Sensi di colpa

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La malattia è sempre e comunque un fatto personale e strettamente privato.

Sei debole, vulnerabile, e ti affidi alle cure esterne di chi, si presume, ne sappia più di te. Non sempre si guarisce, talvolta ci si lasciano le penne. Altre volte la si scampa. Ma la ferita che l’evento morboso crea dentro di noi è e resta indelebile. Si va avanti, certo, e ci mancherebbe anche altro, ma la cicatrice resta, reperto bianchiccio e comunque visibile di una pelle rigenerata.

Bisognerebbe avere profondo rispetto per chi sta male, chiunque sia.

Io non so che cosa abbia spinto questo signore non vaccinato, ammalato di Covid, ricoverato e curato, a scrivere una lettera ai medici, non solo per ringraziarli personalmente dell’impegno profuso, ma anche e soprattutto per chiedere loro scusa. Un “act of contrition”, una dichiarazione da rendere pubblica (previo doveroso rispetto dell’anonimato del paziente), un senso di colpa incancellabile che si fa lettera viva e palpitante, autoaccusa pulsante come un cuore spezzato e sanguinante di delusione.

Penso però che questo signore non abbia fatto alcunché di male. Qual è la sua “colpa”? Quella di non essersi vaccinato? Quella non è una colpa, è una scelta altrettanto personale che attiene solo ed esclusivamente alla sua sfera privata. Ed è, checché se ne dica o se ne pensi, una scelta legittima.

Ha avuto l’ardire di infettarsi e di ammalarsi? Purtroppo di Covid ci si infetta e ci si ammala, vaccinati e non. A meno di non voler negare i fatti che sono sotto gli occhi di tutti. Persone che si infettano, muoiono anche con due dosi di vaccino inoculate. Ma quello non ha nessun interesse concreto per le verità ufficiali da ammannire all’opinione pubblica. Ha infettato i suoi familiari? E’ una tragedia, certo, ma è una conseguenza incontrollabile. Il virus fa quello che vuole, a prescindere da quello che vogliamo noi. E’ bene metterselo bene in testa e subito. La logica di propagazione di una infezione NON segue modelli scientifici. Non è detto che se hai il Covid e vieni isolato poi i tuoi familiari restano necessariamente immuni. Perché questa è una variante perversa del gioco pandemico.

E allora qual è stata la “colpa” incancellabile di questo signore? Quella di essere stato curato? Ma i medici DEVONO, comunque, curare CHIUNQUE. Non è che se uno, tentando il suicidio, si rompe solo una gamba non lo curi perché in un momento oscuro della sua vita e della sua mente ha preferito morire. O dovremmo dar retta a quei medici e a quegli infermieri, di cui pure abbiamo parlato su questo blog, che minacciano di vendicarsi sui pazienti non vaccinati facendo finta di non prendere correttamente la vena per una decina di volte? Medici e infermieri che, da quello che mi risulta, non sono stati neanche sanzionati in via disciplinare. No, via, abbiamo bisogno di personale ospedaliero che abbia il dono della coscienzaa e della dedizione nei confronti degli altri.

Secoli e secoli di tradizione e di oscurantismo cattolico ci hanno insegnato che la conoscenza del bene e del male è il frutto di una disobbedienza, di un atto di ribellione, che stiamo ancora pagando caro dai tempi di Adamo ed Eva. La malattia non è vista come un atto ordinario, normale, ma come la risposta di qualcuno o di qualcosa alle miserie e alle fallacità umane. Una punizione, in breve. Non mi sono vaccinato, ergo, sono stato punito. E devo recitare un atto di dolore. Lo stesso che testualmente dice “perché peccando ho meritato i tuoi castighi”.

Rivoluzioni, guerre, secoli dei lumi, approccio scientifico al sapere, scoperte, conoscenza non ci hanno insegnato NIENTE. Peccatori siamo e peccatori rimarremo in saecula saeculorum. Cazzi nostri.