Sabina Guzzanti condannata per diffamazione al risarcimento di 40.000 euro nei confronti di Mara Carfagna

Andare a fare una ricerca su Google, specie di una notizia scritta e pubblicata da poco su varie fonti, spesso si rivela una operazione frustrante.

Ho saputo che Sabina Guzzanti è stata “condannata” a risarcire 40.000 euro a Mara Carfagna, quattro anni dopo il “No-Cav-Day”.

Non si sa se sia stata condannata in sede civile o penale, perché le notizie non lo dicono. Ed è questa la fregatura delle ricerche fresche su Google: un comunicato stampa copiato e incollato su una miriade di siti, tutti in prima pagina, alla faccia della leggenda che vuole che Google penalizzi i siti-fotocopia e alla faccia della “Riproduzione riservata”.

La Guzzanti è stata condannata al risarcimento del danno morale per aver insinuato, in un intervento satirico, la sua presunta relazione con il Presidente del Consiglio.

Fatto che non sarebbe provato. Per cui il diritto di critica e di satira vanno a farsi benedire.

Non ho mai provato particolare simpatia per la comincità di Sabina Guzzanti. Ma c’è comunque qualcosa che non va in queste sentenze che riguardano il limite discrezionale del giudice tra satira (che non ha bisogno, di per sé della veridicità di un evento) e diffamazione.

Personalmente non ho trovato nulla di particolarmente dissacratorio nell’intervento della Guzzanti. La Carfagna e i giudici non la pensano come me e quindi bene così. Vorrei solo che la comicità della Guzzanti mi facesse anche ridere, magari solo qualche volta.

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