutamente fisiologici.”

Non conosciamo quali siano questi motivi fisiologici che porteranno al clamoroso fallimento della regolamentazione, probabilmente una diarrea fulminante di tutti i nostri parlamentari, perché il testo è stato difeso anche da Fini, e va beh, c’era di che aspettarselo, e proprio per questo non c’è da aspettarsi nulla di buono.
Attivissimo ha un ottimismo della volontà che lascia sbigottiti. Sembra uno di quegli amici che quando ha qualche guaio ti dà una pacca sulla spalla e ti dice “Ma va’ là, figurati, che vuoi che accada! Ragiona, cosa potrà mai succedere?” e tu che te ne vai poco convinto, con un sorriso di circostanza e il dubbio addosso.

Il dubbio deriva da un imperativo anagrafico. Attivissimo è residente in Svizzera. Sì, è vero, ogni tanto viene in Italia, fa delle conferenze, ha contatti strettissimi con il Bel Paese ove il sì suona, ma, soprattutto, vive in una nazione in cui a nessuna persona sana di mente verrebbe mai in testa di sostituire al potere giudiziario quello amministrativo. E a nessuno in Svizzera girerebbe la ciribiricoccola di chiudere un procedimento per violazione del copyright in 2 + 5 = 7 giorni senza un normale e sacrosanto procedimento giudiziario con accusa e difesa sullo stesso piano e un giudice terzo che ascolta, valuta e decide.
L’Italia è il paese delle anomalie, e lo è a tal punto che l’anomalia diventa la normalità.  E fa bene Paolo a scrivere “Sapete bene che quando si tira in ballo la politica italiana mi vengono i conati di repulsione” ma sapesse a noi!
E quindi, come si dice dalle mie parti, è meglio aver paura che buscarne. Anche se, sempre come dice lui: Verrà dimostrata invece una sola cosa: che i governi non hanno la più pallida idea di come funzioni Internet e sono mentalmente fermi all’Ottocento. Ne pagheranno le conseguenze.”
La premessa è vera. I governi, specialmente quello italiano, non hanno la più pallida idea di come funzioni internet e siamo ancora a un clima da pre-rivoluzione industriale, ma la conclusione è palesemente errata. Non ne pagheranno le conseguenze loro, ne pagheremo (e a caro prezzo!) le conseguenze noi utenti.

Tra i modi propositi da Attivissimo per far fallire in modo elegante e civile quest’ennesimo giro di giostra” c’è quello di sommergere l’Agcom di segnalazioni di presunte violazioni. Noi siamo in tanti; loro sono in pochi. Basta qualche decina di migliaia di segnalazioni per mandare in tilt il sistema.”
E’ una ipotesi suggestiva, non c’è che dire, ma le segnalazioni all’AGCOM devono essere fatte (secondo il testo) dai detentori dei diritti, non dal cittadino qualunque, e sempre dopo un sommario e inutilmente democratico interpello previo.
I reati in tema di copyright, in Italia, sono perseguibili d’ufficio, non su querela di parte. Nel mondo della magistratura funziona così.
Per l’AGCOM no.
Decine di migliaia di segnalazioni non farebbero altro che arricchire le poste italiane che fanno pagare una raccomandata semplice più di tre euro (perché Attivissimo non crederà mica che l’AGCOM si accontenti di una e-mail?) e creare un maggior quantitativo di carta per gli stracciaroli.

Finisce Attivissimo:
“La resistenza civile ai tentativi di imporre leggi idiote non passa solo dai canali politici e dalla scheda elettorale: passa dal filo dell’ADSL che abbiamo in casa. “
Certo, ed è quello che stiamo facendo.
Solo che in Italia c’è ancora chi l’ADSL in casa non ce l’ha, mentre Attivissimo continua a guardare le caprette che gli fanno ciao…
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AGCOM: lo spettro della censura in rete

La rete Internet italiana sta per essere travolta da uno tsunami di censura senza precedenti. E, naturalmente, nessuno ne parla.

La delibera AGCOM sul copyright, salvo ulteriori e improbabili proroghe dell’ultima ora, sarà approvata il prossimo 6 luglio. Al momento della sua definitiva entrata in vigore ecco, secondo quanto riportato dal sito http://www.valigiablu.it quello che accadrà:

(…) se il titolare dei diritti di un contenuto audiovisivo dovesse riscontrare una violazione di copyright su un qualunque sito (senza distinzione tra portali, banche dati, siti privati, blog, a scopo di lucro o meno) può chiederne la rimozione al gestore. Che,

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AGCOM: Approvato all’unanimita’ il nuovo testo sulla tutela del diritto d’autore in rete – Il comunicato stampa

Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, al termine di un’approfondita analisi che si è avvalsa anche dell’indagine conoscitiva “Il diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”, ha deciso all’unanimità di porre a consultazione pubblica un pacchetto di iniziative concernenti l’esercizio delle competenze in materia di tutela del diritto d’autore, anche alla luce di quelle che la legge assegna all’Agcom.
Le misure poste a consultazione pubblica – che avrà la durata di 60 giorni – si caratterizzano per un approccio innovativo che da un lato punta a promuovere misure per favorire l’offerta legale di contenuti accessibili ai cittadini, dall’altro prevede azioni di contrasto per la rapida eliminazione dalla rete dei contenuti inseriti in violazione del copyright. Il tutto, nel rispetto del diritto alla privacy e alla libertà di espressione nonché tenendo conto del quadro tecnologico.
In questa linea, tra le iniziative proposte, figurano innanzitutto una serie di azioni positive per favorire la diffusione di una cultura del diritto d’autore.

In particolare queste riguardano:
    1) promozione di un’ampia offerta legale di contenuti audiovisivi sul mercato;
    2) rimozione delle barriere allo sviluppo di un’offerta legale, favorendo l’accesso ai contenuti premium, l’interoperabilità tra le piattaforme trasmissive e un accorciamento delle “finestre di distribuzione”;
    3) attività informativa di educazione alla legalità intesa a rendere agli utenti, in particolar modo i più giovani, maggiormente consapevoli dei rischi generati dalla pirateria;
    4) promozione dell’approccio relativo alla diffusione di licenze collettive estese anche in termini di soluzioni che favoriscano economicità e facilità di pagamento da parte dell’utente;
    5) sicurezza delle modalità di pagamento (incluse le forme di m-payment);
    6) promozione delle forme sperimentali di consumo legale.

A queste azioni si affiancano provvedimenti a tutela del diritto d’autore che si ispirano a best practices internazionali come quelle del Notice and take down (Usa), che riguardano il gestore del sito e non il singolo utente.
In quest’ottica, l’Agcom si pone come “garante” del corretto funzionamento di un sistema che prevede:
    1) richiesta di rimozione dei contenuti al gestore del sito o al fornitore del servizio di media audiovisivo da parte del titolare del diritto o copyright;
    2) segnalazione all’Autorità della mancata rimozione dei contenuti decorse 48 dall’inoltro della richiesta;
    3) verifica da parte dell’Autorità attraverso un breve contradditorio con le parti;
    4) ordine di rimozione qualora risulti l’illegittima pubblicazione di contenuti coperti da copyright.

L’Autorità ritiene che la misura della rimozione selettiva sia appropriata nei casi in cui non tutti i contenuti del sito web violino il diritto d’autore e siano collocati sul territorio italiano.
Per i siti che hanno il solo fine della diffusione di contenuti illeciti sotto il profilo del diritto d’autore o i cui server sono localizzati al di fuori dei confini nazionali, vengono ipotizzate due ipotesi alternative per le quali si chiede il parere degli operatori:
    – predisposizione di una lista di siti illegali da mettere a disposizione degli internet service provider;
    – possibilità, in casi estremi e previo contraddittorio, dell’inibizione del nome di dominio del sito web, ovvero dell’indirizzo IP.
Tra le azioni poste a consultazione pubblica figura anche l’istituzione presso l’Autorità di un apposito Tavolo tecnico tra tutti i soggetti interessati con il compito di approfondire le problematiche applicative per un’efficace adozione delle misure ipotizzate.
L’Agcom ha infine deciso di segnalare al Governo e al Parlamento l’opportunità di una revisione complessiva delle norme sul diritto d’autore che risultano inadeguate allo sviluppo tecnologico e giuridico del settore.
Il Presidente Corrado Calabrò ha dichiarato: “Siamo riusciti a raggiungere, con votazione unanime del Consiglio dell’Autorità, un risultato importante. Le soluzioni che abbiamo previsto e che ora verranno discusse con tutti i soggetti
interessati, rappresentano una sintesi efficace tra le contrapposte esigenze di tutelare la libertà della rete e la titolarità dei contenuti, garantendo altresì il diritto dei cittadini alla privacy e l’accesso alla cultura e ad internet; tutti principi fondamentali dell’ordinamento giuridico comunitario.
Non si prevede alcuna forma di controllo sugli utenti o di censura del web, come qualcuno temeva, ma, ispirandoci soprattutto all’esperienza USA, l’Italia si colloca tra gli esempi più moderni e avanzati, facendo proprio l’approccio che considera il mercato unico digitale come la “quinta libertà” il cui sviluppo va considerato prioritario”.

Roma, 17 dicembre 2010

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