Obbligo di rettifica per i blog su DDL-diffamazione: il blog chiude

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Oggi potrei raccontarci diverse cose. Ad esempio potrei dirvi di uno sfondone giornalistico sul caso giudiziario di Salvatore Parolisi.
Oppure riferirvi del falso (e sottolineo falso) allarmismo creatosi all’indomani della sentenza relativa alla Commissione “Grandi Rischi”, che pretende di trasformare dei condannati in primo grado in dei novelli Galileo Galilei, e chissà come si permettono. Forse perché avrebbero dovuto dire “…eppur si muove!” alla popolazione de L’Aquila. Si sottintende la terra.

Ma vi dico che il blog chiuderà tra breve tempo.

Quanto, esattamente, non lo so. Ma è più che probabile che questo sia uno degli ultimi “post” a essere messo in linea nel blog per come lo conoscete adesso.

Il motivo è molto semplice. Il Senato della Repubblica, con una manovra che non esito a definire inaccettabile, sta modificando in aula le norme che riguardano la diffamazione.

Non mi preoccupa né mi interessa minimamente affrontare un giudizio, penale o civile che sia, per una eventuale diffamazione. Del resto non ho mai diffamato nessuno. Purché la controparte venga a spiegare e difendere le proprie ragioni nella sede prescelta in un pubblico dibattimento davanti a un giudice terzo e non usi la diffamazione come un pretesto.

Quello che sì, mi dà profondamente fastidio, è l’estensione dell’obbligo di rettifica entro 48 ore  (o, comunque, un tempo poco congruo) a tutti i siti web. Compresi i blog.
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Wikipedia e la “consecutio temporum” dei Campionati Europei di Calcio

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Sono grato al sito http://wikiperle.blogspot.it per avermi dato la possibilità di riflettere su un aspetto ingiustamente considerato marginale rispetto alle modalità in cui Wikipedia presenta i contenuti.

Ho sempre sostenuto e continuo a sostenere che Wikipedia non è la cultura libera in rete, ma la rappresentazione di quello che il senso comune (o, se si preferisce, il raziocinio o il conformismo) considera come culturalmente rilevante.

La differenza è più che evidente ed estendibile a un numero teoricamente infinito di campi dello scibile umano. Tocca ambiti delicatissimi come la sanità e la salute pubblica (una cosa è l’effettiva efficacia o meno di un farmaco, altra cosa è quello che crede la gente sull’efficacia di un farmaco -da qui la polemica senza fine sui farmaci generici-), come la scuola (una cosa è quello che prevedono i programmi ministeriali, altro è quello che si insegna o che viene considerato utile), come l’informazione (che interesse ha una notizia? E una notizia esiste di per sé o solo perché c’è un’opinione pubblica che se la fagòcita?).

Fatto sta che leggendo un intervento di quelli di Wikiperle mi sono reso conto di quanto, a volte, le voci di Wikipedia siano scritte male. Su loro invito sono andato a vedere la recentissima voce “Euro 2012” di cui vi offro sia lo screenshot:
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Alex Schwazer: dacci oggi il nostro capro espiatorio quotidiano

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Alex Schwazer

Ed eccolo, finalmente per noi, il capro espiatorio, la vittima sacrificale, l’agnello dell’uomo che raccoglie tutte le immondizie italiane di una estate passata con Ulisse, Annibale, Caronte, Agamennone e Mitridate Re di Ponto, dunque, al limite della pazzia collettiva.

Diciamoci la verità, c’era proprio bisogno di una persona su cui riversare sputi, disprezzo, delusione, ma soprattutto moralismo, moralismo a chili, a quintali, a tonnellate, a gigalàte, moralismo che te lo senti addosso come il sudore che ti appiccica la pelle e che non ti lascia un momento, come la notte in cui ti svegli perché soffochi.

L’intenditore che mangiava il cioccolato in una pubblicità TV ha toppato, ha fatto quello che non doveva fare, ha osato prendere delle sostanze per migliorare le sue prestazioni fisiche e psichiche. Che poi è quello che fa la gente quando beve un bicchiere di alcolico per facilitare la relazione, quando si fa una canna perché “schiarisce le idee”, quando si prende un tranquillante per dormire meglio, o quando tira di coca per stare un po’ su e per non sentire la stanchezza.

Solo che Schwazer non si è solo dopato. Ha avuto il coraggio di farsi beccare. Questa è la sua colpa principale.

Tutti, come dicevo, fanno uso di sostanze (io per primo), legali o illegali che siano. Solo che se ti ubriachi, se pippi di coca, se prendi due Valium, se canni anche in modo pesante, ma poi non succede nulla sei un “giusto”. Se dopo esserti “sostanziato” che so, metti sotto un bambino (ma anche un adulto va bene lo stesso), tocchi il culo a una donna, combini un disastro o ti metti a prendere a cazzotti il primo che càpita, ecco che passi dalla parte del “giusto” a quella del “capro”.
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Le Olimpiadi e l’anno sabbatico di Federica Pellegrini

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Olimpiadi di Parigi - 1900

Queste Olimpiadi si sono presentate come comanda Iddio.

D’un tratto siamo tutti diventati attrezzatissimi conoscitori di discipline sportive di cui, fino alla settimana scorsa, non gliene poteva importare di meno a nessuno. Voglio dire, con tutto il rispetto, ma il fioretto a squadre chi è che lo seguiva, prima di adesso? E il tiro con la pistola? E il judo? E il tiro con l’arco? Ma certo, la domenica, è risaputo, le coppie di sposi vanno a fare la loro passeggiatina invernale e lui tiene l’orecchio incollato alla radiolina per ascoltarsi “Tutti l’arco minuto per minuto”.

E non facciamo altro che parlare di tuffi, di mezzi avvitamenti, di finali dorso, stile libero, rana…

L’argomento principale di discussione sembra essere diventato il fatto che la Federica Pellegrini ha annunciato l’intenzione di prendersi un anno sabbatico. E va beh, ma saranno anche un po’ sacrosanti e intoccabili affari suoi, no? L’aspettavamo all’oro, invece è arrivata solo quinta, magari avrà avuto un momento di défaillance, o magari le altre concorrenti erano più preparate, perché poi capita anche questo nello sport, che qualcuno, per merito o per circostanze, renda meglio di qualcun altro. Insomma, fa parte del gioco.

E invece no, invece lanci del giavellotto a piovere, pesi, atletiche, staffette, tiri con la carabina (ah, quanto siamo bravi negli sport che prevedono l’uso delle armi!), ginnastiche artistiche, ritmiche, anelli, parallele, corpo libgero, maschili, femminili… E basta, su, siamo ridicoli. Il Paese sta andando a carte quarantotto e noi siamo sempre lì a bearci di uno spettacolo che sì, va bene tutto, dalla Regina Elisabetta a Paul McCartney, ma poi ci stufa anche un pochino, no?
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Tre anni fa sono morto

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Il Nostro, dopo tre anni, sorbisce ancora ponci alla livornese!

Il 9 luglio del 2009, tre anni fa, si diffuse, sia pure in ambienti estremamente ristretti e con modalità del tutto estemporanee, la notizia della mia morte nel tragico incidente ferroviario della Stazione di Viareggio, avvenuto svariati giorni prima.

Naturalmente sarebbe bastato verificare la notizia, magari incrociandola con quella dell’elenco delle povere vittime – quelle sì, morte davvero, purtroppo- che era stato diramato dal Ministero dell’Interno e che era, pur nella sua tragicità, pubblico.

Qualcuno dice che a queste cose non bisogna dar perso e che bisogna sorriderci, che ti allungano la vita, ma cosa vuoi star lì a prendertela, bevici su che ti passa.

Ci ho bevuto su, certo. Ma non mi è mai passata. Sono cose che “segnano” (per così dire “segnano”) e che dànno un senso di disgusto e di nausea leggera con cui si convive per forza ogni volta che ci si ripensa (e non è detto che ci si debba pensare costantemente).

Tutte le strade possibili sono state tentate. Alcune si sono chiuse, altre sono ancora aperte e chissà in quale direzione porteranno.

Nel frattempo ho cercato e cerco di dire qualcosa e di fare qualcosa di utile per la rete. Ne ho bisogno, ma, soprattutto, ne hanno bisogno quanti diffusero la notizia del mio prematuro defungimento e quanti ci hanno creduto.
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Alfonsina Storni – Vado a dormire – Voy a dormir – Traduzione di Valerio Di Stefano

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Denti di fiori, culla di rugiada
mani di erbe, e tu, nutrice fina
peparami lenzuola della terra
e il copriletto cardoso dei muschi.

Nutrice mia, portami a letto, dormo.
Mettimi una lampada al capezzale
una costellazione, quella che vuoi,
van bene tutte, abbassala un pochino.

Lasciami sola: si rompono i germogli,
ti dondola dall’alto un pie’ celeste
e un passero che traccia i suoi spartiti

per il tuo oblio. Grazie. Ah, ancora…
Se chiama lui, di nuovo, per telefono
digli che non insita. Sono già andata.

(C) Valerio Di Stefano 2012

Testo originale:

Dientes de flores, cofia de rocío,
manos de hierbas, tú, nodriza fina,
tenme prestas las sábanas terrosas
y el edredón de musgos escardados.

Voy a dormir, nodriza mía, acuéstame.
Ponme una lámpara a la cabecera;
una constelación; la que te guste;
todas son buenas, bájala un poquito.

Déjame sola: oyes romper los brotes…
te acuna un pie celeste desde arriba
y un pájaro te traza unos compases

para que olvides…Gracias. Ah, un encargo:
si él llama nuevamente por teléfono
le dices que no insista, que he salido.

Scarica il manoscritto originale in PDF
(opzione per masochisti)

alfonsina

Fernando Pessoa – Sognai confuso, e il sonno fu disperso – Traduzione di Valerio Di Stefano

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Sognai confuso, e il sonno fu disperso,
ma quando mi svegliai da quel frastuono
vidi che questa vita e l’universo
non son più chiari di ciò che i sogni sono.

Resiste il buio cui io tendo verso
a questa realtà dell’illusione.
Se chiudo gli occhi son di nuovo immerso
in queste ombre dell’oscurità.

E’ buio, è tutto buio, in sogno o in vita
lo stesso mescolìo delle intra-essenze
nel giorno o nella notte trasferita.

Nulla è reale. Nulla che si muove invano
appartiene ad una forma definita,
vólto già visto di cosa solo udita.

(C) Valerio Di Stefano, 2012

Versione originale:

Sonhei, confuso, e o sono foi disperso,
Mas, quando dispertei da confusão,
Vi que esta vida aqui e este universo
Não são mais claros do que os sonhos são

Obscura luz paira onde estou converso
A esta realidade da ilusão
Se fecho os olhos, sou de novo imerso
Naquelas sombras que há na escuridão.

Escuro, escuro, tudo, em sonho ou vida,
É a mesma mistura de entre-seres
Ou na noite, ou ao dia transferida.

Nada é real, nada em seus vãos moveres
Pertence a uma forma definida,
Rastro visto de coisa só ouvida.

Scarica il PDF del manoscritto:
(opzione particolarmente indicata per feticisti)

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Io lòvvo i bancomat!

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Bancomat. Càspita, ci ho la tesserina del bancomat, io, cazzo che cosa non è il progresso, noin ho più bisogno di andare in giro con i soldi contati e/o contanti, e se ho bisogno di ritirare, prego, non c’è problema, si accomodi allo sportello automatico, digiti l’importo della cifra che desidera, PIN, preghi un pochino, ed ecco la Sua tesserina e i soldi. Dio, quando vorrei benedire la tecnologia, a volte. Ma proprio mi viene da infilarle la testa direttamente nel fonte battesimale da quanto la adoro. Sì. Ma ho bisogno di cinque euro. Voglio dire, non è una gran cifra, ho bisogno di una banconota da cinque miserabili euro. Per pagare il giornale e il caffè e avere un paio di euro di spiccioli in tasca nel caso mi andasse di regalarli al mendicante davanti al supermercato. O di comprarmici un cornetto assieme al caffè. Voglio ritirare cinque euro perché sono cazzi miei. Posso mica. No, no, no, no… Lei, caro Coso, può contare su un taglio minimo di venti euro, cioè quattro volte di più il Suo fabbisogno giornaliero, e vada via se no La raggiungiamo. E ringrazi il cielo che oggi siamo buoni e teniamo i pezzi da 20, se no, quando ci girano i cosiddetti, ci trova direttamente quelli da 50 e il Suo giornalaio bestemmia tutta la mattina e La maledice che gli ha portato via tutti i resti. Dia retta, caro il nostro Gagarone, oggi Le è andata veramente di lusso. Inserisca la tesserina, ecco, bravo, così… mamma mia però che sporcizia che ha nel portafogli… ora il codice… ecco, metta quello giusto se no gliela facciamo a pezzi quella tesserina malsana. Ecco, ora legga, legga qui: “L’operazione può avere dei costi aggiuntivi se il Suo istituto di credito lo prevede”. Ha capito?? No, perché al bancomat di fronte scrivono “L’operazione può NON avere dei costi aggiuntivi se il Suo istituto di credito lo prevede”, il che, come sa, è molto, molto diverso. Quanto voleva Lei? Venti euro? Spiacenti, le banconote da venti euro sono testé terminate, taglio minimo disponibile cinquanta euro, cosa fa, ci bestemmia pure sopra? Vada, vada pure, e ringrazi il cielo che non Le facciamo pagare niente per il disturbo…

“Non è vero che abbiamo perso, non abbiamo vinto, è diverso…” (cit.)

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Abbiamo perso ma eravamo in dieci, eravamo stanchi, abbiamo fatto tanta fatica, abbiamo avuto solo tre giorni per preparare una finale, la squadra ha giocato bene, comunque sia siamo caduti in piedi, i tedeschi mangiano le patate, Buffon è il nostro Capitano, Balotelli ha giocato un match meraviglioso anche se non ha toccato palla, gli spagnoli hanno sofferto ma non ci hanno umiliati, ci hanno solo fatto quattro gol,  e comunque è tutta colpa di Beppe Grillo se da domani ci risvegliamo con calciopoli.

Vincere! E vinceremo!!

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Iconografia circolante su Facebook nelle ultime ore

La parola d’ordine, tanto per cambiare, è una e una sola: vincere. E vinceremo.

Vorrei tanto che perdesse, ma l’Italia vincerà contro la Spagna, stasera, conquisterà il titolo europeo, tutti andranno nel più totale delirio perché i campioni in quanto campioni non truccano le partite e possono scommettere dal loro tabaccaio, tanto sono soldi loro e quindi tutti zitti, del resto se i soldi se li sono fatti giocando al calcio e noi non siamo stati altrettanto bravi non possiamo prendercela con nessuno. Con la Russia il 1 giugno abbiamo perso 3-0 ma era un’amichevole, e quindi il messaggio è che con un po’ di prepotenza e di faccia tosta si può mettere a tacere tutto, perfino calciòpoli, tanto delle amichevoli chi se ne frega.

E intanto sui social network si trovano queste iconografie un po’ patchwork, stucchevoli e superstiziose dedicate ai “nostri campioni”.
Per farsi bello con questi cosi qui qualcuno ha disturbato anche il sonno del giusto che stanno dormendo le ceneri di Pertini.
Vergogna. Scomodare gli eroi veri per un pugno di eroi da mettere su un piedistallo per una notte.

Sono i nostri campioni perché rispecchiano un po’ noi stessi. Tutti, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, vorremmo superare le avversità con un cucchiaio. E magari esultare con il dito indice al naso come per dire “silenzio!” O quando ci sgàmano dare la colpa al biscotto. Perché gli altri sono cattivi e noi siamo bravi, noi trucchiamo le partite, sì, ma poi corriamo tra le braccia della mamma e allora tutto ci viene perdonato.
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Dov’è la vittoria? – Il bis

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Il commento sulla Merkel tratto dalla pagina Facebook dell'Onorevole Luca D'Alessandro

 

Abbiamo battuto la Germania per 2-1 e ce ne siamo già dimenticati.

Siamo un popolo, oltre che dalla dura cervice, come la Bibbia insegna, anche dalla memoria corta. Ci bastano due gol di Balotelli (a cui fino a qualche settimana prima qualcuno diceva di voler dare le banane) e ci resettiamo. Ci formattiamo il cervello, insomma, per poi riempirlo di altre cose che vanno a cancellare e sovrascrivere sinapticamente le precedenti. Siamo disperati, per farla breve.

Comunque ce l’abbiamo fatta. Abbiamo battuto i crucchi, i mangiapatate, i mangiacrauti, i mangiawuerstel (“Wuerstel” è un termine che non ha un corrispettivo in tedesco), ammazza quanto magnano, i nazisti (perché il passato non si cancella, nemmeno quando le generazioni non hanno più nulla a che vedere con chi li ha preceduti), i protestanti, i luterani, e, perché no, come scrive l’Onorevole Luca D’Alessandro sulla sua pagina Facebook, l’abbiamo fatto prendere “in quel posto” alla “culona inchiavabile” (termine berlusconiano di orrendo e sprezzante conio).

Eh, già, siamo proprio bravi, noi italiani, noi mangiapizza, noi mangiaspaghetti, ammazza quanto magnàmo, noi ‘o mare, ‘o sole, ‘a mamma, ‘o mandolino, ‘na nenna còre a core, noi che offendiamo i capi di governo, noi che abbiamo avuto Berlusconi, noi che abbiamo il Vaticano (proprio qui dietro), noi che siamo noi, e gli altri non sono un cazzo, per parafrasare degnamente il Belli.
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Caramelle da uno sconosciuto

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Cari i miei Gagaroni, l’abbiamo scampata bella!

Circa due ore e mezza fa, una manovrina apparentemente innocua ha fatto in modo di farmi rischiare di perdere definitivamente i dati relativi al blog valeriodistefano.com e quelli concernenti classicistranieri.com.

Sono stati minuti di vero e proprio terrore, brillantemente risolto attraverso l’intervento combinato di Francesco Galli e Simone Rodriguez, cui sono debitore di codeste poche righe.

La “vita” (non certo quella biologica, bensì quella telematica, che è pur vita, checché ne dicano i benpensanti che hanno in ispregio le cose “virtuali”) può essere determinata da fattori imponderabili, come un imbecille che ha programmato un plugin per WordPress, tu ti affidi a lui e quello ti rovina il database MySQL.

Mai accettare caramelle dagli sconosciuti.

Alla “lotteria dei rigori” non ci sono eroi

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La chiamano “lotteria dei rigori”. Una lotteria è una cosa a cui si può vincere, sì, ma nell’immaginario collettivo è caratterizzata da una buona dose di fortuna. La fortuna ha ben poco a che vedere con la bravura, con il saper fare, con il saper giocare.

Nel vincere una lotteria non c’è nessun merito intrinseco. E’ come vincere a testa o croce. Nei rigori c’è qualcosa in più. Ma nulla esclude che una partita possa essere persa per un’emozione, una distrazione, una deconcentrazione. Cioè per un “quid” imperscrutabile che può cambiare la vita in un senso o nell’altro.

E noi siamo qui a parlare di “eroi”, di “impresa”, di “sogno”, di “sofferenza”, di “merito”.

Abbiamo le idee molto confuse.

Esame di stato 2012: errori nella prova scritta di spagnolo del Liceo Linguistico

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Questa è la seconda pagina, dedicata alle “consegne” (ovvero al “quello che si deve fare”) del testo di lingua spagnola (comprensione di un testo letterario) proposto per il secondo scritto ai licei linguistici.

Il testo letterario era tratto da “Marina” di Carlos Ruiz Zafón. Al di là della scelta dell’autore del testo e dell’opera di riferimento -scelta che può essere tranquillamente criticata, e su questa possibilità non ci sono dubbi-, si trattava della comprensione e rielaborazione delle tematiche contenute in un brano letterario. Non si trattava, quindi, di conoscere il contesto storico e letterario in cui un autore spagnolo scrive, né di stabilire il valore della sua opera, ma, molto più semplicemente, di comprendere i nuclei informativi del brano. In parole povere ma ricche, “capire quel che c’è scritto”.

Le consegne sul brano riguardavano, appunto, la comprensione e la produzione. Proprio per far vedere che cosa si è capito, e se lo si è capito correttamente; e per far vedere che cosa si è in grado di rielaborare in lingua straniera in modo personale ed autonomo le tematiche che il brano sottolinea.

E qui arrivano gli errori. Errori che, trattandosi di una consegna da specialisti a futuri possibili specialisti di una lingua, non ammettono scusanti.
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Esame di Stato: esce Aristotele alla seconda prova scritta del classico. Stupore e meraviglia.

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All’Esame di Stato, che una volta si chiamava “maturità”, è uscito Aristotele alla seconda prova scritta del classico.

Ed è subito notizia. Il “Corriere” nella versione on line parla di “sorpresa”, e aggiunge che Aristotele mancava dalla prova scritta dell’esame di Stato dal 1978. Dunque c’erano alte possibilità che uscisse, prima o poi. E, comunque, gli studenti lo avevano “ampiamente previsto”.
Con la notizia ha aperto, alle 11, anche la quotidiana puntata del programma “Radio Tre Scienza”. Naturalmente era un “la” da intonare per poi parlae d’altro. Ma intanto Aristotele c’era.

E’ incredibile questa visione dell’Esame di Stato come una sorta di càbala probabilistica, come risultato di una serie di previsioni, come se si trattasse di azzeccare una ambata pluriritardataria su una determinata ruota del gioco del lotto.

“Aristotele che esce al classico?” Eh, sì, è uscito greco scritto, Aristotele scriveva in greco, qual è la “sorpresa”? Dov’è la “straordinarietà”? In che cosa risiede la “notizia”? Suppongo che allo scritto di spagnolo per il liceo linguistico sia uscito un brano di un autore o giornalista di lingua spagnola. Eppure nessuno scrive “che sorpresa!!”, “ma tu guarda!!!”, “non ce lo aspettavamo proprio…”.

In Italia si cade dal pero sull’ovvio. Forse perché l’ovvio non lo prende mai in considerazione nessuno.

Mi hanno fregato il giornale!

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Entri al lavoro con il TUO giornale sotto il braccio.

Il TUO giornale non è TUO perché ne condividi il contenuto. Non necessariamente. E’ TUO perché l’hai pagato un euro e venti presso il tuo edicolante e quell’euro e venti non l’hai rubato a nessuno.

Hai da fare. Sono solo scartoffie ma le DEVI fare (anche questa cosa del DOVER fare delle operazioni completamente inutili e/o voluttuarie non è mica da ridere…). Tempo totale delle scartoffie tre minuti. Tre minuti sono poco più della durata di una delle prime canzoni dei Beatles. Insomma, fai finta di cantare “We can work it out” e di starci largo.

Poi torni ESATTAMENTE dove avevi poggiato il TUO giornale. Non c’è più.

Non puoi nemmeno dire che te lo hanno fragato, perché accuseresti qualcuno di furto. “Qualcuno l’ha visto??” No, non l’ha visto nessuno. E tu, cazzo, l’avevi messo proprio lì. Ti senti scemo, anzi, ti ci fanno sentire. Perché TU lo sai che l’avevi messo lì (sì, proprio lì!!) ma loro lo sanno meglio di te che non c’era e comunque nessuno lo ha visto. Sicché, se nessuno lo ha visto è segno che, probabilmente, non c’era. Contorto quanto vi pare ma provate a metterci un briscolino, voi!

Il giornale in questione era “Il Fatto Quotidiano”. In breve, io non sono libero di comprarmi la Gazzetta del Rancore in pace (oh, ma sarò padrone??) che qualcuno me lo catuba. Non so se perché se lo voleva leggere lui o perché non voleva che lo leggessi io.
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Le cinque stelle di un movimento: “Si puo’ fare!”

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Sì, oggi sono felice.

Hanno fatto di tutto. Una campagna mediàtica all’insegna del neologismo dell'”antipolitica” (perché presentarsi alle elezioni con una lista autonoma, slegata dalle alleanze tradizionalmente intese è uno schiaffo morale per chiunque, in primis per una sinistra che si afferma con alleanze tenute in piedi con il Bostik…), hanno sbattoto il processo penale al “mostro” nelle home page dei giornali, hanno minimizzato, hanno detto che un “partito” (che non è un partito) fondato su una sola persona non sta in piedi (invece il PDL, il PD e l’UDC NON si basano, notoriamente, su una sola persona), hanno gridato loro che sono dei populisti, dei comunisti, che non avevano idee, che non erano niente.

Che avevano un comico come “capo”. Cioè esattamente quello che hanno sempre avuto tutti.

E ce l’hanno fatta. Cioè, hanno ottenuto esattamente il risultato previsto.

Qualcuno ha già fatto dietrofront sul “fenomeno” Grillo. Che, peraltro, non si è mai candidato.

Sono i soliti Bersani che hanno dichiarato di non aver mai sottovautato il fenomeno Grillo. Sono i soliti Vendola che dichiarano: «Beppe Grillo adopera talvolta la diffamazione e la calunnia come stile comunicativo, fa di una certa semplificazione un po’ rozza, l’elemento con cui costruisce un rapporto con la pancia dell’opinione pubblica, ma il Movimento 5 Stelle raccoglie un consenso fatto di una semina nei territori» quando avevano precedentemente dichiarato «È difficile pensare di lavorare con chi mescola argomenti demagogici, urla, emette grugniti al posto di pensieri».
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Il buco del CUD

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Mi hanno fatto avere in via telematica il CUD 2012.

Provàteci un po’ voi a destinare l’otto per mille alla Chiesa Valdese e il cinque per mille dell’IRPEF a una associazione animalista!!

(perché chi ha solo Linux lo vede così…)