Son pallidi nei visi e hanno deboli sorrisi solo se si parla di negazionismo

E’ sempre così, quando c’è un evento (come per esempio la scomparsa dello Zio Erich) o una ricorrenza (come per esempio il 70° anniversario della strage delle Fosse Ardeatine, di cui fu protagonista il già citato Zio Erich) qualcuno si mette in testa di pensare a fare qualcosa che non è mai stato fatto prima. Ad esempio istituire il reato di negazionismo.

Non abbiamo bisogno di punire nessuno con una pena pecuniaria o detentiva per il solo fatto di negare dei dati storici. I testi negazionisti, i discorsi che tendevano a minimizzare e ridicolizzare la Shoah, sono sempre rimasti sepolti dalla documentazione, dalla coscienza civica, ma soprattutto dalla cultura. Per non prendere sul serio il testamento di Erich Priebke basta guardare “Schindler’s List”, non c’è bisogno di volerlo mandare ancora in galera da morto. O perdere la sua bara.

Non abbiamo bisogno di istituire nuovi reati di opinione. Punto. Quando si va a toccare la corda sensibile dell’opinione altrui si commettono sempre dei disastri di gravità inenarrabile.

E’ come voler inserire l’obbligatorietà di una vaccinazione contro una malattia che è già scomparsa per fatti suoi.

A chi crederemmo, a un neonazistello col braccio destro alzato, o alle ricerche di Simon Wiesenthal?

Hanno pubblicato il video di Priebke. E allora? Ce ne importa qualcosa? E’ importante?? No, non lo è. E questa coscienza chi ce la dà, il “deterrente” penale di una norma anacronistica?

E l’erigendo “reato” di negazionismo, quale ricaduta sociale avrebbe? Ha più possibilità di fare danni all’opinione pubblica l’idea per cui l’omeopatia può curare il cancro.

E la lettura di Primo Levi non ha mai fatto male a nessuno.

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