Roseto degli Abruzzi: settanta persone intossicate per un pranzo a base di pesce

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Sono le classiche notizie dell’estate, quelle che guardi distrattamente passando davanti alla "civetta" del giornale (rigorosamente "il Centro") che ti informa che in ben settanta persone sono andate a mangiare in un ristorante di Nonsisadove sulla costa tra Giulianova e Roseto degli Abruzzi, e si sono intossicati tutti finendo all’ospedale.

E’ un tormentone estivo: il pesce, il pesce, la gente vuole andare a mangiare il pesce, pesce buono, pesce fresco, ah che bella mangiata di pesce, sì, sì, stasera andiamo a farci una cenetta di pesce, e naturalmente il vino bianco che sia ben fresco, come il pesce non ce n’è, mangi il pesce fresco e stai leggero, non come la carne che ti fa stare pesante come un maiale gonfio su un palloncino bucato, col pesce vai sempre bene, ma che ti frega, mangiati un po’ di pesce e hai il sapore del mare in bocca…

Sì, e sette giorni di prognosi per settanta persone totale 490 giorni di ferie pagate andati a donnine allegre.

I nomi degli abruzzesi titolari di un conto corrente a San Marino

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Vi riporto l’elenco di 40 abruzzesi che sono risultati titolari di un conto a San Marino così come riportato dal quotidiano on line www.primadanoi.it:
 

Antonini Nadia (26-08-60), Sant’Egidio alla Vibrata (Te)
Branella Paolino (02-06-49), Nereto (Te)
Bugnoli Adelino Mario (05-08-47), Goro (Pe)
Caroli Adele (11-10-60), Pescara
Cataldi Rossano (20-06-46), Ortona dei Marsi (Aq)
Cetrano Roberto (09-03-66) L’Aquila
Ciabattoni Ermelinda (09-10-40), Corropoli (Te)
Ciampani Cinzia (20-03-64) Teramo
Ciarrocchi Vincenzino (08-08-37), Santomero (Te)
Cirulli Valentino (25-07-42), Schiavi di Abruzzo (Ch)
Colancecco Mario (22-04-46) Atri (Te)
Cordone Antonella (16-05-62), Pescara
D’Angelo Andrea (25-05-52), Atri (Te)
D’Argento Roberto (24-08-54), Chieti
Di Francesco Manuel (20-09-85) Popoli (Pe)
Di Gennaro Flavio (16-06-51), Tortoreto (Te)
Di Gennaro Serafino (14-04-59), Tortoreto (Te)
Di Marco Antonio (10-02-58), Cellino Attanasio (Te)
Di Marco William (21-11-68), Chieti
Di Pietro Antonio (23-08-36), Corropoli (Te)
Di Russo Raffaele (27-01-26), Pescara
Di Stefano Silvano (20-04-70), Penne (Pe)
D’Ippolito Vincenzo (29-01-39), Pennapiedimonte (Ch)
Feliziani Italo (03-01-58), Teramo (Te)
Gargano Erminio (19-02-46), Campli (Te)
Giordano Giuseppa (16-11-49), Castel Frentano (Ch)
Gravina Gabriele, (5-10-53)
Lanciaprima Giuseppe (11-06-60), Teramo
Licini Roberto Luigi (7-06-24), Ortona (Ch)
Londrillo Angelo (4-08-45), Giulianova (Te)
Marcozzi Rosanna (29-08-63), Teramo
Mariani Francesco (22-02-74), Atri (Te)
Mattei Ilario (8-09-48), Civitella Roveto (Aq)
Nepa Florindo (06-03-45), Mosciano Sant’Angelo (Te)
Parere Arnaldo (10-08-58), Alba Adriatica (Te)
Pesce Maurizio (19-12-59), Francavilla al Mare
Rosati Piero (20-03-57), Atri (Te)
Sigismondi Giandonato (20-06-45), Pescara
Tiraboschi Mattia (21-10-32), Perano (Ch)
Torbidone Giovanni (08-08-60), Isola del Gran Sasso (Te)

Voltarrosto: cassonetti straripanti davanti a una scuola

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Ho ripreso la telecamera in mano (che, poi, è una macchina fotografica digitale di quelle comprate al supermercato) e ho immortalato, per la serie "I rifiuti non finiscono mai" questo scempio di cassonetti intorno ai quali c’è di tutto (compresi monitor per PC e contenitori per vernici e solventi) e che si trovano davanti a una scuola elementare.

Questa mattina, davanti, ci passavano bambini e genitori. E c’era anche un vigile.

Solo che stavolta qualcuno è passato di lì mentre riprendevo. Ecco il tutto (e perdonate le imperizie tecniche, sono abituato a fotografare con la macchina in tutte le posizioni e quando faccio un filmato mi dimentico che deve stare in posizione non girata e/o girevole, io sono un pessimo cameraman, ma i rifiuti c’erano).

Comune di Roseto degli Abruzzi: bene Skype e Posta Elettronica Certificata

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Non ci sono solo cassonetti immondi di immondizia da vuotare a Roseto degli Abruzzi, fermo restando il fatto che se restano così ci torno di nuovo e vi informo immantinente del lordume che purtroppo affètta la nostra ridente cittadina che non ha un cavolo da ridere.

Ad esempio, il sito http://www.comune.roseto.te.it/ offre sulla home page un link a una serie di indirizzi di Posta Elettronica Certificata piuttosto soddisfacente, e la connessione Skype con la linea diretta funziona davvero. Mi è stato risposto dopo solo due squilli di prova (sì, lo so, nel filmato non si sente, ma se non vi fidate cazzi vostri).

Ora però torniamo ad occuparci di cose che non vanno.

I soliti ignoti e la posta elettronica certificata del Tribunale

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La notte scorsa i “soliti ignoti” hanno forzato la portiera della mia macchina, si sono accoccolati nell’abitacolo, e siccome non c’era una mazza da rubare si sono accontentati di un vecchio dispositivo “viva voce” di quelli della Nokia che si attaccano all’accendisigari e del libretto di circolazione. Della serie: “Ti facciamo un dispetto” visto che stavolta l’autoradio non te l’abbiamo potuta ciulare.

Passi per il viva voce (era ancora nuovo, pagato 20.000 lire di terza mano quando cercavo l’oro nel Klondike…) ma il libretto di circolazione, capirete, mi secca assai.

Va bene, penso, sono un cittadino tecnologico. Dispongo di un meraviglioso e provvidenziale indirizzo di posta elettronica certificata e di un dispositivo di firma digitale, redigo la denuncia, la firmo digitalmente, la spedisco direttamente in Tribunale, non spreco carta e in un attimo ho la ricevuta di ritorno, che bella cosa il progresso, che meraviglia la PEC, cosa non faremmo senza la tecnologia…

Col cavolo. Intanto mi manca l’indirizzo di posta elettronica certificata del Tribunale di Teramo. Poco male, penso, vado sul suo sito e lo trovo subito.

Del resto, l

Una gita al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata

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Che uno poi sente la radio che dice “Vento forte tra Assergi e Colledara San Gabriele” (generalmente è Marina Flaivani dell’ACI che lo annuncia a “Onda Verde”), io ci passo abbastanza spesso e vi assicuro che non è che ci sia poi tutto questo macello, oddio, proprio a ridosso del traforo del Gran Sasso non è che ci sia un gran che da star bene, perché d’inverno la neve fiocca lenta lenta lenta e quando piove altro che tamerici salmastre ed arse e favole belle che l’anima schiude, però non è nemmeno gran che, su…

Che vicino all’uscita di Colledara-Isola del Gran Sasso c’è il Santuario dedicato a San Gabriele dell’Addolorata, Patrono d’Abruzzo, miga bàe!

Che dice la mi’ moglie dài che si va a fa’ una girata, cosa si sta sempre qui in casa ad ammuffire, ma sì, in fondo anche per uno scettico come me magari è un bel posto. C’ero già stato anni e anni fa, ma conservavo della visita di allora un ricordo tenue e vago (sto scrivendo come il Manzoni, ma ve ne rendete conto?), di quelli che paion più esser sottesi alla memoria per obbligo che per giusta rimembranza (già che sono in stile manzoniano almeno finisco il periodo).

E allora dài  che si va, piove, come di prammatica, da le nuvole sparse, o Ermione, ma che ci si sta a formalizzare per du’ goccioline d’acqua…

Giunti al Santuario, la prima cosa che si vede è che la Chiesa che sorse sul luogo in cui fu sepolto il Santo (che, per la verità, si chiamava Francesco Possenti, figliòlo di Sante e della su’ mamma) che non sarà un gran che, capirete, Franceschino passò a miglior vita nel 1862, non è proprio un romanico puro, ma ognuno fa quello che può, è occultata alla vista dei più. E’ coperta, su un enorme piazzale, dal nuovo Santuario sorto so un tubo io quando, una costruzione postmoderna piena di panche, vetrate, mosaici che non ci si capisce una sega, amboni post-moderni, suorine infreddolite con il golfino di lana, e un giovinotto che accompagna le funzioni liturgiche alla chitarra e canta (però, sembra essere bravino, almeno ha tecnica e impostazione). Il terremoto ha fatto danni alla chiesa antica e ha lasciato intatto il casermone di cemento armato. Come dire che agli zoppi calci negli stinchi (ma tanto chi se ne frega, la vecchia chiesa nemmeno si vedeva…)

Il culto principale è quello del corpo del Santo. Che è stato trasportato dopo una traslazione intermedia nella cripta del rifugio antiatomico di cui sopra, e che mostra il sarcofago con la figura del Santo che però è la solita e sempiterna statua di cera con dentro le ossa, illuminata da faretti giorno e notte, una sorta di effetto-teatro.

Trovo orrendo che si continuino a venerare queste cose. Voglio dire, che ci si ostini a ossequiare un mucchietto d’ossa dentro una coreografia faraonica, esponendo il tutto alla morbosità dei fedeli (che vogliono vedere “il morto”, poi, magari pregano anche il Santo) e io che mi chiedevo che senso avesse tutto questo, poi ho visto il bidone per le offerte e ho cominciato a capire.

I frati passionisti, dell’ordine di San Gabriele, hanno il saio completamente nero e sono inquietanti da vedere.

Uno si fa anche degli scrupoli. Per esempio “Non si può giudicare (ah no?? E perché??) bisogna conoscere la biografia del Nostro per poter capire il perché e il percome, il busillis e il conquibus, e allora sì, Wikipedia ci aiuta. Clìcchete, clìcchete, ecco che salta fuori una voce apposita (cos’è il progresso, eh? Vedete cosa vuol dire la conoscenza condivisa??) che dice, tra l’altro, a proposito di San Gabriele dell’Addolorata:

“Egli conduceva una vita normale per un ragazzo della sua età e della sua epoca.”
“Come un normale ragazzo della sua età Francesco attirava l’attenzione delle ragazze di Spoleto”

Ma va’? Davvero?? In nemmeno due righe si ripeta la parola “normale” come se fosse un dato essenziale sapere he da giovane il sor Possenti aveva una notevole capacità di attrarre le ragazze della sue età. E che viveva “normalmente”, appunto.

Ecco dov’è il Kern, il nòcciolo: è la normalità che viene assunta allo stato di santità. Non c’è altro, nulla di diverso. Un ragazzo “normale” che muore giovanissimo. Anche dopo aver letto Manzoni e Tommaseo ed essersi dato alla bella vita.

Tra bancarelle piene di ricordini, souvenirs, palle di cristallo con la neve da agitare, penne con il gruppo dei pellegrini che fa su e giù (una volta le facevano con la gondoletta di Venezia), bambole, chitarrine finte, pistole giocattolo (si sa, non devono mai mancare in un luogo di devozione), la visita si conclude con gelato diaccio marmato.

Al ritorno, per l’umidità, comincerà a venirmi il torcicollo. Siano rese le grazie a San Gabriele!

Antonio Ingroia e Sandro Ruotolo a Roseto degli Abruzzi per il Premio Giuseppe Fava

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Dopo quello con Beppino Englaro, ieri sera è stata la volta di un incontro con il Dott. Antonio Ingroia, magistrato aggiunto della Procura Antimafia di Palermo.

Il Dott. Ingroia è persona indubbiamente simpatica dal punto di vista umano, ma ieri, nella stessa sala da 80 posti della Villa Comunale di Roseto degli Abruzzi, vuoi la cena, vuoi la stanchezza, vuoi quello che ti pare, non ha brillato.

Gli si deve il massimo del rispetto per l’altissimo compito che sta svolgendo e la vita che rischia ogni giorno, ci mancherebbe altro. Ma ho avuto l’impressione che lui e l’altro ospite illustre, il giornalista Sandro Ruotolo, che mi ricordava, non so perché, l’omino della Bialetti col suo baffo ben curato che pareva quasi finto, non abbiano saputo centrare il punto dell’analisi.

Ottimo il riferimento al ddl sulle intercettazioni, che in pratica diventa un colpo di mannaia anche sul lavoro dei pubblici ministeri che si occupano di criminalità organizzata, pur non essendo i reati di mafia contemplati nel novero delle occasioni in cui si applica la porcherìa in oggetto.

Ma quello che è mancato a Ingroia e a Ruotolo è stato il senso della portata reale dell’effetto-domino che avrà l’entrata in vigore del ddl anti-intercettazioni.
Rutolo diceva che se “a noi” (giornalisti) sono tolte le fonti documentali “a voi” (lettori, utenti dell’informazione) le notizie non arrivano.

Ed è lo stesso gioco che, ripreso da Ingroia, ha caratterizzato tutta la serata. Come se il problema vero dell’approvazione del ddl anti-intercettazioni fosse il cortocircuito che si verrebbe a produrre tra una casta attiva e trasmissiva e un’opinione pubblica passiva e gioco-forza ricevente.

Ma il punto è che l’opinione pubblica non è affatto passiva né esclusivamente ricevente. E’ attiva ed elaborante, l’informazione non è più quella che ci viene data dai cronisti di “Anno Zero” (che è certamente una trasmissione molto coraggiosa, ma pur sempre una trasmissione di regime, perché gestita dagli stessi giornalisti che vedono la conoscenza come un qualcosa che viene elargito soltanto da loro) ma quella che circola attraverso i blog e la rete.
La notizia è elaboazione, è opinione, è coscienza critica.
La notizia non è più il dato puro e semplice.
La notizia è duttile, malleabile, trasformabile, suscettibile di un valore aggiunto, quello insostituibile che la pubblica opinione gli conferisce riconfezionandola e facendola circolare nei blog, nei forum, nei siti web.

E’ possibile che nessuno abbia capito o, peggio, abbia voluto capire che chi ci rimette con questo decreto liberticida e anticostituzionale e’ soprattutto la rete con tutte le sue forme di liberta’ espressive, e che sia proprio la rete la prima vittima di questo tiro incrociato al massacro?

E, dunque, con tutta la buona volontà che ci ho messo, compresa quella di resistere a un caldo-umido terrificante, al sonno e alle strafighe da passerella, che non  mancano nemmeno quando c’è l’antimafia, non potevo essere d’accordo fino in fondo con Ruotolo e con lo stesso Dott. Ingroia.
Che stamattina hanno ricevuto il premio dedicato a Peppuccio Fava con flash di fotografi, applausi, sindaco con fascia tricolore, sai che gliene fregava a loro della mia opinione quanto meno “critica”?

Tanto non gliel’ho nemmeno potuta dire. Il moderatore, l’onnipresente Luca Maggitti, alle 11,15, ha chiuso l’incontro e la gente che aveva qualche domanda da porre ai pur numerosi ospiti, si è attaccata al tram.

Roseto: conclusa l’edizione 2010 del Torneo “Spiagge d’Abruzzo” Cup

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E anche quest’anno, a Roseto degli Abruzzi, si è conclusa l’edizione del Torneo di Calcio Giovanile "Spiagge d’Abruzzo", centinaia di ragazzi, accompagnatori, genitori dall’Italia e dall’estero, tutti vocianti e con ottimo appetito. E anche quest’anno ve ne do conto con imperdonabile ma ormai cronicizzato ritardo.

Le fotografie del torneo saranno presto (cioè fra tre o quattro mesetti circa) a disposizione dell’inclito pubblico nell’apposita sezione, vi darò conferma del tutto non appena possibile.

Per il momento mi preme assai sottolineare ancora l’instancabile opera di:

Camillo "La Russa" Cerasi (qui immortalato in una posa da Ministro della Difesa) che per l’occasione ha acceso un leasing per la fornitura di un guardaroba nuovo di pacca);

Pinuccio (lo chiamiamo "Pinuccio" perché, come vedete, è di dimensioni assai contenute ed ha un aspetto rassicurante), factotum dell’Associazione Roseto Calcio, instancabile, praticamente una macchina;

il pubblico;

mia moglie, che ha fatto miracoli nelle public relation ma che dice sempre che non viene bene nelle fotografie, e va beh…  

Dopo un anno dal terremoto che ha distrutto L’Aquila: Yes we camp!

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Hanno fatto un po’ di retorica, si capisce, era necessario.

Dopo un anno sarebbe stato inelegante non ricordare il terremoto del 6 aprile del 2009, quando una città intera ha cominciato ad essere cancellata dalla faccia della terra dall’indifferenza del Governo, dall’onnipresenza della Protezione Civile e dal clamore massmediatico di giornali e televisioni che hanno smesso di occuparsene.

Riposte le magliette con la scritta "L’Abruzzo nel cuore" ("il cuore è uno zingaro e va", cantava Nicola di Bari), pochissimi si ricorderanno di aver mandato 2 euro attraverso un SMS di solidarietà, ancor meno di aver comprato un CD degli "Artisti Uniti per l’Abruzzo" con una canzoncina intitolata "Domani". Hanno fatto un video in cui li vedi tutti equi e solidali abbracciarsi, salutarsi, dirsi "Porca vacca come siamo bravi boi", cazzo, hanno cantato tre o quattro note per ciascuno, e questo è il contributo che dànno alla rinascita di una città: tre note e i diritti sull’interpretazione, una giornata della loro carriera artistica, qualche ora per registrare e vedi Jovanotti che abbraccia Ligabue (dovrebbero starsi sui coglioni da anni), Laura Pausini che scambia i baci sulla guancia con Elisa (sì, Elisa, perché, non si può un po’ criticare anche Elisa? Cos’è, intoccabile visto che non ne parla mai male nessuno? Almeno della Pausini dicono che ha il culo grande…), e tutti picciccì piccicciù, come sei bravo tu, no guarda siamo bravi tutti, ricostruiremo il teatro de L’Aquila anche con il nostro contributo, sì, ma quando? Eh, "Domani!".

A L’Aquila, manco a dirlo, il Teatro è ancora di là da venire.

L’Aquila è morta. E’ il tessuto sociale che non esiste più. Qualcuno, certo, ha riavuto la agibilità della propria casa, ma non ha un cazzo intorno, non ha un supermercato, non ha una scuola, non ha servizi, non ha autobus che lo portino in centro perché il centro è pieno di macerie, perché se vuoi vedere qualcuno dei tanti che ti corrispondevano, per dirla con Ungaretti, devi andare fuori, dove hanno fatto le baraccopoli (eh, ma quali baracche! Non lo volete capire che sono casette di legno bellissime, antisismiche, piccole ma con tutto quello di cui c’è bisogno… ingrati!), dove la gente è stata costretta ad abitare e sarà ancora costretta per anni e anni e condannata all’oblio.

All’oblio delle birre bevute con gli amici in Corso Vittorio Emanuele, all’oblio del mercato caciarone in Piazza Duomo, all’oblio della passeggiate alla Villa, all’oblio di una rete sociale che esisteva, all’oblio dei cani randagi che affollavano il centro, all’oblio dei giovani che movimentavano le sue notti, all’oblio di mia zia Irlanda da giovane che partiva ogni giorno da un paese vicino per andare a fare la donna di servizio, all’oblio del convento dei Frati di Collemaggio, delle 99 cannelle, di una libreriola deliziosa che ho scoperto l’ultima estate prima del mio matrimonio e quel giorno dissi "Va bene, la prossima volta ci torno e faccio spesa".

La prossima volta, sì…

Stanno impacchettando l’Abruzzo terremotato

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L’Abruzzo terremotato, la città de L’Aquila, tutto ciò che il 6 aprile scorso rappresentava un simbolo, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, viene puntellato e impacchettato.

Non si sa per farne cosa, con ogni probabilità per lasciarlo così nei secoli dei secoli.

La Chiesa di Paganica era diventata l’allegoria della distruzione, del senso di precarietà, del pericolo imminente. Non è cambiato nulla, tranne qualche maceria rimossa e un cabbione di legno e metallo che cerca di contenere eventuali crolli all’interno, mentre nel paese, fantasma, passeggiano i cani randagi, e la gente non si incontra più nei luoghi tradizionalmente deputati (le piazze, le strade) ed è stata concentrata in direzione della Statale, in enormi casermoni antisismici ("piattaforme", le chiamano) come alveari impossibili ad altissima densità umana. Segno che in paese non si tornerà più. Che, piano piano, la vita, le scuole, le case, il concetto stesso di abitazione e di comunità sarà sostituito dal modello Berlusconi & Bertolaso (edilizia antisismica orrenda e poco funzionale), e la gente comincerà a crederci.

Ciò che è provvisorio diventerà sempre più definitivo, e il paese allora lo si mette in cassettoni di legno, come si fa per i traslochi, o per le cose che "potrebbero sempre servire ma intanto impicciano", si mettono delle reti di recinzione invalicabili (per fortuna non dalla macchina fotografica) come se la desolazione e l’inefficienza nella ricostruzione fossero vergogne che possono essere nascoste da un groviglio di metallo a maglie larghe.

La zia Orlandina (Irlanda) e il terremoto dei cimiteri d’Abruzzo

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La Zia Orlandina, povera donna, è morta giorni fa a 88 anni.

Il suo nome era "Irlanda", lo trovo molto più bello di "Orlandina", falso diminutivo con cui, comunque, anch’io presi a chiamarla da bimbetto.

L’hanno sepolta in una tomba di tre loculi, assieme ai genitori. La zia Orlandina non era sposata, memore forse di un amore di tanti anni fa.

Il cimitero di Valle d’Ocre, in cui ora, dicono, "riposa in pace" (io credo che non senta più nulla e che sia solo bene per lei) è ridotto in uno stato pietoso. Il terremoto l’ha trasformato in una serie di tombe quasi a cielo aperto. Molte lapidi sono divelte e stanno andando in frantumi, nei loculi alcune murature mostrano crepe. La chiesetta è puntellata, impacchettata, o, come dicono "messa in sicurezza".

Non è sicuro nulla, se non il fatto che la zia Orlandina è morta, in realtà, la notte del 6 aprile scorso.

A 87 anni, senza casa, è stata trasportata a Bologna a casa di un fratello e dei nipoti. In città le mancava l’aria del suo paese. E’ tornata e ha vissuto in tenda, finché ha potuto, ma le sue condizioni di salute si sono aggravate, fino a renderla non più autosufficiente.

Da lì il tracollo. La zia Orlandina, quando era "verde", si occupava quasi da sola del cimitero di Valle d’Ocre. Ci andava (naturalmente a piedi!) quasi ogni giorno. Toglieva le erbacce, era quasi una custode.

Ora che è lei la custodita, le responsabilità delle istituzioni vengono fuori in tutta la loro cadaverica evidenza.

Roseto degli Abruzzi – Bertolaso riceve la Rosa d’Oro 2009

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Sul n. 109 di Eidos, che porta la data del 20 febbraio 2010, a pagina 31 è riportato un succinto articolo con un reportage forografico sul conferimento della Rosa d’Oro 2009 (Città di Roseto degli Abruzzi) a Guido Bertolaso.

Tra le foto riportate, assieme a quelle coi politici locali e coi rappresentanti della Giuria del Premio, anche una posa in cui il Bertolaso si mostra assieme a cuochi e camerieri del ristorante di pesce di turno.

Pochi giorni dopo Bertolaso sia stato inquisito.

E peccato anche che la giuria non abbia emesso un comunicato stampa in cui ritira e revoca il premio conferito a Bertolaso per essersi “distinto dopo i tragici fatti del 6 aprile scorso”. Nessuno poteva sapere *prima*, è vero. Ma nessuno ha voluto fare *dopo* un passo indietro per stabilire che una persona premiata quanto meno debba essere al di sopra di ogni sospetto.

No, Bertolaso è accusato di corruzione e, nel dubbio, il premio resta.
Ecco.

Eidos e il presepe vivente

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Titolo: “La forza della speranza”. Vi si nota il presepe vivente, con la Madonna vestita di rosso, con le unghie laccate e ammiccamenti vaghi, ma molto vaghi.
Un’iconografia fine e di buon gusto.

Aquilani coraggiosi: la libreria “Ubik” riapre a Roseto degli Abruzzi

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Mi fa piacere segnalarvi una nuova libreria, che ha aperto i battenti sabato scorso a Roseto degli Abruzzi, dopo aver visto, come molti altri esercizi commerciali, la chiusura a L’Aquila.

Si chiama "Ubik" ed è gestita da ragazzi simpatici che hanno specializzato la loro offerta sul genere Fantasy, Fantascienza e Fumetti, che non sono proprio "my cup of tea", come dicono gli inglesi, ma non importa, ci ho trovato una buona sezione sul giallo, libri pressoché introvabili sul cinema e qualche DVD ben scelto e a prezzo piuttosto interessante.

Spulciando mi sono portato via una edizione BUR a 5,16 euro (la traduzione letterale delle vecchie 10.000 lire) di "Claudine a scuola" di Colette (di cui vi leggerò un brano in una delle prossime iniziative che penso di portare avanti sul blog se la scuola non mi fa schiantare prima…), quanto al resto ho trovato un saggio di Claudio Guillén di letteratura comparata, ma me lo compro un’altra volta.

Chi vive a Roseto ci vada, perché è un esempio di ricostruzione (anche umana) davvero notevole.

Oltretutto sul computer hanno Ubuntu. Meglio di così…

Marco Travaglio

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Marco Travaglio sono andato a "vederlo" l’altroieri sera a Pineto (una decina di minuti di auto da casa mia).

Mia moglie mi manda un SMS e mi fa "Andiamo a sentire Travaglio, stasera? Pare che sia al Centro Polifunzionale di Pineto…". Le rispondo, ovviamente, di sì. Un po’ perché Travaglio è una di quelle persone da non perdere, un po’ perché mia moglie mi dice sempre che se non avesse sposato me avrebbe sposato lui che, per inciso, aggiunge, è nato nel 1964 e io non so se questa circostanza dovrebbe consolarmi o farmi incazzare ancora di più.

Per la strada nessun manifesto, nessun cartello, nessun tipo di avviso che faccia da "reminder" all’evento. Men che meno al Centro Polifunzionale. Voglio dire, se vai al cinema o a teatro il minimo che ti possa succedere è ritrovarti il cartellone del film o dello spettacolo fuori o, quanto meno, appiccicato sul vetro delle porta d’ingresso.

Lì invece niente. Che viene Travaglio te ne accorgi solo dal banchettino di libri suoi che sono posti in vendita fuori. Banchetto che, tra l’altro, ti ricorda che non è vero un cazzo che ce li hai tutti i libri di Travaglio, e allora vai a fare lo sborone con i tuoi colleghi, vai…

Travaglio quando arriva attraversa il pubblico. Voglio dire, non è entrato da dietro il palco, non l’hanno fatto passare da un’entratina laterale, no, me lo sono visto a un certo punto sbucare da dietro e ho detto "Buonasera". Mi ha fatto un sorriso che mi è sembrato sincero e ha contraccambiato il saluto. Poi mia moglie gli ha detto: "Salve, Marco, bentornato!" Allora lui le ha fatto un sorriso ancora più sincero e aperto. E’ il potere degli imperativi biologici, nascere femmine, l’ho sempre detto, dà qualche chance in più.

Travaglio è un fiume di parole. Montanelli diceva che la sua arma, formidabile e micidiale al tempo stesso è il suo archivio. Ma il punto non è tanto il fatto che Travaglio sia in possesso di un archivio, per quanto monumentale, no, il punto è che l’archivio è lui. Ha una capacità incredibile di ricordare fatti, eventi, citazioni, e precisa con puntualità millimetrica qualunque argomento gli venga sottoposto.

E così, smonta luoghi comuni (come il fatto che Berlusconi sia sempre stato assolto), e ha il potere di tirar fuori dalla naftalina della memoria tutto quello che ci eravamo, nel frattempo, dimenticati, perché alla memoria prodigiosa del giornalista corrisponde la memoria corta della gente, disposta a farsi prendere per il culo perché si è dimenticata di tutte le volte che ci è stata presa fino a ieri. Siamo così, noi italiani, abbiamo i tempi di prescrizione molto brevi.

Travaglio dal vivo è un po’ più magro di quello che appare in televisione, aveva un raffreddore e un’influenza incipienti che non gli hanno tuttavia impedito di essere brillantissimo, ironico, sferzante e profondo. Cioè quello che tutti i giornalisti dovrebebro essere. E non gli ha impedito nemmeno di firmare un autografo. A mia moglie, naturalmente.



Ho conosciuto, o, anche più semplicemente, incrociato molte persone nella mia vita. Alcune importanti tout-court, altre molto meno o, semplicemente, importanti nei rispettivi campi di indagine e di lavoro. Tutte sono state importanti per me. Credo di essere una persona fortunata. In questa sezione vi parlo di qualcuno di loro.

L’Abruzzo con due b de “Il Fatto quotidiano”

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Mi sono abbonato a “Il fatto quotidiano” e sono cazzi miei.

Voglio dire, sono cazzi miei e di chi mi offre il servizio. Sì, insomma, il giornale. ed, eventualmente, del vettore che me lo recapita (in questo caso le Poste italiane, che dopo una prima narcosi sembrano essersi decise a volermi recapitare il quotidiano tutti i giorni, e nel giorno d’uscita, piccoli miracoli crescono…).

Ma che il giornale di Padellaro e di Travaglio, a pagina sette dell’edizione di oggi scrivesse “Abbruzzo” con due “b”, cazzo, questo proprio no.

Vivo in una regione terremotata dall’ignoranza ma non ignorata dal terremoto, adesso ci si mettono anche loro…


PS: “Il Fatto quotidiano” è un bel giornale.

Incubo

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La notizia te la devi andare a cercare tra le righe dei lanci non urgenti delle agenzie di stampa. Forse perchè è una brutta notizia: meglio non darla apertamente, finisce che si rovina la festa di compleanno a Papi e magari si crea panico tra la popolazione. Sarebbe una disdetta.

Eppure Blitz Quotidiano la mette in homepage: l’Università di Oxford e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma hanno individuato il pezzo di terra, la "faglia" che si è mossa causando il terremoto in Abruzzo del 6 aprile.

E’ la faglia di Paganica. E questo comporta una pessima conseguenza, riferisce il quotidiano online: "il terremoto ha inflitto mutamenti di tensione ad altre faglie vicine, portandone alcune, Montereale e Campotosto, sull’orlo del cedimento". Significa, nero su bianco che "il terremoto può tornare a colpire la Regione".

Una brutta sentenza scientifica. Una sentenza inappellabile. E’ solo questione di tempo. Quindi gli uomini sono  avvisati: dovrebbero costruire solo in maniera antisismica, dovrebbero rendere antisismiche le costruzioni che già ci sono. Dovrebbero. Per ora, anche se avvisati, non mostrano di essere in grado di risultare mezzi salvati.

(Franco Probi)

Giu’ le mani dalla carezza ai nostri bambini! Io boicotto Bruno Vespa

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Ha poggiato la mano sulla testa dei bambini di una famiglia abruzzese, mentre la gente vive ancora nelle tende, mentre al 30 settembre, ammesso che non arrivi il freddo prima (e non si vede perché no), ci sarà chi la casa non l’avrà e dovrà ripiegare su un albergo della costa.

Stanno smantellando il tessuto sociale de L’Aquila, stanno dividendo la gente. Qualcuno potrà (anzi, dovrà) tornare nelle proprie case dichiarate agibili dopo il sisma, ma non si ritroverà più nessuno intorno. Niente vicini, niente scuole, servizi, cinema, divertimenti, supermercati. Saranno costretti a vivere in una città fantasma e in rovina.

Però stasera Bruno Vespa è in prima serata a testimoniare che Berlusconi consegna le chiavi delle casette di legno, strutture in cui schiafferanno i terremotati e in cui li lasceranno a marcire chissà ancora per quanto.

Non guardate Bruno Vespa, stasera, ve ne prego.

Fate qualunque altra cosa ma non guardate Bruno Vespa. Sul satellite in chiaro ci sono tanti bei canali da guardare, sono ancora gratuiti, sfruttiamoli. Andate su Rai Educational e imparate qualcosa. Oppure andate ad affittarvi un film, o meglio offrite un cinemino a vostra moglie e dàtele anche una bottarella già che ci siete. Se non avete la moglie passate una serata con l’amante, se non avete nemmeno quella passate una serata con una putt… con una escort, sono soldi spesi senz’altro meglio rispetto al canone RAI con cui pagano questi individui per darci il servizio pubblico. Se poi non avete soldi da spendere con qualche bagascia, ci sono tante cose che si possono fare gratis, come fare una passeggiata con il proprio cane, oppure ascoltare la radio che fa tanto bene e non lo fa più nessuno. Oppure andate in biblioteca, chiedete in prestito un libro, uno di quelli belli, di quei classici mattoni che fanno venire la voglia di copertina di lana, luce soffusa e un bel vaffanculo al mondo intero.

Fate quello che volete ma non regalate spettatori a Bruno Vespa e alla sua propaganda di regime. Piuttosto, se avete bambini piccoli regalate loro il telecomando e fatevi una cultura di cartoni animati.

E poi, quando arriverà giovedì, date un calcio al tubo catodico anche quando trasmetteranno "Ballaro’". Non fatevi prendere per il culo da quel sorriso di cartapesta di Floris che ride alle battute di Crozza che neanche sua madre le capisce più. Non fatevi ingannare dalla retorica della mancata libertà di stampa in Italia. Che la libertà di stampa e di informazione in Italia non c’è da decenni lo sapevamo, non c’è bisogno che Floris e Santoro facciano le vittime del sistema. Sono loro il sistema, e qui in Abruzzo ci sono solo tendopoli e mia zia Orlandina che ha 89 anni e non può rientrare nella sua casa che non ha subito neanche una lesione.

Abruzzo: per le assegnazioni provvisorie e le utilizzazioni c’è tempo fino al 5 settembre

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In Abruzzo gli insegnanti che aspirano all’assegnazione provvisoria o all’utilizzazione dovranno sospirare fino al 5 settembre prossimo (eh, sapete c’è stato il terremoto, cercate di capirci, le condizioni sono quelle che sono, non è colpa nostra, fosse per noi avremmo finito due mesi fa…).

Il documento non è presente sul sito dell’Ufficio Scolastico Regionale (perché se no poi la gente sa le cose, e questo non è bello) quindi ve lo trasmetto così come l’ho avuto, dopo averlo scansionato e trasformato in file PDF.

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La Sagra “Food and Music” al Pattinodromo di Roseto degli Abruzzi

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Se siete di Roseto degli Abruzzi, o vi ci trovate in questi giorni, Vi prego vivamente di andare a mangiare alla Sagra "Food and Music" che si tiene all’ex Pattinodromo-Troiaio, ora Campo Sportivo decente.

Fatelo perché ne vale la pena.

Fatelo perché l’Amministrazione Comunale di Roseto degli Abruzzi, nella sua lungimiranza, dopo aver concesso in uso all’Associazione "Roseto Calcio" una struttura a dir poco inguardabile, piena di muffa, sporcizia, rifiuti, degrado e quanto di peggio si possa dire per un impianto sportivo, dopo che persone meravigliose, che hanno il nome di Pino, Camillo, Rosa, Vincenzo e tanti altri che hanno a cuore che i bambini giochino in sicurezza e in libertà, hanno ripulito tutto in 30 giorni, e dopo averlo ripulito lo hanno reso decente e frequentabile, cosa ha deciso, vi dicevo (che a volte faccio i periodi troppo lunghi e mi perdo…), l’Amministrazione Comunale? Ha deciso di coprire il tutto di sabbia e crearci una struttura da Beach Volley.

Il tutto in una località di mare che ha chilometri e chilometri di spiaggia, per alcuni tratti decisamente gratuita.

Trovate tutto in questo filmato di YouTube, realizzato dal buon Camillo Cerasi.



Per cui ieri sera al Pattinodromo abbiamo fatto la prova generale della Festa-Sagra "Food and Music" che apre alle 21 di oggi.

E devo dire che il primo che mi parla male, come fa Davide Paolini su Radio 24, delle Sagre improvvisate (tipo quella del melone, del castagnaccio, della polpetta al sugo -e Dio sa quanto io odi le polpette al sugo!-) lo massacro.

La varietà dell’offerta gastronomica è estremamente spartana, ma Pinuccio agli arrosticini è come Franz Di Cioccio alla batteria, è come Jimi Hendrix alle chitarre. Che poi uno dice cosa c’entrano le "crescentine emiliane" con l’Abruzzo. C’entrano, perché Vincenzo, il fratello di Camillo Cerasi si è sposato una emiliana che fa la pasta da Dio, che una volta fritta e salata con la mortadella di Campotosto non ci sta per niente male, no, assolutamente, le avete mai provate le crescentine emiliane della Rosy? No? E allora che cazzo volete, andate e mangiate, che la Rosy viene aiutata da Clara, che è la moglie di Pino, la quale ammassa, ammassa, ammassa e te vài di miracolo.

La birra è una Paulaner appena spillata, freschissima, per i bambini c’è la Pepsi Cola, e se non va ancora bene vi attaccate alla salsiccia di fegato aquilana, così dopo, se vi va bene incontrate "lu cumpare" (che non è Esso, ma un altro Compare…) che vi offre il vino cotto e uno spumantino dolce frizzantino che fa lui, vi strizza l’occhio come per dire "Buono, eh??" e voi dovrete ammettere che sì, è tutto buono, grazie anche all’organizzazione di Franco Lulli che è quel signore che vedere all’angolo della tavolata, senza il quale nulla di quello che mi sono scofanato ieri sera sarebbe stato possibile, Dio lo benedica.



La festa non è l’iniziativa della Pro Loco di turno, ma un atto d’amore di gente che ha davvero a cuore il territorio, di quella gente che non la trovi più perché il territorio…ciau ‘u territoriu, ciau, ‘ntu culu u territoriu!!!

E intanto due bambini e un allenatore finlandesi si sono mangiati gli "arrosticini", alla fin è stata l’unica parola italiana che hanno seriamente e diligentemente imparato ed interiorizzato.

Va beh, andateci, burp…

Roseto Opera Prima: Rosa d’oro a “La siciliana ribelle” di Marco Amenta (and the winner is…)

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E alla fine ha vinto “La siciliana ribelle” di Marco Amenta, l’ho votato con convinzione e sono contento che in due edizioni che faccio il giurato il film che ho votato sia poi risultato quello premiato.

La giuria al gran completo è stata chiamata sul palco a fare la passarella di rito e ad applaudire a comando, soprattutto quando si sono avvicendati sul palco i politici e l’assessore alla cultura, poi, chi in abitino firmato, chi in canottiera con ascella aperta, tutti siamo scesi e da lì in poi non ci ha filato più nessuno.

Riporto di seguito il documento ufficiale della giuria, per quello che può valere, tanto lo so che non ve ne frega un accidente:

CITTA

Federico Bondi – Mar Nero – Roseto Opera Prima 2009

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L’ultimo film della rassegna, diciamoci la verità, non è stato gran che.

A riprova del fatto che non basta un’idea eccellente (raccontare i rapporti tra le badanti che vengono dalla Romania e gli anziani che debbono accudire, con tutte le implicazioni che questo comporta), non basta una Dorotheea Petre, indubbiamente tenera, carina e calata perfettamente in una parte che le calza a pennello, ma soprattutto non basta una grande interpretazione di una grande Ilaria Occhini per fare un grande film.

Certi ritmi eccessivamente lenti, una fotografia non sempre impeccabile, a dispetto della scelta del regista Federico Bondi di voler utilizzare le tecniche digitali e soprattutto una Ilaria Occhini troppo radicata nel ruolo della anziana fiorentina brontolona e bubbolatrice, che ci ricorda piuttosto da vicino il ruolo di Adele Papini in "Benvenuti in casa Gori" ("C’è più puntali in questa ‘asa che Cristi sulla croce!!").

Cinque.

Gianni Di Gregorio – Pranzo di ferragosto – Roseto Opera Prima

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E arrivò la sera di "Pranzo di ferragosto" (che si intitola proprio così, non vedo la mania di metterci l’articolo determinativo, se l’autore e regista non ce l’ha voluto). Meno male perché comincio a stancarmi, e anche un filino a rompermi i coglioni di guardare film fino a mezzanotte passata.

Era il film che molti aspettavano, e il regista, Gianni Di Gregorio, che è anche l’interprete della pellicola, è un vero pozzo di San Patrizio di simpatia umana e artistica, un viso alla francese a metà tra i dentoni di Fernandel e il naso di Philippe Noiret, una storia familiare, intima, più che cinematografica, quattro vecchiette che fanno il bello e il cattivo tempo in una Roma deserta col sole di ferragosto che picchia forte.

Film di nerbo, divertente e che fa riflettere, ma con vari momenti di debolezza che, a tratti (e solo a tratti) fanno pensare al perché della concentrazione di un così ampio numero di premi e di riconoscimenti che gli sono piovuti addosso. Dialoghi a tratti troppo teatrali per essere concentrati in una scansione cinematografica di appena 75 minuti.

Piacevole come un bicchiere di vino bianco ghiacciato in un’estate tempestata di piatti a base di pesce. Solo che ce n’è sempre troppo poco.

Claudio Giovannesi – La casa sulle nuvole – Roseto Opera Prima 2009

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"La casa sulle nuvole" di Claudio Giovannesi è un film fresco, piacevole, frizzante e che pizzica il naso come una Schweppes Tonica appena versata in un bicchiere riempito di ghiaccio e limone.

Un film che non vince in senso assoluto, ma convince, questo sì.

Il regista è giovane, e a guardarlo sul palco con la maglia lunga fin sotto la cintura, i jeans larghi, le infradito da lido adriatico (a proposito, ma questi registi esordienti, una camicia e una giacca no, vero??), sembra più giovane ancora.

Ha raccontato, senza che io lo capissi bene, di quando era piccolo e veniva a Roseto degli Abruzzi a pescare le telline, particolare che mi ha fatto pensare "E un bel ‘chi se ne frega non ce lo mettiamo?’", ma devo dire che il film è certamente superiore alle sue doti di eloquenza e affabulazione.

E’ la storia di due fratelli che scoprono di non avere più la casa in cui vivono perché il padre, che li ha abbandonati molti anni prima per andare in Marocco, l’ha venduta a un ristoratore di Marrakesh per un boccon di pizza e per ripianare i suoi debiti.

I due vanno in Marocco a cercare di salvare ciò che ormai non è più salvabile, ritroveranno il padre, faranno pace con il loro passato, non senza qualche situazione (s)piacevole.

Un incrocio tra il romanzo di formazione e il film "on the road", questi due picari recitano bene la loro parte, sia nel mondo arabo che in quello italiano.

E’ una migrazione alla rovescia. Come quella dei protagonisti, appunto. O come quella di chi è andato ad Hammamet. Tutti, comunque, per sfuggire a qualcosa.

Marco Amenta – La Siciliana ribelle – Roseto Opera Prima 2009

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Il fermento c’era, era nell’aria che “La siciliana ribelle” avrebbe fatto piazza pulita degli avversari proiettati fin qui. Opera prima di Marco Amenta, regista istrionico, alquanto verboso, ma fondamentalmente simpatico, umile e partecipativo (durante la sua lunga, articolata e noiosetta introduzione al film non ha nemmeno fatto cenno al numero di chilometri percorsi per presenziare a una rassegna paesana che, per quanto paesana, mette in palio 2500 euro -e spùtaci!-, come aveva fatto il regista di “Diverso da chi?” che ora non mi ricordo come si chiama, abbiate pazienza, ho sonno…), mi è proprio piaciuto.

E’ un film ispirato alla storia di Rita Atria. “Ispirato” vuol dire che si prende la cronaca come un canovaccio, e la si reinventa in chiave narrativa. Non c’è nulla di male, in Sicilia e non solo si fa così dall’amaro caso della Baronessa di Carini in poi. Non si vede perché non si possa farlo con la storia che ha portato al tragico suicidio di Rita, se non altro per ricordare all’Italia sonnacchiosa e distratta, che Borsellino è morto, che Giovanni Falcone è morto, che Rita Atria è morta e che, guarda caso, la mafia è ancora viva.

Prodotto da “Rai Cinema” e, quindi, di proprietà

Umberto Carteni – Diverso da chi? – Roseto Opera Prima 2009

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Finalmente a "Roseto Opera Prima" si comincia a vedere un film quanto meno decente.

Ho detto "decente", e non "capolavoro".

"Diverso da chi" è gradevole, scorre bene, non ha la pretesa di essere una pellicola "impegnata", anzi, rivendica il suo sacrosanto ruolo di "commedia", ma coglie nel segno.

E’ la storia di una coppia gay al tempo del Partito Democratico (peraltro rappresentato con gusto ironico e perfino dissacratorio), la cui stabilità viene praticamente minata dalla dirigente stronza di turno, che, poco a poco, innamorandosi di uno dei due, diretto rivale nella candidatura a sindaco di una città non menzionata, diventerà più morbida, tollerante e perfino incinta.

La Gerini è davvero taaaaantogaruccia, ed è perfino brava nell’interpretare il ruolo della rivale-carogna. A tratti si perde un po’ nella conferma dello sterotipo del ruolo della coatta-sexy, ma sono, appunto, tratti.

Il finale è improponibile e, francamente, raffazzonato. Sciupa un po’ tutto il film che, per il resto, si regge su gag, battute al vetriolo e rappresentazioni di immagini edulcorate di una politica che se fosse davvero così sarebbe decisamente meglio.