LiberLiber e gli spot sul 5 per mille

Da qualche mese non vi parlo più di LiberLiber. Lo so, sono un totale infingardo. Ma visto che oggi mi sento molto diligente voglio riparare a questa piramidale nequizia e confessarvi che sì, sono d’accordo (in linea di massima) con quello che è stato scritto recentemente sul loro sito a proposito del 5 per mille e delle megapower della solidarietà che fanno pubblicità per invogliarci (o, peggio ancora, convincerci) a firmare sul riquadro apposito a favore di una partita IVA.

Credo sia l’effetto dei miei 50 anni che mi fa essere incredibilmente paziente anche con chi ha chiesto, in passato, il sequestro di questo blog (eh, sì!)

Dicevo che sono d’accordo con loro, eccezion fatta per un vistoso errore di grammatica (scrivono “Istituzioni, anche molto importanti e conosciute, chiedono ai cittadini di versargli il 5 per mille.” Ora, si dovrebbe scrivere “versare loro” e non “versargli“, e chissà che, a questo punto, non chiedano la formattazione a basso livello del server su cui è ospitato questo blog!).
E’ vero. Non bisogna dare il 5 per mille a chi compra spazi televisivi, sulla stampa e alla radio perché l’illegalità è dietro l’angolo. Scrive Marco Calvo: “L’Agenzia delle Entrate ha più volte ribadito che il 5 per mille va speso solo per le iniziativa umanitarie e culturali, non per gli spot.” Sacrosanto anche questo, ma bisognerebbe riuscire a dimostrare che del calderone di denaro raccolto dalle Onlus-Megapower quanto viene speso in pubblicità proviene dal 5 per mille (magari quello dell’anno precedente) e non, ad esempio, dalle dazioni volontarie o dai lasciti testamentari di chi crede in una determinata attività. Perché in quel caso l’azione, per quanto aberrante e priva di etica possa apparire ai nostri occhi, sarebbe comunque legale (e, si sa, non tutto ciò che è legale è anche “gradevole”).

Calvo conclude “Perciò scegliete liberamente il vostro beneficiario, ma se scoprite che ha acquistato spot in TV, radio, giornali, ecc. cambiate beneficiario!

E’ un ottimo consiglio etico (sono libero di dirlo e di definirlo così anche perché la richiestra di sequestro preventivo del blog firmata dallo stesso Calvo non è stata minimamente accolta dalla magistratura). Che, però non può e non deve esaurirsi con gli spot sui media succitati.

Inviare un messaggio e-mail non costa niente. O, quanto meno, costa pochissimo. Con un’inezia, e facendo ricorso a quelle manne dal cielo che sono i database di persone potenzialmente interessate (o perché una sola volta hanno preso contatto con quell’entità, magari per aver acquistato un mazzo di pisciacani gialli della solidarietà nella giornata mondiale per la prevenzione dell’alluce valgo, o perché i loro indirizzi e-mail sono stati rastrellati chissà dove sul web) si possono raggiungere risultati interessanti dal punto di vista economico.

Chiediamocelo chiaramente: chi avrebbe il coraggio di ricorrere al Garante della Privacy contro una associazione che si occupa di adozioni a distanza in Africa, o di allestire una mensa per i poveri, o di finanziare la ricerca sui tumori al pollice? Nessuno, ovvio.

Così come nessuno oserebbe pensare che Wikimedia Italia, pur facendosi pubblicità da sola, risulti particolarmente urticante nella riproposizione dei sempiterni temi dell’opportunità della partecipazione aperta all’enciclopedia più improponibile della storia.

E invece bisognerebbe farlo. Proprio perché quella modalità invasiva costituisce una violazione di quella stessa “etica” che dovrebbe caratterizzare chi percepisce il 5 per mille dell’Irpef.

Io lo sto facendo. E comincio con una assoiazione, a cui, come a LiberLiber, NON do il mio 5 per mille.

We are non liber, we are FREE!

5 Views

Il taglio del 75% al 5 per mille per le associazioni di volontariato

A volte, nel centellinare, vedere e rivedere le malefatte del Governo Berlusconi, mi chiedo se ci sia qualcosa che si sia salvato o che abbia anche vagamente un senso logico più o meno condivisibile.

Mi sono sempre detto che c’è uno straccio di legge sullo stalking e poi mi viene in mente che questa legge l’ha voluta la Carfagna e allora piango.

Questa mattina ho ascoltato una notizia che mi è parsa buona.

Che, naturalmente, come le "buone notizie" del Governo, è buona solo a metà, eprché nasconde una fregatura.

La lieta novella è che nella finanziaria è stato previsto un taglio del 75% dei fondi destinati alle Onlus, agli enti di volontariato, alle associazioni culturali, sportive e affini rispetto al 5 per mille sull’Irpef destinato loro dagli italiani.

Questa storia di poter destinare il 5 per mille sull’Irpef con una sola firma e inserendo il codice fiscale dell’associazione beneficiaria in un comodo riquadro della dichiarazione dei redditi, senza versare neppure una lira, non mi è mai andata giù, anche se, nel dubbio, ho sempre destinato il mio 5 per mille a un’associazione per la cura degli animali abbandonati e randagi, perché una ciotola di pappa da dare a chi non ha nessuna colpa (gli animali non hanno colpa se esiste il 5 per mille, l’associazionismo sì) vale molto di più di tutta la retorica e dei piagnistei versati dai volontari improvvisati a sostegno di questo o di quello.

Il 5 per mille è profondamente ingiusto, proprio perché non costa nulla.

Dà un senso profondo di potersela cavare con un codice fiscale e una firmetta, e voilà, qualcuno sarà contento, uno l’Irpef lo paga comunque, tanto vale far felici le vecchiettine dell’Associazione per la Conservazione della Venerata Reliquia di Santa Cunegonda.

E invece no, il volontariato, se vuole campare, deve farlo sulle sue stesse forze.

Se decido di fondare e di gestire una Onlus per la salvezza dell’orso marsicano (e vi assicuro che ce ne sarebbe solo un gran bisogno) o mi trovo i sostenitori attraverso delle donazioni, oppure chiudo, perché è segno che dell’orso marsicano non gliene frega una beneamata minchia a nessuno. Ora, è certamente riprovevole che la gente si disinteressi della sorte e dell’estinzione dell’orso marsicano, ma è indubbiamente altrettanto riprovevole che voglia occuparmene io, perché io non sono niente e nessuno per permettermi il lusso di diventare punto di riferimento dei bisogni dell’orso marsicano.

Il punto è sempre quello. Dove lo stato è carente, il privato si inserisce come una serpe, ponendosi come interfaccia tra i bisogni di chi è più debole e il dovere di chi è più forte e si deve occupare degli altri.

A quel punto gli interessi economici cominciano a farsi interessanti, ma ancora più interessanti sono le prospettive di sviluppo. Nulla di male in questo, ripeto, ma non c’è decisamente neanche nulla di bene.
Il punto è che i soldi sono facili, le donazioni liberali elargite sono detraibili dalla dichiarazione dei redditi, il 5 per mille sull’Irpef è solo questione di avere un codice fiscale speciale, il più delle volte si tratta solo di anticipare qualche euro per l’atto costitutivo presso un notaio.

La stampa riferisce che il taglio previsto dall’attuale legge di bilancio (che prevede, appunto, che alle Onlus e alle associazioni sia riconosciuto solo un quarto del totale) lederebbe associazioni come "Medici senza Frontiere", "Emergency", "Croce Rossa", "Unicef" o le "Charitas" diocesane.
Nulla di più falso. Molte di queste associazioni hanno un bacino di volontariato e di sostenitori transnazionale, tre quarti del 5 per mille di alcuni contribuenti italiani sono una goccia nell’oceano.

Verranno giustamente cancellati i contributi ai suddetti furbacchioni dell’atto notarile, perché se credo in qualcosa, il minimo che io possa fare è pagare per quello in cui credo.

Il punto dolente è che i tre quarti tagliati saranno destinati a spese di difesa.
Dai furbacchioni del volontariato ai furbacchioni delle guerre, dunque, quasi una partita di giro che ha smascherato la grande presa in giro di chi si è spartito per anni la grande torta gratuita della firma del cinque per mille.

6 Views