Suicida a scuola a 15 anni



A scuola si muore perché la scuola è morta.

Non ci si butta dalla finestra della scuola perché si è preso un quattro o si capisce di aver fallito un compito di greco. L’insuccesso scolastico non è un buon motivo per uccidersi.

Eppure è capitato a questo ragazzo di 15 anni.
Eppure è capitato al suo insegnante.

Perché c’è poco da dire, se il ragazzo si è buttato di sotto all’improvviso ed è morto, l’insegnante è ancora vivo, ma non vorrei essere nei suoi panni.

Questo (o questa) collega, questa mattina si sarà alzato, come tutte le mattine, per andare a fare lezione. Magari un po’ scocciato, un po’ demotivato: sono gli ultimi giorni di scuola e gli adempimenti sono tanti. Forse troppi.

Siamo a ridosso del 25 aprile, anche l’insegnante avrà pensato: "Ma sì, adesso mi sbrigo, faccio fare un compito, così ho più elementi di valutazione, poi mi godo il fine settimana lungo della Liberazione e lunedì si riprende…"

Avrà consegnato il compito, fatto in modo di vedere che nessuno copiasse, avrà risposto a qualche domanda di chiarimento, un bidello sarà entrato per consegnargli una circolare da leggere, un alunno gli avrà portato una giustificazione in ritardo.

Poi questo ragazzino si butta dalla finestra improvvisamente, senza che nessuno abbia il tempo materiale per poterlo fermare.

Neanche lui, l’insegnante, che in quel momento è pubblico ufficiale in una Repubblica in cui il corpo docente, unico in Europa, ha il dovere di vigilanza. La stampa beota scrive "Ha avuto un malore", e va beh, è il minimo che gli potesse capitare.

Lui non poteva fare materialmente nulla, eppure è lui che cercheranno, che interrogheranno, che tartasseranno di più, è lui che questa sera tornerà a casa e non sarà mai più come prima, che non dormirà stanotte e chissà quante altre notti ancora, che lo maledirà il ponte del 25 aprile, che manderà un certificato di un mese o due e avrà la paga decurtata da Brunetta, che chissà se ci tornerà mai più a scuola.

E’ una persona morta. Né più né meno del suo alunno. E’ una persona morta nell’unico luogo in cui si dovrebbe essere sempre tutti vivi.

L’insegnante non ha nessuna colpa, certo. Ma provate ad andarlo a dire a quel poveraccio che stava in cattedra in quel momento..

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