Don Luigi De Rosa: “Per me solo una puttana, troia o sgualdrina può pensare di abortire”

Reading Time: 2 minutes

aborto

C’è del disgusto nel leggere la frase postata su Facebook da Don Luigi De Rosa, parroco di Vairano Scalo, “Per me solo una puttana, troia o sgualdrina può pensare di abortire“.

E’ il disgusto che viene da dentro, dal profondo delle viscere, che viene dal pensare a quanta strada (compresa quella referendaria) ha dovuto percorrere la Legge 194 per essere un patrimonio comune nel diritto nazionale. E quanta strada deve ancora fare la Chiesa se continua a seppellire nel silenzio simili atteggiamenti vomitati sul social network con l’unica consapevolezza dell’impunità.

Immagino infatti che quest’uomo, dopo aver reso evidente quanto sopra, abbia officiato messa, confessato i fedeli, espresso qualche parola di conforto agli ammalati. E tutto questo anche dopo aver scritto che “E’ vergognoso giustificare un omicidio, non chiamare le persone con il loro nome“. Dimenticando, o non sapendo per niente, che in Italia è reato chiamare “puttana” una “puttana” e dare del “ladro al ladro”.

Ha fatto bene Ilaria Bovenzi, sua interlocutrice, a cantargliene quattro, anche se non so dire esattamente quanto possa aver giovato al dialogo, che ormai dialogo non era più. Non accadrà nulla a Don Luigi, un po’ perché ci si trincererà dietro il ragionamento di chi afferma che “Ha espressso solo delle opinioni” (gli insulti non sono espressione del libero pensiero), un po’ perché ci sarà qualcuno che in camera charitatis si sarà complimentato con lui per il coraggio dimostrato nell’esprimere quei concetti così alti e perfetti, un po’ perché così si deve.

E così sia.

aborto2

Livorno: decidono di abortire, ma la comunita’ parrocchiale di Padre Nike adotta il bambino

Reading Time: 2 minutes

Succede a Livorno, nel quartriere “La Rosa”, una volta roccaforte della sinistra più ortodossa e tradizionalista (quella che metteva a tavola i bicchieri con la falce e il martello dorati, secondo un copione da socialismo reale “de noàntri”), oggi quartiere in leggera controtendenza ideologica: loro sono una coppia di sposi con una famiglia già numerosa, la gravidanza arriva inaspettata, la situazione economica non consente di mandare avanti un’altra bocca da sfamare, da qui l’accordo con la struttura sanitaria per abortire nei termini consentiti dalla legge.
C’è, com’è ovvio, oltre all’aspetto meramente e tristemente sanitario, quello spirituale, che oserei chiamare più propriamente psicologico.
Per quello non c’è bisogno di ricorrere a una struttura sanitaria, c’è (giustamente) il prete.

Il prete è “ padre Nike“, originario di Chieti, al secolo don Massimiliano De Sanctis, sacerdote-ballerino, amico di Jovanotti, famoso per le sue messe “animate” da spirito quasi da dj, all right, gimme five (anzi: “dammi il cinque”, come si direbbe più correttamente a Livorno), il prete dalle foto su Facebook con spaccate impressionanti e salti danzerini, il prete che ama “Striscia la notizia”, il prete che su Facebook ha due gruppi di fans, uno dei quali lo definisce “un’idolo assoluto della parrocchia di Castiglioncello”, e uno si chiede prima di tutto se ci sia ancora bisogno di idoli in questo mondo, e, successivamente, se proprio dobbiamo averne, almeno ci farebbe piacere averlo senza apostrofo.

Ma, soprattutto, se “padre Nike” per Castiglioncello è un “idolo”, allora che sia salva almeno la dignità delle parole.
Perché se l’amico di Jovanotti che apprezza “Striscia la notizia” è un idolo, allora io non trovo parole per definire l’anima buona e tormentata di Don Roberto Corretti che era amico di Don Luigi Ciotti, di Monsignor Herder Camara, di Monsignor Tonino Bello e che la sera invece di guardare la televisione scendeva con i suoi aficionados a leggere un libro come “La vita comune” di Dietrich Bonhoeffer, guarda caso uno dei teologi protestanti più tormentati, infatti secondo me in quel libro, Don Roberto, poveròmo, ci aveva capito assai poco (se è per quello io ci ho capito ancora meno).
Insomma, la coppia va da Padre Nike a discutere, come è naturale, della propria tormentata e sofferta decisione.
La confessione, in fondo, è una delle forme più antiche di psicoanalisi, e dal dolore di due genitori nasce la proposta di Natale, quella di “adottare” il nascituro, per conto dell’intera comunità parrocchiale del quartiere “La Rosa” (che me lo ricordo con questo nome per via dei palazzi delle case popolari tutti a mattoncini color terracotta-chiaro). I genitori tornano sulla propria strada, rinunciano alla possibilità di abortire e accettano che sia la comunità parrocchiale a farsi carico delle prime necessità del bambino.
Padre Nike, che i media li conosce bene, scrive sul suo accont di Facebook: