Nei secoli Fedeli

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fedeli

Tanto tuonò che piovve.

Ci siamo lasciati con una dichiarazione di voto. Di più, una speranza. E non c’è niente di più bello che vedere una speranza trasformarsi in realtà. Il no ha stravinto, trionfato, fatto polvere delle risibili argomentazioni di quelli del SI’ e per una notte te ne vai a dormire con il sorriso sulle labbra, come i bambini, come mia figlia (sì, perché nel frattempo, nel periodo di massima oscurità del blog ho anche avuto una figlia, ora lo sapete), a pensare che hai votato NO per convinzione e hai vinto, che l’innominabile domattina sale al Quirinale per rassegnare le dimissioni e tu te ne stai al calduccio del tuo letto a goderti il sapore di quel momento.

Poi le dimissioni sono state date davvero, Mattarella le ha surgelate come i pisellini della Findus, il piccolo presidente di Pontassieve è restato lì freddo e intirizzito per altri due giorni, il tempo di una fiducina e poi si è decongelato e le dimissioni sono diventate operative. Prima di tornare a farsi fotografare da “Chi” in un supermercato di Pontassieve mentre fa la spesa come un normale cittadito (probabilmente con gli 80 euro di aumento che ha dato agli stipendi, direbbe mia moglie, che in queste cose è un genio), ha avuto il tempo di designare il suo successore che in tempo 48 ore se n’è salito bel bello a Palazzo Kitsch portandosi dietro più di metà governo precedente, reimpastandolo e creando un duplicato, una fotocopia, una copia anastatica di ciò che era. Tutto deve cambiare perché nulla cambi.
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