E’ morto Monsignor Alberto Ablondi, vescovo “storico” di Livorno

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Livorno, dunque, saluta il suo vescovo “secolare” (nel senso di “di lunga durata”), Alberto Ablondi, milanese, cittadino onorario della città, dunque, livornese per intinzione nelle acque battesimali dello spirito della città.

“Secolare” nel senso di “al secolo”, Monsignor Ablondi, che era prima di tutto un uomo DELLA Chiesa, oltre che DI Chiesa, non lo fu mai.

Indubbiamente ironico, intelligente, brillante, plurilaureato, Ablondi fu a capo della Diocesi di Livorno fin dal 1970.

Fu dalla parte dei lavoratori portuali di Livorno nella difficile crisi del 1989 (idea eccellente) e si offrì come ostaggio per le Brigate Rosse in cambio della vita e dell’inclumità di Aldo Moro (idea pessima, che fu, poi, scartata perfino dai vertici del Vaticano).

Essendo vescovo di una città “ciacciona” e “pillaccherona”, nel 1997 fu al centro di uno scandalo, dopo che una diocesana rivelò al settimanale “Oggi” di aver avuto addirittura una relazione con lui. Naturalmente nessuno, Ablondi per primo, la prese sul serio, e la cosa finì lì.

Nel 2000 investì, uccidendola, mentre guidava la sua auto in zona pedonale, una livornese che passava di lì.

In fondo, è stato solo un uomo.

Lo ha amato, questo sì, la Livorno di sempre, quella rossa nell’anima ma dal segno della croce facile, incline alla commozione e alla lacrima.

Quella che oggi lo piange in Duomo è una Livorno un po’ diversa, in cui il PDL, con l’appoggio della Lega Nord ha piazzato almeno 8 consiglieri, e in cui i comunisti hanno ceduto il passo alla creatura più imbarazzante di Berlusconi, il Partito Democratico.

Non è un buon viàtico per Monsignor Ablondi.