L'”emergenza neve” non esiste. Esiste l’emergenza dell’inerzia!

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La chiamano “Emergenza Neve”.

Ci prendono in giro a cominciare dalle parole. La neve può rappresentare un’emergenza se cade il 15 agosto. O alle Maldive.

Ma la neve il 10 febbraio, in pieno inverno, si può sapere che razza di emergenza è? Magari nelle località costiere può cogliere impreparati, tutt’al più può costituire un evento eccezionale, ma quando si parla di EMERGENZA si vuol significare che l’eccezionalità non risiede negli eventi, ma nell’impossibilità, nell’inerzia e nell’inadeguatezza ad affrontarli.

Nei giorni scorsi ci hanno detto “prendete le pale”, “ognuno si impegni a mantenere pulito il proprio marciapiede”, “fate attenzione”, “mai vista prima una situazione del genere”, “una nevicata così non si ricordava da tempo” (ah, allora non è vero che questa situazione non si è mai vista prima!).

E intanto le lezioni sono sospese da tanto, troppo tempo. Non è possibile che in una regione come l’Abruzzo, in cui nevica ogni sacrosanto inverno che Dio mette in terra, le scuole restino chiuse per otto giorni, che l’attività didattica vada a pallino perché non si riesce a garantire un minimo di percorribilità delle strade, riscaldamenti, trasporti.

Del resto “cosa volete fare?”. Già. Cosa vogliamo fare? Non vogliamo stare a casa, così i professori non interrogano, i compiti non si fanno, lo scuolabus non viene a prenderci e ci possiamo divertire a fare l’omino di neve con la pipa e la carota al posto del naso.
Vogliamo lavorare, vogliamo andare a scuola, vogliamo muoverci, vogliamo non farci fregare da un evento eccezionale ampiamente previsto, non vogliamo affidarci al vicino che ci presta la pala, vogliamo percorrere le strade, le autostrade, magari con difficoltà, con prudenza, con le catene montate o a bordo, seguendo gli spartineve, vogliamo prendere treni che non trovino i binari congelati perché che i binari si sarebbero congelati lo sapevamo già da tempo (cosa è stato fatto???) ma non è possibile vivere in un contesto che dipende solo dal volontariato, dallo spirito di cooperazione, sia esso dei cittadini, delle forze dell’ordine o dell’associazionismo.

Ci sono responsabilità pubbliche ed istituzionali.
Non bisogna confondere la bontà del vicino che va a spalare la neve davanti casa della vecchietta con la bontà delle amministrazioni che, invece, non hanno sparso un grano di sale in nessun luogo. O, quanto meno, non davanti al marciapiede della vecchietta.

L’emergenza non è la neve. L’emergenza è l’inerzia!

Scuole chiuse a Roseto degli Abruzzi anche venerdì 10 e sabato 11

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L’attività didattica nelle scuole di ogni ordine e grado a Roseto degli Abruzzi è sospesa anche venerdì 10 e sabato 11 febbraio 2012, su ordinanza del Sindaco.

Insisto a dire che “chiusura dell’attività ditattica” non significa “chiusura delle scuole”. Gli uffici amministrativi e di dirigenza restano comunque aperti per assicurare i servizi minimi.

Il dibattito sull’opportunità o meno di sospendere le lezioni e chiudere le scuole per un totale di otto giorni resta ancora aperto.

Ecco l’ordinanza del Sindaco in formato PDF:

nuovaproproga

Roseto degli Abruzzi – Scuole chiuse limitatamente alle attività didattiche nei giorni 8 e 9 febbraio

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Il Sindaco di Roseto degli Abruzzi Enio Pavone ha disposto la sospensione dell’attività didattica per mercoledì 8 e giovedì 9 febbraio prossimi.

Si noti bene che “sospensione dell’attività didattica” non significa “chiusura delle suole”.

Comunque ecco il comunicato in formato PDF:

https://www.valeriodistefano.com/wp-content/uploads/2012/02/nuovaordinanza.pdf

Regione Abruzzo: il Presidente Chiodi dichiara lo stato di emergenza

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Dunque il Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi ha dichiarato lo stato di emergenza per tutta la Regione.

L’emergenza, come è evidente, non è il maltempo. Questo è quello che tutti vogliono farci credere. Fa freddo, nevica, la situazione è di assoluto allarme, dobbiamo affrontare una situazione meteorologica eccezionale.

Come se fosse eccezionale la neve d’inverno, come se fosse eccezionale che d’inverno faccia freddo, come se fosse eccezionale che quando fa freddo si possa formare del ghiacchio sulle strade, ché poi la gente scivola e si fa male.

Quello che è eccezionale è la assoluta scarsità e inadeguatezza dei mezzi dei comuni, delle province e della Protezione Civile. Questo sì è eccezionale. O, forse, non ci siamo ancora abituati a vivere questa inadeguatezza come un segno di quotidiana ordinarietà, degna della massima rassegnazione.

Il filetto di vitella coi funghi porcini del Country House San Pietro di Morro d’Oro

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Se vi càpita d’andare al "Country House San Pietro" di Morro d’Oro (Te), anzi, non aspettate che vi càpiti, andateci e basta perché ve lo dico io, non mancate codesto filetto di vitella spadellato, tenero come un burro che quando uno l’assaggia ringrazia sua madre di non averlo partorito vegetariano, con funghi porcini, patate morbide e una formidabile insalatina di melagrane, pecorino fresco e castagne, su un lettino di pecorino fritto e croccante. Io me lo son gustato di buon talento, no, làscialo anche lì…

Enio Pavone e’ il nuovo sindaco di Roseto degli Abruzzi

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Il guaio è che invecchio e che non ci prendo più. O che non sono Nostradamus. O che sono particolarmente restio ai rabdomanti, cartomanti, chiromanti, veggenti e participi presenti varij ed eventuali.

Fatto sta che un paio di settimane or sono scrissi un post su questo blog che prefigurava la vittoria di Teresa Ginoble al primo turno delle amministrative di Roseto Degli Abruzzi.

Non solo non ha vinto ed è andata al ballottaggio, ma è stata sconfitta dal candidato del centro-destra Enio Pavone che adesso è primo cittadino di una amministrazione con un bel nome che è già abbastanza (il bel nome, dico).

Non è la vittoria della parte avversa alla maggioranza uscente, Enio Pavone è stato assessore al Bilancio – Finanze e programmazione economica – Commercio – Polizia Amministrativa – Demanio e patrimonio della Giunta Di Bonaventura.

Ma è certo che nell’orgasmo generale della vittoria di De Magistris a Napoli e di Pisapia a Milano, la notizia della vittoria del candidato del centro-destra (ex Rosa nel Pugno) rappresenta più un "coitus interruptus" che altro.

Ma in fondo hanno vinto sempre gli stessi. E domani Roseto si sveglierà con lo stesso cemento di ieri.

Teramo: dimentica la bambina di 18 mesi in auto per sei ore al sole

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…ecco, sei contento, sì? Sei contento di aver lasciato una bambina, dico una bambina di 18 mesi in una macchina al sole ad arrostire per sei ore in una Teramo mangiata da questo cazzo di caldo che deve aver mietuto la prima vittima se te ne vai in giro a dire che ti sei dimenticato la bambina in uno scatolotto di lamiera, ma come cazzo si fa a dimenticarsi di una figlia? Scommetto che il cellulare lo portavi dietro tranquillamente, no, dico, mica un quarto d’ora, ore sotto il sole, dice ma la dovevo portare all’asilo, appunto, cazzo, cosa ha uno nel cervello, a cosa pensa mentre si scorazza un essere umano che non si può difendere e la pianta lì da una parte e se ne va a fare sei ore di servizio in ufficio, cosa prova quando ritorna e la vede priva di sensi lì dove l’aveva lasciata, come ci si sente davanti all’impotenza del proprio operato, cazzo si dice alla madre della bambina, che per colpa tua vostra figlia è in ospedale, come si sta a vedere le tue iniziali scritte sui giornali che la gente fa subito due più due e ti individua magari vedendoti abbassare lo sguardo quando ti chiede “E la bambina?” e allora pàff, è lui, sì. Male ci si sente e nella maggior parte delle volte non è neanche giusto sbattere il mostro in prima pagina in questo modo…

Piove sulle elezioni di Roseto degli Abruzzi: domani Teresa Ginoble sindaco

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Gaber cantava che "chissà perché non piove mai quando ci sono le elezioni".

Ecco, oggi a Roseto degli Abruzzi ci sono le elezioni. E piove. Governo ladro. C’è un’aria irreale, perfettamente in linea con il clima estenuante dell’attesa, cominciata sabato, perché si sa, il sabato è giornata tradizionalmente dedicata alla riflessione, mentre nei giorni precedenti è successo di tutto e di più, dai manifesti staccati ai ricattucci di condominio, dalle querele ai buffetti sulla guancia.

Siamo qui che aspettiamo quello che dovrà accadere. Ovvero che Teresa Ginoble vinca a Roseto senza nemmeno il bisogno di ricorrere al ballottaggio (con la gente che domani sera commenterà "Ma come è stato possibile?? Con altre sei liste a candidato sindaco…"), che Letizia Moratti conquisti Milano, che Rosa Russo Iervolino lasci la poltrona al centro-destra a Napoli.

In fondo le cose scontate sono questione di poco. Ha da passà’ ‘a nuttata!

Chi ha ucciso Melania? (eh, son domande difficili, sa?…)

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Sappiamo che hanno ritrovato l’anello di Melania, che il marito è stato interrogato tre volte, che forse gli sono state sequestrate le scarpe, anzi no, che l’assassino o gli assassini sono tornati sicuramente sul luogo del delitto per dare un’altra serie di coltellate post-mortem al cadavere della vittima, sappiamo che Melania aveva due schede sim e che suo marito stava con una che si chiamava Ludovica P. e che le aveva promesso di lasciare la moglie, sappiamo che Melania voleva tornare dalla madre, no, invece non era vero, sappiamo che l’amica del cuore ha fatto mettere a verbale una frase del tipo «Come posto più strano dove aveva fatto l’amore mi aveva indicato la camera da letto» (un gesto fine e rispettoso), sappiamo che forse Melania e il marito avevano fatto l’amore proprio lì dove è stata uccisa qualche giorno prima, ci hanno detto che il marito dopo essere stato interrogato per tre volte in un giorno aveva l’aria stanca, le coltellate erano 23, e lei aveva solo 29 anni, nel video lei camminava sempre avanti a lui, e lui camminava dietro, e come mai, e chi era la donna che ha visto il gestore del chiosco, e quello che ha telefonato, e com’è che la telecamera al centro di Teramo era fuori uso quando hanno telefonato dalla cabina, ma quando ce lo dicono chi l’ha ammazzata?

I 288 candidati al consiglio comunale di Roseto degli Abruzzi

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Roseto degli Abruzzi è la ridente cittadina che ha la ventura di vedermi suo abitante, anche se non ho mai capito, in tutta sincerità, cosa abbia da ridere.

"Roseto degli Abruzzi" è un bel nome, certamente generoso, che ha sostituito quello vecchio di "Rosburgo" perché i soldanti mandati al fronte a combattere nella prima guerra mondiale, quando i treni che li trasportavano passavano di qui, fischiavano il nome vagamente germanico. Non c’entrava un cavolo, naturalmente, ma meglio di farsi pigliare a sputi va bene anche "Roseto degli Abruzzi".

Conta poco meno di 25000 abitanti secondo dati ISTAT riportati dalla per nulla inesatta Wikipedia. E alle prossime elezioni amministrative di domenica e lunedì prossimi il sindaco uscente, Franco Di Bonaventura, eletto con un plebiscito alle ultime consultazioni, lascerà l’incarico e con lui esaurisce il mandato la giunta comunale.

I candidati alla carica di Sindaco sono 7: uno per la maggioranza, uno per l’opposizione, gli altri frantumati in liste civiche.  Ho la netta sensazione che il candidato del PD Teresa Ginoble succederà a Di Bonaventura sbancando al primo colpo, e senza bisogno di andare al ballottaggio. Il perché mi pare risulti fin troppo evidente, in un centro in cui le strutture alberghiere si moltiplicano come le alluvioni.

Oltre ai sette candidato a sindaco si sono candidati 288 cittadini per la carica di consigliere comunale.

Che cazzo, un candidato ogni 87 abitanti! Cosa ci facciamo con un candidato ogni 87 abitanti? E cosa vuol dire questo dato? Vuol dire che c’è una affezione alla politica tale da giustificare tutto questo giovanile entusiasmo?? Non mi pare, considerato che 22 di loro si sono candidati per la Lega Nord-Abruzzo (sì, esiste), uno dei partiti più vecchi che esistano a livello nazionale.

Ogni 87 abitanti siamo pronti a mettere potenzialmente al Consiglio Comunale un rappresentante disposto a scannarsi contro tutti gli altri. E sono tutti convinti di farcela, che la maggioranza uscente sarà sbaragliata, che se ne andranno a casa, che sarà una bella lotta… Ma ci credono davvero? No, perchè un conto è far finta di crederci e cercare di rassicurare gli elettori un conto è esserne convinti. E se ne sono convinti, perché?

La via Nazionale di Roseto è piena di furgoni, macchine, trasporti eccezionali che mostrano l’effige di chi, come si dice da queste parti, con un dialetto che ricorda piuttosto un codice fiscale, "s’ha reves’tét’!" (si è "rivestito", ossia, "ha messo il vestito buono") e si presenta con la barba appena rasata e il trucco impeccabile. Sono pieno di "santini" elettorali, sembra la collezione dei calciatori. Tutti mi fermano per chiedermi se sono "impegnato" per le elezioni.  Sì, sarò impegnatissimo ad attendere il risultato scontato di un voto che non può andare diversamente.

Mo’ avast’, però…

Anniversario di Matrimonio al Ristorante dell’Hotel Zunica in Civitella del Tronto

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Oggi, 12 aprile 2011, in occasione del compimento del settimo anniversario del loro matrimonio, i coniugi Valerio Di Stefano e Rosa Paola Angela Mattioli si sono recati presso il Ristorante dell’Hotel Zunica in Civitella del Tronto dove si sono scofanati nell’ordine:


Rivisitazione del Tacchino alla Canzanese


Tartare di Marchigiana marinata


Zuppa di pecorino e tartufo nero pregiato d’Abruzzo


Chitarra di spaghetti con ragù di agnello e zafferano purissimo della Piana di Navelli


Ragù di porri con guanciale croccante


Filetto alla moda Borbonica in salsa di Madera


Spigola in crosta



Sacher Torte


Pasticceria assortita della casa

annaffiando il tutto con pregiato vino Zanna del 2006, gradazione 14°, sapore pronunciato di Barrique, vino "Neonato" e genziana finale.

Se sentite una bòtta tremenda sapete da dove viene.

Il secondo anniversario del terremoto a L’Aquila: Qui non abbiamo bisogno!

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Qui non c’è bisogno di supplementi commemorativi di 16 pagine della stampa locale per ricordare il terremoto.
Qui non c’è bisogno delle pacche sulle spalle del pur volenteroso Presidente della Repubblica.
Qui non c’è bisogno di riascoltare le registrazioni delle prime richieste di aiuto al 118.
Qui non c’è bisogno che qualcuno tenti il suicidio per la vergogna di avere riso.
Qui non c’è bisogno di false aquilane pagate 300 euro per fare le comparse a “Forum”.

Qui abbiamo perso L’Aquila.
Qui abbiamo avuto il terremoto.
E Bertolaso.
E Berlusconi.

Qui è il 6 aprile 365 giorni l’anno.

La pioggia di Roseto

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E piove.
E continua a piovere.
Piove sulle nostre ossa dolenti
nei garages grondanti,
sui libri intrisi
sui nostri visi
infangati
sui nostri occhi derisi
sui panni stesi
sui freezer pieni
buttati via di cibi e veleni
sulle pentole d’alluminio
su tutto il condominio
sui nuovi tanfi
sui materassi gonfi
sull’odor di muffa
sulla vecchia stoffa
ed è la solita beffa
stivali alti
volontari scelti
e viandare
perché di più non si può fare
per cui via ad asciugare
tra secchi svuotati
tra stracci strizzati
tra fango che entra
fin nelle tue braghe
e incontra
le profonde pieghe
e s’insinua greve.
E piove di un piòver lieve
che lava i selciati marroni.
Piove che rompe i coglioni,
piove come pisciurilla
piove che non senti più nulla
se non l’acqua che frulla
altro che favola bella!
Illuditi, Ermione!
Non rimborserà niente il Comune…

Alluvione: il giorno dopo

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Grazie a tutti per le premure, le cortesie, gli SMS non risposti (ma non preoccupatevi, sto provvedendo), le telefonate non risposte (ma non preoccupatevi, non potevo provvedere) e la solidarietà di questi momenti.

Rosa ed io vi siamo molto grati.

Come va? Abbastanza bene, direi, i danni sono stati tutto sommato limitati, la Gigia, la mia vecchia e fedele Punto S ha qualche acciacchetto ma rimedieremo. Oppure la manderemo in pensione.

Per il resto abbiamo buttato via un po’ di cose dal garage. Per l’80% inutili. Come alcuni vecchi libri tra cui "Jack Frisciante è uscito dal gruppo" (quello è meglio che sia sia infradiciato).
Il problema è il restante 20%. Ma siamo vivi, mi pare, lo spero, non foglie morenti così, falsamente danzanti (come dice il Poeta), per cui se se ne va una piccola parte della vita sotterrata dalla melma non è un problema e non è il caso di essere così sentimentali.

Ecco la nostra strada come appariva ieri mattina. Adesso ha lo stesso aspetto e lo stesso colore, solo che si tratta del fango che la ricopre. L’acqua non c’è (quasi) più. L’edificio che si vede sulla sinistra è un vecchio albergo in stato di abbandono. E dopo anni ed anni non abbiamo ancora capito perché.
Almeno gli uccelli della zona hanno avuto un tetto sotto cui rifugiarsi.

Anche la signora che abita di fronte a noi è potuta rientrare, ma ieri la sua casa era un lago artificiale.

Le fonti uffiaili del Comune di Roseto degli Abruzzi stabiliscono che la situazione è sotto controllo e che il personale della Protezione Civile lavora alacremente. Io non ho visto nessuno, l’idrovora se non fosse stata acquistata in proprio col cavolo che avremmo tirato fuori tutta l’acqua ed è la solita logica del "tutto va ben Madama la Marchesa".

Grazie, comunque, davvero.

Alluvione

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Compi gli anni?
Sta piovendo?
Umidità?
Reumatismi?

Niente paura, anche tu puoi avere la tua personalissima

ALLUVIONE

con tanto di automobile mod. Fiat Punto S piena di odiosissimo LIMO (*)  a ricoprire i tappetini, e con la tappezzeria ormai inservibile (devi rifarci la frizione? Cazzi tuoi, ora te la ricompri nuova).



Ma non ti preoccupare, come premio se rientrerai nei primi cinquecento alluvionati che telefoneranno, saremo felici di regarati un bel paio di stivali che ci puoi anche andare

A MEZZA GAMBA(R)



(*) e pensare che il LIMO lo studiavi quando aprivi il libro di storia delle medie al capitolo "Antico Egitto".

Maledetti Toscani: “Metello” di Vasco Pratolini – Lezione-Conferenza di Valerio Di Stefano

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Lo so, lo so, ho detto "Ilaria Occhini" e NON "Ottavia Piccolo", e mia moglie ha fatto bene a lasciarmi cuocere nella mia ignoranza.

Tuttavia…


Valerio Di Stefano
"Maledetti Toscani: "Metello" di Vasco Pratolini"
Lezione-Conferenza
1° Circolo Didattico – via G. Milli – Roseto degli Abruzzi
19 novembre 2011 – ore 16.00

Licenza: Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5
http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/

Scarica la conferenza dall’indirizzo:

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42,389,713  11/19/10  6:01 pm
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36,472,890  11/19/10  5:56 pm

Oppure ascoltala attraverso il lettore virtuale di file MP3

I “Silenzi Opprimenti” di Aldo Forbice a Roseto degli Abruzzi

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Nella ormai consuetudinaria cornice della saletta del “Ciabattino” della Villa Comunale di Roseto degli Abruzzi, si è tenuta jersera la presentazione-incontro con il giornalista Aldo Forbice (nomina sunt consequentia rerum!) che ha introdotto gli astanti (che, al solito, saranno stati una sessantina a giudicare dalle sedie vuote) alla lettura di un volume di poesie dall’allegro titolo di “Silenzi opprimenti”.

La kermesse, inizialmente fissata per le 18, è iniziata abbondantemente alle 18,25 perché non sia mai che si inizi puntuali per aver rispetto di quelle sette o otto testine a pinolo che oltretutto hanno anche avuto la malsana idea d’arrivare puntuali, c’erano da aspettare gli ex onorevoli, il sindaco con fascia tricolore (che non è venuto), la locutrice, l’assessore alla cultura (giunto trafelatissimo) e anche due bagnanti da Rovereto e uno da San Coso.

Aldo Agatino Forbice è il conduttore della rubrica radiofonica “Zapping”, in onda da 16 anni su Radio Uno.

Perfino la voce che gli è stata dedicata da Wikipedia afferma che: “La conduzione di Forbice di Zapping è stata spesso oggetto di accese critiche, in particolare per la presunta faziosità del conduttore incline ad appoggiare lo schieramento di centro-destra, nonché per l’abitudine di troncare in maniera brusca e sgarbata l’intervento di ascoltatori che esprimono opinioni poco gradite.”

Forbice fu l’autore di formidabili e indimenticabili frasi pronunciate alla radio, come «Ma per carità! Ma va va lei e quelle migliaia di allocchi che ancora stanno a sentire le cretinate di Grillo! Grazie, buonasera.» o (a proposito della proposta di intestare una strada a Bettino Craxi) «Ma per favore, ancora??? Craxi è l’uomo più perseguitato d’Italia! Quanto tempo deve durare questa persecuzione?»

La scrittrice Lidia Ravera, già collaboratrice occasionale di “Zapping” del 2007, ha scritto della sua esperienza alla trasmissione: “poi una signorina di Padova ha provato a dire che su internet c’era una informazione più libera , che ai telegiornali…Il dottor Forbice l’ha aggredita, le ha dato della stupida, ha detto che Internet smercia balle eccetera…”

Sulla completezza dell’informazione in un servizio pubblico, poi, Forbice nel 2004 si lasciò scappare questa frase: “Ognuno dà le notizie come gli pare, per l’informazione ci sono i telegiornali. Se volete tutta l’informazione, ascoltate quelli.”

E’ chiaro che una persona così è stata insignita dell’onoreficenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e all’amministrazione comunale di Roseto degli Abruzzi non è parso il vero di invitarlo, per cui, armato di fotocamera e giacca di rappresentanza (la stessa che usai per andare a votare l’ultima sera del “Roseto Opera Prima” -oh, cosa volete, non ho mica il guardaroba pieno!-) sono andato a sentire l’incontro col pubblico.

Il libro è uno di quelli sponsorizzati da una Banca, la Banca Teramo, per l’esattezza, il cui attuale presidente è l’ex onorevole Antonio Tancredi.

[Aldo Forbice e l’ex onorevole Tancredi]

In breve, uno di quei libri che si presentano, di cui qualche copia andrà a finire nelle librerie locali, altre saranno regalate a ospiti illustri del territorio, altre ancora finiranno nelle biblioteche delle scuole e delle municipalità in attesa di essere consultate, le ultime nei remainders con il 70% di sconto.

L’atmosfera è stata di circostanza. Insomma, come siamo stati bravi, guarda qui che bèi versi, queste poesie sono meravigliose (a me non è che siano sembrate poi tutto questo gran che, anzi…), tra i poeti raccolti, oltre a una introduzione di Alda Merini (che a me non è mai piaciuta molto, a parte la sua frase che per avere carattere bisogna per forza avere un caratteraccio), anche qualche politico locale, il Bondi de noàntri, insomma.

[La presentatrice dell’incontro]

Storica la gaffe della locutrice quanto ha parlato dei “nostri spregevoli ospiti”. Voleva dire “pregevoli”, naturalmente, e non può e non deve essere crocefissa per questo, per carità, me ne guarderei bene, ma se Freud ci ha insegnato qualcosa, è che dal lapsus, dalla sbadataggine e dal motto di spirito, specie se involontario, c’è sempre un inconscio che salta fuori. e un inconscio significa in mondo intero, va beh, transeat.

Forbice è stato più volte “pizzicato” a rispondere al telefonino durante gli interventi dei convenuti e l’ho anche immortalato.

[Aldo Forbice mentre estrae il telefonino durante l’incontro]

Avrei voluto rivolgergli una domanda: “Visto che il volume si intitola ‘Silenzi opprimenti’, che ne pensa del silenzio opprimente cui il governo sta per sottoporre i blog e i siti web italiani, visto che Lei fa informazione -o, almeno, dovrebbe farla perché, peraltro, la paghiamo per questo?”

Nessuno spazio per le domande (a dire il vero non per volere di Forbice), sono le otto e si va tutti a cena.

Mi sono tolto la giacca e i pantaloni e mi sono messo tragicamente in mutande. Dopo certe esperienze la condizione umana non può essere rappresentata altrimenti.

Le erbacce per le strade di Paganica: “lo so che si passa il confine”

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Paganica (AQ), ormai è ridotta così.

Nelle strade in cui passava la gente, in cui si viveva, in cui le vecchiette portavano con fatica il fardello delle proprie carni stanche, tra le pietre che vedevano passare ciabatte riempite di piedi gonfi, là dove il 6 aprile 2009 si sono accumulate le pietre oggi crescono le erbacce.

Che poi "erbacce" è il nome che dà la gente a queste piante, loro sono semplicemente "erbe", non sanno di avere una connotazione dispregiativa. Loro crescono e basta, e spero che, parlando di noi umani, ci chiamino "umanità immonda", tanto per renderci pariglia.

Significa che su queste strade, tra queste case ridotte a macerie, messuno è mai passato per andare a vedere cosa è successo e per vedere che cosa di poteva e si doveva fare.

Questo è l’Abruzzo terremotato oggi. Non ci vengano a dire che "la vita rinasce domani".

Roseto Opera Prima 2010: and the winner is… “Dieci inverni” di Valerio Mieli

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(Tonino Valerii, organizzatore della rassegna "Roseto Opera Prima" in una sua espressione)

Alla fine, poi, non ve l’ho detto, il Primo premio del concorso cinematografico "Roseto Opera Prima" l’ha vinto "Dieci inverni" di Valerio Mieli.

Diciamocela tutta, non è stato un gran che, e, personalmente, ho rifiutato gentilmente ma fermamente l’invito a partecipare alla premiazione con tanto di giuria sul palco, scrosci di nattimani, sindaco con fascia tricolore, valletta-presentatrice, frizzi, làzzi, triccheballàcche, ricchi premi e cotillons, vénghino siòri vénghino…

Soprattutto perché mi ha dato profondamente fastidio che il regista non sia venuto alla sera della proiezione, serata di pioggia battente mostruosa, proiezione al cinema al chiuso, sì, ma il pubblico è venuto e ha pagato il biglietto normalmente, la giuria era lì con golfini rossi, giacche, felpe, maglioncini sulle spalle, ma c’era. Il regista no. Però, poi, a ritirare il premio in denaro e come se c’è venuto…

Non ho votato "Dieci inverni" e sono convito, a tutt’oggi, di aver fatto la cosa giusta. Ma più che ci penso e più che l’impressione sgradevole della visione si stia dissipando, in fondo è un film con un finale lieto, certo, un tantinellino sospirato ma, comunque, lieto, ed è bello quando tutti vissero felici e contenti, anche se ci misero dieci inverni e d’inverno fa assai freddino.

E’ uno di quei film che alla fine uno applaude perché fa il tifo per l’amore e per la capacità che hanno i protagonisti di dirsi le cose. Oggi non ci si dice più nulla e mi viene in mente che il regista sia stato perfino un po’ ottimista nel prevedere dieci inverni come tempi di risoluzione delle questioni Amorose con la A maiuscola, ma del resto aveva a disposizione due ore di girato e anche lui avrà dovuto fare delle scelte (questa delle "scelte" registiche è stato un tormentone della giuria, basta dire che una cosa non è coerente e tutti ti dicono: "E’ una scelta del regista!" e va beh…).

Non parteciperò alle prossime edizioni, ritenendo chiusa qui la mia attività di critioc cinematografico e stroncator di giovani virgulti della macchina da presa.

Che ci pensi qualcun altro, le cose, per avere un senso, devono finire. Certo, magari dopo tre anni, non subito.

E va beh, deuìmmeris…

Valerio Mieli – Dieci inverni – Roseto Opera Prima

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E così, anche per questa quindicesima edizione, il Premio "Roseto Opera Prima" è giunto alla sua conclusione.

L’ultimo film in concorso è stato "Dieci inverni" di Valerio Mieli.

Il film, lo dico subito, a scanso di equivoci, non solo non mi è piaciuto ma mi è persino sembrato vuoto, privo di significato, a tratti noiosetto, perfino angosciante.

Silvestro è la parte maschile di una coppia che si rincorrerà per un lasso di tempo piuttosto lungo (e non dico altro).

Lei, invece, è una ragazza bellina, semplice, problematica e antipatica come il suo nome: Camilla.

I due si incontrano per la prima volta a Venezia su un vaporetto, la ragazza è diretta su un’isola dove ha una sorta di stamberga-tugurio in cui vivrà la sua vita di studentessa di slavistica. E’ inverno (manco a dirlo) e lei ha un berretto di lana in testa, gli occhiali sul naso e sta leggendo un libro.

A un certo punto si alza per andare a chiedere un’informazione e quando torna in cabina, Silvestro si è messo il suo cappello, i suoi occhiali e sta leggendo il suo libro.

Camilla non si incazza, no, non lo prende a sacrosante legnate sul groppone, no, gli dice "Me li ridài per favore?" con il tono monocorde tipico dei film francesi per cui una ragazza, basta che sia bellina, può dire qualunque cosa in qualsiasi modo, anche "Aujourd’hui maman est morte!" (che è lo storico attacco de "L’étranger" di Camus) , "vos peines sur mon coeur et vos pieds sur une chaise" (che è un verso da "Milord" di Edith Piaf).

Poi lui le chiede ospitalità e fanno la nanna insieme. Dico, fanno la nanna, dormono, non fanno quelle cose lì (alla prima notte avrebbe esaurito il film!), anche se a lui piacerebbe tanto.

I due si incrociano, si prendono, si rilasciano, probabilmente si piacciono ma non se lo dicono, Camilla va in Russia a ritrovare se stessa, e già che c’è trova anche un regista russo bisbetico molto più anziano di lei. Ovviamente lo ama, perché non si fa mancare nulla quando si tratta di uomini problematici.

Tornata in Italia, Camilla incontra di nuovo Silvestro, ma è incinta. Naturalmente non di Silvestro e naturalmente nemmeno del russo, che, una volta arrivat oin Italia a cercarla esce di scena con il classico due di picche.

La bambina nasce, Camilla è depressa, è tornata a vivere dal padre. Silvestro la va a trovare (perché l’ama, Dio quanto l’ama…), stanno per fare l’amore ma lui non se la sente, la situazione è poco romantica, ha qualche problema, non gli sembra giusti e via, e via…

Alla fine, i due si ritrovano nella stanzetta in cui si erano conosciuti e lì, finalmente

TROMBANO®

e lo fanno per la prima volta dopo DIECI ANNI.

Il pubblico tira un sospiro di sollievo, con un applauso, anche liberatorio, per l’inizio dei titoli di coda con la colonna sonora di Vinicio Capossela, nemmeno tanto bella a dire il vero.

Belle le ambientazioni tra Venezia e Mosca, ok, ma il film mi è parso un po’ come il cofanetto delle caramelle Sperlari, quello che, in una pubblicità degli anni 70, non si incartava, no, non si incartava MAI!! Poi magari le caramelle potevano non piacere, ma quello che contava era l’involucro.

Sono film che piacciono perché a una forma accattivante e a una fotografia certamente ben fatta, oppongono contenuti quasi inesistenti (la storia è, sostanzialmente: "Due ragazzi si incontrano nell’invern odel 1999 e fanno l’amore la prima volta dieci anni dopo", basta, tutto lì…).

Poi, dopo la proiezione, ci siamo riuniti per votare il vincitore della rassegna. Che è stato… appunto, quello!

Luigi Sardiello – Piede di Dio – Roseto Opera Prima 2010

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E sulle scomode poltroncine in pura plastica dell’arena della Villa Comunale di Roseto, alla penultima proiezione dei film in concorso del Premio "Roseto Opera Prima" fa finalmente freddo.

Ma non "fresco", proprio freddo, di quelli da maglione. Tutta colpa, dicono i fedelissimi del pubblico, di una perturbazione che arriva dall’Atlantico, attraversa la Scandinavia e arriva a perpendicolo proprio sulle nostre regioni. Perché tra il pubblico si parla di questo e di altro.

"Piede di Dio" è l’opera prima del giovane Luigi Sardiello, realizzato con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, protagonista Emilio Solfrizi. Il regista è stato carino a venire e a restare fino alla fine della proiezione, ottenendo un buon successo di pubblico.

Ma il film non convince. Sa di pasticciato, rabberciato, una sorta di "déjà vu" trasposto nel mondo del calcio.

Il protagonista, procacciatore di talenti calcistici, si imbatte in un ragazzo, Elia, famoso per non sbagliare neanche un rigore, incontrato su una spiaggia pugliese.

Elia ha una madre, Benedetta, che si occupa di lui e dei suoi problemi di ritardo mentale. Il padre ha abbandonato Elia molto piccolo e Benedetta è l’unico riferimento del ragazzo, che passa ore e ore a guardare il cielo o ad osservare gli uccelli.

La madre, ovviamente, è una strafiga. Vestita di nero (perché, si sa, lo stereòtipo delle donne del Sud vestite a lutto è duro a morire…) ma maledettamente strafiga. E uno si chiede com’è che c’è sempre una donna strafiga in TUTTI i film che vengono ambientati in Puglia. E va beh, torniamo al Nostro.

Il protagonista riesce a farsi affidare Elia e promette che ne farà un grande campione, il viaggio di distacco dall’ambiente di Elia è una sorta di Odissea, alla fine, grazie a un rigore sbagliato dal ragazzo ("perché non volevo diventare un calciatore") il procacciatore di talenti si ritrova in braghe di tela (letteralmente!) e completamente rovinato.

Da sottolineare la presenza della figura della fidanzata cretina del protagonista-Solfrizzi, in un contesto che va da Calciopoli alle rivalità di quartiere nelle realtà delle scuole calcio cittadine, che sono un modo sul quale bisognerebbe fare ben più di un film.

Dunque "déja vu", dicevo, e il riferimento va indubbiamente a "Rain Man", con Tom Cruise e Dustin Hoffman. I punti di analogia sono imbarazzantemente molti:

– Elia deve fare pipì subito dopo la partenza e approfitta dell’occasione per perdersi e farsi trovare a guardare il cielo (Raimond si perdeva sempre ad osservare qualsiasi cosa);
– Il protagonista ha una fidanzata oca e poco presente nella sua vita affettiva (ricorderete Valeria Golino, perfetta in quella parte);
– Il protagonista viene rovinato economicamente dalla presenza nella sua vita del ragazzo portatore di handicap;
– Per rifarsi della perdita economica il protagonista decide di affidare Elia a un improvvisato saltimbanco (in "Rain Man", Raimond accompagna il fratello a contare le carte al casinò)
– Elia vede il protagonista e la fidanzata fare l’amore e raccoglie, reduplicandolo, il linguaggio "settoriale" dell’amplesso (lo fa anche Raimond).

Film piacevole, ma fiacco.

Rocco Papaleo – Basilicata Coast to Coast – Roseto Opera Prima

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“Basilicata Coast to Coast”, o della commedia perfetta, caleidoscopio di trovate e di invenzioni linguistiche, ritmo, ritmo sincopato, jazzistico quanto basta, splendide interpretazioni, assolutamente perfetto nelle trovate, nella trasposizione filmica del tema dell’amicizia al maschile, umoristico senza essere volgare, pur con abbondante uso di volgarismi, inno alle donne impossibili, quelle che si devono sposare entro venti giorni o un mese al massimo, e viaggio, viaggio dal Tirreno allo Ionio, viaggio che vuol dire vita (da Omero ad Antonio Machado nessuno si è mai inventato nulla di diverso), ricerca di sé, esperienza al termine della quale nessuno sarà più lo stesso e ha detto una grossa coglionatura chi ha definito questa pellicola come una “commedia musicale”.

Quattro musicisti lucani mettono l’accento sull’esistenza della Basilicata, ne riscoprono e ne rivivono il gusto percorrendola a piedi in dieci giorni, solo con un cavallo bianco, un cellulare per le emergenze, un computer alimentato a energia solare che vorrei averlo io un impiantino di quelli lì, sì.

Lasciano tutto, mogli, illusioni, ricordi, vite a metà, per percorrere la Basilicata da costa a costa in dieci giorni, contro l’ora e mezza di media di percorrena di un veicolo.

Una Giovanna Mezzogiorno finalmente simpatica e probabilmente anche carina (un po’ più rozza e grassottella, ancorché poco abile nella recita nei dialetti del Sud) si unisce a una banda di sgangherati poeti e musicisti in questo viaggio dell’anima, in cui nessuno si prende mai sul serio e, conseguentemente, non prende sul serio l’Altro.

L’Altro che è amico, fratello, compagno. Una miscela di armate Brancaleone de noàntri con i ricordi fiabeschi dei musicanti di Brema (con tanto di gallo che li segue).

Trovate straordinarie, gag esilaranti, un pensiero per Carlo Levi, un messaggio di speranza, Max Gazzè che non dice quasi nulla e Alessandro Gassman nella parte del tamarro, un po’ stereotipato ma bravo anche lui.

Decisamente papabile. Ma non sarà “papàto”.

Simona Nicchiarelli – Cosmonauta – Roseto Opera Prima 2010

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Alla fine la frescura l’ha fatta da padrona sulle scomode poltroncine in pura plastica dell’Arena delle Proiezioni all’aperto del concorso cinematografico "Roseto Opera Prima", di cui, non so nemmeno se ve l’ho detto, sono, manco a dirlo, giurato, e che jersera è giunto a metà del suo cammino di quest’anno.

Film in concorso "Cosmonauta" di Susanna Nicchiarelli, con Claudia Pandolfi e Sergio Rubini, prodotto dalla Fandango e con tanto di logo "Rai Cinema", per essere un’opera prima di soldini ne ha visti in giro, la regista, che, guarda caso, ieri sera non c’era perché doveva andare a promuovere il film in Francia dove, a dire della presentatrice sarebbe "molto amato", oh, e va beh, e allora che la prèmino i francesi (che, come dice Paolo Conte, ci "rispettano").

Pur senza la presenza della regista il film è gradevole, i ruoli sono ben recitati, la sceneggiatura scorre bene, la storia di Luciana, la protagonista, scorre bene ed è a tratti avvincente fino a suscitare momenti di vera e propria commozione.

Luciana, figlia di Mario, attivo e fervente comunista, morto nel 1957, eredita dal padre un attivismo e una passione politici molto spiccati e sinceri. Si dichiara "comunista" dalla prima scena, e assieme al fratello, malato di epilessia, ripercorre le tappe di una specie di formazione personale non priva di dolori.

Sono gli anni delle conquiste spaziali dei russi, dalla cagnetta Laika al volo di Gagarin, Luciana è intrisa di passione e di propaganda, di idee originali (che le verranno sempre e costantemente rubate, come si fa con tutte le persone intelligenti) e turbamenti interiori, di odio nei confronti della madre (una iconografica Claudia Pandolfi) che, regolarmente, non la capisce, anzi, si sposa in seconde nozze con un fascistone (Sergio Rubini) che autorizza persino a picchiare i suoi figli, eh, le donne italiane degli anni sessanta, altro che boom economico…

Luciana conosce la sezione, gli atti di teppismo, gli amori, i primi approcci alla sessualità regolarmente buttata via con il primo cretino che passa in "sezione" e la rivalità con le "oche", compagne di scuola. Il tutto mentre si aspetta che i russi vadano sulla luna, fino a scoprire che ci andranno gli americani.

Luciana trova in Marisa (interpretata dalla stessa regista) una sorta di madre-sorella che non ha mai avuto. Ma la tradirà ancche lei, aderendo a un bigottismo comunista secondo cui "la reputazione è importante" e che non si amoreggia mai tra compagni di partito.

Il tutto, dicevo, condito da una buona dose di empatia che arriva perfino a commuovere lo spettatore ma c’è qualcosa nel film che non funziona.

La colonna sonora inizia con "Nessuno mi può giudicare", per proseguire con "E’ la pioggia che va…", include "Cuore matto" e "Io che amo solo te",  in cover gradevoli, e forse è proprio l’ultima canzone, quella di Sergio Endrigo ad essere "sincronizzata" con la narrazione storico-cronologica del film.

"Nessuno mi può giudicare" della Caselli è del 1966, e il film comincia nel 1957.

E poi la storia, la storia del comunismo che sembra essersi fermata ai voli nello spazio dell’Unione Sovietica, invece un anno prima del 1957 c’era stato il colpo di mano dei russi in Ungheria, nel 1959 la rivoluzione cubana, Giovanni XXIII e John Fitgerald Kennedy che muoiono nel 1963, il mondo sull’orlo del terzo conflitto nucleare, sono tutti temi di cui una ragazzina come Luciana, sempre in contatto con quotidiani di partito, sezione e compagni, deve per forza essere venuta a conoscenza.

Invece il film resta lì, sospeso, contestualizzato ma non storicizzato, e questo è un vero peccato, perché certa fotografia che ricorda i filmini in Super 8 e la Pandolfi che sembra la massaia del doppio brodo Star sono veramente da salvare.

Marco Campogiani – La cosa giusta – Roseto Opera Prima 2010

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E finalmente si vede del buon cinema a "Roseto Opera Prima". La seconda serata ha visto un minore afflusso di pubblico che ha premiato la indubbia qualità di un film come "La cosa giusta", con Ennio Fantastichini, Paolo Briguglia, Ahmed Hafiene, Camilla Filippi, Samya Abbary per la regia di Marco Campogiani.

Marco Campogiani è regista giovane ma di buon nerbo, poco verboso, estremamente chiaro, lineare, semplice e sintetico nelle sue esternazioni al pubblico che lo hanno presentato come persona compassata che sa andare al nocciolo delle cose senza girarci troppo intorno.

Campogiani ha saputo tenere a bada una presentatrice che stava per svelare troppo della trama del film e ha glissato, da "gentleman" sulla domanda finale: "Sei soddisfatto?" ("E che ne so? Lo deve dire il pubblico" -giustamente!-)

E il film è piacevole, gradevole, indubbiamente "compiuto", meditato, forse, a volergli trovare proprio un difetto, eccessivamente dialogico, ma comincia con un ritmo sincopato, quasi jazzistico (lo so, vi chiederete cosa c’entri il ritmo "sincopato" con un film, so assai io, è un flash che mi è venuto così, ho ancora sonno…) e lo porta fino alla fine.

Due poliziotti di diversa indole, esperienza e carattere si ritrovano a dare la caccia a un presunto terrorista islamico collegato ad alcune cellule di Al Qaeda. Da qui una serie di situazioni tragicomiche accompagnano i due (che, per certi versi, somigliano un po’ a Stanlio e Ollio, essendo l’uno il doppio speculare dell’altro) in un’analisi dell’amicizia al maschile, pasticciona e sincera, che si ritrova nonostante il protagonista perda in un giorno il suo matrimonio e veda sgretolarsi le "certezze" di una vita con una donna sinceramente antipatica e sospettosa.

La parte amara consiste proprio nel mostrare come la fiducia tra un uomo e una donna possa venir meno per pregiudizi.

Film decisamente papabile.

Marco Chiarini – L’uomo fiammifero – Roseto Opera Prima 2010

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Non è iniziata nel migliore dei modi la rassegna "Roseto Opera Prima", dopo lo sfarfallante, e per certi versi maldestro inizio della rassegna con la presenza di Michele Placido e del film "Il grande sogno" che, però, era stato montato male a livello di proiezione, così la gente si è vista le scene random, il finale all’inizio del secondo tempo, come un puzzle che non torna, e il pubblico non ci ha capito un cazzo. Però erano disponibili solo posti in piedi.

Insomma, si comincia bene.

La rassegna è iniziata in modo stanco e accaldaticcio, con le prime tre file riservate alla giuria e alle autorità. Erano mezze vuote.

La presentazione non è stata delle migliori, e va beh, questo càpita, ma la strada è ancora molto lunga e chi ben comincia dovrebbe essere a metà dell’opera, pasticci linguistici come "la prima opera prima" (beh, se l’opera è "prima", certo che è la prima, cosa dev’essere, la seconda?) sono comprensibili ma non dànno una splendida impressione al pubblico.

Il film era "L’uomo fiammifero" del regista teramano Marco Chiarini, che è venuto con la moglie e la bambina e quando la conduttrice ha rivelato che sono in attesa del secondo figlio (perché, voglio dire, un po’ di privacy no? E’ una notizia importante ai fini della visione del film? No, e allora??), il regista ha candidamente ammesso che "io ogni quattro anni devo inseminare", e va beh, bonjour finesse, dopo venti minuti di questo tira e molla il film è cominciato.

Non è nulla di che il film, a dire il vero. Qualche trovata divertente, specie nel finale, ma il costrutto è lento e fa fatica a decollare.

E’ la storia di Simone, ragazzino, manco a dirlo, orfano di madre, oltretutto morta di tumore (perché la sfiga nei film è un ingrediente prezioso) che aspetta l’arrivo dell’uomo fiammifero, ripercorrendo i racconti materni, e inventandosi una serie di personaggi improbabili e degni, giustamente, della fantasia di un bambino.

Alla fine si renderà conto che l’uomo fiammifero non esiste (come Babbo Natale, o la Befana), e sarà solo allora, nel momento della disillusione, che diventerà grande.

Il personaggio del bambino è un misto di Pinocchio (che infatti ha per mamma una fata e che dice che la sua mamma è in cielo), Emil di Lonneberga (Simone viene costretto a starsene in casa sotto il controllo del padre, come Emil doveva andare in punizione nella piccola falegnameria), c’è un po’ di Beckett che non si nega mai a nessuno (tutti aspettiamo Godot), un pizzico di Gian Burrasca che rincorre i maialini, senza pur tuttavia non essere nulla di nessuna di queste componenti.

In genere si comincia sempre con un titolo "piazzato". Cioè con un film che potrebbe non vincere ma per il quale la giuria darà qualche voto.

E se questo è il titolo "piazzato" chissà gli altri.

E’ gia’ “Roseto Opera Prima 2010” e io ancora no

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Stasera comincia l’edizione del Premio Cinematografico "Roseto Opera Prima" 2010, io anche quest’anno farò parte della giuria, pur non capendo nulla di cinema, come spesso mi rimprovera il fido e maieutico Baluganti Ampelio.

Non sono esattamente pronto e determinatissimo, quest’anno mi pare che la manifestazione, a livello di titoli in concorso, sia leggermente sottotono (un titolo di punta e il resto da vedere e valutare), comunque l’elenco dei film che si contenderanno il premio in denaro messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale è:

"Cosmonauta" di Susanna Nicchiarelli
"La cosa giusta" di Marco Campogiani
"L’uomo fiammifero" di Marco Chiarini
"Basilicata coast to coast" di Rocco Papaleo
"Il piede di Dio" di Luigi Nardiello
"Dieci inverni" di Valerio Mieli

tutti proiettati da domani sera in avanti, per cui per una settimana intera farò il tiratardi e mi fermerò a discutere con gli altri membri della giuria anche delle minimerrime questioni di fotografia, inquadrature e luci.

Ci saranno un (bel) po’ di incontri corollari e manifestazioni varie, stasera viene Michele Placido (ma perché, i registi dei film in concorso non si fanno vedere?), una serata dedicata a François Truffaut, un’altra sulla musica nel cinema con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, ma io non ci andrò perché sono profondamente antipatico e prendendo a prestito una battuta di uno che è perfino più antipatico di me, penso che mi si noti di più se sono assente.

Una curiosità: il sito www.rosetooperaprima.it non è stato aggiornato per l’edizione 2010. Un altra risorsa informatica inutilmente inattiva. I costi di mantenimento del dominio inerte su chi gravano?