I diritti delle donne e il 9 marzo di Geppi Cucciari

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E’ il giorno successivo all’otto marzo, quello in cui si fanno bilanci, analisi, riflessioni, previsioni, si esprimono speranze, si pospettano auspìci, il tutto riguardo al tema del “ruolo della donna nella società”, come se le donne avessero un ruolo nella società solo l’otto marzo, come se le donne potessero far sentire la loro voce solo in quella data, come se l’anniversario di una tragedia sia di per sé una festa in cui regalare chicchi di mimosa che hanno ormai perduto ogni odore.

Il “Corriere della Sera”, oggi, pubblica un intervento di Geppi Cucciari. Che non ho mai capito bene chi sia o che cosa faccia nella vita. Cioè, so di per certo che fa l’attrice comica, e che recentemente ha “salvato” lo share della serata finale del Festival di Sanremo, ma mi è sempre sfuggito il motivo della sua popolarità. Non importa, non devo capirlo io, dev’essercene pur uno. Ogni tanto la vedo far pubblicità a uno di questi yogurt che sgonfiano la pancia grazie a un particolare fermento lattico, ma nient’altro.

Diciamo che il suo articolo sul “Corriere” di oggi è quanto di più compiuto io abbia letto o fruito della produzione di questa artista, e tanto sia.

L’articolo si intitola “Buon 9 marzo a tutte (e a tutti)”. Bene, la sfera maschile viene messa tra parentesi. E’ decisamente un buon inizio. Oh, per carità, mi sta benissimo anche essere messo tra parentesi, ma in un clima in cui si invoca tanta parità ed equità di diritti, una bella parentesi è proprio quello che ci vuole.
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Le mimose restino pure sugli alberi

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E’ la festa della donna e, di nuovo, ci tocca ascoltare dei pistolotti triti e ritriti sul ruolo della donna in politica, per sottolineare che in Parlamento il numero delle donne è ancora troppo basso.Come se le liste fossero fatte con i pregiudizi della gente e non con le logiche spartizionische dei partiti.

A Venezia una giovane ragazza ha chiesto a Veltroni di dare più possibilità alle donne di essere rappresentate.
Le ha risposto un Veltroni orgoglioso e lungimirante, che ha sventolato la prima proposta di legge del Partito Democratico.

Come dire “Guardate, stiamo facendo qualcosa!”

E invece la parità di accesso al lavoro e alle cariche istituzionali tra uomo è donna è sancita dalla Costituzione Italiana, non c’è bisogno di leggi o di Ministeri per le Pari Opportunità.

E’ triste, tristissimo ricordarsi delle donne l’otto marzo, con questo sventolio di mimose che, non lo so perché, mi piacciono di più sugli alberi che tra i capelli delle femministe, sarà che sono un inguaribile romantico, o un inguaribile stronzo.

Ed è ancora più triste vedere le donne sole (ma tanto loro dicono che “io sono mia” e non hanno bisogno di nessuno) nei bar a prendere l’aperitivo o a riempire tavolate in pizzeria o locali da strip tease maschile, che è anche peggio…
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