Silvia Romano si è convertita all’Islam. E sono solo affari suoi.

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La liberazione di Silvia Romano, in un momento di emergenza sanitaria quale quello che stiamo vivendo, avrebbe dovuto renderci tutti più contenti e sollevati. E non escludo che per la maggioranza delle persone, me compreso, sia stato così.
Invece c’è stato il solito vomito acidulo dei consueti leoni da tastiera (per non parlare dei titoli aberranti di quotidiani a tiratura e diffusione nazionale e della definizione di “neo-terrorista” affibbiatale da un parlamentare della repubblica, salvo poi scusarsi per l’infelice espressione) che ne ha stigmatizzato, e con parole irripetibili, la conversione alla religione islamica, come se questo fosse una colpa da espiare. Qualcuno si è perfino divertito a lanciare dei cocci di bottiglia contro la sua abitazione e a riempire di insulti il suo profilo Facebook.
Non so, e non posso sapere, se la conversione all’Islam di Silvia Romano sia stata un atto originato da una libera determinazione o da una costrizione psicologica, So solo che la nostra Costituzione garantisce a chiunque la libertà religiosa, che Silvia Romano è una persona maggiorenne e che ha diritto di fare della sua vita quello che vuole, Una scelta religiosa non potrà e non dovrà sottrarla all’affetto dei suoi cari e delle tante persone che le vogliono bene. Almeno finché vivremo in uno stato laico e di diritto.

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