San D’Alfonso d’o Liquore


Il primo cittadino di Pescara, inquisito, fu posto agli arresti domiciliari e poi liberato, in attesa di giudizio.

La liberazione fu disposta per un motivo molto semplice: non c’era più alcun pericolo di inquinamento delle prove.

D’Alfonso si affacciò al balcone di casa sua e prese a salutare la gente che lo sosteneva (due o tre) e che inneggiava al proprio sindaco, inquisito, perché, si sa, visto che sono sottoposti alle indagini della magistratura allora è sempre meglio essere dalla loro parte, non si sa mai.

Una volta liberato, e fatto credere che se era libero era evidente che le accuse erano insussistenti (ma se erano insussistenti chissà perché non le hanno ritirate), sorgeva il dilema di che cosa fare con le dimissioni nel frattempo presentate, visto e considerato che le dimissioni di un sindaco possono essere ritirate entro 60 giorni.

Ha pensato bene, D’Alfonso, di andare in convento e mandare un certificato del suo medico di fiducia (è ovvio che il suo medico di fiducia è un consigliere regionale del PD!) in cui si dichiara affetto da infermità "ingravescente e permanente".

Il suo medico curante ha riferito di non aver mai scritto quelle parole sul certificato. Nel dubbio Nicola Trifuoggi gli ha sequestrato anche quello.

Forse D’Alfonso spera di essere condannato agli esercizi spirituali!
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