Renzi blocca lo shitstorming contro Corrado Formigli

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E’ cominciato tutto con unaintervista rilasciata da Matteo Renzi al giornalista Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita su La7. Ma Renzi non ha gradito inizialmente i toni e i contenuti dell’intervista (e va beh…) e dopo la trasmissione sono apparse sui social network informazioni, notizie e fotografie circa la casa privata di Corrado Formigli. Naturalmente Formigli non gradisce (e ci mancherebbe anche altro!) e riferisce:

“Ho scritto a Renzi quello che era successo, segnalandogli e mandandogli anche i link delle pagine dove c’era la foto della mia casa, per invitarlo a controllare le pagine del suo partito: mi sembrava un fatto grave quello che era successo. Un messaggio inviato privatamente su whatsapp a Renzi, dopo il quale mi sono ritrovato la questione della mia casa pubblicata da lui senza il mio consenso”

e, successivamente

“Tutto questo su pagine Facebook riconducibili a Iv. Alcune ‘unofficial’, ma che sono comunque di iscritti alla pagina nazionale e due pagine locali del partito”

In un’intervista a ADN-Kronos, inoltre, il giornalista ha dichiarato:

“Il mio invito è fare pulizia di queste pagine: indicare l’abitazione di un giornalista da parte di sostenitori di un partito politico è qualcosa che ha a che fare con lo squadrismo”

E ancora:

“Un’operazione scorretta. Io ho molti messaggi di Renzi ma non mi sono mai permesso di pubblicarli così, senza chiedere un suo consenso. Invece Renzi ha sostanzialmente pubblicato il contenuto della nostra conversazione in un post per continuare la sua battaglia politica, anche se io, da padre di famiglia, non volevo dare rilievo pubblico alla questione”.

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Brasil, meu Brasil Brasileiro

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La lettrice Bucalossi Armida mi scrive e mi chiede perché non mi sono occupato del tema degli incendi in Amazzonia.

Perché mi è sempre stato difficile parlare di temi di attualità internazionale, ecco perché. Eppure la rivista “Internazionale” è una delle migliori pubblicazioni che siano a disposizione del lettore italiano. E poi mi chiedo che cosa si possa dire o fare di più sulla tragedia che ha colpito il Brasile e la Bolivia.

E’ colpa nostra, c’è poco da fare. Delle grandi imprese zootecniche e agro-industriali che disboscano grandi aree della foresta pluviale. Alberi tagliati nel periodo di luglio e agosto, che vengono lasciati ad asciugare e seccare per poi essere bruciati. così, quando la stagione delle piogge ricomincia, il terreno, ormai privo di vegetazione, favorisce la crescita di nuove piante che servono per l’allevamento del bestiame, responsabile di una percentuale molto elevata di deforestazione. La foresta pluviale produce quantitativi notevolissimi di ossigeno che se diminuti fino al 25% potrebbero far verificare danni notevolissimi al riscaldamento globale e alla salvaguardia delle biodiversità, nonché alla meravigliosa varietà di oltre 400 tribù che vivono nella foresta.

Non lo dico io, lo dice l’ADN Kronos.

E allora che cosa possiamo fare noi, a parte augurarci che il popolo brasiliano riesca a trovare un presidente più affidabile di Jair Bolsonaro, che ha subito minimizzato la gravità della situazione dando la colpa alle fake news, parlado addirittura di “bufala antosovranista”?

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