Salvini definì la magistratura “un cancro da estirpare”. Assolto per particolare tenuità del fatto.

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Il 14 febbraio 2016, al termine di un congresso regionale della Lega, Matteo Salvini (allora segretario nazionale) ebbe a pronunciare queste parole:

“Difenderò qualunque leghista indagato da quella schifezza che si chiama magistratura italiana, che è un cancro da estirpare”.

Salvini ha definito altresì i magistrati “stronzi” e “lazzaroni che rompono le palle alla Lega”. La magistratura, in quell’occasione, fu definita da Salvini “una schifezza”.

Il Processo di primo grado si è concluso questa mattina, con l’assoluzione di Salvini. Il giudice Roberto Ruscello ha assolto il leader della Lega “per la particolare tenuità del fatto”.

Tenuità del fatto? Ma se uno può permettersi di chiamare “stronzi” i magistrati, definirli come “lazzaroni”, usare l’appellativo “cancro da estirpare” per l’ordine, e questo è un fatto di particolare tenuità, allora cosa bisogna dire per essere condannati? Non oso pensarlo. C’è gente che è stata citata direttamente a giudizio per diffamazione per molto meno, e altra gente ancora che ha querelato dei soggetti in paragone per bazzecole, quisquiglie, pinzillàcchere.

Il Pubblico Ministero aveva chiesto per Salvini una supermulta da 3000 euro. La difesa ha eccepito che

“Le parole pronunciate da Salvini sono prive di carica offensiva: usa quei termini perchè è quel genere di linguaggio che i leghisti si aspettano, non voleva offendere i magistrati e la magistratura. Il linguaggio della Lega e dei partiti sorti dalla cosiddetta società civile hanno cambiato il paradigma del linguaggio: quello del leader politico oggi è chiaro e diretto, utilizza frasi brevi e parole comuni, anche quelle di tono basso. Salvini non ha fatto altro che riprendere stilemi del linguaggio tipico della Lega, quello in cui i militanti si riconoscono, un lessico colorato ed espressivo, non offensivo”.

E il giudice ha dato ragione alla difesa. E così va il mondo.