Obbligo di rettifica per i blog su DDL-diffamazione: il blog chiude

Oggi potrei raccontarci diverse cose. Ad esempio potrei dirvi di uno sfondone giornalistico sul caso giudiziario di Salvatore Parolisi.
Oppure riferirvi del falso (e sottolineo falso) allarmismo creatosi all’indomani della sentenza relativa alla Commissione “Grandi Rischi”, che pretende di trasformare dei condannati in primo grado in dei novelli Galileo Galilei, e chissà come si permettono. Forse perché avrebbero dovuto dire “…eppur si muove!” alla popolazione de L’Aquila. Si sottintende la terra.

Ma vi dico che il blog chiuderà tra breve tempo.

Quanto, esattamente, non lo so. Ma è più che probabile che questo sia uno degli ultimi “post” a essere messo in linea nel blog per come lo conoscete adesso.

Il motivo è molto semplice. Il Senato della Repubblica, con una manovra che non esito a definire inaccettabile, sta modificando in aula le norme che riguardano la diffamazione.

Non mi preoccupa né mi interessa minimamente affrontare un giudizio, penale o civile che sia, per una eventuale diffamazione. Del resto non ho mai diffamato nessuno. Purché la controparte venga a spiegare e difendere le proprie ragioni nella sede prescelta in un pubblico dibattimento davanti a un giudice terzo e non usi la diffamazione come un pretesto.

Quello che sì, mi dà profondamente fastidio, è l’estensione dell’obbligo di rettifica entro 48 ore  (o, comunque, un tempo poco congruo) a tutti i siti web. Compresi i blog.
E’ una vecchia storia che si ripete. Stavolta, però,  sembra ci stiano riuscendo davvero.
Oppure può darsi anche che non ci riescano, non me ne frega un accidente. Non è quello il punto.

Il punto è che equiparare qualsiasi sito web a una testata giornalistica sotto il profilo della regolamentazione è un assurdo che si dimostra ictu oculi.

Il punto è che un Pinco Pallino qualsiasi, per il solo fatto di sentirsi oltraggiato, prima ancora di una sentenza della magistratura in merito (che potrebbe anche dargli torto), può obbligarti a pubblicare una rettifica che non puoi neanche commentare. Non importa se il contenuto delle tue presunte frasi diffamatrici sia vero o falso.
Puoi anche aver scritto per puro errore che il personaggio Tale conviva “more uxorio” con il personaggio Talaltro.
Se uno dei due personaggi si sente offeso, perché, si veda il caso, è un cattolico che crede  nei valori della famiglia, e invece si è sposato, può chiedere una rettifica.
A quel punto il blogger deve pubblicarla. E non può nemmeno commentarla. Ad esempio spiegare perché è incappato nell’errore, ed eventualmente scusarsi.

Se non lo fa, cioè se non pubblica la rettifica, si rischia una sanzione variabile dai 5000 ai 100.000 euro.

Non sono i soldi che fanno paura, anche se, lo riconosco, dover pagare 100.000 euro può essere seccante, ma il fatto che la gente possa tenerti per i coglioni chiedendoti di rettificare un’informazione inviandoti la richiesta, che so, durante la settimana di ferragosto, così tu non ci sei, magari non guardi la posta elettronica, non hai un PC a disposizione o, semplicemente, ti stai godendo le vacanze.

Questa norma, se entrerà in vigore, scatenerà una guerra senza confine che non si svolgerà nelle aule giudiziarie, ma sul filo di una ulteriore, odiosa, pervicace e tenace intimidazione.

Le conseguenze per la libertà di parola, opinione, critica, satira ed espressione sono sotto gli occhi di tutti: si affiderà la legittimità di una informazione al personale sentire del soggetto, che potrà agire semplicemente SENTENDOSI diffamato, poco importa che lo sia davvero oppure no.

Direte voi: ma la norma non è stata approvata in aula e non è in vigore. Aspetta, prima di chiudere baracca e burattini.

Avete ragione, certo, ma si dà il caso che:

a) questa è roba mia;
b) è preoccupante anche solo il vivere in un paese dove questa norma è stata concepita e arrivata sul tavolo del legislatore.

Quelli di Wikipedia stanno continuando a gridare lor lai. Ma lo sanno benissimo anche loro che continueranno a fare quello che hanno sempre fatto. Perché un server negli USA non si nega a nessuno, perché loro sono inquerelabili, perché hanno i soldi, bla bla bla…

Ma noi siamo persone  e abbiamo ancora il dono dell’indignazione.

Il blog non sparirà, semplicemente sarà azzerato con nuovi contenuti. Citazioni, incipit di romanzi, fotografie e immagini di pubblico dominio, insomma, tutto quello che si potrà continuare a dire, che è ben poco.

Dobbiamo questa bella idea all’intesa tra PDL e PD che sull’obbligo di rettifica per tutti hanno trovato un’intesa perfetta.

Un motivo in più per non starci.

Wikipedia e la “consecutio temporum” dei Campionati Europei di Calcio

Sono grato al sito http://wikiperle.blogspot.it per avermi dato la possibilità di riflettere su un aspetto ingiustamente considerato marginale rispetto alle modalità in cui Wikipedia presenta i contenuti.

Ho sempre sostenuto e continuo a sostenere che Wikipedia non è la cultura libera in rete, ma la rappresentazione di quello che il senso comune (o, se si preferisce, il raziocinio o il conformismo) considera come culturalmente rilevante.

La differenza è più che evidente ed estendibile a un numero teoricamente infinito di campi dello scibile umano. Tocca ambiti delicatissimi come la sanità e la salute pubblica (una cosa è l’effettiva efficacia o meno di un farmaco, altra cosa è quello che crede la gente sull’efficacia di un farmaco -da qui la polemica senza fine sui farmaci generici-), come la scuola (una cosa è quello che prevedono i programmi ministeriali, altro è quello che si insegna o che viene considerato utile), come l’informazione (che interesse ha una notizia? E una notizia esiste di per sé o solo perché c’è un’opinione pubblica che se la fagòcita?).

Fatto sta che leggendo un intervento di quelli di Wikiperle mi sono reso conto di quanto, a volte, le voci di Wikipedia siano scritte male. Su loro invito sono andato a vedere la recentissima voce “Euro 2012” di cui vi offro sia lo screenshot:

Screenshot da it.wikipedia.org

che la versione PDF:

Campionato-europeo-di-calcio-2012

Alla sezione 2.5, denominata “Biglietti” si legge che “I biglietti sono stati venduti direttamente dall’UEFA tramite il proprio sito o distribuiti alle federazioni nazionali delle 16 finaliste.” E anche che “Le domande dovevano essere presentate nel marzo 2011 per i 1,4 milioni di biglietti disponibili per le 31 partite del torneo.” Ma, subito dopo “Più di 12 milioni di domande arrivarono, che rappresentò un aumento del 17% rispetto all’ultima edizione del torneo e in generale è il record di sempre per un campionato europeo.”

Ricapitoliamo: i biglietti “sono stati venduti”, le domande “dovevano essere presentate”, ma le domande “ARRIVARONO”?? A parte il fatto che non si trattava certamente di “domande”, ma, casomai, di richieste, ma la consecutio temporum? Passati e trapassati prossimi si alternano a passati remoti come se nulla fosse, e, come se non bastasse, si legge che “rappresentò un aumento” (che cosa rappresentò un aumento? Qual è il soggetto della frase??) e di lì a poco un bel presente indicativo per concludere la frase (“è il record di sempre”).

Più avanti: “I prezzi variano da 30 euro per un posto in curva (…)” (ma se sono stati venduti in passato e l’evento si è concluso come fanno a “variare” i prezzi dei biglietti??).

Chi me lo spiega, per favore?

Alex Schwazer: dacci oggi il nostro capro espiatorio quotidiano

Alex Schwazer

Ed eccolo, finalmente per noi, il capro espiatorio, la vittima sacrificale, l’agnello dell’uomo che raccoglie tutte le immondizie italiane di una estate passata con Ulisse, Annibale, Caronte, Agamennone e Mitridate Re di Ponto, dunque, al limite della pazzia collettiva.

Diciamoci la verità, c’era proprio bisogno di una persona su cui riversare sputi, disprezzo, delusione, ma soprattutto moralismo, moralismo a chili, a quintali, a tonnellate, a gigalàte, moralismo che te lo senti addosso come il sudore che ti appiccica la pelle e che non ti lascia un momento, come la notte in cui ti svegli perché soffochi.

L’intenditore che mangiava il cioccolato in una pubblicità TV ha toppato, ha fatto quello che non doveva fare, ha osato prendere delle sostanze per migliorare le sue prestazioni fisiche e psichiche. Che poi è quello che fa la gente quando beve un bicchiere di alcolico per facilitare la relazione, quando si fa una canna perché “schiarisce le idee”, quando si prende un tranquillante per dormire meglio, o quando tira di coca per stare un po’ su e per non sentire la stanchezza.

Solo che Schwazer non si è solo dopato. Ha avuto il coraggio di farsi beccare. Questa è la sua colpa principale.

Tutti, come dicevo, fanno uso di sostanze (io per primo), legali o illegali che siano. Solo che se ti ubriachi, se pippi di coca, se prendi due Valium, se canni anche in modo pesante, ma poi non succede nulla sei un “giusto”. Se dopo esserti “sostanziato” che so, metti sotto un bambino (ma anche un adulto va bene lo stesso), tocchi il culo a una donna, combini un disastro o ti metti a prendere a cazzotti il primo che càpita, ecco che passi dalla parte del “giusto” a quella del “capro”.

E non ci vuole nulla a essere “capro”. Basta anche un controllo stradale con l’etilometro. Se ti fermano sei fottuto, se non ti fermano puoi dire di averli buggerati.

E allora adesso tutti addosso a lui. Ma sì. Noi italiani evasori fiscali incancreniti, noi pronti ad indignarci per qualunque cosa ma che quando il parrucchiere, il barbiere, il fabbro o il professionista ci dicono “Non posso fatturarle tutto” (cielo, e perché no???) rispondiamo “Ma certo, faccia, faccia, non si preoccupi, comprendo benissimo… tanto stasera me la prendo con quello lì delle merendine che hanno fermato alle Olimpiadi!”. Noi che ci teniamo tanto alla purezza dello sport solo quando ci sono le Olimpiadi, perché, diciamolo, chi è che non sa tutto, ma proprio tutto sulle parallele asimmetriche o sul corpo libero? Noi che abbiamo il calcio più marcio d’Europa, noi che al fine settimana scommettiamo su questo o quel risultato, noi che riempiamo i nostri figli che vogliono fare sport (calcio, naturalmente, ché il calcio è ignobile solo una volta ogni quattro anni) di “integratori alimentari”, noi che mettiamo la macchina al parcheggio riservato all’handicap, perché sia sa, son disgrazie, mi dispiace per loro, ma uno la macchina mica se la può mettere in tasca, e poi non c’era nessuna macchina con il contrassegno dell’handicap, quindi non ho mica rubato niente a nessuno.

Noi, che abbiamo solo bisogno di qualcuno se assuma su di sé le nostre colpe, così da andare a letto puliti e non dopati.

Le Olimpiadi e l’anno sabbatico di Federica Pellegrini

Olimpiadi di Parigi - 1900

Queste Olimpiadi si sono presentate come comanda Iddio.

D’un tratto siamo tutti diventati attrezzatissimi conoscitori di discipline sportive di cui, fino alla settimana scorsa, non gliene poteva importare di meno a nessuno. Voglio dire, con tutto il rispetto, ma il fioretto a squadre chi è che lo seguiva, prima di adesso? E il tiro con la pistola? E il judo? E il tiro con l’arco? Ma certo, la domenica, è risaputo, le coppie di sposi vanno a fare la loro passeggiatina invernale e lui tiene l’orecchio incollato alla radiolina per ascoltarsi “Tutti l’arco minuto per minuto”.

E non facciamo altro che parlare di tuffi, di mezzi avvitamenti, di finali dorso, stile libero, rana…

L’argomento principale di discussione sembra essere diventato il fatto che la Federica Pellegrini ha annunciato l’intenzione di prendersi un anno sabbatico. E va beh, ma saranno anche un po’ sacrosanti e intoccabili affari suoi, no? L’aspettavamo all’oro, invece è arrivata solo quinta, magari avrà avuto un momento di défaillance, o magari le altre concorrenti erano più preparate, perché poi capita anche questo nello sport, che qualcuno, per merito o per circostanze, renda meglio di qualcun altro. Insomma, fa parte del gioco.

E invece no, invece lanci del giavellotto a piovere, pesi, atletiche, staffette, tiri con la carabina (ah, quanto siamo bravi negli sport che prevedono l’uso delle armi!), ginnastiche artistiche, ritmiche, anelli, parallele, corpo libgero, maschili, femminili… E basta, su, siamo ridicoli. Il Paese sta andando a carte quarantotto e noi siamo sempre lì a bearci di uno spettacolo che sì, va bene tutto, dalla Regina Elisabetta a Paul McCartney, ma poi ci stufa anche un pochino, no?

E basta con queste Olimpiadi, dài…

Tre anni fa sono morto

Il Nostro, dopo tre anni, sorbisce ancora ponci alla livornese!

Il 9 luglio del 2009, tre anni fa, si diffuse, sia pure in ambienti estremamente ristretti e con modalità del tutto estemporanee, la notizia della mia morte nel tragico incidente ferroviario della Stazione di Viareggio, avvenuto svariati giorni prima.

Naturalmente sarebbe bastato verificare la notizia, magari incrociandola con quella dell’elenco delle povere vittime – quelle sì, morte davvero, purtroppo- che era stato diramato dal Ministero dell’Interno e che era, pur nella sua tragicità, pubblico.

Qualcuno dice che a queste cose non bisogna dar perso e che bisogna sorriderci, che ti allungano la vita, ma cosa vuoi star lì a prendertela, bevici su che ti passa.

Ci ho bevuto su, certo. Ma non mi è mai passata. Sono cose che “segnano” (per così dire “segnano”) e che dànno un senso di disgusto e di nausea leggera con cui si convive per forza ogni volta che ci si ripensa (e non è detto che ci si debba pensare costantemente).

Tutte le strade possibili sono state tentate. Alcune si sono chiuse, altre sono ancora aperte e chissà in quale direzione porteranno.

Nel frattempo ho cercato e cerco di dire qualcosa e di fare qualcosa di utile per la rete. Ne ho bisogno, ma, soprattutto, ne hanno bisogno quanti diffusero la notizia del mio prematuro defungimento e quanti ci hanno creduto.

Ringrazio ancora coloro che mi onorano della loro rafforzata stima ed amicizia, proprio in virtù di questi eventi.

Alfonsina Storni – Vado a dormire – Voy a dormir – Traduzione di Valerio Di Stefano

Denti di fiori, culla di rugiada
mani di erbe, e tu, nutrice fina
peparami lenzuola della terra
e il copriletto cardoso dei muschi.

Nutrice mia, portami a letto, dormo.
Mettimi una lampada al capezzale
una costellazione, quella che vuoi,
van bene tutte, abbassala un pochino.

Lasciami sola: si rompono i germogli,
ti dondola dall’alto un pie’ celeste
e un passero che traccia i suoi spartiti

per il tuo oblio. Grazie. Ah, ancora…
Se chiama lui, di nuovo, per telefono
digli che non insita. Sono già andata.

(C) Valerio Di Stefano 2012

Testo originale:

Dientes de flores, cofia de rocío,
manos de hierbas, tú, nodriza fina,
tenme prestas las sábanas terrosas
y el edredón de musgos escardados.

Voy a dormir, nodriza mía, acuéstame.
Ponme una lámpara a la cabecera;
una constelación; la que te guste;
todas son buenas, bájala un poquito.

Déjame sola: oyes romper los brotes…
te acuna un pie celeste desde arriba
y un pájaro te traza unos compases

para que olvides…Gracias. Ah, un encargo:
si él llama nuevamente por teléfono
le dices que no insista, que he salido.

Scarica il manoscritto originale in PDF
(opzione per masochisti)

alfonsina

Fernando Pessoa – Sognai confuso, e il sonno fu disperso – Traduzione di Valerio Di Stefano

Sognai confuso, e il sonno fu disperso,
ma quando mi svegliai da quel frastuono
vidi che questa vita e l’universo
non son più chiari di ciò che i sogni sono.

Resiste il buio cui io tendo verso
a questa realtà dell’illusione.
Se chiudo gli occhi son di nuovo immerso
in queste ombre dell’oscurità.

E’ buio, è tutto buio, in sogno o in vita
lo stesso mescolìo delle intra-essenze
nel giorno o nella notte trasferita.

Nulla è reale. Nulla che si muove invano
appartiene ad una forma definita,
vólto già visto di cosa solo udita.

(C) Valerio Di Stefano, 2012

Versione originale:

Sonhei, confuso, e o sono foi disperso,
Mas, quando dispertei da confusão,
Vi que esta vida aqui e este universo
Não são mais claros do que os sonhos são

Obscura luz paira onde estou converso
A esta realidade da ilusão
Se fecho os olhos, sou de novo imerso
Naquelas sombras que há na escuridão.

Escuro, escuro, tudo, em sonho ou vida,
É a mesma mistura de entre-seres
Ou na noite, ou ao dia transferida.

Nada é real, nada em seus vãos moveres
Pertence a uma forma definida,
Rastro visto de coisa só ouvida.

Scarica il PDF del manoscritto:
(opzione particolarmente indicata per feticisti)

sognai_0001

Io lòvvo i bancomat!

Bancomat. Càspita, ci ho la tesserina del bancomat, io, cazzo che cosa non è il progresso, noin ho più bisogno di andare in giro con i soldi contati e/o contanti, e se ho bisogno di ritirare, prego, non c’è problema, si accomodi allo sportello automatico, digiti l’importo della cifra che desidera, PIN, preghi un pochino, ed ecco la Sua tesserina e i soldi. Dio, quando vorrei benedire la tecnologia, a volte. Ma proprio mi viene da infilarle la testa direttamente nel fonte battesimale da quanto la adoro. Sì. Ma ho bisogno di cinque euro. Voglio dire, non è una gran cifra, ho bisogno di una banconota da cinque miserabili euro. Per pagare il giornale e il caffè e avere un paio di euro di spiccioli in tasca nel caso mi andasse di regalarli al mendicante davanti al supermercato. O di comprarmici un cornetto assieme al caffè. Voglio ritirare cinque euro perché sono cazzi miei. Posso mica. No, no, no, no… Lei, caro Coso, può contare su un taglio minimo di venti euro, cioè quattro volte di più il Suo fabbisogno giornaliero, e vada via se no La raggiungiamo. E ringrazi il cielo che oggi siamo buoni e teniamo i pezzi da 20, se no, quando ci girano i cosiddetti, ci trova direttamente quelli da 50 e il Suo giornalaio bestemmia tutta la mattina e La maledice che gli ha portato via tutti i resti. Dia retta, caro il nostro Gagarone, oggi Le è andata veramente di lusso. Inserisca la tesserina, ecco, bravo, così… mamma mia però che sporcizia che ha nel portafogli… ora il codice… ecco, metta quello giusto se no gliela facciamo a pezzi quella tesserina malsana. Ecco, ora legga, legga qui: “L’operazione può avere dei costi aggiuntivi se il Suo istituto di credito lo prevede”. Ha capito?? No, perché al bancomat di fronte scrivono “L’operazione può NON avere dei costi aggiuntivi se il Suo istituto di credito lo prevede”, il che, come sa, è molto, molto diverso. Quanto voleva Lei? Venti euro? Spiacenti, le banconote da venti euro sono testé terminate, taglio minimo disponibile cinquanta euro, cosa fa, ci bestemmia pure sopra? Vada, vada pure, e ringrazi il cielo che non Le facciamo pagare niente per il disturbo…