Si dimettono i sindaci di Roseto degli Abruzzi, Giulianova, Celano e Teramo. Amoveatur ut promoveatur

L’Abruzzo sta tentando di cicatrizzarsi, ma soprattutto sta cercando di fare in modo che una volta cicatrizzatasi la voragine del terremoto giudiziario che ha decimato il Consiglio Regionale, cogliendo tutti con le mani nella marmellata, tutto torni come prima, a tarallucci e vino.

Nei giorni scorsi si sono dimessi i sindaci di Roseto degli Abruzzi (e ti pareva!), Giulianova, Teramo e Celano.

Che, fino a prova contraria, dovrebbero essere stati eletti dalla gente per fare i sindaci e non per dimettersi a metà del mandato elettorale.

Le dimissioni sono tecniche, la legge le prevede in caso di candidatura a una carica superiore.

Tecniche sì, ma non obbligatorie.

E, dunque, tutti vanno a concorrere a questo gioco dell’oca, anche se loro lo chiamano “progetto politico“.

A Roseto i giochi sono già fatti.
Di Bonaventura
lascia, la vice-sindaco Teresa Ginoble, sorella del più famoso Tommaso, deputato e inquisito che ci ha tenuto a specificare che le ipotesi di reato che gli sono state contestate sono del tutto diverse e comunque meno gravi rispetto a quelle che hanno visto in carcere Ottaviano Del Turco e gli altri furbetti dell’arrosticino (e ‘sti cazzi??), la vice, dicevo, tiene la reggenza per 20 giorni, poi subentra il commissariamento, si va alle urne e a sorpresa sarà eletta proprio lei, altrimenti, come ha dichiarato in una intervista al bravo Massimo Di Giacinto per tgroseto.net, “resterà a disposizione del partito”.

E’ veramente encomiabile questa fedeltà alla sinistra inconcludente di Veltroni, che è tutto men che opposizione, per una poltrona annunciata.

Speriamo che non sia ancora per qualche dollaro in più.

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