Mariacristina Adorante recensisce “duepuntozero”

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Stavo per accasciarmi sul divano stremato, con la pentola del brodo sul fornello che fa blu-blu-blu bollendo pian pianino il sacro e reliquiario contenuto, quando mi è giunta notizia che sul giornale on line City Rumors è apparsa una recensione a firma di Mariacristina Adorante del mio "duepuntozero".

Sono rimasto lì davanti allo schermo del PC per due minuti in stato di fantozziana morte apparente perché non mi sarei mai aspettato di avere addirittura una recensione cliccata, in meno di 24 ore, oltre 300 volte, il che significia circa 2100 volte in una settimana.
Per fare quei numeri lì col mio blog devo far stare un post in prima pagina almeno nove settimane e mezzo (giuro, non sto scherzando è un risultato che rappresenta il calcolo di una previsione ottimista realizzata sui dati di accesso) e a parte la battuta scontata per cui il mio blog sarebbe un’espressione erotica al pari di Kim Basinger quando era giovane e si spogliava al ritmo delle canzoni di Joe Cocker (che, invece, giovane non lo è stato mai), sono ancora lì a leggere e rileggere quanto scritto da questa gentile e (semi)sconosciuta critica, che ha voluto far conoscere quello che ho scritto oltre le zone naturalmente delimitate da casa mia e la libreria "La Nuova Editrice", unici luoghi fisici e non virtuali in cui si può trovare il libro).

Mariacristina Adorante parla del mio libro in questi termini:

"È un’opera talmente poliedrica e composita che crea non pochi problemi nel momento in cui si vuole cercare in qualche modo di classificarla o definirla."

"Si tratta senza dubbio di un libro sui generis, che riesce perfettamente nel tentativo di trovare un compromesso e un nesso tra la scrittura digitale, il blog, e la carta stampata, il libro."

"Questa geniale ed originale raccolta spazia nei più disparati campi dello scibile (…)"

" (…) l’autore qualcosa da dire ce l’ha e merita di essere letto. Giudizio complessivo sul libro: assolutamente consigliato!"

Ma io scherzavo…
Io volevo solo fare una bagatella, un "vanity book" (come lo chiamerebbe un mio amico), una cazzatina in sol maggiore che allietasse le persone che conosco e che mi conoscono e, al limite, qualche curioso che avesse la disgraziata idea di comprarlo. Invece non solo ho scoperto che in libreria è stato acquistato da una misteriosa signora elegantissima, tacchi a spillo vertiginosi e gonna nera, oltre che da una signora che lo ha regalato alla sua vicina (chissà se sono ancora vicine di casa, adesso…), ma anche che è poliedrico, composito, sui generis, geniale ed originale, assolutamente consigliato.

Ora, è vero che quando scrivi qualcosa e la pubblichi il lettore ci mette del suo e vede cose a cui tu non hai pensato (Flaubert, parlando delle recensioni e delle analisi degli studiosi al suo "Madame Bovary" ebbe a dire una cosa del tipo: "Ma io non ho mai pensato di metterci tutte queste cose!") però, appunto, non solo si dà il caso che  io non sia Flaubert, ma, soprattutto, non pensavo -e non penso a tutt’ora- che quello che ho scritto sia così interessante da destare la curiosità di più di cinque o sei persone al massimo (tutt’al più, delle rimanenti altre, il disprezzo), oltre a rappresentare un temporaneo automassaggio del mio ego.

E siccome quelli di Cityrumors.it hanno la buona abitudine di usare una licenza Creative Commons eccovi il testo intero della recensione, per vostra ulteriore rabbia e invidia:



Bisogna Lottare Ogni Giorno

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Lamentazione per l’arrivo delle odiose festivita’ natalizie

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Quest’anno non ho tanta voglia di Natale.

Ho voglia di vacanza, che è cosa ben diversa. Ho voglia di vivere la normalità senza fare tutte le cose che si fanno nella normalità del quotidiano.

E invece nel Natale la normalità del quotidiano non c’è mai. Come se fosse normale vestire i bambini come dei deficienti con i maglioncini tutti intrecciati e far cantare loro canzoncine che durano sì e no un mese e poi si ripongono in qualche scatolone della memoria, come si fa con le palle dell’albero e i fili argentati  rimessi nelle rispettive scatole quando ormai tutto è finito e si è gabbato lo santo. Come se fosse normale e quotidiano mangiare come dei disperati dall’antipasto al dolce per alzarsi da tavola la sera alle 18 e rimettercisi alle 19,30 perché è avanzato il brodo, come se tutti i giorni la gente si facesse venire le emorroidi tracannando mandorle, noci, noccioline, fichi secchi, cioccolata, come se fosse esperienza di ogni giorno perdersi davanti al nuovo IPhone avuto in dono perché "MiCiVoleva™" (oddio, quello magari è un po’ più comune). Come se la gente tutti i giorni si schiantasse davanti alla televisione a guardare quei film che iniziano con "Santa Claus…", oppure il Circo di Montecarlo e i concerti di musica classica con l’Ave Maria di Schubert. Come se tutti i giorni la gente si volesse bene come a Natale.

Ecco. Perché a Natale non posso anch’io avere la mia sana e preziosa dose di ODIO nei confronti delle cose e delle persone con cui mi rapporto quotidianamente tutto il resto dell’anno? Perché devo ipnotizzarmi di bollicine, di campane che fan dindondàn? Perché nei negozi in cui vado a fare la spesa tutti i giorni le cassiere e le negozianti si vestono con il cappellino di Babbo Natale e fanno le sceme, mentre gli altri giorni mi chiedono frettolosamente "bàncomat o carta di credito?"

Voglio sparare a Babbo Natale, va bene? Voglio ammazzare la Befana e strozzare con le mie mani San Silvestro. E poi voglio vivere tranquillo.

Un frammento inedito di William Shakespeare

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“…varda, Romeo, no xé ‘a lodoéta che canta, xé l’usignol che vien  spacàrme i maroni quando mi son drio a far i mestieri, renega un po’ to’ pare e to’ mare, mona che ti xé, si no mi no sarìa più una Capuléti e xé anca massa se ti me vedi al balcon…”

(ovvero: come Shakespeare avrebbe scritto “Romeo e Giuletta” se si fosse ricordato che lei era di Verona)

 

I cannoli della Famiglia Di Stefano

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Io e la mia Signora abbiamo avuto la sanissima e felicissima idea di sfrusciarci (teramano per "sputtanarci") qualcosa come 35 euro in pasticceria siciliana, presso un (bel) banchetto al mercatino natalizio, là dove la pasta di mandorle viene aromatizzata con qualunque cosa, dall’arancia al pistacchio (sì, esiste la pasta di mandorle al pistacchio!), dal cioccolato al cocco, ai fichi secchi, in un amalgama senza fine (avete poco da fare quella faccia, "un amalgama" si scrive senza apostrofo perché "amalgama" è maschile, sapete?) di sapori e prelibatezze, roba da perdere la testa, e già che ci eravamo ci abbiamo messo anche cinque cannoli tradizionalissimi alla ricotta, friabili nella cialda e cremosi nell’impasto, che al Di Stefano ci vinni una panza tanta e so’ mugghieri ci dissi di andare a passiare strada strada a mari ma lui se ne stracatafottiu e dissi bonasira alla panza e bonanotte al colesterolo.

E’ uscito “duepuntozero – Bisogna Lottare Ogni Giorno” – Il meglio dal blog valeriodistefano.com

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E’ uscito "duepuntozero – Bisogna Lottare Ogni Giorno", il nuovo libro che raccoglie il meglio del blog valeriodistefano.com, comprese le poesie d’amore, quelle inutili, le parodie d’autore, un po’ di iconografia scelta e dimolta altra buonissima roba.

1) Se desiderate averlo gratis  potete contattarmi a uno degli indirizzi riportati qui.

2) Se desiderate acquistare la copia cartacea, è disponibile a 10 euro su ilmiolibro.it all’indirizzo
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=685912

3) Se desiderate acquistare l’e-book in formato PDF, spendete solo 3 euro (e ci state bene) su lulu.com all’indirizzo:
http://www.lulu.com/product/ebook/duepuntozero—bisogna-lottare-ogni-giorno/18722353

Siate felici.

Quelli che “le critiche devono essere costruttive”

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Ogni tanto succede (raramente ma càpita) che qualcuno si soffermi a commentare qualche post del mio blog e, magari, cieco dalla rabbia che deriva dal solo fatto che qualcuno possa esprimere un’opinione non condivisa, comincia a farmi la morale.

E quando qualcuno vuol farti la morale, si sa, vuole ergersi ad esempio di ammaestramento (la gente non si accontenta di essere la sola a vivere certe indiosincrasie, non è contenta finché non ci trascina dentro anche gli altri) e allora comincia a dire che "le critiche vanno bene e sono sempre bene accette" (ma de che???)  però (e qui sta per arrivare il bello), ecco, sì, quello che è necessario, quello che si richiede, quello che è d’uopo è che la critica sia costruttiva.

Et voilà, ecco il massimo della retorica, il luogo comune dei luoghi comuni, primo perfino rispetto alla sempiterna nenia che la frutta non ha più lo stesso sapore.

Nel dire che la critica deve essere costruttiva c’è un senso consolatorio da Santa Inquisizione, un atteggiamento da ditino indice alzato ("Eh, non si fanno certe cose, sennò poi mamma fa tottò…"). Ma perché, se una critica non è costruttiva cosa succede?

La risposta è "Nulla, naturalmente", solo che la gente non lo sa. Ma come fa ad essere costruttiva una critica? E’ come dire che un paio di forbici vanno bene, sì, purché cuciano e non taglino, che un Saint-Honoré si può mangiare purché non ci sia la panna e che si possano fare le pernacchiette al compagnuccio di banco, ma solo se si è indossato il grembiulino.

Una critica, proprio in quanto tale, non ha nulla a che vedere con la costruttività, anzi, la critica, in quanto disaccordo su un aspetto, è pars destruens (la "construens" la lasciamo volentieri ai filosofi), se io non sono d’accordo con qualcuno ne distruggo il pensiero (altro, evidentemente, è denigrarne la persona) e le azioni, perché, sembrerà impossibile, ma la democrazia si basa proprio sulla pluralità delle opinioni, di cui il diritto di critica è una costola.

E’ come se la gente avesse improvvisamente una gran paura della democrazia. Di confrontarsi, di vedere che il mondo è fatto dai diversi-da-noi, e non dagli uguali-a-noi, chè non ci sarebbe neanche merito alcuno di starci.

Chi dice che la critica deve essere costruttiva è come se dicesse: "pensala pure diversamente, ma pensala come me".

Abbiamo tutti una gran voglia di mescolarci con la massa. E di pettinarci i pensieri (come diceva De Gregori) passandoci i pidocchi delle sinapsi.


Foto tratta da
http://www.flickr.com/photos/piermario/465077638/in/photostream
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/deed.it

Nuove audioletture: Lorenzo il Magnifico, Dante Alighieri e il Vangelo secondo Marco

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Bene, ho lavorato un po’ alle audioletture, ultimamente, complice un inizio di bronchite che mi ha accompagnato fino ad oggi, e che sarebbe anche il caso che si levasse un po’ dalle scatole definitivamente. Siccome leggere ad alta voce fa bene alla trachea e a quant’altro possa essere colpito dalle flogosi semplici o complesse, ho pensato bene di deliziarvi con il Trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo il Magnifico con altri suoi due deliziosi coNponimenti, i sonetti "Belle, fresche e purpuree viole" nonché "Cerchi chi vuol le pompe e gli alti onori" . Ma il pezzo forte delle neo-immissioni è la "Vita Nuova" di Dante Alighieri, che è una cosa bellilla assai, ma può risultar noiosetta all’ascolto (dante è più apprezzabile in poesia che in prosa). C’è anche la lettura del Vangelo secondo Marco, nella traduzione del Luzzi. Come sapete ho avuto la licenza per la lettura di parte della traduzione dalla Società Biblica Britannica e Forestiera. Magari a qualcuno piace, chissà… Tra le prossime uscite Eros di Giovanni Verga e Cuore di De Amicis.

E va bene così…

Le piu’ belle cartoline dei lettori: Ancora saluti da Ferrara

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Servite Domino in laetitia!!!

Doppio raccolto di cartoline, quest’oggi. Nel mentre miravo la buca delle lettere, sempre variopintamente piena di fatture, bollette, avvisi di garanzia, pubblicità indesiderate, stampe, vampe, vampiri e triccheballàcche, dècco uscir codesto nudo dipinto da Dèdo Modigliani, livornese, e inviatomi da persona solo in apparenza ignota.



Deve trattarsi, difatti, del noto artista cistercense Catanorchi Yuri ispecialista di trapezij, uomini palla, donne cannone e funamboli assortiti, oppure financo di quel tal Bomboletti Athos che mi delizia di quando in qaundo con i suoi pòdcassSSSSStis, o di quella buontempona della Bucalossi Armida, segno zodiacale Neil Young, quella che s’ispèrse dentro al bosco e ci trovò il lupo cattivo.

Amici peccatori (e amanti del peccato!) son qui a prostrarmi dinanzi a tanta generosa e ferrarese sollecitudine.

Cartoline dal mondo: Dalla Russia con amore

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Jubilate deo omnis terra!!!

Dalla Russia con amore, tramite l’incommensurabile postcrossing.com mi giunge l’icona inviatami da Maraschi Marusca in Falaschi  vedova Baneschi la quale mi onora di questa cartolina la quale si nòma "Piselli scongelati", e in cui s’intravedono, oltre all’addolorata Putignani Ivonne, la premiata coppia Gepi and Gepi e Stallio e Ollio.

Dichiarandomi servitore in aeterno della Maraschi (anzi, se ciavesse anche trenta o quarantamila eurini -o dracme caldee- da prestarmi gliene sarei grato) restino le imperiture e sempiterne espressioni d’ossequio.

Spaghetti con le cicale di mare

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La vita vi logora?
Sentite sempre un certo languore durante la pausa pranzo?
Vi sentite attratti dal centro della terra?
Convalescenze lunghe e penose?
Oppure siete soltanto dei bottini che ingoiano anche l’inverosimile?

Nessun timore, fatevi una bella

TEGAMATA®
DI SPAGHETTI
COLLE CICALE DI MARE
(o “pannocchie” abruzzesi)

ché poi mi rammentate ne’ vostri sogni!

Un (altro) testo inedito di Paolo Conte

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Brìllano,
lo vedi, baby, che scintìllano
come lampi che lùccicano
anzi no, rispléndono
oscurati
anzi no, ovattati
dall’abat-jour.
(bu-bu tàz, vu-vu scràz).

Férmati
(sì, baby, sài, amo le sdrùcciole
che son parole un po’ ridìcole
ma fanno jazz
…fanno jazz…)
ho qui un languore sullo stòmaco
chissà se mangeremo una bontà
o il gelato di limon, ch’è sempre il sòlito
(vu-vu-vù… rata-tà).

E allora sàlvati
da questo cielo che piovìggina
Accappatoi o impermeàbili??
Ti offro il sole dei metalmeccànici
e il plenilunio dei polìtici
oppure vieni, abbiamo un tàvolo
a uno spettàcolo
del tabarin.

Ed è così che in questa notte fùlgida
– non insistere, Max, ti prego, smèttila,
che tutto questo non semplifica,
si modifica
si lubrifica… –
facciamo un bagno nell’oscurità.
Chissà se ami ancora gli oleandri
o se resti attaccata al baobàb
(bubu-cchiù… bubu-cchiù…).

Che sarà mai la nostra vita diàvola?
Una Giulietta che rimbomba e che accèlera
sull’asfalto che dalla pioggia scorre vìscido
corre lontana e poi si spiàccica
come un lampo ascètico
sul guarde-rail
(razazàz… razazàz… vuvuvù…)

Foto da: http://it.wikipedia.org/wiki/File:PaoloconteBerlin.jpg
Licenza: Quest’opera è stata rilasciata nel pubblico dominio dal suo autore, Richardfabi. Questa norma si applica in tutto il mondo.
In alcuni paesi questo potrebbe non essere legalmente possibile. In tal caso:
Richardfabi garantisce a chiunque il diritto di utilizzare quest’opera per qualsiasi scopo, senza alcuna condizione, a meno che tali condizioni siano richieste dalla legge.

Una canzone inedita di Ivano Fossati

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(dedicato a mia moglie che è riuscita a trascinarmi a uno dei suoi ultimi concerti -di Fossati, non di mia moglie!)

Ho sessant’anni e un lavoro non lo cerco più
chè di canzoni ne ho già scritte tannnnnNNNte
ma proprio tannNNNNNNNteeeeh
lo so, invecchio, ma cosa vuoi, o mamasita,
son palànnnNNNNNNNcheeeeh…

E cosa vuoi che io ci sputi sopra (eh nnnnooooh!…)
se Jezahel non mi ha voluto amare,
allora sì mi han faccio cenno di firmare
un contratto per la caNNNnnNzone popolareeeeeh.
(Vvvvveeeeeeeeeedddiiiii???)

E non ci son più ombre da far scomparire
ho solo piedi stanchi da massaggiare
di tanto viaggiare
di tanto viaNNNNnnndare
degli altipiani barocchi
degli uomini stolti e sciocchi
che ho incontrato nel sempiterno camminare
di viaggiatore viaggiante
che ora son stanco, ma in fondo sai che c’è…?
Ha ben piccole doglie
Ha ben piccole doglie
Ha ben piccole doglie
la pianta del piè.

E in queste notti di maggio
nelle impressioni di setteMMMMMMmmmmbre
tra le idi di mmmmàrzo
o quello che è
tra Berlusconi e Mmmmonti, che credi?
è la notte in Italia che vedi
è il nostro porto di attracco che è arrivato
è la festa del vino bevuto.
Ma non l’abbiamo pagato.
(eh, nnnnnnno!)

Foto da: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ivano_Fossati.jpg
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(2011-02-03)

Un inedito di Gabriel Garcia Marquez

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Il giorno in cui il mio bisnonno Amaranto Buendia Babilonia uscì di casa alle sette del mattino, trovò Macondo ridotta a un vero troiaio.
Non ebbe il tempo di pensare "Bòia, si zìzzola dal freddo" per via del ghiaccio con cui mi piace tanto ricoprire i paesi quando scrivo, che subito il ricordo gli si fece dapprima sbiadito, poi sempre più denso e vìvivo, come l’odor di guayaba che coltivava la mia prozia Marianna Ursula detta "Boccadoro" nel giardino della sua casa di Cochabamba, e che mi era gradito quando la primavera veniva a irrompere i ricordi con il rimpianto delle altre stagioni perdute e del puzzo del tabacco da pipa che si respirava ancora sugli abiti del marito José Arcadio Buenasnoches, morto dopo aver combattuto cento battaglie, aver promosso sessanta sollevazioni popolari, aver fatto la guerra del 15-18, perso un braccio e una moneta da dieci centavos nella battaglia di Guaharracay, firmato seicendosessantadue cambiali in bianco, e avrei dovuto rammentarmi che quello era il tempo in cui mia cugina Babilonia Amaranta mi offrì il fiore dei suoi anni piu’ belli che olezzavano di  miele e di pepe, e fu cosi’ che quando mi affondai in quel ricordo, Macondo sparì come per magia, la stessa che avvolgeva la spirale dei miei sensi mentre il mio antenato Mariano Buenasnoches contemplava lo scorrere del suo sangue virginale sulla neve porca miseria ora non so più da che punto ero partito e mi tocca riscrivere il romanzo daccapo…


PS: Scusa, Gabo!

Cambia la licenza delle mie audioletture (e vi sta bene!)

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A qualcuno, recentemente, è venuto il ghiribizzo di volermi far passare il buonumore.

Il qualcuno in questione (che non ho identificato perché non mi interessa sapere chi è) in passato ha messo in vendita su Lulu.com, che è un’iniziativa più che lodevole, un CD-ROM (o DVD-ROM, stai a guardare il capello!) di audiobook in italiano presi un po’ qua e un po’ là. Tra queste letture c’era senz’altro il mio “Giornalino di Gian Burrasca” e, con ogni probabilità, la mia “Eugénie Grandet”.

Che io ho messo a disposizione di tutti a condizione che non venissero usati per la vendita.

Ringrazio cordialmente la persona che mi ha comunicato la circostanza (e di cui, da bravo vigliacco quale sono, non faccio il nome). Tra l’altro, proprio per bravate come quella attribuibile all’ignoto spacciatore di audiolibri, Lulu.com ha deciso di escludere la sezione audio dai suoi cataloghi.

Non so quale fosse il fine ultimo di chi ha messo in vendita le mie letture e quelle di altri, a parte fare soldi, naturalmente.

Se non

Un inedito di Edmondo De Amicis dal libro “Cuore”

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Oggi, dopo il compito d’ornato, in cui quell’animo buono del nostro Maestro paraplegico volle farci immortalare i prodi soldati del Bava Beccaris mentre sparavan sui rivoltosi infami e sulle loro madri, que’ tegami, lo stesso nostro buon Maestro colitico ebbe a dirci, coll’animo tutto contrito, che il nostro compagn… camerata ad honorem, il Distefanelli, giace malato per una tosse che lo costringe in casa a non fare una veneratissima dalla mattina alla sera, in quanto che il morbo non l’abbandona e non si sa quando ritornerà.

E poiche’ il nostro buon Maestro claudicante (sì, perché claudica, anche…) è nobil di cuore e debole di petto, per farci sorridere ebbe a raccontarci di quando quel buontempone del Distefanelli prese a pedate il piccolo ciechino storpio perché gli avea chiesto in prestito due pennini, chè la sua mamma è povera e non gliene può procurare affatto, e il Distefanelli, colla voce allor prorompente e oggi rotta dal continuo tossire, ebbe a dirgli “Posa que’ pennini, mezzasega, costì e bada a non più m’accasciare i sancta santorum sennò ti rifaccio nòvo dai nocchini!”, gesto pel quale ebbe a meritarsi una medaglia al valor civile dal nostro Osannato Direttore Sequipedale, che ebbe a motivarne l’attribuzione colle lagrime che gli grondavan giù per le gòte colle parole “Distefanelli, Ella è vanto e onore della nostra scuola!”, mentre il nostro maestro bronchitico plaudeva e piagneva zitto zitto rintanato in un cantuccio per non farsi vedere mentre si soffiava il naso colla pezzòla sùdicia.

S’alzò dunque quel rompicoglioni di Garrone, il quale è il capoclasse (e non so se sia rompicoglioni in quanto capoclasse o capoclasse in quanto rompicoglioni) in quanto è grande e grosso, mentre invece il nostro buon e nobil maestro claustrofobico è una mezza sega e Garrone gli tira certi cazzotti che nemmeno Moammetto Alì a Kinshasa nel ’74, insomma dov’ero rimasto, sì, ecco, si alza Garrone e chiede la parola, col suo vocione da flicorno.
“Parli pure Garrone!” echeggiò il nostro maestro cataplasmico, che sennò ne buscava anche, e fu allora che Garrone raccontò di quando il nostro caro Distefanelli ebbe a prendere a male parole la Vedova Baluganti, ch’era venuta infin sull’uscio a perorar la causa del figliuolo Ampelio, che non istudia mài e il nostro maestro epistrofèo se l’è presa tanto a cuore che gli s’è sciolto d’improvviso il corpo in aula. Non appena il Distefanelli vide la nera e lugubre sagoma della vedova Baluganti, gli si fece da presso e, consolatala che l’ebbe, s’assicurò che s’allontanasse dall’edifizio dicendole: “Fossi ne’ suoi piedi prima di tutto me li laverei perché senti lì che lezzo e poi andrei a prendere a ceffoni quello scansafatiche del su’ figliòlo, indi tornerei a lavorare sul Viale della Stazione chè tanto si sa il bel mestierino che fa, e invece vien qui a molestare quell’omo irreprensibile che è il nostro maestro dispeptico!!”

Qui Garrone, al ricordar l’opra meritoria del Distefanelli, ebbe un moto di commozione e più non poté riprender la parola, anche perché c’era il Panicchi che gli tagliava la cintola de’ pantaloni col temperino da retro, al che Garrone proruppe con quella sua voce possente da controfagotto: “Te t’aspetto fòri!!”

Oh, caro Distefanelli, quanto bene hai fatto per la nostra scuola e com’è duro sapere che devi giacer malato mentre fuori ci sono gli àlberi, i fiori, le api, il miele, i nèttari, i dàtteri, i ciùffoli, i pìfferi, gli strùffoli, i pènsili (occhio alla testa!), i còmpiti, difatti ora devo copiare in bella il racconto mensile della piccola baNbina raffreddata e poi vado dimolto a ruzzare al pallone e in tasca al Distefanelli colla tosse, m’importassai a me…

ENRICO

[Come non essere obbligato a Federico Maria Sardelli per l’ispirazione di questo esercizio di stile??]

Poesie Inutili – Tristezza d’autunno – Haiku

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Tristezza d’autunno – HAIKU

Du’ etti e mezzo
o giù di lì
di castagnaccio.
Diaccio.


Codesta mia felice composizione mi fu suggerita dal ricordo della buonanima di Sbolenfi Argìa (1) (o Caporali Loredano, sinceramente ora la memoria mi si fa fallace) mentre ero sul camerino. Ancor oggi mi dichiaro debitor devoto.

(1) Ciavete poco da fare quella faccia, Argìa Sbolenfi ha un’importanza fondamentale per la storia della letteratura italiana, sapete??