Obbligo di rettifica per i blog su DDL-diffamazione: il blog chiude

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Oggi potrei raccontarci diverse cose. Ad esempio potrei dirvi di uno sfondone giornalistico sul caso giudiziario di Salvatore Parolisi.
Oppure riferirvi del falso (e sottolineo falso) allarmismo creatosi all’indomani della sentenza relativa alla Commissione “Grandi Rischi”, che pretende di trasformare dei condannati in primo grado in dei novelli Galileo Galilei, e chissà come si permettono. Forse perché avrebbero dovuto dire “…eppur si muove!” alla popolazione de L’Aquila. Si sottintende la terra.

Ma vi dico che il blog chiuderà tra breve tempo.

Quanto, esattamente, non lo so. Ma è più che probabile che questo sia uno degli ultimi “post” a essere messo in linea nel blog per come lo conoscete adesso.

Il motivo è molto semplice. Il Senato della Repubblica, con una manovra che non esito a definire inaccettabile, sta modificando in aula le norme che riguardano la diffamazione.

Non mi preoccupa né mi interessa minimamente affrontare un giudizio, penale o civile che sia, per una eventuale diffamazione. Del resto non ho mai diffamato nessuno. Purché la controparte venga a spiegare e difendere le proprie ragioni nella sede prescelta in un pubblico dibattimento davanti a un giudice terzo e non usi la diffamazione come un pretesto.

Quello che sì, mi dà profondamente fastidio, è l’estensione dell’obbligo di rettifica entro 48 ore  (o, comunque, un tempo poco congruo) a tutti i siti web. Compresi i blog.
E’ una vecchia storia che si ripete. Stavolta, però,  sembra ci stiano riuscendo davvero.
Oppure può darsi anche che non ci riescano, non me ne frega un accidente. Non è quello il punto.

Il punto è che equiparare qualsiasi sito web a una testata giornalistica sotto il profilo della regolamentazione è un assurdo che si dimostra ictu oculi.

Il punto è che un Pinco Pallino qualsiasi, per il solo fatto di sentirsi oltraggiato, prima ancora di una sentenza della magistratura in merito (che potrebbe anche dargli torto), può obbligarti a pubblicare una rettifica che non puoi neanche commentare. Non importa se il contenuto delle tue presunte frasi diffamatrici sia vero o falso.
Puoi anche aver scritto per puro errore che il personaggio Tale conviva “more uxorio” con il personaggio Talaltro.
Se uno dei due personaggi si sente offeso, perché, si veda il caso, è un cattolico che crede  nei valori della famiglia, e invece si è sposato, può chiedere una rettifica.
A quel punto il blogger deve pubblicarla. E non può nemmeno commentarla. Ad esempio spiegare perché è incappato nell’errore, ed eventualmente scusarsi.

Se non lo fa, cioè se non pubblica la rettifica, si rischia una sanzione variabile dai 5000 ai 100.000 euro.

Non sono i soldi che fanno paura, anche se, lo riconosco, dover pagare 100.000 euro può essere seccante, ma il fatto che la gente possa tenerti per i coglioni chiedendoti di rettificare un’informazione inviandoti la richiesta, che so, durante la settimana di ferragosto, così tu non ci sei, magari non guardi la posta elettronica, non hai un PC a disposizione o, semplicemente, ti stai godendo le vacanze.

Questa norma, se entrerà in vigore, scatenerà una guerra senza confine che non si svolgerà nelle aule giudiziarie, ma sul filo di una ulteriore, odiosa, pervicace e tenace intimidazione.

Le conseguenze per la libertà di parola, opinione, critica, satira ed espressione sono sotto gli occhi di tutti: si affiderà la legittimità di una informazione al personale sentire del soggetto, che potrà agire semplicemente SENTENDOSI diffamato, poco importa che lo sia davvero oppure no.

Direte voi: ma la norma non è stata approvata in aula e non è in vigore. Aspetta, prima di chiudere baracca e burattini.

Avete ragione, certo, ma si dà il caso che:

a) questa è roba mia;
b) è preoccupante anche solo il vivere in un paese dove questa norma è stata concepita e arrivata sul tavolo del legislatore.

Quelli di Wikipedia stanno continuando a gridare lor lai. Ma lo sanno benissimo anche loro che continueranno a fare quello che hanno sempre fatto. Perché un server negli USA non si nega a nessuno, perché loro sono inquerelabili, perché hanno i soldi, bla bla bla…

Ma noi siamo persone  e abbiamo ancora il dono dell’indignazione.

Il blog non sparirà, semplicemente sarà azzerato con nuovi contenuti. Citazioni, incipit di romanzi, fotografie e immagini di pubblico dominio, insomma, tutto quello che si potrà continuare a dire, che è ben poco.

Dobbiamo questa bella idea all’intesa tra PDL e PD che sull’obbligo di rettifica per tutti hanno trovato un’intesa perfetta.

Un motivo in più per non starci.

Wikipedia e la “consecutio temporum” dei Campionati Europei di Calcio

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Sono grato al sito http://wikiperle.blogspot.it per avermi dato la possibilità di riflettere su un aspetto ingiustamente considerato marginale rispetto alle modalità in cui Wikipedia presenta i contenuti.

Ho sempre sostenuto e continuo a sostenere che Wikipedia non è la cultura libera in rete, ma la rappresentazione di quello che il senso comune (o, se si preferisce, il raziocinio o il conformismo) considera come culturalmente rilevante.

La differenza è più che evidente ed estendibile a un numero teoricamente infinito di campi dello scibile umano. Tocca ambiti delicatissimi come la sanità e la salute pubblica (una cosa è l’effettiva efficacia o meno di un farmaco, altra cosa è quello che crede la gente sull’efficacia di un farmaco -da qui la polemica senza fine sui farmaci generici-), come la scuola (una cosa è quello che prevedono i programmi ministeriali, altro è quello che si insegna o che viene considerato utile), come l’informazione (che interesse ha una notizia? E una notizia esiste di per sé o solo perché c’è un’opinione pubblica che se la fagòcita?).

Fatto sta che leggendo un intervento di quelli di Wikiperle mi sono reso conto di quanto, a volte, le voci di Wikipedia siano scritte male. Su loro invito sono andato a vedere la recentissima voce “Euro 2012” di cui vi offro sia lo screenshot:

Screenshot da it.wikipedia.org

che la versione PDF:

Campionato-europeo-di-calcio-2012

Alla sezione 2.5, denominata “Biglietti” si legge che “I biglietti sono stati venduti direttamente dall’UEFA tramite il proprio sito o distribuiti alle federazioni nazionali delle 16 finaliste.” E anche che “Le domande dovevano essere presentate nel marzo 2011 per i 1,4 milioni di biglietti disponibili per le 31 partite del torneo.” Ma, subito dopo “Più di 12 milioni di domande arrivarono, che rappresentò un aumento del 17% rispetto all’ultima edizione del torneo e in generale è il record di sempre per un campionato europeo.”

Ricapitoliamo: i biglietti “sono stati venduti”, le domande “dovevano essere presentate”, ma le domande “ARRIVARONO”?? A parte il fatto che non si trattava certamente di “domande”, ma, casomai, di richieste, ma la consecutio temporum? Passati e trapassati prossimi si alternano a passati remoti come se nulla fosse, e, come se non bastasse, si legge che “rappresentò un aumento” (che cosa rappresentò un aumento? Qual è il soggetto della frase??) e di lì a poco un bel presente indicativo per concludere la frase (“è il record di sempre”).

Più avanti: “I prezzi variano da 30 euro per un posto in curva (…)” (ma se sono stati venduti in passato e l’evento si è concluso come fanno a “variare” i prezzi dei biglietti??).

Chi me lo spiega, per favore?

Alex Schwazer: dacci oggi il nostro capro espiatorio quotidiano

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Alex Schwazer

Ed eccolo, finalmente per noi, il capro espiatorio, la vittima sacrificale, l’agnello dell’uomo che raccoglie tutte le immondizie italiane di una estate passata con Ulisse, Annibale, Caronte, Agamennone e Mitridate Re di Ponto, dunque, al limite della pazzia collettiva.

Diciamoci la verità, c’era proprio bisogno di una persona su cui riversare sputi, disprezzo, delusione, ma soprattutto moralismo, moralismo a chili, a quintali, a tonnellate, a gigalàte, moralismo che te lo senti addosso come il sudore che ti appiccica la pelle e che non ti lascia un momento, come la notte in cui ti svegli perché soffochi.

L’intenditore che mangiava il cioccolato in una pubblicità TV ha toppato, ha fatto quello che non doveva fare, ha osato prendere delle sostanze per migliorare le sue prestazioni fisiche e psichiche. Che poi è quello che fa la gente quando beve un bicchiere di alcolico per facilitare la relazione, quando si fa una canna perché “schiarisce le idee”, quando si prende un tranquillante per dormire meglio, o quando tira di coca per stare un po’ su e per non sentire la stanchezza.

Solo che Schwazer non si è solo dopato. Ha avuto il coraggio di farsi beccare. Questa è la sua colpa principale.

Tutti, come dicevo, fanno uso di sostanze (io per primo), legali o illegali che siano. Solo che se ti ubriachi, se pippi di coca, se prendi due Valium, se canni anche in modo pesante, ma poi non succede nulla sei un “giusto”. Se dopo esserti “sostanziato” che so, metti sotto un bambino (ma anche un adulto va bene lo stesso), tocchi il culo a una donna, combini un disastro o ti metti a prendere a cazzotti il primo che càpita, ecco che passi dalla parte del “giusto” a quella del “capro”.

E non ci vuole nulla a essere “capro”. Basta anche un controllo stradale con l’etilometro. Se ti fermano sei fottuto, se non ti fermano puoi dire di averli buggerati.

E allora adesso tutti addosso a lui. Ma sì. Noi italiani evasori fiscali incancreniti, noi pronti ad indignarci per qualunque cosa ma che quando il parrucchiere, il barbiere, il fabbro o il professionista ci dicono “Non posso fatturarle tutto” (cielo, e perché no???) rispondiamo “Ma certo, faccia, faccia, non si preoccupi, comprendo benissimo… tanto stasera me la prendo con quello lì delle merendine che hanno fermato alle Olimpiadi!”. Noi che ci teniamo tanto alla purezza dello sport solo quando ci sono le Olimpiadi, perché, diciamolo, chi è che non sa tutto, ma proprio tutto sulle parallele asimmetriche o sul corpo libero? Noi che abbiamo il calcio più marcio d’Europa, noi che al fine settimana scommettiamo su questo o quel risultato, noi che riempiamo i nostri figli che vogliono fare sport (calcio, naturalmente, ché il calcio è ignobile solo una volta ogni quattro anni) di “integratori alimentari”, noi che mettiamo la macchina al parcheggio riservato all’handicap, perché sia sa, son disgrazie, mi dispiace per loro, ma uno la macchina mica se la può mettere in tasca, e poi non c’era nessuna macchina con il contrassegno dell’handicap, quindi non ho mica rubato niente a nessuno.

Noi, che abbiamo solo bisogno di qualcuno se assuma su di sé le nostre colpe, così da andare a letto puliti e non dopati.

Le Olimpiadi e l’anno sabbatico di Federica Pellegrini

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Olimpiadi di Parigi - 1900

Queste Olimpiadi si sono presentate come comanda Iddio.

D’un tratto siamo tutti diventati attrezzatissimi conoscitori di discipline sportive di cui, fino alla settimana scorsa, non gliene poteva importare di meno a nessuno. Voglio dire, con tutto il rispetto, ma il fioretto a squadre chi è che lo seguiva, prima di adesso? E il tiro con la pistola? E il judo? E il tiro con l’arco? Ma certo, la domenica, è risaputo, le coppie di sposi vanno a fare la loro passeggiatina invernale e lui tiene l’orecchio incollato alla radiolina per ascoltarsi “Tutti l’arco minuto per minuto”.

E non facciamo altro che parlare di tuffi, di mezzi avvitamenti, di finali dorso, stile libero, rana…

L’argomento principale di discussione sembra essere diventato il fatto che la Federica Pellegrini ha annunciato l’intenzione di prendersi un anno sabbatico. E va beh, ma saranno anche un po’ sacrosanti e intoccabili affari suoi, no? L’aspettavamo all’oro, invece è arrivata solo quinta, magari avrà avuto un momento di défaillance, o magari le altre concorrenti erano più preparate, perché poi capita anche questo nello sport, che qualcuno, per merito o per circostanze, renda meglio di qualcun altro. Insomma, fa parte del gioco.

E invece no, invece lanci del giavellotto a piovere, pesi, atletiche, staffette, tiri con la carabina (ah, quanto siamo bravi negli sport che prevedono l’uso delle armi!), ginnastiche artistiche, ritmiche, anelli, parallele, corpo libgero, maschili, femminili… E basta, su, siamo ridicoli. Il Paese sta andando a carte quarantotto e noi siamo sempre lì a bearci di uno spettacolo che sì, va bene tutto, dalla Regina Elisabetta a Paul McCartney, ma poi ci stufa anche un pochino, no?

E basta con queste Olimpiadi, dài…

Tre anni fa sono morto

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Il Nostro, dopo tre anni, sorbisce ancora ponci alla livornese!

Il 9 luglio del 2009, tre anni fa, si diffuse, sia pure in ambienti estremamente ristretti e con modalità del tutto estemporanee, la notizia della mia morte nel tragico incidente ferroviario della Stazione di Viareggio, avvenuto svariati giorni prima.

Naturalmente sarebbe bastato verificare la notizia, magari incrociandola con quella dell’elenco delle povere vittime – quelle sì, morte davvero, purtroppo- che era stato diramato dal Ministero dell’Interno e che era, pur nella sua tragicità, pubblico.

Qualcuno dice che a queste cose non bisogna dar perso e che bisogna sorriderci, che ti allungano la vita, ma cosa vuoi star lì a prendertela, bevici su che ti passa.

Ci ho bevuto su, certo. Ma non mi è mai passata. Sono cose che “segnano” (per così dire “segnano”) e che dànno un senso di disgusto e di nausea leggera con cui si convive per forza ogni volta che ci si ripensa (e non è detto che ci si debba pensare costantemente).

Tutte le strade possibili sono state tentate. Alcune si sono chiuse, altre sono ancora aperte e chissà in quale direzione porteranno.

Nel frattempo ho cercato e cerco di dire qualcosa e di fare qualcosa di utile per la rete. Ne ho bisogno, ma, soprattutto, ne hanno bisogno quanti diffusero la notizia del mio prematuro defungimento e quanti ci hanno creduto.

Ringrazio ancora coloro che mi onorano della loro rafforzata stima ed amicizia, proprio in virtù di questi eventi.

Alfonsina Storni – Vado a dormire – Voy a dormir – Traduzione di Valerio Di Stefano

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Denti di fiori, culla di rugiada
mani di erbe, e tu, nutrice fina
peparami lenzuola della terra
e il copriletto cardoso dei muschi.

Nutrice mia, portami a letto, dormo.
Mettimi una lampada al capezzale
una costellazione, quella che vuoi,
van bene tutte, abbassala un pochino.

Lasciami sola: si rompono i germogli,
ti dondola dall’alto un pie’ celeste
e un passero che traccia i suoi spartiti

per il tuo oblio. Grazie. Ah, ancora…
Se chiama lui, di nuovo, per telefono
digli che non insita. Sono già andata.

(C) Valerio Di Stefano 2012

Testo originale:

Dientes de flores, cofia de rocío,
manos de hierbas, tú, nodriza fina,
tenme prestas las sábanas terrosas
y el edredón de musgos escardados.

Voy a dormir, nodriza mía, acuéstame.
Ponme una lámpara a la cabecera;
una constelación; la que te guste;
todas son buenas, bájala un poquito.

Déjame sola: oyes romper los brotes…
te acuna un pie celeste desde arriba
y un pájaro te traza unos compases

para que olvides…Gracias. Ah, un encargo:
si él llama nuevamente por teléfono
le dices que no insista, que he salido.

Scarica il manoscritto originale in PDF
(opzione per masochisti)

alfonsina

Fernando Pessoa – Sognai confuso, e il sonno fu disperso – Traduzione di Valerio Di Stefano

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Sognai confuso, e il sonno fu disperso,
ma quando mi svegliai da quel frastuono
vidi che questa vita e l’universo
non son più chiari di ciò che i sogni sono.

Resiste il buio cui io tendo verso
a questa realtà dell’illusione.
Se chiudo gli occhi son di nuovo immerso
in queste ombre dell’oscurità.

E’ buio, è tutto buio, in sogno o in vita
lo stesso mescolìo delle intra-essenze
nel giorno o nella notte trasferita.

Nulla è reale. Nulla che si muove invano
appartiene ad una forma definita,
vólto già visto di cosa solo udita.

(C) Valerio Di Stefano, 2012

Versione originale:

Sonhei, confuso, e o sono foi disperso,
Mas, quando dispertei da confusão,
Vi que esta vida aqui e este universo
Não são mais claros do que os sonhos são

Obscura luz paira onde estou converso
A esta realidade da ilusão
Se fecho os olhos, sou de novo imerso
Naquelas sombras que há na escuridão.

Escuro, escuro, tudo, em sonho ou vida,
É a mesma mistura de entre-seres
Ou na noite, ou ao dia transferida.

Nada é real, nada em seus vãos moveres
Pertence a uma forma definida,
Rastro visto de coisa só ouvida.

Scarica il PDF del manoscritto:
(opzione particolarmente indicata per feticisti)

sognai_0001

Io lòvvo i bancomat!

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Bancomat. Càspita, ci ho la tesserina del bancomat, io, cazzo che cosa non è il progresso, noin ho più bisogno di andare in giro con i soldi contati e/o contanti, e se ho bisogno di ritirare, prego, non c’è problema, si accomodi allo sportello automatico, digiti l’importo della cifra che desidera, PIN, preghi un pochino, ed ecco la Sua tesserina e i soldi. Dio, quando vorrei benedire la tecnologia, a volte. Ma proprio mi viene da infilarle la testa direttamente nel fonte battesimale da quanto la adoro. Sì. Ma ho bisogno di cinque euro. Voglio dire, non è una gran cifra, ho bisogno di una banconota da cinque miserabili euro. Per pagare il giornale e il caffè e avere un paio di euro di spiccioli in tasca nel caso mi andasse di regalarli al mendicante davanti al supermercato. O di comprarmici un cornetto assieme al caffè. Voglio ritirare cinque euro perché sono cazzi miei. Posso mica. No, no, no, no… Lei, caro Coso, può contare su un taglio minimo di venti euro, cioè quattro volte di più il Suo fabbisogno giornaliero, e vada via se no La raggiungiamo. E ringrazi il cielo che oggi siamo buoni e teniamo i pezzi da 20, se no, quando ci girano i cosiddetti, ci trova direttamente quelli da 50 e il Suo giornalaio bestemmia tutta la mattina e La maledice che gli ha portato via tutti i resti. Dia retta, caro il nostro Gagarone, oggi Le è andata veramente di lusso. Inserisca la tesserina, ecco, bravo, così… mamma mia però che sporcizia che ha nel portafogli… ora il codice… ecco, metta quello giusto se no gliela facciamo a pezzi quella tesserina malsana. Ecco, ora legga, legga qui: “L’operazione può avere dei costi aggiuntivi se il Suo istituto di credito lo prevede”. Ha capito?? No, perché al bancomat di fronte scrivono “L’operazione può NON avere dei costi aggiuntivi se il Suo istituto di credito lo prevede”, il che, come sa, è molto, molto diverso. Quanto voleva Lei? Venti euro? Spiacenti, le banconote da venti euro sono testé terminate, taglio minimo disponibile cinquanta euro, cosa fa, ci bestemmia pure sopra? Vada, vada pure, e ringrazi il cielo che non Le facciamo pagare niente per il disturbo…

“Non è vero che abbiamo perso, non abbiamo vinto, è diverso…” (cit.)

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Abbiamo perso ma eravamo in dieci, eravamo stanchi, abbiamo fatto tanta fatica, abbiamo avuto solo tre giorni per preparare una finale, la squadra ha giocato bene, comunque sia siamo caduti in piedi, i tedeschi mangiano le patate, Buffon è il nostro Capitano, Balotelli ha giocato un match meraviglioso anche se non ha toccato palla, gli spagnoli hanno sofferto ma non ci hanno umiliati, ci hanno solo fatto quattro gol,  e comunque è tutta colpa di Beppe Grillo se da domani ci risvegliamo con calciopoli.

Vincere! E vinceremo!!

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Iconografia circolante su Facebook nelle ultime ore

La parola d’ordine, tanto per cambiare, è una e una sola: vincere. E vinceremo.

Vorrei tanto che perdesse, ma l’Italia vincerà contro la Spagna, stasera, conquisterà il titolo europeo, tutti andranno nel più totale delirio perché i campioni in quanto campioni non truccano le partite e possono scommettere dal loro tabaccaio, tanto sono soldi loro e quindi tutti zitti, del resto se i soldi se li sono fatti giocando al calcio e noi non siamo stati altrettanto bravi non possiamo prendercela con nessuno. Con la Russia il 1 giugno abbiamo perso 3-0 ma era un’amichevole, e quindi il messaggio è che con un po’ di prepotenza e di faccia tosta si può mettere a tacere tutto, perfino calciòpoli, tanto delle amichevoli chi se ne frega.

E intanto sui social network si trovano queste iconografie un po’ patchwork, stucchevoli e superstiziose dedicate ai “nostri campioni”. Continua la lettura di “Vincere! E vinceremo!!”

Dov’è la vittoria? – Il bis

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Il commento sulla Merkel tratto dalla pagina Facebook dell'Onorevole Luca D'Alessandro

 

Abbiamo battuto la Germania per 2-1 e ce ne siamo già dimenticati.

Siamo un popolo, oltre che dalla dura cervice, come la Bibbia insegna, anche dalla memoria corta. Ci bastano due gol di Balotelli (a cui fino a qualche settimana prima qualcuno diceva di voler dare le banane) e ci resettiamo. Ci formattiamo il cervello, insomma, per poi riempirlo di altre cose che vanno a cancellare e sovrascrivere sinapticamente le precedenti. Siamo disperati, per farla breve.

Comunque ce l’abbiamo fatta. Abbiamo battuto i crucchi, i mangiapatate, i mangiacrauti, i mangiawuerstel (“Wuerstel” è un termine che non ha un corrispettivo in tedesco), ammazza quanto magnano, i nazisti (perché il passato non si cancella, nemmeno quando le generazioni non hanno più nulla a che vedere con chi li ha preceduti), i protestanti, i luterani, e, perché no, come scrive l’Onorevole Luca D’Alessandro sulla sua pagina Facebook, l’abbiamo fatto prendere “in quel posto” alla “culona inchiavabile” (termine berlusconiano di orrendo e sprezzante conio). Continua la lettura di “Dov’è la vittoria? – Il bis”

Caramelle da uno sconosciuto

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Cari i miei Gagaroni, l’abbiamo scampata bella!

Circa due ore e mezza fa, una manovrina apparentemente innocua ha fatto in modo di farmi rischiare di perdere definitivamente i dati relativi al blog valeriodistefano.com e quelli concernenti classicistranieri.com.

Sono stati minuti di vero e proprio terrore, brillantemente risolto attraverso l’intervento combinato di Francesco Galli e Simone Rodriguez, cui sono debitore di codeste poche righe. Continua la lettura di “Caramelle da uno sconosciuto”

Alla “lotteria dei rigori” non ci sono eroi

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La chiamano “lotteria dei rigori”. Una lotteria è una cosa a cui si può vincere, sì, ma nell’immaginario collettivo è caratterizzata da una buona dose di fortuna. La fortuna ha ben poco a che vedere con la bravura, con il saper fare, con il saper giocare. Continua la lettura di “Alla “lotteria dei rigori” non ci sono eroi”

Esame di stato 2012: errori nella prova scritta di spagnolo del Liceo Linguistico

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Questa è la seconda pagina, dedicata alle “consegne” (ovvero al “quello che si deve fare”) del testo di lingua spagnola (comprensione di un testo letterario) proposto per il secondo scritto ai licei linguistici.

Il testo letterario era tratto da “Marina” di Carlos Ruiz Zafón. Al di là della scelta dell’autore del testo e dell’opera di riferimento -scelta che può essere tranquillamente criticata, e su questa possibilità non ci sono dubbi-, si trattava della comprensione e rielaborazione delle tematiche contenute in un brano letterario. Non si trattava, quindi, di conoscere il contesto storico e letterario in cui un autore spagnolo scrive, né di stabilire il valore della sua opera, ma, molto più semplicemente, di comprendere i nuclei informativi del brano. In parole povere ma ricche, “capire quel che c’è scritto”. Continua la lettura di “Esame di stato 2012: errori nella prova scritta di spagnolo del Liceo Linguistico”

Esame di Stato: esce Aristotele alla seconda prova scritta del classico. Stupore e meraviglia.

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All’Esame di Stato, che una volta si chiamava “maturità”, è uscito Aristotele alla seconda prova scritta del classico.

Ed è subito notizia. Il “Corriere” nella versione on line parla di “sorpresa”, e aggiunge che Aristotele mancava dalla prova scritta dell’esame di Stato dal 1978. Dunque c’erano alte possibilità che uscisse, prima o poi. E, comunque, gli studenti lo avevano “ampiamente previsto”.
Con la notizia ha aperto, alle 11, anche la quotidiana puntata del programma “Radio Tre Scienza”. Naturalmente era un “la” da intonare per poi parlae d’altro. Ma intanto Aristotele c’era.

E’ incredibile questa visione dell’Esame di Stato come una sorta di càbala probabilistica, come risultato di una serie di previsioni, come se si trattasse di azzeccare una ambata pluriritardataria su una determinata ruota del gioco del lotto.

“Aristotele che esce al classico?” Eh, sì, è uscito greco scritto, Aristotele scriveva in greco, qual è la “sorpresa”? Dov’è la “straordinarietà”? In che cosa risiede la “notizia”? Suppongo che allo scritto di spagnolo per il liceo linguistico sia uscito un brano di un autore o giornalista di lingua spagnola. Eppure nessuno scrive “che sorpresa!!”, “ma tu guarda!!!”, “non ce lo aspettavamo proprio…”.

In Italia si cade dal pero sull’ovvio. Forse perché l’ovvio non lo prende mai in considerazione nessuno.

Mi hanno fregato il giornale!

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Entri al lavoro con il TUO giornale sotto il braccio.

Il TUO giornale non è TUO perché ne condividi il contenuto. Non necessariamente. E’ TUO perché l’hai pagato un euro e venti presso il tuo edicolante e quell’euro e venti non l’hai rubato a nessuno.

Hai da fare. Sono solo scartoffie ma le DEVI fare (anche questa cosa del DOVER fare delle operazioni completamente inutili e/o voluttuarie non è mica da ridere…). Tempo totale delle scartoffie tre minuti. Tre minuti sono poco più della durata di una delle prime canzoni dei Beatles. Insomma, fai finta di cantare “We can work it out” e di starci largo.

Poi torni ESATTAMENTE dove avevi poggiato il TUO giornale. Non c’è più.

Non puoi nemmeno dire che te lo hanno fragato, perché accuseresti qualcuno di furto. “Qualcuno l’ha visto??” No, non l’ha visto nessuno. E tu, cazzo, l’avevi messo proprio lì. Ti senti scemo, anzi, ti ci fanno sentire. Perché TU lo sai che l’avevi messo lì (sì, proprio lì!!) ma loro lo sanno meglio di te che non c’era e comunque nessuno lo ha visto. Sicché, se nessuno lo ha visto è segno che, probabilmente, non c’era. Contorto quanto vi pare ma provate a metterci un briscolino, voi!

Il giornale in questione era “Il Fatto Quotidiano”. In breve, io non sono libero di comprarmi la Gazzetta del Rancore in pace (oh, ma sarò padrone??) che qualcuno me lo catuba. Non so se perché se lo voleva leggere lui o perché non voleva che lo leggessi io.

Speriamo gli metta fógo.

Le cinque stelle di un movimento: “Si puo’ fare!”

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Sì, oggi sono felice.

Hanno fatto di tutto. Una campagna mediàtica all’insegna del neologismo dell'”antipolitica” (perché presentarsi alle elezioni con una lista autonoma, slegata dalle alleanze tradizionalmente intese è uno schiaffo morale per chiunque, in primis per una sinistra che si afferma con alleanze tenute in piedi con il Bostik…), hanno sbattoto il processo penale al “mostro” nelle home page dei giornali, hanno minimizzato, hanno detto che un “partito” (che non è un partito) fondato su una sola persona non sta in piedi (invece il PDL, il PD e l’UDC NON si basano, notoriamente, su una sola persona), hanno gridato loro che sono dei populisti, dei comunisti, che non avevano idee, che non erano niente.

Che avevano un comico come “capo”. Cioè esattamente quello che hanno sempre avuto tutti.

E ce l’hanno fatta. Cioè, hanno ottenuto esattamente il risultato previsto.

Qualcuno ha già fatto dietrofront sul “fenomeno” Grillo. Che, peraltro, non si è mai candidato.

Sono i soliti Bersani che hanno dichiarato di non aver mai sottovautato il fenomeno Grillo. Sono i soliti Vendola che dichiarano: «Beppe Grillo adopera talvolta la diffamazione e la calunnia come stile comunicativo, fa di una certa semplificazione un po’ rozza, l’elemento con cui costruisce un rapporto con la pancia dell’opinione pubblica, ma il Movimento 5 Stelle raccoglie un consenso fatto di una semina nei territori» quando avevano precedentemente dichiarato «È difficile pensare di lavorare con chi mescola argomenti demagogici, urla, emette grugniti al posto di pensieri».

Insomma, sono i soliti.

I soliti populisti e demagoghi che dànno del populista e del demagogo agli altri perché hanno paura.

Sì, oggi sono felice. Anche di aver passato TANTE ore avanti a una tastiera perché qualcosa mi diceva che fosse quello il modo più giusto per dire qualcosa.

Grillo, intendiamoci non ha nessun merito. Se non quello dell’aver dimostrato, innegabilmente che “si può fare!” Che non è un merito da poco.

Se ce l’ha fatta lui ce la può fare chiunque.

Se non ce la fa chiunque, è segno che nessuno VUOLE farcela.

Il buco del CUD

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Mi hanno fatto avere in via telematica il CUD 2012.

Provàteci un po’ voi a destinare l’otto per mille alla Chiesa Valdese e il cinque per mille dell’IRPEF a una associazione animalista!!

(perché chi ha solo Linux lo vede così…)

Cactus

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Nel passaggio all’attuale piattaforma del blog, è saltato l’ultimo post, con la foto del cactus della mia terrazza, il primo giorno della nevicata abruzzese.

A grande richiesta ve lo ripropongo.

Roma: la nevicata del 2012

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Com’è… com’è… com’è….
che ‘ce se va più manco co’ li tràmpoliiiii
Roma è già tutta fràcicaaa
inzaccherata e vìscidaaaa
nun va manco ‘r tramvàaaaai.

Com’è… com’è… com’èèèèèè…
che c’era posto solo p’a polìticaaaa
e un Alemanno intrèpidoooo
promette ‘r miràcolooooo
e chi l’ha visto mai…

(C) Valerio Di Stefano – 2012
(da cantare sull’aria del ritornello de “La nevicata del ’56” di Califano-Vistarini-Cantini-Lopez)

I fiorellini del giardino della Saalerstrasse 40

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…al numero 40 della Saalerstrasse, a Bensberg, c’era un giardinetto davanti casa mia (la già allora catapecchia di cui si intravedono le persiane rosse sullo sfondo).
Durante la maggior parte dell’anno era coperto da neve, ghiaccio o, comunque, altri sintoni del frigidore dell’inverno, che nel Nordreno-Westfalia dura un bel po’, ma, come dice il poeta “primavera tarda, pero es tan bella y dulce cuando llega”.
E allora c’era un bimbetto che usciva a raccoglier fiorellini.

Solo che son passati 45 anni (lo so, con questa storia della vecchiaia vi sto rompendo assai gli zebedèi, ma che farci? Ormai m’è presa così…).

L'”emergenza neve” non esiste. Esiste l’emergenza dell’inerzia!

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La chiamano “Emergenza Neve”.

Ci prendono in giro a cominciare dalle parole. La neve può rappresentare un’emergenza se cade il 15 agosto. O alle Maldive.

Ma la neve il 10 febbraio, in pieno inverno, si può sapere che razza di emergenza è? Magari nelle località costiere può cogliere impreparati, tutt’al più può costituire un evento eccezionale, ma quando si parla di EMERGENZA si vuol significare che l’eccezionalità non risiede negli eventi, ma nell’impossibilità, nell’inerzia e nell’inadeguatezza ad affrontarli.

Nei giorni scorsi ci hanno detto “prendete le pale”, “ognuno si impegni a mantenere pulito il proprio marciapiede”, “fate attenzione”, “mai vista prima una situazione del genere”, “una nevicata così non si ricordava da tempo” (ah, allora non è vero che questa situazione non si è mai vista prima!).

E intanto le lezioni sono sospese da tanto, troppo tempo. Non è possibile che in una regione come l’Abruzzo, in cui nevica ogni sacrosanto inverno che Dio mette in terra, le scuole restino chiuse per otto giorni, che l’attività didattica vada a pallino perché non si riesce a garantire un minimo di percorribilità delle strade, riscaldamenti, trasporti.

Del resto “cosa volete fare?”. Già. Cosa vogliamo fare? Non vogliamo stare a casa, così i professori non interrogano, i compiti non si fanno, lo scuolabus non viene a prenderci e ci possiamo divertire a fare l’omino di neve con la pipa e la carota al posto del naso.
Vogliamo lavorare, vogliamo andare a scuola, vogliamo muoverci, vogliamo non farci fregare da un evento eccezionale ampiamente previsto, non vogliamo affidarci al vicino che ci presta la pala, vogliamo percorrere le strade, le autostrade, magari con difficoltà, con prudenza, con le catene montate o a bordo, seguendo gli spartineve, vogliamo prendere treni che non trovino i binari congelati perché che i binari si sarebbero congelati lo sapevamo già da tempo (cosa è stato fatto???) ma non è possibile vivere in un contesto che dipende solo dal volontariato, dallo spirito di cooperazione, sia esso dei cittadini, delle forze dell’ordine o dell’associazionismo.

Ci sono responsabilità pubbliche ed istituzionali.
Non bisogna confondere la bontà del vicino che va a spalare la neve davanti casa della vecchietta con la bontà delle amministrazioni che, invece, non hanno sparso un grano di sale in nessun luogo. O, quanto meno, non davanti al marciapiede della vecchietta.

L’emergenza non è la neve. L’emergenza è l’inerzia!

Ho scritto t’amo sulla neve

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Mia moglie mi ha lasciato questa pregevolissima iscrizione sulla neve fugace e scioglievole (sì, ma fra una settimanetta) fuori dalla finestra del bagno, di modo che quando vo’ ad aprir la finestra io mi rammenti de’ suoi mòniti amorevoli.

Il blog si ferma per qualche giorno

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Il blog si ferma per qualche giorno.

Tre giorni? Una settimana?? Dieci giorni?? Non lo so, la piattaforma passa a WordPress e ci vorrà un po’ di tempo e qualche bestemmia in più. Nulla di irrealizzabile, comunque.

Mi auguro di ritrovarvi col vostro affetto di sempre quando avremo indossato il vestitino nuovo per dire le solite cose di sempre.
Una è che Wikipedia non ci piace, l’altra è che NON è la sola cosa che non ci piace.

Con un euro di onomastico

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Ora, io non ho assolutamente nulla contro la  Fondazione Opera San Francesco per i poveri Onlus, anzi, vincendo le mie tradizionali ritrosie nei confronti delle associazioni di volontariato ho perfito effettuato, non mi ricordo più quanto tempo fa, una donazione in modo che questi fraticelli che si occupano di dare da mangiare alla gente che non se lo può permettere, o che è ridotta in uno stato tale di fame e di indigenza da dover ricorrere alle loro cure, di poter avere del cibo caldo e (spero) più che decente per  recuperare un po’ della propria dignità di uomini e di donne.



L’altro giorno era il mio onomastico, e mi giunge questa lettera (affrancata con tanto di francobollo comune da 0,60 euro) con dentro una richiesta di ulteriore denaro sotto forma di donazione (e questo lo capisco, sia chiaro che a loro non manderò mai una richiesta di chiarimenti per la privacy), un librettino con il Cantico delle Creature di San Francesco (carino e filologicamente ben curato, un po’ favolistico ma va bene…) e quant’altro (bollettino di conto corrente postale).

Mi dicono che l’offerta è libera (e ci mancherebbbe anche altro, aggiungo io) e che posso farla con carta di credito, oppure con bonifico bancario, o come più mi aggrada.

Ora, probabilmente tutto questo ambaradàn di carte (che viene ripetito ad ogni onomastico, anzi, il mio era il 29 gennaio e il timbro postale era del 30, ma apprezzo comunque il pensiero) e stampe può essere costato, assieme al francobollo, che so, un euro??

Cosa ci posso comprare con un euro?? Un po’ (pochino!!) di pane. Un po’ (un chilo al negozietto economico sotto casa mia) di frutta. Carne e pesce certamente no, ma se dieci di noi rinunciassero ai pur graditi auguri dei fraticelli e quei soldi lì andassero a finanziare, che so, un chilo di bollito, ci sarebbe un po’ di brodo di carne per qualcuno.

Non amo fare i conti in tasca alla gente, ma non ditemi che mi è sfuggito qualcosa…