Sakineh non sara’ lapidata. Per lei prevista l’impiccagione.

"…così lo impiccheranno con una corda d’oro
è un privilegio raro…"

(Antica Canzone Inglese – traduzione e versione di Fabrizio De André)

Il popolo del web, quello del "salviamola con un clic!", sarà contento. E con lui i Facebookiani che hanno veramente a cuore le cause vinte dalla comodità della propria poltrona, con un movimento impercettibile dell’indice sul tasto sinistro del mouse. E con loro quanti hanno mandato SMS di solidarietà o di invito alla solidarietà foraggiando i guadagni delle compagnie di telefonia mobile che vendono comunicazione a 15 centesimi, tra i prezzi più alti in Europa.

Tutti a tirare un sospiro di sollievo per il fatto che Sakineh, condannata a morte per omicidio e adulterio, non sarà più lapidata, nossignori.

Le autorità iraniane, nel rivedere il suo caso hanno stabilito che siccome ci sono due reati concorrenti, l’omicidio e l’adulterio, ambedue puniti con la pena di morte, il primo con l’impiccagione, il secondo con la lapidazione, si esegue la pena con le modalità previste per il reato più grave.

Quindi Sakineh sarà impiccata, non lapidata.

L’ipocrisia dei "salvazionisti del clic" si è sempre e comunque concentrata sulla brutalità della modalità di esecuzione della lapidazione.

Carla Bruni, indignata fino all’inversimile, si disse scandalizzata che una donna potesse essere uccisa con modalità così bàrbare e sanguinarie. Dopo si è rinchiusa in sala d’incisione per una cover di David Bowie che le è venuta anche male, poverina.

Basta, si decise che la lapidazione era un metodo troppo antiquato e indegno di una società civile.

Invece l’impiccagione no, vero??

L’impiccagione ha quel senso di vecchio, anzi, di antico, sa di "pendagli da forca", rievoca Sandokan, i romanzi dei cicli della Malesia di Salgàri, i banditi sommariamente lasciati lì a penzolare e a far cibo per gli avvoltoi nei film di Robin Hood. Oh, poi l’impiccagione è anche un metodo moderno, l’hanno usata per eseguire le condanne del Processo di Norimberga.

Sakineh sarà uccisa tra due settimane, e ci sarà qualcuno che dirà che sarà una morte più dignitosa, che le causerà minore sofferenza. Fu impiccato anche Saddam Hussein, del resto, nel 2006.

E non è stato, forse, negli Stati Uniti che si è verificato tutto quel dibattito che ha portato all’abolizione della sedia elettrica e, più di recente, della fucilazione, troppo truculente e indegne della dignità del condannato? Meglio un cocktail di farmaci, volete mettere? Il moribondo si sdraia comodamente su un lettino a croce, assistito da un prete, un medico si occuperà di lui per vedere se è veramente morto, e, insomma, son cose che fanno piacere quando uno si trova in quei momenti lì.

Sakineh non sarà lapidata. Non assisteremo, muti, allo scorrere del suo sangue sul corpo fino alla totale resa dei suoi parametri vitali sotto i colpi delle pietre. Questo le autorità iraniane ce lo risparmieranno. Avranno la stessa pietà che ha la TV quando evita di farci vedere i bambini che muoiono di fame proprio all’ora del telegiornale della sera ("cosa vuole, signora, stavamo cenando, non è nemmen decenza…")

La sapremo col collo spezzato e, probabilmente, ci farà anche una impressione minore.

In fondo il popolo della rete ha fatto tanto.

Tranne gridare "No alla pena di morte!" per chiunque, ovunque e con qualunque mezzo.

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