Scioglimento delle Camere – Le elezioni politiche del 2006 secondo Wikipedia

Le elezioni politiche del 2006 per il rinnovo dei due rami del Parlamento italiano – Camera dei Deputati e Senato della Repubblica – si terranno il 9 aprile. La data era stata annunciata alla fine del 2005 dal presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, a cui spetta l’emissione del decreto di convocazione dei comizi elettorali.

Salvo pronunciamento della Corte Costituzionale, le elezioni si svolgeranno secondo una legge elettorale diversa da quella in vigore al momento dell’elezione dell’attuale parlamento. Tale legge, n° 270 del 21 dicembre 2005, approvata con i soli voti dell’attuale maggioranza dopo una dura battaglia politica con l’opposizione, modifica il precedente meccanismo maggioritario in direzione di un sistema proporzionale.

La legge approvata non appare in sintonia col risultato del referendum del 18 aprile 1993: in quella data, a larghissima maggioranza, furono abrogate alcune norme della legge elettorale del Senato, portando il Parlamento a varare una legge elettorale prevalentemente maggioritaria e a turno unico.

I punti salienti della nuova legge sono:

Abolizione dei collegi uninominali: l’elettore, anziché votare direttamente su due schede separate il candidato prescelto nel proprio collegio uninominale (parte maggioritaria) e la lista da egli preferita, da cui eventualmente scegliere un candidato (parte proporzionale), si limiterà a votare la lista stessa. Le liste dei candidati saranno chiuse e le graduatorie indicate direttamente dai partiti stessi.
Premio di maggioranza: viene garantito alla coalizione vincente un minimo di 340 seggi alla Camera dei Deputati. Da notare che 12 seggi, assegnati alla circoscrizione Esteri, sono contemplati a parte, come anche il seggio della Valle d’Aosta. Per quanto concerne il Senato, tale premio è invece garantito su base regionale, in modo da assicurare alla coalizione vincente in una determinata regione almeno il 55% dei seggi ad essa assegnati.
Capo della forza politica: tale denominazione è usata per identificare il principale rappresentante o leader di una coalizione.
Soglie di sbarramento: per ottenere seggi alla Camera, ogni coalizione dovrà ottenere almeno il 10% dei voti nazionali; per quanto concerne i partiti, la soglia minima corrisponderà al 4% se non coalizzati, o al 2% se parte di una coalizione. Per il riparto dei seggi all’interno della coalizione, vengono contemplati solo i voti di tutti i partiti aventi raggiunto tali soglie minime, più eventualmente il maggior partito a non aver superato il 2% dei voti nazionali; al senato le soglie sono, da superare a livello regionale, rispettivamente: il 20%, l’8% e il 3%.
Minoranze linguistiche: Le liste delle minoranze linguistiche riconosciute coalizzate o non, potranno comunque accedere al riparto dei seggi per la Camera dei Deputati ottenendo almeno il 20% dei voti nella circoscrizione in cui concorrono. Per il Senato della Repubblica è stato previsto che 6 dei 7 seggi spettanti al Trentino Alto Adige/Sud Tirolo siano assegnati tramite collegi uninominali.

La Casa delle Libertà, coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi, sarà costituita probabilmente da quattro partiti "principali":

Forza Italia, soggetto politico fondato dallo stesso Berlusconi di stampo neo-liberale;
Alleanza Nazionale, partito conservatore di destra guidato dall’attuale Ministro degli Esteri e vicepremier Gianfranco Fini;
UDC, partito cattolico e centrista retto da Marco Follini fino al 15 ottobre scorso ed attualmente guidato da Lorenzo Cesa;
Lega Nord, movimento autonomista e federalista dell’Italia settentrionale guidato da Umberto Bossi.
A questi si aggiungono una serie di partiti e movimenti, come il Nuovo PSI di Gianni De Michelis (già in conflitto con Bobo Craxi per la titolarità del simbolo, a seguito della "scissione d’ottobre") e la Nuova DC di Gianfranco Rotondi. Alla coalizione dovrebbero confermare il loro appoggio il Partito Repubblicano Italiano, che dal 2001 è parte integrante della CdL, il Movimento per l’Autonomia fondato di recente da Raffaele Lombardo e attivo soprattutto nel meridione d’Italia, e il partito neofascista Movimento Idea Sociale-Lista Rauti. Prevista anche la partecipazione dei Riformatori Liberali, fuoriusciti dal partito dei Radicali Italiani non condividendo la loro adesione al centrosinistra, mentre sono al vaglio le trattative elettorali con la coalizione di estrema destra neofascista di Alternativa Sociale.

La scelta del candidato del centrodestra alla carica di presidente del Consiglio dei Ministri ha registrato una serie di scontri politici all’interno della coalizione.
In un primo momento l’UDC, ha avanzato la proposta di una legge elettorale in senso proporzionale e l’organizzazione di elezioni primarie per stabilire formalmente il candidato proponendo come proprio candidato l’attuale presidente della Camera dei Deputati Pier Ferdinando Casini.
Tale posizione si è scontrata con quella di Forza Italia e dopo l’approvazione della legge elettorale proporzionale (diversa da quella richiesta dall’UDC), che ha portato alle dimissioni del segretario dell’UDC stessa Marco Follini, critico verso la politica portata avanti da Berlusconi, si è arrestata qualsiasi discussione su un possibile cambio di leadership all’interno della coalizione.
L’attuale posizione sembra essere che all’indomani delle elezioni, in caso di vittoria, il partito della coalizione che avrà attenuto più voti sarà il candidato alla carica di presidente del Consiglio dei Ministri, sebbene tale posizione sia stata più volte esplicitamente smentita dall’attuale premier.

L’Unione è la nuova coalizione del centrosinistra italiano, che si basa sull’esperienza precedente dell’Ulivo ed aperta ai contributi di partiti che, nelle precedenti elezioni, non avevavo fatto parte dall’alleanza, come ad esempio Rifondazione Comunista.

La coalizione è guidata da Romano Prodi, già presidente del Consiglio dei ministri nella passata legislatura ed ex presidente della Commissione Europea. La designazione di Prodi come candidato del’Unione al ruolo di presidente del Consiglio dei ministri è avvenuta in seguito alle elezioni primarie che la coalizione ha tenuto il 16 ottobre 2005.

I candidati su cui si sono espressi i sostenutori del centrosinistra sono stati, oltre a Prodi, Fausto Bertinotti, Clemente Mastella, Antonio Di Pietro, Alfonso Pecoraro Scanio, nonché il candidato indipendente Ivan Scalfarotto e l’attivista no-global Simona Panzino. Prodi ha ottenuto il 74% dei 4.300.000 voti espressi.

I partiti membri della coalizione sono:

Democratici di Sinistra, partito socialdemocratico guidato da Piero Fassino;
La Margherita, partito centrista, cattolico guidato da Francesco Rutelli;
Rifondazione Comunista, partito ispirato ai valori dell’eurocomunismo guidato da Fausto Bertinotti, leader anche del Partito della Sinistra Europea;
Popolari-UDEUR, partito cattolico e "super-centrista" guidato da Clemente Mastella;
Socialisti Democratici Italiani, partito socialista e socialdemocratico guidato da Enrico Boselli;
Federazione dei Verdi, partito ecologista e ambientalista guidato da Alfonso Pecoraro Scanio;
Comunisti Italiani, partito eurocomunista guidato da Oliviero Diliberto;
Italia dei Valori, movimento per la giustizia e contro la corruzione politica guidato dall’ex magistrato Antonio Di Pietro;
Movimento Repubblicani Europei, movimento neoliberale, repubblicano guidato da Luciana Sbarbati.
Lista Consumatori, movimento in favore dei diritti dei consumatori.
Alla coalizione hanno aderito di recente anche i Radicali Italiani, guidati da Daniele Capezzone, e l’Associazione Luca Coscioni, guidata da Marco Cappato, che hanno stipulato un accordo insieme ai socialisti dello SDI, e ai giovani della FGS, per presentarsi alle elezioni politiche in un contenitore laico, socialista, liberale e radicale, denominato Rosa nel Pugno. Alla coalizione hanno confermato il loro appoggio anche i socialisti di Bobo Craxi, i socialdemocratici di Giorgio Carta ed i pensionati di Carlo Fatuzzo.

Espressione maggioritaria della coalizione è l’asse Ds-Margherita, che presenteranno una lista unitaria per la Camera dei Deputati nel segno dell’Ulivo.

Nel mese di luglio 2005, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un incontro con il presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi solleva la questione dell’opportunità di anticipare di un mese le elezioni politiche rispetto alla scadenza naturale della legislatura, ossia di indirle per la prima metà di aprile 2006, allo scopo di evitare un’eccessiva sovrapposizione di appuntamenti elettorali essendo previsto nella primavera 2006 anche un turno di elezioni amministrative e l’elezione stessa del nuovo presidente della Repubblica. Il mandato di Ciampi scade, infatti, a maggio 2006
In un primo momento Berlusconi sembra propenso a rifiutare questa proposta ma il 18 ottobre 2005, annuncia che le elezioni si terranno il 9 aprile 2006, mentre la tornata delle amministrativa si svolgerà come previsto nel mese di maggio.

La data delle elezioni è stata nuovamente messa in discussione a meno di una settimana dalla data prevista per lo scoglimento delle Camere (gennaio 2006), dal presidente del Consiglio dei ministri, che ha richiesto di prolungare i lavori del Parlamento, ventilando l’ipotesi, in caso di non accoglimento della richiesta, di non convocare i comizi elettorali fino al termine naturale della legislatura (maggio 2006).
Ufficialmente la motivazione della richiesta è quella di permettere al Parlamento di approvare alcune leggi rimaste in sospeso, tra cui anche la parziale riforma dei sistema giuridico che il presidente della repubblica ha rinviato alle Camere per motivi di incostituzionalità. Taluni ritengono che Silvio Berlusconi voglia ottenere anche una dilazione dell’applicazione delle norme elettorali ("par condicio"), che regolano i passaggi e gli spazi, concessi ad ognuno dei candidati, ed in generale tutte le forme di propaganda.
Il presidente della Repubblica si è però detto contrario alla variazione delle data prevista per le elezioni, che, infine, dopo un confronto serrato, è stata confermata, pur con lo slittamento dello scioglimento delle Camere all’11 febbraio. L’accordo è stato raggiunto attraverso uno scambio di atti scritti, in modo da risolvere il contenzioso aperto pochi giorni prima, una modalità di accordo senza precedenti nella storia della Repubblica. Finora infatti questi passaggi sono sempre stati regolati informalmente.

Si tratta di una legge volta a garantire, durante una campagna elettorale, a tutte le forze politiche i medesimi diritti di apparizione mediatica, in termini di spazio e tempo, contemporaneamente vieta pubblicità politiche in televisione e radio al di fuori delle apposite trasmissioni.
Questa proposta, oltre a ricevere la netta opposizione del centrosinistra, non ha ottenuto un consenso unanime neppure all’interno della Casa delle libertà, infatti l’UDC, attraverso il suo segretario Lorenzo Cesa ed anche per bocca del suo leader Pier Ferdinando Casini, ha affermato la sua contrarietà ad abolire o cambiare l’attuale legge.
Le maggiori critiche alla proposta trovano fondamento nella circostanza che Silvio Berlusconi, oltre che controllare direttamente tre reti (televisive) private nazionali (in quanto proprietario di Mediaset), controlla indirettamente, in quanto presidente del Consiglio dei Ministri, anche le tre reti pubbliche nazionali (RAI).

da: www.wikipedia.org

 

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