La gauche-tsatsiki – Demis Roussos: goodbye and au revoir

Il segreto di un blogger non è parlare di una persona solo quando è morta, ma possibilmente anticipare gli argomenti finché è viva. E di Demis Roussos avevo parlato anni fa, per cui andate a rileggervi il post e saprete.

Oggi che Demis Roussos non c’è più, mi viene da pensare che faceva parte di quella schiera di artisti “europei” che hanno fatto delle loro canzoni una sorta di chiave universale, un passepartout per unire le nazioni del vecchio continente tra 45 giri, LP, musicassette e stereo 8. Come gli Abba, Nana Moskouri, Caterina Valente, Salvatore Adamo, Charles Aznavour, Mireille Mathieu, Di Stefano ora basta, Demis Roussos ha cantato addii (Goodbye my love goodbye), amori (My only Fashination), tormenti spirituali (Profeta non sarò). Cantando in varie lingue, tra cui il tedesco, è stato uno dei primi ad abbattere il muro di Berlino già negli anni ’70 apparendo alla TV della DDR vestito da santone con tuniche enormi, la barba lunga, i capelli alla Kabir Bedi in Sandokan (solo che Demis Roussos ce li aveva già da prima).

In breve, ha fatto più per l’Europa Demis Roussos di quanto non possa fare Tsipras che, difatti, la prima cosa che ha buttato sulla carta è stato un accordo con la destra. E mentre Demis Roussos cala nella fossa, intellettuali come Mikis Theodorakis si staranno rivoltando nella tomba.

E, naturalmente, chi sta applaudento a Tsipras oggi è la stessa gente che al quarto scrutinio delle votazioni per il Presidente della Repubblica italiana applaudirà il candidato imposto da Renzi. Non è neanche più gauche-caviar. E’ solo gauche-feta che torna tragicamente a gola e non c’è gauche-ouzo che ne permetta la digestione.

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Gli Abba contro la destra danese: “Non usate la nostra musica a scopi politici!”

Dopo Famiglia Cristiana, uno dei baluardi della resistenza democratica in Europa sono gli Abba.

Gli Abba, gruppo musicale svedese che si fece conoscere all’Eurofestival del 1974 con "Waterloo" (no, non l’ho guardato su Wikipedia, me lo ricordo, perché io davanti alla teolevisione c’ero, posso sbagliarmi di un anno ma siamo lì…), sono sempre stati l’emblema del Kitsch nord-europeo, della melodia facile, dei brani di consumo, di quelli che si sentono così volentieri presso qualche stazione radiofonica tedesca quando tieni la radio accesa nei giorni di pioggia.

Gli Abba, quelli di "Chiquitita", "Fernando", "SOS", si sono visti plagiare, in Danimarca, una delle loro canzoni più famose (quindi, non necessariamente, una delle più belle).

Certa destra xenofoba ha creato una parodia di "Mamma mia" e l’ha utilizzata per un inno di parte, dedicandola alla loro leader.

Questi quattro signori ("signori" in senso di "portatori naturali di nobiltà") sono intervenuti per impedire l’ulteriore uso della canzone a scopi di propaganda politica.

Hanno detto: "Smettetela, e subito, con questa pagliacciata!". Sono tornati dall’oblio o dalla memoria sommersa della gente per rivendicare, oltre a quella del loro lavoro, la loro dignità personale.

Se gli Abba ci insegnano la democrazia vogliamo i Ricchi e Poveri alla presidenza del consiglio (oh, qualcosa di meglio di Berlusconi faranno!…)

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