Storia di ordinaria telefonia mobile

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Ho avuto svariati problemi telefonici negli ultimi giorni. Connessione internet che passava da 4G a H+ lasciandomi a piedi, ma, soprattutto, telefonate che si interrompevano dopo 2-3 minuti. Chiamato e richiamato il servizio clienti, non ho ricevuto nessuna risposta sui disservizi lamentati. A volte mi dicevano che va tutto bene. Altri operatori albanesi hanno avuto la pietà di segnalare il caso al servizio tecnico. Ma di risposte nemmeno l’ombra.

Cambio cellulare. Nulla da fare, il problema persiste. 160 euro buttati al vento. Per cui decido immantinente di cambiare gestore telefonico. Ho bisogno del telefono. Ho una madre che vive a 500 km di distanza, anzianotta e malconcia, devo sentirla a lungo più volte al giorno per stare tranquillo (e farla stare tranquilla). Ho anche una figlia da contattare quotidianemente mediante messaggi vocali e videochiamate. Non posso permettermi di perdere la connessione. Basta, cambio gestore e spendo qualche altro eurino per la nuova scheda sim.

E fin qui sono solo cazzi miei e del mio portafogli.

Ora ve ne racconto una bellina.

Vado al negozio del gestore di destinazione per completare l’ordine che avevo fatto on line a condizioni più vantaggiose del gestore cedente. L’operazione viene fatta senza particolari problemi, la commessa è gentile ma ligia (fin troppo) alle direttive del gestore.

Alla fine mi chiede una certa cifra per la scheda. Non ho contanti. Propongo di pagare con bancomat o con carta di credito (visto che, oltretutto, questa possibilità era chiaramente indicata dal pittogramma all’ingresso del negozio).

“Guardi”, mi fa, “il bancomat è a pochi metri da qui”.

Faccio presente che ho difficoltà deambulatorie e chiedo di nuovo, cortesemente, se possono fare un’eccezione e farmi pagare col bancomat.

“Ma noi col bancomat ci paghiamo le commissioni!”

E’ vero. Ma non è colpa mia. E poi quante mai saranno le commissioni bancomat su una cifra così bassa? Vista la mia stupida gentilezza, propongo alla signora di rimborsarle le commissioni, pur di evitare di mettere a dura prova i miei già sconquassatissimi piedi, sia pure per pochi metri (o allora? Col bastone non ci so camminare!). La signora, un po’ sorpresa, accetta (“e lo credo bene!”, diceva il Poeta).

Ho fatto male. Tutti i negozi devono essere attrezzati per ricevere i pagamenti via POS. E’ un diritto del cliente pagare con questa modalità. Metti che io abbia bisogno della traccia dell’acquisto (no, non mi basta lo scontrino fiscale), saranno ben cazzi miei? E che me ne importa degli accordi che ha preso il negozio con la banca?? Se posso pagare il mio avvocato col POS, perché non posso pagare una somma infinitamente minore con un negozio di telefonia?

La signora, ancora sbalestrata dalla mia sorprendente proposta di soluzione, chiede a un collega: “Quant’è la commissione su **euro?” E il collega “Ma niente, va bene così…”

E vorrei anche vedere!

Il nuovo gestore non ha ancora importato il mio numero, ma ha attivato la scheda. E’ già qualcosa.

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