Renzi blocca lo shitstorming contro Corrado Formigli

Reading Time: 3 minutes

E’ cominciato tutto con unaintervista rilasciata da Matteo Renzi al giornalista Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita su La7. Ma Renzi non ha gradito inizialmente i toni e i contenuti dell’intervista (e va beh…) e dopo la trasmissione sono apparse sui social network informazioni, notizie e fotografie circa la casa privata di Corrado Formigli. Naturalmente Formigli non gradisce (e ci mancherebbe anche altro!) e riferisce:

“Ho scritto a Renzi quello che era successo, segnalandogli e mandandogli anche i link delle pagine dove c’era la foto della mia casa, per invitarlo a controllare le pagine del suo partito: mi sembrava un fatto grave quello che era successo. Un messaggio inviato privatamente su whatsapp a Renzi, dopo il quale mi sono ritrovato la questione della mia casa pubblicata da lui senza il mio consenso”

e, successivamente

“Tutto questo su pagine Facebook riconducibili a Iv. Alcune ‘unofficial’, ma che sono comunque di iscritti alla pagina nazionale e due pagine locali del partito”

In un’intervista a ADN-Kronos, inoltre, il giornalista ha dichiarato:

“Il mio invito è fare pulizia di queste pagine: indicare l’abitazione di un giornalista da parte di sostenitori di un partito politico è qualcosa che ha a che fare con lo squadrismo”

E ancora:

“Un’operazione scorretta. Io ho molti messaggi di Renzi ma non mi sono mai permesso di pubblicarli così, senza chiedere un suo consenso. Invece Renzi ha sostanzialmente pubblicato il contenuto della nostra conversazione in un post per continuare la sua battaglia politica, anche se io, da padre di famiglia, non volevo dare rilievo pubblico alla questione”.

Formigli conclude rivolgendosi a Renzi:

“Non capisco perché equipari la sua situazione alla mia. C’è una dimensione pubblica della vicenda della sua casa: cosa c’entra la mia casa? Io non sono un senatore, non sono stato presidente del Consiglio, non ho avuto soldi dentro Open… Morale della favola: tu fai l’intervista che evidentemente è sgradita nelle domande e il giorno dopo ti ritrovi la casa pubblicata su Facebook dai sostenitori del partito di Renzi.
Ognuno tragga le sue conclusioni”.

Ma Matteo Renzi difende il giornalista e definisce una “porcheria” la pubblicazione delle foto della sua casa. Lo fa tramite un messaggio Facebook:

“Dopo Piazza Pulita di giovedì sono apparse sui social notizie su Corrado Formigli e sulla sua abitazione privata. Con dettagli, commenti, critiche. Formigli stesso mi ha scritto stanotte per “sensibilizzare” su quella che lui definisce “una porcheria”: la sua casa “messa in mostra con foto, indirizzo e dettagli”.
Sono d’accordo con lui. È davvero “una porcheria” e invito tutti quelli che hanno voglia di ascoltarmi a non rilanciare messaggi sulle case private di un personaggio pubblico. Certo: rimane il fatto che le porcherie sono sempre tali. Sia quando si fanno ai giornalisti, sia quando si fanno ai politici. Le foto della mia casa, fatte entrando in una strada privata e violando il domicilio, la pubblicazione dei miei conti correnti, la fuga di notizie su cui nessuno indaga costituiscono per me fatti altrettanto gravi. Ma anche se su questo non ho avuto solidarietà da Formigli o da altri penso che noi dobbiamo essere fieri della nostra serietà.
Pubblicare materiale sulla casa privata di un giornalista o di un politico è, davvero, “una porcheria”. Vi prego di non farlo. E di rispettare la privacy delle persone. Noi siamo diversi dagli altri, noi.”

Tra i commenti che sono seguiti alla pubblicazione della difesa renziana:

“I furbetti imparino cosa comporta utilizzare il livore”

“Era logico che qualcuno gli rendesse pan x focaccia”.

“Spero che abbia imparato la lezione”.

“Quello che è stato fatto è reso e con gli interessi !!”.

“Torna al tuo posto, Corrado, e smettila di fare le boccacce a Matteo”.

“Chi la fa l’aspetti…”.

“Formigli è una gran faccia di ….. bronzo. Senta anche lui come sono amare alcune medicine”.

“Noi siamo diversi. Ma non si puo’ sempre essere corretti e buoni con chi non se lo merita”

Il tutto condito dall’hashtag #colposucolpo.

Alle 7.17 di oggi è apparso su Twitter un ulteriore intervento sulla questione:

Brasil, meu Brasil Brasileiro

Reading Time: 2 minutes

La lettrice Bucalossi Armida mi scrive e mi chiede perché non mi sono occupato del tema degli incendi in Amazzonia.

Perché mi è sempre stato difficile parlare di temi di attualità internazionale, ecco perché. Eppure la rivista “Internazionale” è una delle migliori pubblicazioni che siano a disposizione del lettore italiano. E poi mi chiedo che cosa si possa dire o fare di più sulla tragedia che ha colpito il Brasile e la Bolivia.

E’ colpa nostra, c’è poco da fare. Delle grandi imprese zootecniche e agro-industriali che disboscano grandi aree della foresta pluviale. Alberi tagliati nel periodo di luglio e agosto, che vengono lasciati ad asciugare e seccare per poi essere bruciati. così, quando la stagione delle piogge ricomincia, il terreno, ormai privo di vegetazione, favorisce la crescita di nuove piante che servono per l’allevamento del bestiame, responsabile di una percentuale molto elevata di deforestazione. La foresta pluviale produce quantitativi notevolissimi di ossigeno che se diminuti fino al 25% potrebbero far verificare danni notevolissimi al riscaldamento globale e alla salvaguardia delle biodiversità, nonché alla meravigliosa varietà di oltre 400 tribù che vivono nella foresta.

Non lo dico io, lo dice l’ADN Kronos.

E allora che cosa possiamo fare noi, a parte augurarci che il popolo brasiliano riesca a trovare un presidente più affidabile di Jair Bolsonaro, che ha subito minimizzato la gravità della situazione dando la colpa alle fake news, parlado addirittura di “bufala antosovranista”?

Possiamo mangiare meno carne, stare attenti a non consumare troppa acqua, usare la bicletta o andare a piedi più spesso, ma sono gocce nell’oceano.

Oppure possiamo non lasciarci abbindolare dagli hashtag da milioni di clic e dalle immagini del web e delle campagne ufficiali di sensibilizzazione. Come la foto ufficiale della mobilitazione internazionale che è, questo sì, una foto dell’Amazzonia che brucia, ma è el 2013. Come la foto che Cristiano Ronaldo ha pubblicato su Instagram e che ha ricevuto più di otto milioni di like che è un incendio del Rio Grande do Sul. O il coniglietto semicarbonizzato fotografato a Malibu nel 2018 e diventato virale, così come l’immagine di una scimmietta martoriata dalle bruciature scattata nel 2016 in India (e non in Brasile). #prayforAmazonia un paio di balle. Ci vogliono comportamenti virtuosi e sensibilizzazioni individuali e collettive ai temi ambientali. Se perfino il G7 ci dice che non ci sono fondi sufficienti per affrontare il problema e aiutare il Brasile abbiamo sbagliato completamente rotta. Siamo tutti responsabili, nessuno si senta escluso.