Supplenza. Leggere “Gomorra” a scuola

Di certi episodi, è inutile, nella scuola italiana te ne dimentichi, salvo poi ritirarli fuori quando non ne puoi più, quando annaspi per i programmi da scrivere, le relazioni finali da ultimare (quando si devo “ultimare” qualcosa è il momento buono che si ha solo da iniziarlo a fare, altro che balle!).

A gennaio mi mandarono a fare un’eccedenza. Un'”eccedenza” è un’ora, solitamente di supplenza, che eccede (appunto!) l’orario di servizio. Siccome è fuori dalle ore di insegnamento che deve fare un docente, viene pagata a parte dalla scuola, che solitamente ti accredita tutto a giugno. E’ uno “straordinario” in pratica, e in quanto tale la vice presidenza vi ricorre proprio quando è costretta alla canna del gas, e c’è una classe di teppisti che sta distruggendo l’aula, dando fuoco ai banchi, chiavando la bidella, pisciando sul registro di classe e scrivendo con vernice spray nera sulla parete “Marika sei una zoccola!”, frase dedicata solitamente alla più brutta della classe.

Insomma, ti danno l’eccedenza quando c’è un po’ di folklore in giro. Perché si sa benissimo che di soldi non ce ne sono.

Entrato in classe (a spintoni!) un alunno mi guardò impaurito. Non aveva paura di me, aveva due occhialoni tipo fondo di bottiglia in stile anni ’70, con l’affumicatura marrone e la sfumatura, come andavano di moda allora. Poteva somigliare a un Bill Gates pre-Microsoft. Ma aveva paura dei suoi compagni. O meglio, del giudizio che i suoi compagni potevano avere su di lui perché stava facendo qualcosa di assolutamente sconveniente. Non ruttava di coca Cola come tutti gli altri, non prendeva in giro i compagni handicappati, non si rollava le canne con il testo del compito di matematica, non gridava “Berlusconi, Berlusconi, grazie pei tuoi doni!”, in breve, non faceva nulla che lo riconducesse alla “normalità” della vita scolastica, no, faceva di peggio, leggeva.

E leggeva “Gomorra” di Roberto Saviano, il libro aperto di nascosto sotto il banco, che pareva la canzone di Antonello Venditti “Compagno di scuola”), lo sguardo alternato sulle righe del testo e sui compagni che potevano arrivare a tirargli uno scappellotto giusto perché così si fa, tanto per fare, per noia, perché sono ragazzi disadattati…

Leggere “Gomorra” a scuola è un atto altamente eversivo e destabilizzatore. “Ti piace?” gli chiesi. “Sì, ma posso andare a leggere in corridoio? Qui non mi sento tranquillo…”

Scrivo sul registro “L’alunno XY è autorizzato dal docente ad assentarsi dall’aula per tutta la quinta ora per motivi personali.”

In fondo, se non voleva essere preso a sputi perché leggeva, erano pur sempre suoi imprescindibili “motivi personali”.

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