Scontro tra titani

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Se c’è qualcosa di buono e di dilettevole nell’avere in orario sette ore filate, (disagevole assai ma una volta alla settimana bisognerà pur farlo, se no il sabato libero te lo cicchi) è che puoi osservare e godere di tutta una serie pressoché infinita di casi umani e di dinamiche relazionali, partendo dal grato effluvio di aglio, olio e peperoncino, che ti accoglie benevolo all’entrata, dove il buon bidello Aristide si sta facendo uno spaghettino del 3 tanto per gradire.

La professoressa Subiudice di diritto è tutta eccitata. Per oggi ha in programma alcune simulazioni di processi penali nelle sue classi quinte. Farà interpretare agli alunni il ruolo del Pubblico Ministero, dell’avvocato difensore e quello, più scomodo, dell’imputato. Lei farà il giudice. Condannerà o assolverà sulla base delle risultanze processuali. Nemmeno “Un giorno in pretura” era mai arrivato a una rappresentazione così aderente alla realtà, e di ciò la Subiudice va decisamente tronfia e sussiegosa.

La fase dibattimentale si svolge alla meglio. Il Pubblico Ministero interrompe tre volte la sua requisitoria per pausa bagno, sigaretta mattutina e stozza al bar. L’avvocato difensore d’ufficio si appella direttamente alla clemenza del giudice, e la Figoni, che fa parte della giuria, cincischia col cellulare in mano e guarda la compilation di selfie che il fidanzato le ha scattato durante il loro ultimo incontro amoroso.

Ma tutto d’un tratto, nell’aula silente e annoiata si sente la voce tuonante dell’alunno Somarelli che esclama, con voce baritonale e partecipazione emotiva forense: “E allora, signori della corte, io per questo povero disgraziato chiedo l’ergastolo!!”

L’alunno Sconsolatis, a cui è toccato il ruolo dell’imputato, allarga le braccia e, rivolgendosi alla Subiudice le dice rassegnato: “Professoré’, certo che con un Pubblico Ministero così cattivo il mio difensore d’ufficio potrà fare ben poco!”

La desolata rispose: “Ma guarda che è QUELLO il tuo difensore d’ufficio!”

Alla seconda ora ho lezione nella famigerata prima Z. L’alunno Partigianis, che ha un ritardo cognitivo unito ad altre patologie psichiatriche e comportamentali, è senza insegnante di sostegno e si è messo ad urlare come un posseduto dal demonio: “Fascisti!!! Maledetti fascisti!! Poliziotti di merda!! Viva i compagni del porto di Trieste!!!” Con tutta la calma del mondo lo invito a sedersi e a ricomporsi. Poi provo a interrogare quel gran mascalzone del Corbelli, che sono già sette giorni che mi sfugge viscido come una serpe. Per non metterlo a disagio gli chiedo le tre coniugazioni dei verbi regolari ma il Partigianis si alza dalla sedia ripetendo ad alta voce “Fascistiiiiiii!!!! Viva la libertà. El pueblo unido jamás será vencido…” e mi tocca anche mettergli sei in spagnolo perché la pronuncia è sufficiente.

Il professor Marxistis, che passa per il corridoio, si ferma e abbraccia il Partigianis. Si è messo l’eskimo per l’occasione, e anche se appare un po’ démodé, conserva ancora un’aura di autorevolezza, sotto la barba lunga e impestata di sigaro cubano. “E pensare che ha perfino un ritardo cognitivo! Se fosse stato normodotato avremmo avuto un vero e proprio genio.” E non posso che dargli ragione.

All’entrata si è fermato un furgoncino. E’ carico di una fornitura straordinaria di carta igienica perché anche gli approvvigionatori di materiale di consumo hanno saputo che è stato finalmente nominato il titolare della cattedra di fisica: sarà il professor Squacquarelli-Ricai, discendente di una famiglia nobile decaduta, famoso per aver insegnato la materia in tutte le scuole del territorio, dove è stato chiamato dalle segreterie nel suo delicatissimo ruolo di tappabuchi, ma soprattutto per una sconveniente patologia gastroenterica di cui, tuttavia, va orgogliosissimo. Il morbo crudele gli si manifesta con un improvviso sommuoversi delle viscere, solitamente quando deve spiegare la teoria dei quanti. “Scusate, ragazzi, ma devo uscire un attimo.” La solerte bidella Otilia, che ha capito al volo, si porta sulla porta della classe con frusta e sgabello, e il nostro buon bidello Antenore acciuffa al volo il cronometro di servizio per misurare il tempo che impiegherà lo Squacquarelli-Ricai per raggiungere il bagno docenti, collocato nell’ala opposta della scuola. Parte lo Squacquarelli-Ricai, la fronte imperlata di sudore freddo, al rumore dello sparo della pistola dello starter, e tutti gli alunni restano fermi a guardare l’olimpionica impresa. Qualcuno indossa una maglietta con l’effige di Jesse Owens come auspicio di buon augurio.

“Sette secondi e quattro decimi! Professo’, chiama il Guinness dei Primati, che questo se era a Tokyo stracciava tutti!” afferma compiaciuto il caro bidello Antenore.

Il professor Squacquarelli-Ricai è odiatissimo. Sia dagli alunni, a cui quando la colite gli dà requie schiaffa dei tre grossi come una chiave inglese del 40, ma soprattutto dal Dirigente Scolastico Ferocius de Leonibus, il quale, essendo notoriamente stitico, conserva da decenni un rancore e un astio nei confronti del collega, tali da non voler firmare nemmeno la bolla di consegna, perché se lui di carta igienica ne usa pochissima, non vede perché non possano farlo anche gli altri. Ragionamento che non fa una grinza. Pare che le rarissime volte in cui il Dirigente occupa il suo bagno personale, con il water foderato di alcantara, si metta a cantare le canzoni della malavita milanese per lo sforzo e il dolore che gli derivano dalla seduta. Anche il nostro bidello Antenore le ha imparate, e ora consegna le circolari nelle classi canticchiando:

Ma mi, ma mi, ma mi,
Quaranta dì, quaranta nott’,
A San Vitùr a ciapà i bott’,
Dormì de can, pien de malann’…

Alla quarta ora c’è già qualcuno che ha finito il turno. La De Poppibus si prepara a rientrare a casa dalla sua truppa di uomini affamati. Ha già comprato tre chili di macinato e una balla di cipolle per il ragù di oggi. La De Chattibus, anche lei molto ben fornita, non vede l’ora di tornare a casa dal suo amore, il professor Exlege, e farci un bel giro di letto come aperitivo. Qualcuno mormora che in un impeto di passione i due abbiano addirittura sfondato una rete matrimoniale Ondaflex e siano riemersi cantando “Bidibòdi-bù”.

Le due partono simultaneamente dalla sala docenti. Il bidello Aristide, dato un morso alla razione K di pane e peperoncino (“il peperoncino contiene tanta vitamina C”, dice), apre la sua attività di raccolta di scommesse clandestine. Io punto 5 euro sulla De Poppibus vincente. E’ inutile, ha molta più conoscenza del territorio, non c’è proprio storia.

Appena arrivate alla porta d’uscita, con un leggerissimo vantaggio della De Poppibus, che, tuttavia, il bidello Aristide ha dovuto misurare con la forcella, si verifica un increscioso incastro di respingenti dal quale le disgraziate cercano inutilmente di svincolarsi.

“Ma scusi, professoressa, ammettiamo pure che lei porti una nona e io appena appena una settima, ammettiamo anche che i rispettivi reggiseni facciano da spessore e che si debba calcolare l’eccesso per errore di misura, come ci racconta il Professor Scquacquarelli-Ricai, ammettiamo pure, infine, che i battenti della porta riducano di gran lunga lo spazio disponibile, secondo lei è possibile avanzare una richiesta di infortunio sul lavoro e una denuncia per dimensioni irregolari?” gorgheggia la De Chattibus.

“Ma vàtte a coricà’!!” replica secca la De Poppibus che, dato un colpo di sise definitivo alla collega, guadagna l’aria libera, vincendo l’ardua e temeraria tenzone.

Mia madre è già lì che mi aspetta amorevole, e io non vedo l’ora di buttarmi tra le sue braccia. Ma prima corro dal nostro bidello Aristide a riscuotere la vincita legalmente ottenuta, se no lo corco di mazzate!

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